Archive for the 'Canapa e usi industriali' Category

Come uscire dall´economia del petrolio? Croce: «Bioenergie, biopolimeri e canapa»

ottobre 4, 2008

03 ottobre 2008

di Lucia Venturi

LIVORNO. E’ in corso a Roma, sino a domani, ZeroEmission 2008, una fiera sulle energie rinnovabili e sui cambiamenti climatici. Nell’ambito di questa manifestazione Legambiente promuove assieme all’associazione Chimica Verde bionet, iniziative dedicate ai temi delle agrienergie e di altre filiere dell’agricoltura non food. Chimica verde appunto.

Gli obiettivi sono quelli di fornire informazioni e approfondimenti tematici su diversi impieghi dell’agricoltura non food in sostituzione di sostanze di origine petrolchimica; divulgare ricerche, esperienze e progetti innovativi avviati nei territori italiani, fornire criteri di sostenibilità per un modello agricolo in equilibrio tra sicurezza alimentare, tutela delle risorse naturali e produzioni non food.
Temi che verranno declinati attraverso un’ area didattico-espositiva, seminari e incontri con esperti e un convegno che lancia la Chimica verde per uscire dal petrolio.
Ne abbiamo parlato con Beppe Croce, responsabile del settore agricoltura non food di Legambiente

Domani coordinerà una tavola rotonda sulle prospettive per lo sviluppo di filiere integrate non food come la strada per uscire dall’economia del petrolio, quali sono?
«Le prospettive sono davvero tante, bisognerebbe però intervenire – e domani lo diremo – per superare alcune criticità che non permettono al settore non food di decollare».

Quali sono le principali criticità?
«Fondamentalmente sono di carattere normativo: l’attuale legislazione italiana frena il decollo di filiere che avrebbero notevole potenzialità di sviluppo».

Ci dica intanto quali sono queste filiere
«Sono essenzialmente tre: la bioenergia, i biopolimeri e la canapa. Sulle bioenergie mancano ancora i decreti attuativi che rendano operative le norme contenute nella finanziaria 2008 riguardo alle energie rinnovabili. Che prevedevano incentivi per impianti a biomasse usando materia prima proveniente dalla fascia di 70 chilometri dall’impianto. Una buona norma ma senza il decreto che la renda operativa, di fatto inutile. Questo per la filiera agricola ha significato perdere un anno».

Per le alte filiere?
«Per la canapa vediamo che ormai il mercato sta crescendo in Germania e anche in Canada, mentre in Italia il decollo è frenato da una legislazione che non dà garanzie ai produttori soprattutto per quanto riguarda i semi e gli oli che da essi possono derivare, e che mostrano caratteristiche interessanti in vari settori, dalla farmaceutica alla nutrizione. Ma non essendoci una normativa sulla filiera del seme, un agricoltore o una industria farmaceutica rischia di vedersi sequestratati il campo e il raccolto per presenza di tracce di Thc, il principio attivo che rientra nella normativa sulle droghe. Con il rischio anche di procedimenti penali. Ma dato che non esistono semi , se non in campo sperimentale, con zero contenuto di Thc, con queste norme nessuno è disposto a rischiare».

Per i biopolimeri la strada potrebbe essere più piana?
«In effetti la previsione del divieto di commercializzazione degli shopper non biodegradabili al 2010, come la diffusione di iniziative locali, quali le sagre in cui si obbliga all’uso di piatti e bicchieri biodegradabili, offre potenzialità di sviluppo molto interessanti al settore delle bioplastiche. Ma anche in questo caso il paradosso è che ancora non vi è chiarezza sulla chiusura del ciclo e ciò rischia di indebolire il settore. Se infatti non si dà certezza di poter inviare questi prodotti, una volta divenuti rifiuti, nella filiera del compostaggio, si perde il valore aggiunto che offrono: oltre alla loro biodegradabilità infatti hanno il vantaggio di non richiedere la separazione dagli scarti organici».

Quali sono le vostre proposte per far decollare la chimica verde?

«E’assodato da studi scientifici e da sperimentazioni in atto ormai da almeno 15 anni che l’agricoltura è in grado di sequestrare Co2, perché operando un buon sovescio consente di sequestrare fino a 4 tonnellate per ettaro di Co2 in maniera permanente, l’ equivalente delle emissioni di oltre 1000 litri di gasolio. Allora crediamo che questo debba essere un riconoscimento importante che l’Unione europea debba fare all’agricoltura».

E in cosa dovrebbe tradursi?

