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Italia. Conferenza Stato-Regioni approva test antidroga per lavoratori a rischio

settembre 19, 2008

La conferenza Stato-Regioni di ieri ha approvato il testo di attuazione della legge sulla droga che prevede i controlli e test antidroga per i lavoratori a rischio, come autisti o piloti di aereo. E il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla famiglia, droga e servizio civile, Carlo Giovanardi ha sottolineato che da adesso è possibile dare il via ai test: “Dopo 18 anni finalmente abbiamo il testo di attuazione della legge sulla droga che gia’ prevedeva i controlli ma che non era mai stata applicata”. “Si tratta di controlli annuali sulla base di segnalazioni fatte dai datori di lavoro”, ha spiegato il sottosegretario, sottolineando: “In caso positivo, anche di consumo saltuario, il lavoratore non verra’ licenziato, ma spostato ad altra mansione, e segnalato ai centri di assistenza per i tossicodipendenti”. 
Non scatteranno da domani, ma con il via libera odierno delle Regioni, dopo i test antidroga sulle strade, si apre la porta ai test antidroga nei luoghi di lavoro, per i lavoratori a rischio; ovvero per chi svolge determinate attività che potrebbero causare danni a terzi, come camionisti, autisti di autobus o piloti.  In concreto – spiega Giovanni Serpelloni che dirige il Dipartimento antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il centro di medicina preventiva del dipartimento delle dipendenze di Verona – ci vorranno i tempi tecnici di divulgazione e di attuazione del protocollo, ma le misure e i test saranno operativi al massimo entro un mese.  Le Regioni, infatti, dovranno ora diffondere il protocollo alle Asl e queste lo dovranno girare al medico competente che è previsto nelle aziende per legge, e naturalmente ai datori di lavoro in quanto responsabili dell’applicazione, nonche’ ai Sert che intervengono in caso di tossicodipendenze. Il medico competente che lavora in aziende e fabbriche dovrà quindi effettuare visite mediche e test tossicologici, o meglio prelievi di urina e capelli che verranno poi testati nei normali laboratori esterni. I test di controllo di routine saranno fatti una volta all’anno, ma il medico potrà sempre e comunque intervenire in caso di segnalazioni, o di dubbi che sono sorti ad esempio da altre visite mediche. I test antidroga prevedono in un primo livello – spiegano al dipartimento antidroga della presidenza – un prelievo delle urine, se questo test darà esito positivo o in caso di dubbi si passa al secondo livello ovvero il test ‘pilifero’, quello sui capelli. Se emerge una tossicodipendenza il lavoratore sarà preso in cura dai Sert, altrimenti – in caso ovviamente di test positivi – inizia una fase di monitoraggio cautelativo. Dal primo accertamento positivo, il medico dovrà certificare la non idoneità a svolgere quelle mansioni, il lavoratore potrà tornare alla sua mansione solo n caso di totale e accertata remissione. Il lavoratore, anche se in cura al Sert, avrà il diritto di conservare il posto, senza stipendio naturalmente. 
Qui si pongono alcuni problemi, soprattutto per le piccole aziende c’è il rischio che non sia possibile adibire il lavoratore ad altre mansioni o di non poter ‘sopportare’ economicamente il peso di una sospensione lavorativa, da qui il rischio di licenziamenti. Un punto critico che allarma i sindacati. Ma – fermo restando il ricorso possibile del lavoratore – al dipartimento antidroga diretto da Serpelloni assicurano che saranno casi residui, che in ogni caso l’applicazione delle misure sarà monitorata per eventuali correttivi, e inoltre a fronte di questo sta la necessità di garantire la sicurezza ai terzi, alle persone. Chi si droga insomma – dicono – non puó certo guidare un autobus o pilotare un aereo.    
