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Usa. California. E’ costituzionale l’obbligo della carta d’identità per la somministrazione di marijuana terapeutica

agosto 5, 2008

05 agosto 2008

Chiedere al paziente di mostrare la carta di identità, prima di dargli la marijuana terapeutica, non è incostituzionale: lo stabilisce una sentenza della Corte d’Appello della California. Alla sentenza si è arrivati in seguito alla denuncia fatta dalla Contea di San Diego contro la NORML di San Diego e lo Stato della California. L’obbligo del documento è previsto dalla legge del Senato 420, recepito da una legge del 2003. Nella sentenza del giudice Alex McDonald si afferma che non vi è conflitto tra la SB 420 e la legge federale e che “le norme sul riconoscimento dell’identità sono giustificate dalla prevenzione dell’uso per piacere personale, e non per terapia, della marijuana”.

fonte: aduc droghe

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Cos’hanno imparato sulla cannabis i dottori californiani?

maggio 19, 2008

fonte: comedonchisciotte.org

FRED GARDNER intervista JEFFREY HERGENRATHER
Counterpunch

Sono passati 10 anni da quando i californiani votarono la Proposta 215, che legalizzava la coltivazione e l’uso della cannabis (conosciuta anche come marijuana, o canapa) con l’approvazione di un medico e per uso terapeutico. Con la proposta 215 non fu creato un albo di consumatori perché gli autori non si fidavano del governo, per cui non tennero liste con nominativi di chi ne faceva uso. Negli ultimi dieci d’anni, quindi, in California ebbe luogo questo grande esperimento, ma a nessuna agenzia statale furono inoltrati nominativi né di dottori che approvavano l’uso della cannabis, né di pazienti che con questa si curavano.

Per rendermi conto dei risultati senza potermi basare su dati ufficiali, ho perciò effettuato uno studio personale sui dottori appartenenti alla Society of Cannabis Clinicians. La SCC fu fondata dal Dott. Tod Mikuriya nel 2000 per far sì che medici che curavano i loro pazienti con la marijuana potessero condividere i dati a scopo di ricerca (e, purtroppo, reagire alle minacce delle autorità federali e statali). Più di 20 dottori parteciparono alle riunioni trimestrali della SCC, il cui attuale presidente è il dottor Philip A. Denney.

Alcune risposte non sono ancora arrivate, ma sembra che gli specialisti abbiano approvato l’uso della marijuana per più di 140.000 pazienti. “Approvato” è il termine adatto, non “raccomandato”, dato che più del 95 per cento dei pazienti già la usava come medicinale prima ancora di consultare gli specialisti.

Le lettere di autorizzazione dei dottori all’uso della canapa riguarda circa il 40% dei pazienti. Queste furono lasciate presso un’agenzia che emise speciali carte d’identità, per conto delle farmacie specializzate nella fornitura della canapa, con cui i pazienti potessero rifornirsi senza sempre dover presentare la lettera del medico. Facendo un rapido calcolo posso stimare che i californiani che hanno legalmente usato o fornito la canapa a scopo terapeutico sotto la Proposta 215 sono circa 350.000. La ricerca completa sarà pubblicata nell’edizione autunnale di O’Shaughnessy’s, una rivista specializzata che ho prodotto per la SCC. Quanto segue fa parte dell’intervista al dottor Jeffrey Hergenrather, che dal 1999, a Sebastopoli, si occupa dell’uso terapeutico della marijuana.

Quanti sono i pazienti per cui ha approvato l’uso della marijuana nel mese di ottobre 2006?

1.430.

In che percentuale erano i pazienti che già si medicavano con la marijuana prima di consultarsi con lei?

Il 99%.

Quali sono i problemi di salute che presentano? Mi indichi i cinque principali e la percentuale approssimativa (il totale può eccedere il 100%).

Dolore cronico (62%), depressione o altre turbe mentali (30%), problemi intestinali (12%), dipendenza nociva (10%), emicranie (9%) sono i problemi più comuni.

Quali risultati presentano i pazienti e quanto ha funzionato la marijuana nel trattamento dei loro sintomi?

Lo specialista che cura con la cannabis si rende presto conto di due fatti eclatanti. La varietà dei sintomi trattati con successo da questa sostanza è molto ampia; e i pazienti traggono un beneficio dall’uso della canapa che non possono ottenere con qualsiasi altro farmaco.

