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Intervista a Martin Barriuso

giugno 6, 2008

INTERVISTA A MARTIN BARRIUSO

LE INTERVISTE DI TURKO®
audio Ascolta l’intervista a Martin Barriuso

Intervista e traduzione a cura di Andrea “Turko” Turchetti
Martin Barriuso
BOLOGNA, 31 maggio 2008 – Mi trovo a Bologna con Martin Barriuso, il Presidente della FAC (Federazione spagnola delle Associazioni della Cannabis), che gli utenti del nostro sito internet probabilmente già conoscono poiché abbiamo pubblicato alcuni articoli relativi alla sua attività in Spagna.

La prima domanda riguarda la situazione legislativa spagnola in materia di droghe.
In Spagna il Codice Penale, come in tutti i paesi europei, sanziona la produzione, il possesso e la cessione, quando sono a scopo di lucro, come reato di traffico di droga; la cannabis viene considerata dalla legge una droga a basso rischio, mentre le altre sostanze sono ritenute ad alto rischio. Per la cannabis le pene vanno da uno a tre anni di carcere (che di solito, se si è incensurati, non vengono scontati perché le condanne al di sotto dei due anni di detenzione non sono eseguite), mentre per le altre droghe le pene vanno dei tre ai nove anni di detenzione, che possono essere aumentati in caso di aggravanti quali l’ingente quantità, lo spaccio in locali pubblici o nei pressi di scuole. Con una condanna a tre anni si finisce in galera, e ci sono molti casi di persone che scontano tre o quattro anni di detenzione per una riga di eroina. Invece la produzione e il possesso che non siano destinati alla vendita, bensì al proprio consumo personale, non sono considerati reato; quando si tratta di possesso e consumo in luogo privato non è prevista alcuna sanzione (se per esempio veniamo accusati di spaccio dalla polizia perché ci viene sequestrata una pianta e poi, in sede processuale, l’accusa viene archiviata non viene comminata alcuna sanzione) ma solo il sequestro; mentre per il possesso e per il consumo in luogo pubblico è prevista una sanzione pecuniaria da 300 a 6.000 euro e la confisca della sostanza. Teoricamente vi sono limiti quantitativi (125 grammi di hashish, 625 grammi di marijuana, e mi sembra 5 grammi di eroina o di cocaina) al di sotto dei quali si presume si tratti di possesso ai fini di consumo, a meno che non ci siano prove o indizi di spaccio. Questa, più o meno, è la legislazione spagnola.

Un’altra domanda, sempre sulla legislazione spagnola: mi sembra che la legge deleghi un elevato grado di discrezionalità sia ai giudici che alle forze di polizia, no?
La legge è assai poco concreta. E di fatto è la Corte di Cassazione che ha determinato gran parte della casistica relativa al reato di traffico di droga: cos’è una droga pericolosa, cos’è una droga meno pericolosa, quali sono gli ingenti quantitativi al fine applicare le sanzioni corrispondenti, ed ha dovuto determinare anche i quantitativi per stabilire quando vi sia la semplice detenzione. Per cui adesso, per esempio, in Spagna non c’è un limite chiaro per la coltivazione della canapa; non si sa quante piante si possano possedere, ed è la polizia, molto spesso, che decide se effettuare un sequestro o meno quando trova una piantagione. Quindi, di fatto, i giudici hanno un enorme potere discrezionale nel determinare si vi sia o meno un reato di traffico, e perciò vengono emesse sentenze molte diverse fra loro che danno origine ad una notevole incertezza giuridica. Inoltre non essendoci un limite legale stabilito chiaramente, soprattutto per l’auto-coltivazione collettiva, le associazioni e i gruppi per la coltivazione personale non sanno mai ciò che potrà loro succedere. E per questo motivo ci sono stati diversi sequestri da parte della polizia nei confronti di club e di associazioni legalmente costituite che avevano una coltivazione privata, per poi alla fine vedere archiviato il caso, così come è accaduto a noi; ed anche se poi ci sono state restituite le piante che ci aveva sottratto la polizia, siamo rimasti senza marijuana perché dopo un anno e mezzo, chiuse in scatole di cartone, le piante erano rovinate.

Abbiamo letto ciò che vi è successo. È incredibile, anche perché c’è una perdita economica che nessuno tiene in considerazione.
Nel nostro caso, alla fine abbiamo vinto la causa, e ne siamo usciti giuridicamente rafforzati. Però in quattro siamo stati per due giorni in cella di isolamento, e abbiamo perso 17 chili e mezzo di marijuana – in base ai verbali della polizia – marijuana che essi stessi hanno valutato 6 mila euro al chilo, cosicché abbiamo perduto più di 100 mila euro.

