Archive for the 'Proibizionismo/Antiproibizionismo' Category

Usa. Cannabis, 20 milioni di arresti

settembre 29, 2008

29 settembre 2008

di Paul Armentano

Questo novembre, poco prima che milioni di elettori si recheranno alle urne per eleggere il 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America, le autorita’ di polizia compieranno il loro 20milionesimo arresto per possesso di marijuana.

Nonostante cio’, nei giorni che precedono l’importante appuntamento elettorale, e’ improbabile che anche uno solo dei candidati chiedera’ -o anche solo suggerira’- un cambio di rotta nelle politiche sulla droga. E’ ancora piu’ improbabile che i mass media se ne interessino.

Dagli inizi degli anni ’90, il numero complessivo di americani arrestati annualmente per marijuana e’ quasi triplicato. Nel 1991, la polizia ha arrestato circa 288mila persone per piccole violazioni della legge sulla cannabis, secondo il rapporto annuale della FBI. Nel 2006 (l’ultimo anno per cui esistono queste statistiche), e’ stato raggiunto un record di 830mila arresti. Di questi, circa il 90 percento e’ stato accusato di piccole violazioni legate al possesso, e non al traffico, alla coltivazione o alla vendita della sostanza.

In altre parole, viene arrestato per marijuana un americano ogni 38 secondi.

Ma nonostante questo vertiginoso aumento negli arresti -le statistiche federali indicano che il consumo di marijuana nella popolazione adulta e’ rimasto pressoche’ invariato negli ultimi 10 anni- i mass media ed il Congresso continuano ad ignorare la questione.

In questo modo, essi ignorano il dramma di milioni di americani afflitti da forti sanzioni e difficolta’ a causa della legge sulla marijuana. Queste pene includono la liberta’ vigilata e test antidroga obbligatori; il licenziamento; la perdita della patria potesta’; lo sfratto dalle case popolari; confische dei beni; la perdita di borse di studio e prestiti a tasso agevolato per l’educazione universitaria; perdita del diritto di voto; perdita del diritto ad adottare; perdita di alcuni aiuti federali, come quelli alimentari agli indigenti.

Alcuni americani si fanno la prigione per marijuana. Circa il 13 percento dei detenuti nelle prigioni statali e il 12,4 percento dei detenuti nelle prigioni federali e’ incarcerato per cannabis, secondo il rapporto del Bureau of Justice.
In termini umani, questo significa che circa 34mila detenuti statali e 11mila detenuti federali sono in carcere per violazioni alla legge sulla marijuana.
In termini economici, questo significa che i contribuenti americani spendono un miliardo di euro l’anno per incarcerare i fumatori di marijuana.

Il costo totale per il sistema giudiziario penale -come il numero di ore impiegate dall’autorita’ per arrestare e processare il tipico fumatore- e’ di gran lunga superiore. Secondo alcuni ricercatori, come l’economista della Harvard University Jeffery Miron, stimano un costo di circa 7 miliardi l’anno.

Ma il costo economico e sociale sono solo parte della questione. Circa il 70 percento degli individui ricoverati in cliniche di disintossicazione da marijuana e’ li’ perche’ obbligato dai tribunali, secondo le statistiche pubblicate dalla U.S. Substance Abuse and Mental Health Services Administration. In altre parole, questi individui sono stati spediti li’ da un giudice per “riabilitarsi” in sostituzione al carcere, o come parte degli accordi per ottenere la liberta’ vigilata. Di coloro che prendono parte ai programmi di riabilitazione, le statistiche federali indicano che piu’ di uno su tre non ha neanche consumato marijuana nei 30 giorni precedenti al proprio ricovero.

E cio’ nonostante, la Casa Bianca sostiene che l’aumento del tasso dei ricoveri giustifica la necessita’ di arrestare i consumatori di cannabis, anche se sono le politiche, e non la sostanza, che fanno esplodere il tasso dei ricoveri. Allo stesso tempo, migliaia di americani che chiedono ed hanno bisogno di disintossicarsi veramente sono respinti perche’ mancano posti letto nelle strutture di riabilitazione.

Ugualmente preoccupante, ma raramente discusso, e’ il fatto che l’applicazione delle leggi sulla marijuana discrimina i cittadini a seconda della loro eta’. Secondo i dati della FBI, il 74 percento degli americani arrestati per marijuana ha meno di 30 anni. Uno su quattro ha meno di 19 anni.

Abbiamo quindi creato una generazione (o due) cosi’ alienata, che ormai molti giovani sono convinti che le forze di polizia siano uno strumento di oppressione piuttosto che di protezione.

