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Chiaro stop alla droga attraverso l’astinenza

ottobre 11, 2008

10 ottobre 2008

Senza una politica più restrittiva, la Svizzera diventerà una mecca europea della droga”: è quanto sostiene il comitato contro la depenalizzazione della canapa e la revisione della legge sugli stupefacenti, in votazione il 30 novembre.
Astinenza e lotta agli spacciatori sono i punti chiave della campagna lanciata venerdì dal comitato “Droghe-2 x no”, composto in gran parte da esponenti UDC, che invita popolo e cantoni a respingere l’iniziativa per una depenalizzazione del consumo di canapa e la revisione della legge sugli stupefacenti.

La canapa, a detta del comitato, si è ormai trasformata in una droga pesante, le cui conseguenze sulla salute sono spesso drammatiche e vanno dalla depressione alle allucinazioni fino alla psicosi. Una liberalizzazione porterebbe inoltre a un incremento dello spaccio in Svizzera, con un conseguente aumento della criminalità e della violenza.

Per i sostenitori dell’astinenza, anche la modifica della legge federale sugli stupefacenti non va nella giusta direzione. Secondo il comitato, infatti, sussiste il rischio elevato che la distribuzione controllata di eroina a carico delle casse malattia venga estesa anche alla cocaina o ad altre droghe.

La politica attuata negli ultimi vent’anni è stata un insuccesso – rilancia il comitato – poiché non ha permesso di circoscrivere il consumo e lo spaccio di droghe pesanti.

Fonte: swiss info

Narcotest e incremento del danno

ottobre 5, 2008

Da Fuoriluogo, di Max Lorenzani – 28 settembre 2008

La situazione in Italia sul versante sicurezza-controlli-repressione in materia di droghe si fa veramente drammatica. È notizia di venerdì 19 settembre che la conferenza Stato-Regioni ha approvato il testo di attuazione della legge sulla droga che prevede i controlli e test antidroga per i lavoratori a rischio. «Si tratta – sono parole di Carlo Giovanardi – di controlli annuali sulla base di segnalazioni fatte dai datori di lavoro. In caso positivo, anche di consumo saltuario, il lavoratore non verrà licenziato, ma spostato ad altra mansione, e segnalato ai centri di assistenza per i tossicodipendenti».

Si tratterà di prelievi delle urine e, in caso di esito positivo o di dubbi, addirittura di analisi del capello, che come è noto rileva l’uso di droghe avvenuto anche anni prima, esponendo di fatto i lavoratori delle categorie “a rischio” a veri e propri ricatti e discriminazioni che nulla hanno di “scientifico” sul versante della sicurezza sul lavoro: come un consumo saltuario di alcolici non pregiudica o mette a rischio in nessun modo qualsiasi tipo di lavoro, così non si capisce secondo quali studi o evidenze empiriche si debba stabilire che è pericoloso in assoluto il consumo anche occasionale di sostanze psicoattive. Solamente perché illegali?

Oltre a limitare gravemente la sfera delle libertà personali, questo provvedimento rischia di incentivare lo scriteriato ricorso al nuovo farmaco, perché sarebbe difficile sospendere dal lavoro sotto il sospetto “droga” tutti i dipendenti che anche anni prima abbiano fatto ricorso all’anestesia di dentisti (tutte a base di derivati della cocaina) o siano stati sottoposti a interventi chirurgici e relative terapie contro il dolore a base oppioide o morfinica, ecc. Scatterebbe la corsa al certificato giustificatorio, un po’ come negli esami antidoping sugli sportivi, in cui la fa franca solo chi può pagarsi gli ultimi farmaci coprenti o dopanti non ancora individuabili.

Non c’è che dire, una bella prospettiva per tutte le agenzie sanitarie istituzionali o meno, come noi al Lab57 Alchemica, che ci occupiamo di riduzione dei rischi e di uso consapevole e critico delle sostanze.
In realtà sotto lo scudo mediatico «incidenti stradali per droga» tutto questo sta già succedendo da anni per migliaia e migliaia di malcapitati, che cercano di riavere la patente ritirata o sospesa spesso in seguito ad arbitrari test del sudore o della saliva, o di esami come urine o capello che vanno indietro giorni o anni prima dell’assunzione senza tenere conto delle quantità o modalità di assunzione.

Chiariamo bene: noi sosteniamo ed appoggiamo da sempre l’uso di strumenti di sensibilizzazione e prevenzione sulle strade o nei locali come l’etilometro, perché è sufficientemente preciso nel colpire un uso potenzialmente pericoloso per tutti. In tal modo incoraggiamo un uso moderato e controllato delle bevande alcoliche, senza colpire indiscriminatamente chi magari ha alzato troppo il gomito durante la serata ma poi ha giustamente aspettato di smaltire la bevuta prima di tornare in strada.

Ci sembra tutto sommato ragionevole anche l’ultima disposizione, entrata in vigore martedì 23 settembre, che prevede l’obbligo per tutti i locali di esporre le tabelle di contenuto e assorbimento alcolico legato al peso, al genere, allo stomaco pieno o vuoto.