Un’altra domanda riguarda la situazione dello stretto di Gibilterra (una zona molto problematica) e del traffico di hashish di cui il Marocco è un importante produttore.
Ebbene, ci sono sempre state accuse, che il Governo marocchino non ha potuto smentire, relative alle implicazioni delle autorità di quel paese per consentire la coltivazione ed il traffico su grande scala; e d’altra parte è chiaro, da molto tempo, come vi sia un elevato livello di corruzione fra le forze di polizia sia marocchine che spagnole e per questo motivo si lascia passare buona parte della produzione. Un’altra questione riguarda il fatto che lo Stretto di Gibilterra è un’area molto difficile da controllare; ci sono solo 14 chilometri fra Spagna e Marocco e moltissime imbarcazioni passano da lì e quindi è difficile controllare gli ingressi, per cui è ovvio che vi sia una notevole importazione di hashish. In Spagna, per molti anni, si trovava solo hashish marocchino; non si trovava hashish proveniente da altri paesi. Vi era un monopolio assoluto dell’hashish commerciale marocchino, ed era piuttosto sospetto che non arrivassero altri prodotti.

Adesso vorrei parlare più nello specifico di questioni strettamente politiche. Nel nostro sito internet abbiamo pubblicato articoli in cui il Psoe (Partito Socialista spagnolo) non ne esce molto bene relativamente alle politiche sulle droghe e ad una possibile legalizzazione. In questi quattro anni di governo socialista abbiamo visto cosa è accaduto e vorrei una tua opinione sui prossimi quattro anni del Governo Zapatero.
Il bilancio dei primi quattro anni del governo socialista è totalmente negativo rispetto alle politiche sulle droghe. La campagna della Piattaforma Nazionale sulle Droghe è stata la stessa, allarmista e irrazionale, di quando era al governo il Partito Popolare (di centro-destra). L’ex Ministro della Sanità Elena Salgado è stata un’autentica talebana (non lo diciamo noi; lo hanno detto esponenti politici di diversi partiti; è un’espressione che si utilizza molto spesso quando si parla di lei: la Ministra talebana!). Pensavamo che l’azione della Piattaforma Nazionale sulle Droghe sarebbe stata meno repressiva con il passaggio alle dipendenze del Ministero della Sanità, e invece no: le campagne hanno continuato ad essere allarmiste e l’azione della magistratura e della polizia è addirittura peggiorata. In questo momento in Spagna ci sono più detenuti che mai; e la maggior parte di queste persone sono in carcere per delitti legati alle droghe, o meglio, per traffico di droga oppure per reati minori al fine di procurarsi il denaro per la droga, reati commessi nell’ambito di ambienti marginalizzati. In sintesi, in questo momento le prigioni spagnole sono più sature rispetto a qualsiasi altro periodo delle nostra storia e annualmente vengono comminate più sanzioni pecuniarie per detenzione personale che nell’ultimo anno del Governo di centro-destra di Aznar. L’attuale Governo ci ha detto chiaramente che attualmente fra le sue priorità non vi è alcuna riforma delle politiche sulle droghe; c’è una pressione mediatica molto forte da parte degli organi di informazione più conservatori che cercano di raccogliere un certo consenso allarmista che l’esecutivo non ha intenzione di controbattere, ed il Governo ha lasciato intendere molto chiaramente che siamo noi quelli che dovranno mettere al centro dell’agenda politica la questione droghe affinché possa essere affrontata. Abbiamo poco tempo poiché ciò deve avvenire all’inizio della legislatura affinché l’esecutivo possa poi assorbire tutte le eventuali critiche, e affinché il tutto si stabilizzi e venga dimenticato quando il mandato del Governo volgerà al termine. Non faranno niente negli ultimi due anni di legislatura perché per loro si tratta di una questione di forte imbarazzo. Quindi questo lavoro va fatto ora. Purtroppo in questo momento non abbiamo sufficienti forze per riuscire a convincere il Partito Socialista a modificare la sua politica. Riponiamo maggiori aspettative nel campo giudiziario: siamo riusciti ad ottenere che i club siano accettati, ed è su questo fronte che speriamo di creare le basi, un po’ alla volta, per una regolamentazione di fatto, attraverso la giurisprudenza, dell’auto-coltivazione di cannabis che possa essere poi applicata anche alle altre sostanze; oppio e funghi. Anche per queste sostanze l’obiettivo è quello della coltivazione in un luogo privato, per un gruppo di persone maggiorenni già consumatrici e senza scopo di lucro. E questo può consentire di creare anche posti di lavoro, come già è avvenuto per i club della cannabis, con tutte le coperture assicurative esattamente come per qualsiasi altra occupazione; inoltre c’è la richiesta di alcune persone di poter costituire un club per il consumo di sostanze psicotrope varie con l’obiettivo di poter acquistare collettivamente sostanze difficili da reperire. Su questo fronte possiamo aspettarci qualche passo avanti, ma di sicuro il Governo spagnolo non sarà il promotore di nessuna riforma.