Su questo fronte, ovvero su quello dei ‘lavori a rischio’, il punto dolente è stato evidenziato soprattutto da Confindustria, preoccupata di una generalizzazione ‘eccessiva’ dei controlli a troppe categorie. Su questo punto – spiega Serpelloni – al dipartimento stanno già lavorando a ridefinire il provvedimento del 30 ottobre 2007, per limare le categorie a rischio e limitare i controlli solo laddove ci sia effettivamente un rischio per i cittadini.
Al di là dei problemi che possono sorgere per sostituire un lavoratore ‘sospeso’, infatti le spese per i test antidroga e per il ‘monitoraggio cautelativo’ sono a carico delle imprese, la eventuale cura al Sert, invece rientra nelle normali competenze e spese delle Regioni. I costi in media in laboratorio di un test per le urine è di 5-6 euro a sostanza, in genere si effettua per 4-5 sostanze; il test sui capelli costa un po’ di piú: dalle 50 euro alle 300 per alcuni laboratori privati un po’ piú cari, ma è un test di secondo livello, da farsi solo in caso di dubbio o per confermare il test urine positivo. Qui starà anche alle aziende contrattare con Regioni e laboratori ‘tariffe’ convenienti, soprattutto in caso di grandi numeri.
Serpelloni comunque sottolinea che sia il dipartimento che il sottosegretario saranno molto attenti ad evitare il rischio ‘discriminazioni’.
Dati sull’incidenza delle tossicodipendenze sui luoghi di lavoro al momento non sono disponibili ma – Serpelloni ricorda il caso di Vercelli del maggio del 2007: un incidente di autobus, dove morirono due bambini e il conducente confessó di aver fumato ‘uno spinello la sera prima’. “I test – sottolinea Serpelloni – hanno due effetti sul fronte prevenzione: non solo si previene il rischio che persone che abbiamo problemi con la droga possa mettere a repentaglio la vita altrui, ma hanno anche un notevole effetto deterrente”. In ogni caso la prima fase di attuazione dei test antidroga sarà monitorata accuratamente per limare eventuali punti critici.
Il dipartimento di Giovanardi infatti puó vantare i risultati dei primi controlli anti droga fatti sulle strade, i risultati della task force poliziotti-medici di Verona hanno lasciato un po’ tutti a bocca aperta: positivo un automobilista su due.
E ora il protocollo ‘Drugs on street’ potrà essere esteso a tutta Italia, il sottosegretario  Giovanardi ha annunciato alle Regioni che il dipartimento antidroga è pronto ad aiutare le Regioni che lo chiederanno, esportando il protocollo sperimentato a Verona e dando supporto tecnico per l’applicazione.
I costi saranno a carico delle Regioni, ma chi vorrà potrà usufruire del pragmatismo anglosassone dimostrato dal dipartimento antidroga diretto da Serpelloni. Questo il piano ideale: controlli delle forze dell’ordine coordinati dalle prefetture, con task force miste di agenti e medici, nei punti strategici, ovvero vicino a locali o nei punti di raccordo verso le città, eseguiti regolarmente una volta a settimana nel ‘periodo critico’ ovvero il week end, nelle ore critiche dalla notte all’alba, per evitare le ‘stragi del sabato sera’ e non per disturbare le gite fuori porta delle famigliole.