Le testimonianze che sento ogni giorno da gente con gravi problemi di salute sono al tempo stesso illuminanti e commoventi. Gente affetta da cancro o con l’AIDS mi dice che la marijuana ha salvato loro la vita, ridando loro l’appetito, la facoltà di non vomitare le medicine prese, e la tranquillità mentale. Nessun’altra droga agisce come la canapa nel ridurre o eliminare il dolore senza avere effetti collaterali significativi. Evidentemente lavora su parti del cervello che interessano la memoria a breve termine e centri di dolore, lasciando che i pazienti smettano di soffermarsi sul male che provano. La canapa aiuta nel rilassamento dei muscoli e ha un’azione antinfiammatoria. Con l’uso terapeutico della marijuana, lo stato di pazienti affetti da artrite reumatoide si ristabilizza, con meno picchi e di intensità minore.

Allo stesso modo altre malattie reumatiche diminuiscono di intensità. Per gli spastici non esiste un trattamento più efficace o veloce della marjuana, sempre senza effetti avversi.

I pazienti affetti da emicranie possono ridurre o addirittura omettere l’assunzione di farmaci tradizionali perché i loro mal di capo diventano meno frequenti e meno severi.

Circa la metà di pazienti con gravi problemi di turbe mentali trova il trattamento con la marijuana adeguato anche da solo, mentre altri riducono l’assunzione di farmaci connessi. Secondo me non esiste miglior terapia che quella della canapa per quanto riguarda il trattamento dell’ansia, dei traumi cerebrali e dei traumi dovuti a post-commozione cerebrale, ADD e ADHD (Attention Deficit Disorder e Attention Deficit Hyperactivity Disorder), cioè problemi, infantili e non, legati alla mancanza di attenzione/affetto ed alla iperattività, oltre che per problemi dovuti a comportamenti compulsivi ed ossessivi, e per problemi legati allo stress. Alcuni pazienti affetti da malattie gastro-intestinali come la Malattia di Crohn e pazienti con coliti ulceranti si stabilizzano, di solito stanno meglio e aumentano di peso, mentre la maggior parte può smettere di prendere steroidi ed altri potenti farmaci immunomodulatori.

La vita di persone che prima dipendeva da alcol, oppiacei, anfetamine ed altre droghe assuefacenti è cambiata per il meglio quando sostituirono queste sostanze con la canapa. Pazienti con problemi renali all’ultimo stadio, in dialisi o trapiantate di reni manifestano più serenità e più benessere, e nel mio studio ho riscontrato che anche i problemi di rigetto sono diminuiti.

I diabetici raccontano di livelli degli zuccheri minori e più facili da tenere sotto controllo, cosa ancora da studiare e valutare.

Tipicamente anche il sonno migliora, diventando più profondo e senza problemi di sopore o effetti avversi al risveglio.

Molti pazienti affetti da sclerosi multipla asseriscono che la loro condizione non è peggiorata per anni mentre assumevano cannabis regolarmente. Sclerosi multipla ed altre malattie neurodegenerative, se trattate con la marijuana, beneficiano della riduzione del dolore e di spasmi muscolari, di aumento dell’appetito, di miglioramento dell’umore e di meno problemi di incontinenza. Molti pazienti affetti da epilessia sono trattati con la canapa con o addirittura senza l’uso di farmaci per il controllo delle convulsioni.

Tutti i pazienti con malattie della pelle come psoriasi, lupus, dermatiti erpetiformi ed eczematose riscontrano sollievo e diminuzione del prurito quando usano la canapa regolarmente. Malattie delle vie respiratorie come l’asma, l’apnea durante il sonno, BPCO, ovvero la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva e la sinusite cronica meritano una citazione a parte, perché io incoraggio l’uso di vapori di canapa o forme ingerite piuttosto che il fumo, ovviamente per ridurre l’irritazione delle vie respiratorie.

Infine, i pazienti obesi o lievemente obesi tendono a perdere peso e a riacquistare autostima. Io ritengo che l’uso della cannabis associato alla psicoterapia funzioni molto bene nello sviluppo del cambiamento comportamentale.

Ha compilato dati demografici o stime per quanto riguarda età, sesso, razza e condizione economica dei suoi pazienti?

Allora, sesso: 62% maschi, 38% femmine. L’età varia tra i 14 e gli 86 anni. L’età media dei maschi è di 45,9 anni con una fascia intermedia di 46 anni. L’età media delle donne è di 47,4 anni con una fascia intermedia di 48 anni. I grafici di distribuzione di sesso ed età sono simili, con l’eccezione che c’è un salto per quanto riguarda i pazienti maschi paragonata alle femmine, che io attribuisco al fatto che i maschi giovani hanno più infortuni sul lavoro, nello sport, hanno più incidenti stradali o problemi dovuti al servizio militare, incluse ferite e stress post-traumatici. La stragrande maggioranza di pazienti di cui mi occupo sono bianchi, o di discendenza indo-europea con l’1% soltanto di afro-americani, il 2% di americani nativi, l’1% delle isole del Pacifico e il 2% di asiatici.