«In incentivi alle pratiche del sovescio che sarebbe ideale accorpare alla pratica della semina su sodo, cioè con minore aratura, perché oltre a ridurre l’utilizzo di mezzi meccanici, porta ad una maggiore ritenzione idrica e permetterebbe di sfruttare per colture idroesigenti anche terreni in cui vi è scarsità d’acqua».

Ci dice in due parole in che consiste il sovescio?
«E’ la pratica di lasciare sul suolo e interrare la biomasse che residuano dalle piante che sono state coltivate su un terreno. Oltre ai benefici di fissazione della Co2, determina un aumento della materia organica al terreno e quindi della fertilità, un rallentamento dei fenomeni erosivi e il mantenimento del contenuto di azoto nitrico».

Fonte: green report

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Plastiche “verdi” e canapa Italia leader ma non le usa

ottobre 2, 2008

01 ottobre 2008

Conosciute in campo scientifico come biopolimeri, sono impropriamente definite “plastiche verdi”. Possono servire nella produzione di piatti, sacchetti, pannolini, imballaggi,e via elencando.Costituiscono la migliore alternativa all’uso della plastica, essendo del tutto biodegradabili. È dedicata a essi la prima fiera riservata alla promozione e lo sviluppo dei prodotti, delle tecnologie di lavorazione, e delle materie prime ecosostenibili appena iniziata a Roma per proseguire fino al 4 ottobre. Si chiama “chimica verde Expo 2008” ed è il primo evento fieristico di questo tipo, e si svolgerà in contemporanea a AgriEnergy Expo e Biofuel Expo 2008 nell’ambito della manifestazione “ZeroEmissioni Rome 2008”.

L’Italia è uno dei Paesi al mondo leader nella produzione di questi materiali, ma è proprio da noi che l’iniziativa, che potrebbe risollevare un settore come l’agricoltura (molti biopolimeri sono di origine vegetale), stenta a partire.

La causa è da ricercare in una normativa che ancora non è indirizzata in maniera adeguata all’educazione del risparmio nella plastica, come invece avviene in altri paesi. Oltre il 60 percento della nostra produzione infatti viene esportato, mentre solo il restante 40 per cento è utilizzato per la produzione di materiale per catering. Ed è proprio nelle mense, a partire da quelle scolastiche, che si dovrebbe invece cominciare iniziare a educare all’uso delle plastiche biodegradabili.

“Chimica verde Bionet” è un’associazione senza fini di lucro nata allo scopo di promuovere e sviluppare la ricerca e l’applicazione industriale e commerciale di materie prime di origine vegetale, secondo i criteri della ecosostenibilità. Ad oggi comprende una ventina di soci tra cui, fra i fondatori, Legambiente.
Lorenzo D’Avino, responsabile dell’Associazione, osserva che “«già in molte sagre paesane e mense esiste un solo sacco del rifiuto, quello organico e compostabile, permettendo l’ eliminazione alla fonte di imballaggi non compostabili».

Ogni anno nel nostro pianeta vengono prodotti 150 milioni di tonnellate di plastica di cui in Europa 44 milioni e  9 milioni in Italia. Plastica che ogni anno deve essere smaltita con costi impressionanti, ma soprattutto con un forte impatto inquinante. Fino a oggi ognuno di noi ha consumato 30 chili all’anno di plastica, ma per i prossimi anni si parla di un potenziale di 100 chili all’anno pro capite. E in un solo anno i rifiuti di plastiche uccidono più di un milione di uccelli marini, e oltre 100 mila mammiferi marini. La plastica continua a uccidere e a inquinare mari e terre.

L’utilizzo dei biopolimeri in termini di riduzione dell’inquinamento rappresenta una importante soluzione da vari punti di vista. A partire dal risparmio energetico per la loro produzione (fino al 75 in meno di energia e fino all’80 percento in meno di emissioni gas serra).

«In realtà si può fare molto, e molto c’è da fare» puntualizza Stefano Cavallo, manager del marketing europeo di Ingeo per Natureworks . «E un esempio concreto di risparmio energetico viene dalla Coop che nel 2007 ha venduto circa 10 milioni fra piatti e bicchieri usa e getta della linea “eco-logici Coop”, realizzati in bioplastica Ingeo. Il risparmio di petrolio è stato quantificato in 800 barili e si sono evitate emissioni di CO2 per una quantità equivalente a quella emessa da 70 auto, con percorrenza media annua di 25,000 km.