Mentre i giovani soffrono le conseguenze delle leggi attuali, essi non hanno i mezzi economici e politici per influenzare i politici. Non hanno neanche i soldi per finanziare adeguatamente il movimento per la riforma delle leggi sulla droga a livelli sufficienti e necessari per proteggerli.

Il risultato? Gli arresti per marijuana continueranno a crescere senza freno. Pochi, pochissimi nel mondo dell’informazione -e ancora meno i politici- sentono la necessita’ politica di affrontare la questione.

Paul Armentano e’ vicedirettore di Norml e scrive per il Washington Post, il Christian Science Monitor e l’Huffington Post

fonte: aduc droghe

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Italia. Storie di proibizionismo: in vacanza all’estero con qualche spinello, estradato per traffico internazionale

settembre 17, 2008

17 settembre 2008

E’ partito alle 19,35 da Milano Malpensa con un volo diretto in Grecia il riminese Luca Zanotti, accusato dalle autorita’ elleniche di aver importato droga in Grecia. Il giovane e’ stato arrestato ieri mattina alle 5,30 per essere estradato, come ha deciso la cassazione che ha concesso alla Grecia di detenere il nostro connazionale in attesa del giudizio. Un giudizio al termine del quale Zanotti rischia fino a 10 anni di carcere. Il ventenne riminese, che dovrebbe essere condotto ad Atene e poi in carcere nella localita’ di Kalamata, e’ accusato di ‘traffico internazionale, detenzione e spaccio di droga’, per essere stato sorpreso, insieme all’amico, Davide D’Orsi, con 21 grammi di hashish, portati nel Peloponneso, nell’estate 2005. ‘L’ho sentito verso le 6,15 – ha detto il suo legale italiano, Carlo Alberto Zaina, di Rimini – era piuttosto sereno. Sa che stiamo lavorando per lui’. In queste ore Luca e’ in viaggio verso Milano dove i carabinieri della Stazione di Santarcangelo lo consegneranno alla Polizia di frontiera. Dalla Grecia verranno due poliziotti, per scortarlo durante il volo ad Atene. Una volta atterrato sara’ portato nel carcere di Kalamata, dove – dopo una permanenza in attesa di giudizio ad Atene – si terra’ il processo. Secondo Zaina, il legale greco che difendera’ Zanotti da’ ampie garanzie: si chiama Georgios Assimakis e sta seguendo la vicenda costantemente. Insieme a un funzionario dell’ambasciata italiana sono pronti a ricevere il ragazzo, quando atterrera’ oppure al suo arrivo a Kalamata’. Per Zaina il previsto trasferimento veloce ad Atene e’ un fatto positivo, ‘perche’ si tratta di un carcere piu’ vicino alla nostra mentalita”. Famiglia e amici di Luca temono infatti proprio le condizioni carcerarie in Grecia. Il padre Paolo Zanotti prevede di volare in Grecia per assistere il suo ragazzo, stargli accanto come ha fatto in questi mesi. Forse gia’ da sabato prossimo: ‘quando e’ partito alle 11 – dice il genitore dalla stazione dei carabinieri – Luca era sereno’. Zaina si mostra ottimista anche sui tempi del processo: ‘Sembra che si possano accorciare. Potrebbe essere celebrato entro un mese’. La notizia si e’ diffusa a Santarcangelo: il paese, pochi giorni fa, aveva organizzato una manifestazione di sostegno per stringersi attorno al suo concittadino, e grande era stata la partecipazione anche delle autorita’, dal sindaco Vannoni, ai parlamentari di Rimini, Elisa Marchioni (Pd) e Sergio Pizzolante (Pdl), che avevano avviato contatti con la Farnesina. Ed erano state raccolte oltre un migliaio di firme.

Fonte: aduc droghe

Perchè la marijuana fu proibita?

settembre 4, 2008

La vera storia

di Massimo Mazzucco

La marijuana (spagnolo), o cannabis (latino) o hemp (inglese) è una pianta che si potrebbe definire miracolosa, ed ha una storia lunga almeno quanto quella dell’umanità. Unica pianta che si può coltivare a qualunque latitudine, dall’Equatore alla Scandinavia, ha molteplici proprietà curative, cresce veloce, costa pochissimo da mantenere, offre un olio di ottima qualità (molto digeribile), ed ha fornito, dalle più antiche civiltà fino agli inizi del secolo scorso, circa l’80 per cento di ogni tipo di carta, di fibra tessile, e di combustibile di cui l’umanità abbia mai fatto uso.