Ha osservato o avuto resoconti di effetti avversi della canapa? Se così ce lo spieghi.

Se c’è una parte negativa all’uso della canapa? Beh, il senso di ebbrezza raramente supera l’ora e tende ad essere meno tollerato dai neofiti rispetto a coloro che già ne fanno uso. In alcuni casi la cannabis induce secchezza delle fauci, arrossamento degli occhi, portamento insicuro, leggero scoordinamento e perdita di memoria a breve termine, tutti sintomi transitori. I resoconti dicono che questi effetti sono insignificanti rispetto a quelli causati dall’uso di farmaci tradizionali.

L’uso della cannabis sta pian piano diventando accettato socialmente, ancorché per molti rimanga inopportuno se non completamente errato assumerla durante il lavoro. Per le persone che svolgono attività con più mansioni come ad esempio piloti, conducenti, vetturini, operatori telefonici, e molti altri professionisti trovano che l’effetto inebriante della canapa sia inappropriato sul posto di lavoro, quindi preferiscono farne uso dopo.

Cosa ha imparato riguardo ai vari tipi di cannabis e ai dosaggi?

La canapa è una pianta complessa, difficilmente classificabile, con un vasto potere farmacologico. I diversi ceppi contengono differenti misture di cannabinoidi e terpeni che danno loro qualità distinte. Alcuni tipi invigoriscono, altri rendono sonnolenti. Molti pazienti, quando trovano il ceppo adatto provano ad ottenerlo con regolarità. Ad ogni modo, a meno che non lo coltivino loro stessi, devono di anno in anno affidarsi a coltivatori e distributori per ottenere quel particolare tipo di canapa che fa al caso loro.

Dato che in California ne è proibita la coltivazione, ai coltivatori sono stati negati gli strumenti necessari per testare i cannabinoidi contenuti nelle loro piante. Questo ha impedito lo sviluppo di ceppi che avrebbero potuto trattare i diversi tipi di malanni. Tuttavia i pazienti stanno educandosi all’uso della canapa come medicinale e come meglio usarla.

Nel corso degli anni passati specializzandomi nella terapia con l’uso della canapa, i benefici sulla salute dei pazienti trattati con la marijuana che ho riscontrato sono stati sostenuti e spiegati dagli ottimi risultati rilevati anche negli altri centri specializzati nel mondo.

Vaya con Dios

La settimana scorsa il grande Freddy Fender è morto di cancro ai polmoni all’età di 69 anni. Nel suo necrologio si legge: “la sua carriera fu interrotta [nel 1960] quando lui e il bassista del suo gruppo furono imprigionati per quasi tre anni a Los Angeles, per possesso di marijuana”. Freddy Fender nacque col nome di Baldemar Huerta, ma prese il cognome Fender in onore della sua chitarra elettrica quando firmò il contratto con l’Imperial Records nel 1959. Scelse “Freddy” perché suonava bene con Fender. Io non smetto mai di ascoltare il suo 33 giri “Best of Freddy Fender”.

Guardate come gli Stati Uniti trattano i loro artisti, il proprio tesoro nazionale! Il fondatore dell’Austin Blues Club, Clifford Antone, morì il maggio scorso. Secondo il suo necrologio pubblicato dal New York Times, fu incarcerato in due occasioni, “una nel 1980 per possesso di marijuana e un’altra dal 2000 al 2002 per lo spaccio di circa 4 kg di marijuana e riciclaggio di denaro. Il Sig. Antone era conosciuto per la sua generosità verso i musicisti. Organizzò una serie di eventi per le vittime dell’uragano Katrina e di recente aiutò nell’allestimento di un alloggio e per le cure del 92enne pianista Pinetop Perkins”.

Paul Armentano di NORML [organizzazione per legalizzare la marijuana sia per uso terapeutico che ricreativo, vedi http://www.norml.org/ ndt] ha analizzato un nuovo dossier del Dipartimento di Giustizia Usa riguardante il 2004 e ne ha derivato che i contribuenti americani sono arrivati a spendere più di un miliardo di dollari all’anno per mandare in prigione chi fa uso di marijuana. Armentano stima che 33.655 prigionieri a livello statle e 10.785 prigionieri federali sono rinchiusi con accuse legate alla marijuana. Il dossier non riportava dati per prigionieri regionali.