Una normativa ancora poco adeguata però non permette una vera e propria svolta nel nostro paese. «A questo proposito», spiega D’Avino «noi proponiamo patti di filiera adeguati, in particolare nei settori delle oleaginose e delle amidacee: è importante puntare su colture intensive a basso impatto ambientale e quindi libere da Ogm».

Ma con la produzione di biopolimeri non si sottraggono aree agricole alla produzione del cibo umano rischiando di impoverire l’alimentazione delle fasce più deboli a livello mondiale?

A rispondere è Beppe Croce è responsabile nazionale di Legambiente per l’agricoltura non food e uno dei promotori della manifestazione alla Fiera di Roma.

«L’agricoltura – dice Croce- ha sempre soddisfatto qualsiasi tipo di esigenza umana, non solo alimentare. Il problema è che l’agricoltura odierna è del tutto irrazionale e in gran parte finalizzata all’alimentazione dei bovini. Le cose devono cambiare radicalmente,l’ agricoltura deve essere mirata a produzioni più intelligenti. Quella dei biopolimeri è una coltivazione che può essere fatta a rotazione con le colture alimentari, per far risposare la terra. Riguardo al problema dei biocarburanti, che ha scatenato la questione, io sono contrario a sostituire i carburanti attuali con quelli naturali: può trattarsi di una scelta solo parziale, altrimenti si viene a creare una corsa all’ accaparramento ai terreni come è successo lo scorso anno. Ora le speculazioni finanziarie sui prezzi alimentari sono per fortuna terminate e i prezzi stanno crollando: la vera cosa perversa è che l’agricoltura sia retta da mercati speculativi, per questo noi sosteniamo la filiera corta».

Secondo i tecnici di Legambiente le “agrienergie” devono essere legate al territorio e alle piccole realtà locali, se no non si va da nessuna parte.

Un altro paradosso tutto italiano in fatto di nuove produzioni agricole è quello della canapa: anche qui l’Italia è sempre stata la prima produttrice per quantità e qualità ma oggi non è possibile far decollare questa coltura che aiuterebbe l’economia e le difficoltà del primo settore.

Se da una parte le proprietà del seme di canapa e del prezioso olio che se ne estrae sono riconosciute universalmente da tutte le più avanzate ricerche scientifiche, dall’altra una normativa perversa impedisce la coltivazione in Italia di canapa che abbia anche lievissime tracce di thc, tetraidrocannabinolo, principio attivo della marijuana. Ora, è impossibile che una minima traccia non sia presente, come ben sanno i grandi produttori di canapa a livello mondale, come Canada, Svizzera e Germania, dove la legislazione permette la coltivazione. Da noi invece non c’è normativa e le aziende rischiano di veder sequestrato tutto il loro prodotto.

Paradossalmente noi possiamo importare e commercializzare la canapa dalla Germania. Ma finora nessun governo ha affrontato il problema. Anche di questo si parlerà Fiera dell’ecosostenibilità a Roma.

Fonte: l’unità

Debutto francese a SAIEnergia

ottobre 1, 2008

(Saie 15-18 ottobre, Bolognafiera)

I blocchi di canapa per muratura esterna prodotti dalla società Easy Chanvre sono realizzati a partire da un calcestruzzo di canapa composto da polpa di canapa (38%), di calce aerea (51%) e di calce idraulica NHL2 (11%) la scarsa massa volumica di questi mattoni di canapa (circa 350 kg/m3) garantisce un elevato potere isolante e facilità la loro messa in opera in cantiere.
Il metodo Easychanvre è certamente il sistema costruttivo più rispettoso dell’ambiente: la canapa è una pianta annuale a crescita rapida, la cui coltivazione non richiede né antiparassitari né diserbanti. I bisogni energetici necessari alla sua prima trasformazione rimangono importanti, ma non sono affatto comparabili alla frantumazione degli aggregati minerali necessari alla costruzione “tradizionale”.
Le qualità dei blocchi Easychanvre sono moltiplici: sono classificati antincendio M0 con un effetto ignifugo di 1h30mm, sono naturalmente fungicidi, imputriscibili e la presenza di silicio naturale nella pianta associata alla calce lo protege da roditori e insetti.
Le sue qualità acustiche sono nettamente superiori a quelle richieste dai regolamenti relativi alla protezione da rumori da aerei, mentre quelle termiche fanno si che non sia necessario installare altro materiale isolante nelle costruzioni di blocchi di canapa.

La stabilità di una costruzione realizzata secondo il metodo Easychanvre® è tutelata dalle legislazioni in vigore per la costruzione delle case ed edifici ad ossatura di legno.

EASY CHANVRE

visto su:  comunicati stampa.net