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«Ma quale repressione. Noi salviamo la vita della gente»

settembre 1, 2008

1 settembre 2008

Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento antidroghe: «Da un anno sperimentiamo i test»

Giovanni Serpelloni ha, quasi, 54 anni. Da una trentina vive in mezzo alle droghe. Nel senso che le studia, e porta avanti la sua battaglia contro la dipendenza. Con un approccio «bipartisan». Per arrivare al suo scopo «se ne frega» del colore del politico di turno. Ha lavorato con Paolo Ferrero e Livia Turco. Ora con Carlo Giovanardi.
Allora dottor Serpelloni, questa sperimentazione?
Chiariamo questa cosa: non è una sperimentazione. È da un anno che a Verona lo facciamo. Più che altro è un modello che proponiamo per esportarlo.
Funziona? I risultati quali sono?
In un anno abbiamo esaminato oltre 800 guidatori. Di questi circa il 48% è risultato positivo a alcool e/o droghe. Il 19,1% dei fermati, negativi all’etilometro, sono poi risultati positivi al test antidroga.
Come avviene il test?
Dopo il «palloncino» fatto al posto di blocco il fermato viene portato da noi. A quel punto il «cliente» viene fatto parlare con un medico che prende i primi dati.
A questo punto cosa succede?
Il ragazzo viene preso in custodia da un medico che inizia a fargli l’anamnesi. Nel 95% dei casi ammette spontaneamente di aver fatto uso di droga. Poi c’è il test dell’urina. Nel giro di due-tre minuti sappiamo quale tipo di sostanza ha assunto. A quel punto facciamo una specie di «verbale» dato poi alle forze dell’ordine.
Ma il test dell’urina trova tracce di sostanze assunte fino a due settimane prima. Se uno, ad esempio, si è fatto una canna tre giorni prima viene «beccato», ma questo non influisce sul suo comportamento alla guida.
Non ne sarei così sicuro. L’uso abituale di sostanze provoca danni di lungo periodo, ad esempio al lobo frontale del cervello, che è quello adibito all’attenzione. Quindi se uno si è «fatto» anche non la sera stessa non è detto che sia del tutto sano.
E quindi gli fate togliere la patente?
Il test che facciamo prevede anche altri tipi di esame. Se riteniamo che uno sia in grado di guidare lo facciamo tornare a casa con la sua auto, segnalandolo solo come consumatore occasionale. In più alle forze dell’ordine passiamo solo i dati strettamente necessari al loro lavoro, tenendo per noi quelli sensibili e di stretto interesse medico-sanitario.
Insomma, non è una stretta repressiva questo suo modello?
No, assolutamente. Anzi a mio avviso lo definirei «garantista».
Qual è il suo scopo?
Salvare vite umane, non punire. Il nostro lavoro deve servire come deterrente, e deve essere accompagnato da una campagna di sensibilizzazione. Nient’altro.

Giappone. Aveva spinello nel portafogli, federazione radia lottatore di sumo

agosto 21, 2008

21 agosto 2008

La federazione giapponese di sumo ha deciso di radiare dal circuito professionistico il giovane lottatore russo arrestato per possesso di droga, un piccolo quantitativo di cannabis rinvenuto per caso in una ‘canna’ custodita nel portafoglio smarrito. Si tratta di un provvedimento eccezionale, fino ad oggi mai preso nella centenaria storia della disciplina tradizionale nipponica. Toshinori Wakanoho, nome di battaglia del ventenne Gagloev Soslan, era stato arrestato lunedi’ con l’accusa di violazione della legge sulle sostanze stupefacenti, che considera un crimine perseguibile penalmente anche il semplice possesso di droghe, comprese quelle cosiddette leggere, per uso personale. La polizia era giunta sulle tracce del lottatore in modo assai rocambolesco dopo il ritrovamento del portafoglio smarrito di Soslan, al cui interno era stata trovata una sigaretta fatta a mano, dall’odore inequivocabile, che aveva fatto scattare le indagini. Il lottatore ha immediatamente ammesso le proprie responsabilita’, affermando di aver ricevuto la droga da un conoscente russo. La federazione di sumo ha accolto inoltre le dimissioni del maestro di Soslan, Magaki, che in passato era gia’ stato multato per violenze sui propri allievi. La radiazione del lottatore russo rappresenta un nuovo duro colpo per l’immagine dell’antico sport, che lo scorso anno era stato scosso dallo scandalo del nonnismo con la morte da percosse di un giovane lottatore.

fonte: aduc droghe

Giappone. E’ scandalo: campione di sumo arrestato per una canna nel portafogli

agosto 20, 2008

20 agosto 2008
 
Rocambolesca disavventura di un noto lottatore russo di sumo, la tradizionale lotta nipponica tra pesi massimi, finito in manette a Tokyo per il possesso di un piccolo quantitativo di cannabis rinvenuto nel portafoglio smarrito. Toshinori Wakanoho, nome di battaglia del ventenne Gagloev Soslan, astro nascente del campionato professionistico, e’ stato arrestato con l’accusa di violazione della legge sulle sostanze stupefacenti, che considera un crimine perseguibile penalmente anche il semplice possesso di droghe, comprese quelle cosiddette ‘leggere’, per uso personale. A dir poco rocambolesco e’ stato il modo in cui la polizia e’ giunta sulle tracce del lottatore russo: una donna ha trovato per strada il portafoglio smarrito da Soslan, con soldi, documenti e anche una strana sigaretta dall’odore inequivocabile poi risultata essere una ‘canna’ con 0,368 grammi di cannabis. Durante la perquisizione effettuata nell’appartamento del lottatore, la polizia ha confiscato un’apposita pipa, presumibilmente utilizzata da Soslan per il consumo in casa. Il lottatore ha immediatamente ammesso le proprie responsabilita’, affermando di aver acquistato la droga da un conoscente russo nel quartiere centrale di Roppongi, dove si concentra la presenza straniera nella capitale nipponica. Soslan adesso rischia la radiazione dal circuito di sumo, l’espulsione dal Giappone e una pena fino a cinque anni di reclusione.    

fonte: aduc droghe