Perché allora questa coerenza comunicativa e questa precisione sanzionatoria non vengono applicate anche alle altre sostanze diverse dall’alcol? Badate bene che non parliamo solo di sostanze illegali, le “droghe” appunto. Esistono gravi rischi per chi si mette alla guida sotto l’effetto di analgesici, barbiturici, ansiolitici, ecc… contenenti oppiacei di sintesi, o derivati della cocaina usati dai dentisti. Sono sostanze legali, non tutte soggette a prescrizione medica e nei foglietti informativi che le accompagnano è indicato espressamente cosa è sconsigliato fare durante o dopo l’assunzione.

L’introduzione su vasta scala dei narcotest sulla saliva o sul sudore in dotazione alle forze dell’ordine (benché abbiano valore legale solo le analisi del sangue o delle urine) rischia si colpire indiscriminatamente tutti quelli che hanno assunto sostanze psicotrope da alcune ore o addirittura giorni prima di mettersi alla guida, in quanto, come ammettono le stesse ditte che vendono a caro prezzo questi kit, non si è ancora in grado di avere strumenti quantitativi precisi come l’etilometro e, in assenza di valori medi accettabili per ogni singola sostanza, si preferisce “sparare nel mucchio”. Nel frattempo, le cavie siamo noi. Abbiamo il fondato timore che i parlamentari, i manager, i quadri aziendali più esposti non saranno mai considerati nelle categorie “a rischio”: se decidessero di inserire pure gli artisti metà palinsesti andrebbero in “fumo”.

Ironia amara, comunque, perché Giovanardi ha intenzione di esportare a Regioni e Comuni che lo vorranno il protocollo drugs on street: agenti che somministrano i narcotest su saliva o sudore e medici in ambulanza che analizzano sangue e urine per ritirare più patenti possibile, come già sta succedendo a Verona, ad esempio.

Se Regioni, Sert, Asl, Comuni non vi si opporranno, siamo di fronte alla morte annunciata della riduzione del danno. Come facciamo a intervenire alle feste legali o ai rave cercando faticosamente di lavorare con gli organizzatori per sensibilizzare i più giovani a comportamenti più sicuri, a individuare i propri limiti nel campo delle sostanze ma anche della velocità alla guida, quando sanno che comunque verranno puniti perché hanno toccato “la droga”, indipendentemente dal fatto che l’abbiano fatto un’ora, un giorno o un anno prima? L’unico modo per sfuggire a questi controlli è l’astensione totale. È questo il messaggio che si vuole dare?
Speriamo di no.

Le tragedie di decessi di giovanissimi a feste o rave legali o meno ci spingono solo a lavorare di più sulla comunicazione, ma servono strumenti adeguati, il narcotest è utile solo a chi lo vende e a chi predica la tolleranza zero.

Al contrario, il test rapido delle sostanze può realmente salvare la vita a qualcuno e risulta uno straordinario strumento comunicativo verso i consumatori più inesperti e quindi più a rischio perché ignari di dosaggi e mix letali.

CANNABIS: BOOM COLTIVATORI FAI-DA-TE, SEQUESTRI +64%

ottobre 4, 2008

04 ottobre 2008

Nel giardino. Sul balcone. In cucina. Nell’armadio. Nella vasca da bagno. La cannabis, per crescere, ha bisogno di poco: i semi giusti, terra di buona qualita’, luce (se e’ il caso, artificiale) quanto basta. Tanto che gli italiani, forti delle informazioni scambiate clandestinamente tra i fan dello spinello o scaricate dal web, sembrano essere diventati un popolo di coltivatori fai-da-te. La conferma arriva dalle cronache: sui giornali conquistano spazi solo i maxisequestri di hashish e marijuana, ma i mattinali delle forze dell’ordine, negli ultimi mesi, sono un lungo rosario di piantine piu’ o meno rigogliose strappate a una pletora di insospettabili “growers” (gli autocoltivatori per hobby) fatta di studenti, impiegati, insegnanti, liberi professionisti, operai, casalinghe, pensionati, gente di tutte le eta’ e di tutte le estrazioni sociali. Quanti sono? Impossibile dirlo. Anche se sulla rete, tra un blog di amanti della “maria” e l’altro, c’e’ chi azzarda una stima choc: 2 milioni. “Sembra un numero iperbolico – ammette Marco Contini, segretario degli antiproibizionisti.it – ma ha una sua credibilita’, laddove si pensi che i consumatori di cannabis, nel nostro Paese, hanno superato la soglia dei 4 milioni e 200mila. E ci sta che poco meno di uno su 2 sia tentato dalla prospettiva di autoprodurre, con una modica spesa, un impegno limitato e lontano da occhi indiscreti, l’erba per il proprio fabbisogno”. Secondo l’ultimo Rapporto sulle tossicodipendenze curato da palazzo Chigi, gli italiani tra i 15 e i 64 anni che consumano abitualmente la cannabis e i suoi derivati sono 14 su 1000, ma il loro numero sale al 14,6% (in termini assoluti, 5,4 milioni di uomini e donne) se si includono quanti nel 2007 si sono fatti almeno uno spinello.

Fonte: repubblica