Un’ultima domanda sulla stampa. Quali sono i giornali spagnoli che, non dico appoggino, ma per lo meno non si schierano contro le posizioni antiproibizioniste?
La maggior parte dei mezzi di informazione più importanti hanno accordi con la Piattaforma Nazionale sulle Droghe per diffondere le sue campagne e per pubblicare determinate notizie. Per quello che riguarda la carta stampata a pagamento, solo ‘Publico’ (un piccolo quotidiano) ha una linea più o meno antiproibizionista senza però alzare troppo i toni. ‘El Pais’ è la “voce”del Governo. Gli altri ci sono pregiudizialmente contro. È curioso il fatto che ci appoggino i giornali gratuiti che vengono distribuiti per strada e nelle stazioni (’20 minutos’, ‘Metro’, ‘ADN’, ecc) che sono diretti ad un pubblico più giovane, che sono molto diffusi nelle grandi città, e che in alcuni casi hanno una tiratura maggiore dei quotidiani tradizionali; ecco, questi di solito ci sostengono, parlano delle nostre iniziative e grazie a loro abbiamo buone possibilità di far sentire la nostra presenza.

E El Periodico de Catalunya e La Vanguardia che sono considerati giornali progressisti?
Il primo è un piccolo quotidiano a diffusione regionale che non si sbilancia troppo; mentre al secondo importa solo compiacere al potere, anche se magari pubblica qualche nostro comunicato. Ma entrambi non sono antiproibizionisti. Sono stati favorevoli alla cannabis terapeutica ma niente di più.

Si ringrazia PIC (Pazienti Impazienti Cannabis) per la collaborazione

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Italia. La crociata dell’Udc contro la fiera della canapa

maggio 31, 2008

Vedere, toccare e parlare di tutto quello che ruota all’universo della canapa. E’ questo l’ obiettivo che si sono posti gli organizzatori di ‘Cannabis tipo forte’, la mostra-convegno sulla canapa in programma da ieri a domenica al Palanord di Bologna. Un’iniziativa al centro delle polemiche, alla quale ha gia’ dichiarato guerra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla droga, Carlo Giovanardi, che ha proposto di vietare questo tipo di iniziative, e al centro di interpellanze parlamentari e di consiglieri regionali presentate dall’Udc. Gli organizzatori hanno respinto le polemiche, sottolineando che tutto si svolge nella massima legalita’, presentando una serie di obiettivi e invitando a parlare nei loro convegni gli esponenti politici che li criticano. ‘Noi parliamo soprattutto di uso medico della canapa – ha spiegato il vicepresidente dell’associazione, Michele Dagres – e dei suoi usi nella terapia del dolore. In Italia sono riconosciuti e autorizzati, ma e’ vietata la coltivazione. Noi siamo contrari alla cultura dello sballo e non siamo certo quelli che dicono che drogarsi fa bene. Anzi combattiamo, anche all’interno della fiera, quelli che lucrano sul proibizionismo, bloccando gli spacciatori in accordo con la polizia e i carabinieri, che qui a Bologna stanno facendo un lavoro splendido, con controlli discreti, tesi a individuare ed arrestare gli spacciatori. Insomma, in qualche modo, con la nostra attivita’, anche noi combattiamo la mafia’. In mostra, fra i padiglioni della fiera bolognese, ci sono articoli per fumatori, le piu’ importanti banche dei semi europee e tutto quello che serve per la coltivazione domestica. Ma ci sono anche esempi dell’uso industriale della canapa, soprattutto in ambito tessile ed energetico. Grande curiosita’, da quest’anno, per alcune aziende che producono generi alimentari con la farina di canapa: dai biscotti alla birra, dal pesto al basilico, fino alla cioccolata. ‘Cannabis tipo forte’ ha poi lanciato quest’anno l’idea della costituzione di ‘Medical cannabis social club’, per far ottenere la licenza adeguata a gruppi di malati, per le piantagioni collettive, sul modello di quanto avviene in Spagna e in Olanda.