fonte: aduc.droghe

«Ma quale repressione. Noi salviamo la vita della gente»

settembre 1, 2008

1 settembre 2008

Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento antidroghe: «Da un anno sperimentiamo i test»

Giovanni Serpelloni ha, quasi, 54 anni. Da una trentina vive in mezzo alle droghe. Nel senso che le studia, e porta avanti la sua battaglia contro la dipendenza. Con un approccio «bipartisan». Per arrivare al suo scopo «se ne frega» del colore del politico di turno. Ha lavorato con Paolo Ferrero e Livia Turco. Ora con Carlo Giovanardi.
Allora dottor Serpelloni, questa sperimentazione?
Chiariamo questa cosa: non è una sperimentazione. È da un anno che a Verona lo facciamo. Più che altro è un modello che proponiamo per esportarlo.
Funziona? I risultati quali sono?
In un anno abbiamo esaminato oltre 800 guidatori. Di questi circa il 48% è risultato positivo a alcool e/o droghe. Il 19,1% dei fermati, negativi all’etilometro, sono poi risultati positivi al test antidroga.
Come avviene il test?
Dopo il «palloncino» fatto al posto di blocco il fermato viene portato da noi. A quel punto il «cliente» viene fatto parlare con un medico che prende i primi dati.
A questo punto cosa succede?
Il ragazzo viene preso in custodia da un medico che inizia a fargli l’anamnesi. Nel 95% dei casi ammette spontaneamente di aver fatto uso di droga. Poi c’è il test dell’urina. Nel giro di due-tre minuti sappiamo quale tipo di sostanza ha assunto. A quel punto facciamo una specie di «verbale» dato poi alle forze dell’ordine.
Ma il test dell’urina trova tracce di sostanze assunte fino a due settimane prima. Se uno, ad esempio, si è fatto una canna tre giorni prima viene «beccato», ma questo non influisce sul suo comportamento alla guida.
Non ne sarei così sicuro. L’uso abituale di sostanze provoca danni di lungo periodo, ad esempio al lobo frontale del cervello, che è quello adibito all’attenzione. Quindi se uno si è «fatto» anche non la sera stessa non è detto che sia del tutto sano.
E quindi gli fate togliere la patente?
Il test che facciamo prevede anche altri tipi di esame. Se riteniamo che uno sia in grado di guidare lo facciamo tornare a casa con la sua auto, segnalandolo solo come consumatore occasionale. In più alle forze dell’ordine passiamo solo i dati strettamente necessari al loro lavoro, tenendo per noi quelli sensibili e di stretto interesse medico-sanitario.
Insomma, non è una stretta repressiva questo suo modello?
No, assolutamente. Anzi a mio avviso lo definirei «garantista».
Qual è il suo scopo?
Salvare vite umane, non punire. Il nostro lavoro deve servire come deterrente, e deve essere accompagnato da una campagna di sensibilizzazione. Nient’altro.

Italia. Verona. Serpelloni: il Governo consideri la cannabis droga pericolosa…ma e’ gia’ cosi’

maggio 8, 2008

L’Italia dovrebbe seguire l’esempio della Gran Bretagna e considerare la cannabis come droga altamente pericolosa: e’ quanto sostiene Giovanni Serpelloni, direttore del Progetto Regionale sulle Dipendenze e del Dipartimento delle Dipendenze Ulss 20 di Verona, citando il Ministro degli Interni britannico, Jacqui Smith, che ha proposto di riclassificare la cannabis da droga a bassa pericolosita’ di classe C a droga ad alta pericolosita’ di classe B. ‘Questa scelta – afferma Serpelloni – e’ perfettamente coerente con le evidenze scientifiche sui danni cerebrali che il Thc (il principio attivo della cannabis, ndr) e’ in grado di produrre e che sono stati ben documentati anche con le nuove tecnologie del neuroimaging. Mi auguro che questo orientamento presto venga adottato anche in Italia. Abbiamo sempre sostenuto che l’uso di cannabis comporta notevoli rischi per la salute e puo’ provocare gravi malattie psichiche e alterazioni di importantissime funzioni psichiche, modificando la personalita’ di chi la usa’. Secondo il medico ‘e’ necessario come istituzioni dare un messaggio chiaro e inequivocabile alle giovani generazioni sulle sostanze stupefacenti, che sono tutte tossiche per il nostro cervello e in grado di alterare anche permanentemente le normali funzioni psichiche della persona. Sulla base di questo si devono creare condizioni di tutela della salute dei cittadini, soprattutto se minorenni, che ne vietino esplicitamente l’uso e la circolazione’.
Tutte le associazione di medici ed operatori delle tossicodipendenze della Gran Bretagna si sono dichiarate contrarie alla decisione del Governo Brown.
In Italia il possesso o la vendita di cannabis e’ punita gia’ al pari dell’eroina.

fonte : aduc droghe