E poi, cosa è successo? E’ successo che in quel periodo è avvenuto il clamoroso sorpasso dell’industria ai danni dell’agricultura, e di questo sorpasso la cannabis è stata chiaramente la vittima numero uno.

I nascenti gruppi industriali americani puntavano soprattutto allo sfruttamento del petrolio per l’energia (Standard Oil – Rockefeller), delle risorse boschive per la carta (editore Hearst), e delle fibre artificiali per l’abbigliamento (Dupont) – tutti settori nei quali avevano investito grandi quantità di denaro. Ma avevano di fronte, ciascuno sul proprio terreno, questo avversario potentissimo, e si unirono così per formare un’alleanza sufficientemente forte per batterlo.

L’unica soluzione per poter tagliare di netto le gambe ad un colosso di quelle dimensioni risultò la messa al bando totale. L’illegalità. Partì quindi un’operazione mediatica di demonizzazione, rapida, estesa ed efficace (“droga del diavolo”, “erba maledetta” ecc. ), grazie agli stessi giornali di Hearst (è il famoso personaggio di Citizen Kane/Quarto Potere, di O. Wells), il quale ne aveva uno praticamente in ogni grande città. Sensibile al denaro, e sempre alla ricerca di temi di facile presa popolare, Hollywood si accodò volentieri alla manovra, contribuendo in maniera determinante a porre il sigillo alla bara della cannabis (a sin. la locandina del fim “Marihuana: assassina di giovinezza – Un tiro, una festa, una tragedia”).

La condanna morale viaggiava rapida e incontrastata da costa a costa (non c’era la controinformazione!), e di lì a far varare una legge che mettesse la cannabis fuori legge fu un gioco da ragazzi. Anche perchè pare che i tre quarti dei senatori che approvarono il famoso “Marijuana Tax Act” del 1937, tutt’ora in vigore, non sapevano che marijuana e cannabis fossero la stessa cosa: sarebbe stato il genio di Hearst ad introdurre il nomignolo, mescolando le carte per l’occasione.

THOUGHTS ON CANNABIS

“How many murders, suicides, robberies, criminal assaults, holdups, burglaries and deeds of maniacal insanity it causes each year, especially among the young, can only be conjectured…No one knows, when he places a marijuana ciga-rette to his lips, whether he will become a joyous reveller in a musical heaven, a mad insensate, a calm philosopher, or a murderer…”

“Quanti omicidi, suicidi, furti, aggressioni criminali, rapine, scassi e gesti di follia maniacale provochi ogni anno, lo si può solo indovinare. Nessuno sa, nel mettere ad altri fra le labbra una sigaretta di marijuana, se ne faranno un allegro visitatore di paradisi musicali, un folle delirante, un tranquillo pensatore, o un assassino…”

HARRY J ANSLINGER . Commissioner of the US Bureau of Narcotics 1930-1962

Fatto sta che a partire da quel momento Dupont inondava il mercato con le sue fibre sintetiche (nylon, teflon, lycra, kevlar, sono tutti marchi originali Dupont), il mercato dell’automobile si indirizzava definitivamente all’uso del motore a benzina (Pochi sanno che il primo motore a gasolio inventato da Rudolf Diesel nel 1893 funzionava proprio con olio di arachidi e che Henry Ford successivamente invento una macchina alimentata da etanolo di canapa.), e Hearst iniziava la devastazione sistematica delle foreste del Sudamerica, dal cui legno trasse in poco tempo la carta sufficiente per mettere in ginocchio quel poco che era rimasto della concorrenza.

Al coro di benefattori si univa in seguito il consorzio tabaccai, che generosamente si offriva di porre rimedio all’improvviso “vuoto di mercato” con un prodotto cento volte più dannoso della cannabis stessa.

E le “multinazionali” di oggi, che influenzano fortemente tutti i maggiori governi occidentali, non sono che le discendenti dirette di quella storica alleanza, nata negli anni ’30, fra le grandi famiglie industriali. (Nel caso qualcuno si domandasse perchè mai la cannabis non viene legalizzata nemmeno per uso medico, nonostante gli innegabili riscontri positivi in quel senso).

Come prodotto tessile, la cannabis è circa quattro volte più morbida del cotone, quattro volte più calda, ne ha tre volte la resistenza allo strappo, dura infinitamente di più, ha proprietà ignifughe, e non necessita di alcun pesticida per la coltivazione. Come carburante, a parità di rendimento, costa circa un quinto, e come supporto per la stampa circa un decimo.

Abbiamo fatto l’affare del secolo.

Fonte: luogocomune