A migliaia dietro le sbarre
non vedono le stelle
brillare sulla Terra dei Liberi
Sarebbero a casa
se potessero coltivarsela
Oppure ottenerla dalla farmacia locale

Si può contattare Fred Gardner a: fred@plebesite.com

Fred Gardner intervista Jeffrey Hergenrather
Fonte: http://www.counterpunch.org/
Link: http://www.counterpunch.org/gardner10232006.html
23.10.2006

Oaksterdam University – California

maggio 4, 2008

SAN FRANCISCO – Si chiama Oaksterdam University ed è la prima università americana dove si insegna come coltivare e commercializzare la marijuana. Questa settimana, un po’ in anticipo sulle istituzioni di alta educazione tradizionali, ha festeggiato i suoi primi 160 laureati. Il deus-ex-machina della Oaksterdam University è Richard Lee, un passato da pusher ad Oakland, una cittadina della Bay Area di San Francisco.

Fattosi accademico, dopo aver appreso che ad Amsterdam c’erano addirittura scuole che insegnavano come trasformare la sua attività in un’impresa commerciale con tutti i crismi, Lee ha fondato la sua università. E non certo per sete di denaro. Al contrario. In fondo lui l’erba la coltivava da oltre un decennio senza essere mai finito nei guai. A spingerlo a trasformarsi in educatore è stato il desiderio di aiutare coloro che soffrono di mali incurabili o di afflizioni che causano disturbi del sistema digerente.

Sì, perché grazie alla Proposizione 215, una legge imposta 12 anni fa da un referendum popolare, in California è possible coltivare legalmente marijuana con l’intento di distribuirla a pazienti muniti di ricetta medica. Così nel corso dell’ultimo decennio nello Stato americano sono fioriti un po’ dappertutto quelli che la gente chiama i Club dell’Erba, i ‘Pot Club’.

Fondati il più delle volte da attivisti che si battono per la legalizzazione della marijuana, i Club oltre ad aiutare migliaia di pazienti che soffrono di malattie che vanno dalle caterratte all’Aids (in quest’ultimo caso l’erba è molto efficace nel restituir loro un minimo di appetito) i sono trasformati anche in un un vero e proprio business.

Cinquecento sono correntemente i ‘Pot Club’ che operano in California e, secondo dati resi noti dall’uffico delle statistiche del governo, generano profitti annuali che si aggirano tra gli 870 milioni e 2 miliardi di dollari. La cifra è ovviamente solo frutto di stime perché, dal momento che operano prevalentemente come club privati, i circoli non sono tenuti a pubblicare i loro bilanci.

Uno dei problemi maggiori, nella battaglia senza fine tra i proprietari dei Club e le autorità federali, è però quello del rispetto dei mandati della 215, che sono abbastanza complessi dal punto di vista normativo, come quando si parla del quantitativo d’erba commerciabile legalmente: le regole prevedono per esempio delle variazioni nel numero di piante che possono essere coltivate a seconda che si tratti di un’azienda individuale, di un club privato o d’una cooperativa.

Ed e proprio approfittando della violazione di questi mandati che i federali possono intervenire chiudendo i club, sequestrando l’erba e non di rado arrestando anche i proprietari. Di qui l’idea di Lee di istituire un regolare corso di studio, che non solo rilasciasse una laurea in “Scienza agricola della coltivazione della marijuana” ma che ai futuri imprenditori, oltre all’arte di crescere la marijuana, insegnasse anche come interpretare al meglio le leggi che regolano il settore.

Così oltre alle lezioni con l’esperto di orticultura, nelle quali si discute di contenuto percentuale di cannabinolo, di alcalinità dei terreni, di esposizione al sole, di rendimento per acro e variazioni genetiche della pianta, i futuri erbicoltori imparano come mantenersi nei limiti di legge. Casomai sfruttando anche le contraddizioni e le lacune legislative a loro vantaggio. La 215 stabilisce per esempio che un individuo non può superare un certo numero massimo di piante coltivabili, ma quando si tratta di una cooperativa il numero delle piante può essere moltiplicato per il numero dei suoi componenti. Inoltre il numero di piante coltivabili, o il quantitativo di erba distribuibile, varia di contea in contea. Così se a San Francisco le piante che è possibile far crescere sono 12 a persona, a Oakland e Los Angeles sono invece 72. L’imprenditore accorto capirà dove conviene aprire la sua attività.

Gli aspetti legali dell’attività commerciale vengono illustrati da due principi del foro californiano, Chris Conrad e Laurence Lichter, esponenti storici del movimento statunitense per la legalizzazione delle droghe leggere. Il corso di orticoltura viene invece tenuto da Ilia Gvozdenovic, un coltivatore della contea di Marin, ed è tra i più popolari. Secondo Danielle Schumacher, rettrice dell’università, l’ha frequentato di sicuro anche qualche agente della DEA (l’agenzia federale anti-droga) in borghese. Al costo di 200 dollari per corso, i libri incidono per 72 dollari, l’iniziativa della Oaksterdam University sta riscuotendo un notevole successo, tanto che la scuola questo mese aprirà una sede anche a Los Angeles.

fonte: antiproibizionisti.it