La mostra ‘Cannabis tipo forte’ in corso a Bologna e’ “apparentemente border line ma, opportunamente verificata, potrebbe essere oltre i limiti della legalita’”. A denunciarlo il capogruppo dell’Udc in Regione Emilia Romagna e consigliere comunale, Silvia Noe’, che fa sapere di essere stata anche quest’anno a visitare la manifestazione “per verificarne il reale svolgimento rispetto allo scopo scientifico e terapeutico che si ripropone”. “La mia percezione – fa sapere Noe’- e’ che c’e’ poco di terapeutico e molto invece di commerciale e di cultura dello sballo. Sono presenti espositori italiani ed internazionali che vendono bevande eccitanti, semi di piante illegali, attrezzature sofisticate per coltivare in casa piante e funghi, kit completi per sniffare cocaina e su richiesta anche ‘qualcosa d’altro'”. “Per questa ragione martedi’ portero’ il caso in consiglio comunale, sempreche’ non venga ulteriormente censurata, ma nel frattempo invito Cofferati che ha autorizzato questa mostra di cui oggi si dichiara preoccupato, a visitarla e a rendersi conto di persona”.

Secondo il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini non e’ nient’altro che un appuntamento per ‘favorire la cultura dello sballo e veicolare l’idea che drogarsi non solo non fa male, ma e’ bello’. Casini, insieme al deputato dell’Udc Gian Luca Galletti, si e’, infatti, rivolto con un’interpellanza urgente al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro del’Interno per sottolineare ‘l’inopportunita’ di ospitare una fiera come questa’ in ‘uno spazio pubblico’. I due parlamentari ricordano poi come l’ideatore dell’evento Fabrizio Cinquini sia ‘agli arresti domiciliari per la seconda volta’ con l’accusa di ‘coltivazione e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti’. L’ufficio stampa del Comune di Bologna fa sapere, comunque, di non essere a conoscenza di questa protesta dell’Udc e di non aver ricevuto lamentele da parte di cittadini o istituzioni per lo svolgimento dell’evento dedicato alla ‘Cannabis’.

fonte: aduc.droghe

Giovanardi: “Tolleranza zero….” (L’intervento)

maggio 29, 2008

tratto da: circolodellaliberta.it

“Vogliamo dire basta alla cultura della droga. E per farlo vogliamo introdurre nell’ordinamento una norma che impedisca di fare propaganda, anche indiretta, a tutte le droghe, comprese quelle cosiddette leggere”.
Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, in vista della manifestazione “Cannabis tipo forte 2008”, interamente dedicata al mondo della cannabis e in programma dal 30 maggio al 1 giugno a Bologna, a pochi giorni di distanza dal caso di Roma, dove un tossicodipendente ha investito con l’auto e ucciso due giovani fidanzati, e di Milano, dove i carabinieri hanno sgominato una banda di spacciatori adolescenti che al termine delle lezioni rifornivano i propri compagni di scuola. “È evidente che verso le droghe c’è una leggerezza preoccupante – ha spiegato Giovanardi – favorita negli ultimi anni da condizioni politiche  e culturali che hanno fatto passare in secondo piano i danni irreversibili, e scientificamente dimostrati, che subisce chiunque faccia un uso precoce di stupefacenti”.
Proprio per questo motivo, “oltre a insistere su prevenzione e formazione, e ad avere invitato prefetti e questori a vigilare e attivarsi con determinazione per contrastare queste irresponsabili iniziative – ha proseguito il sottosegretario – ci impegneremo a trovare gli strumenti normativi più idonei per non permettere più che manifestazioni propagandistiche come la tre giorni sulla canapa a Bologna possano svolgersi liberamente. E lo faremo con il consenso dell’opinione pubblica, perché questi falsi profeti dello sballo non sono la maggioranza, ma solamente una minoranza rumorosa della popolazione”.
Quanto all’ipotesi di una maggiore severità nei confronti dei consumatori, Giovanardi ha spiegato che il decreto legge sulla sicurezza “ha inasprito le pene per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’influsso di sostanze psicotrope, e abolito la norma che sollevava dal penale chi si rifiutava di fare l’etilometro, introducendo dei deterrenti forti. Per il resto, l’intenzione è quella di mantenere la Fini-Giovanardi, che è una legge equilibrata per cui lo spacciatore va in carcere mentre il consumatore, che viene considerato una vittima, va incontro solo a sanzioni amministrative”.