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Spinello di Puglia

ottobre 10, 2008

10 ottobre 2008

di Giuliano Foschini

La criminalità si dà alla produzione. E si moltiplicano le piantagioni di cannabis. Soprattutto nel Mezzogiorno

Per una vita l’hanno fatta arrivare dall’Albania: nascosta tra i profughi, accatastata nei gommoni con le sigarette, piena zeppa di ammoniaca per darle più peso. Poi hanno scoperto l’alternativa: la coltivazione diretta, meno rischi e grandissimi guadagni. La mafia ha cominciato a produrre in proprio la droga. Marijuana essenzialmente, soprattutto in Sicilia, Calabria e Puglia, terre ideali (per clima e storia criminale) alla crescita della pianta. A dimostrare il fenomeno ci sono i numeri dei sequestri degli ultimi 12 mesi, poco meno di due milioni di piante in tutta Italia, il 70 per cento al Sud, e le indagini delle Direzioni nazionali antimafia, da Palermo a Bari. “Cosa nostra ha messo le mani sulle piantagioni”, ha raccontato ai magistrati palermitani il pentito di mafia Emanuele Andronico: “Da cento grammi in su l’organizzazione ha un forte controllo del territorio. I grossisti che non sono collegati direttamente alle cosche devono versare un terzo dei profitti alla famiglia competente per territorio”.

A essere particolarmente preoccupati sono però gli investigatori pugliesi: da sempre Sacra corona unita e mafia barese hanno gestito il commercio della marijuana con la malavita albanese, in Puglia sbarcavano i panetti di droga e da qui venivano smerciati nel resto d’Italia. Oggi però i collegamenti sono più difficili, il contrabbando delle sigarette non esiste più. Così hanno cominciato a fare da soli. E in grande.

A fine agosto i carabinieri di Barletta hanno scoperto nelle campagne di Canosa quella che definiscono “la seconda piantagione di marijuana mai rinvenuta in Europa”. Dieci serre coltivate a cannabis, 4 mila metri quadri di superficie, piante alte tre metri da due chili ciascuna, un totale di 30 tonnellate. “La droga”, dicono dalla Procura di Trani, “avrebbe fruttato al dettaglio circa 75 milioni di euro”.

A gestire la serra erano due contadini incensurati, padre e figlio, che fino a qualche mese prima curavano piante di pomodori. “Si trattava di professionisti del settore”, spiegano i carabinieri. “Avevano pensato a tutto, dall’irrigazione 24 ore su 24, ai filari di pomodoro lasciati accanto alla droga, per nasconderla e soprattutto per confonderne gli odori. Era tutto naturale, erba purissima e per questo dal valore ancora maggiore. L’unica aggiunta esterna era un fertilizzante capace di alzare il Thc, il principio attivo della droga”. Secondo gli investigatori i due contadini erano solo un anello della catena criminale: “Stavano per tagliare ed essiccare. A smerciare ci avrebbe pensato sicuramente qualcun altro”.

Il vivaio di Canosa è la punta dell’iceberg. Solo ad agosto sono state sequestrata 58 mila piante: a Partinico, Palermo, in provincia di Reggio e Crotone, persino a Torino. Rimanendo in Puglia, a Terlizzi, la città di fiori, c’erano decine di serre convertite a droga. Ettari di marijuana piantati anche nel Salento. A Bari, invece, a giugno i carabinieri hanno scoperto un piccolo campo di ‘super skunk’, erba con un principio attivo del 15 per cento maggiore della cannabis classica, fino a oggi commercializzata solo nei coffee shop di Amsterdam. “La difficoltà di queste indagini”, spiega il colonnello dei carabinieri Gianfranco Cavallo, comandante provinciale a Bari al tempo dei sequestri, “nasce dal fatto che la malavita organizzata per la produzione si serve di insospettabili. Come nel caso di Canosa, tentano piccoli agricoltori con tanto denaro. Uno del clan dà le istruzioni sulla piantagione e sulla cura, seguendo indicazioni che è facile trovare su Internet. E il gioco è fatto”.

Fonte: l’espresso

Guida – manuale, estrazione domestica cannabinoidi

ottobre 5, 2008

18 marzo 2008

Estrazione domestica di tutti i fitocannabinoidi (identificate oltre 400 sostanze chimiche differenti , una settantina di tali componenti attivi appartengono alla famiglia dei cannabinoidi, molti dei quali ancora poco esaminati) presenti nella Cannabis Sativa, Indica e Ruderalis, per gli usi medici dei cannabinoidi.

Le informazioni disponibili su questo testo non intendono in alcun modo istigare od indurre a comportamenti VIETATI DALLA LEGGE. L’approvvigionamento di cannabis, o suoi derivati, deve avvenire con le modalità prescritte ai sensi del DPR 309/90 e successive modificazioni.

I cannabinoidi di grande interesse sono: • il Δ9 – tetraidrocannabinolo (THC, Delta 9-THC, uno dei maggiori e più noti principi attivi della Cannabis) • il cannabidiolo (CBD) • la tetraidrocannabivarina (THCV) • il cannabinolo (CBN) • il cannabigerolo (CBG) • il cannabinidiolo (CBND) • il cannabicromene (CBC) • il cannabiciclolo (CBL) • il cannabielsoino (CBE) • il cannabitriolo (CBT) • la cannabivarina (CBV ) • la cannabicromevarina (CBCV) • la cannabidivarina (CBDV) • la cannabigerovarina (CBGV) • il cannabigerolo monoetiletere (CBGM).

I fitocannabinoidi possono esser ingeriti (sono liposolubili), vaporizzati e fumati. Per l’estrazione dei cannabinoidi, le infiorescenze di Canapa, ( Erba, Maria, Ganja, Hemp, Kif, Grass, Shit, Mary Jane, Marijuana, etc.) devono essere asciugate completamente *.

I cannabinoidi (THC,CBD, etc.) non sono idrosolubili (cioè non si sciolgono in acqua), ma lo sono nei grassi, ( Olio, burro, grassi animali e vegetali) e in alcol, etere, cloroformio, solventi derivati dal petrolio ( Esano, benzene, etere di petrolio, diclorometano, toluene, ecc… ). Questi ultimi hanno il vantaggio di essere molto più selettivi, perchè negli alcoli oltre ai cannabinoidi si disciolgono anche la clorofilla** e numerose altre sostanze. Purtroppo questi solventi sono estremamente tossici per l’organismo umano così come lo sono in genere tutti i tipi di alcol. Benché vengano fatti evaporare, i solventi lasciano sempre qualche residuo, l’unico con un grado di tossicità basso o trascurabile é l’alcol etilico.

* I fiori di canapa sono asciutti quando, avvolti nel cellofan, non fanno più condensa.

** Per eliminare la clorofilla i coltivatori libanesi lasciano le piante di canapa sul campo fino a che non sono quasi asciutte. Entro questo tempo acquistano un colore marrone – rossastro ( la clorofilla è distrutta dai Raggi UV del sole ).

Esistono vari metodi di estrazione:

1°) – Estratto solido di cannabis: Hashish. Prodotto con il polline dell’infiorescenza di canapa (tipologie di Hashish pregiato: il Charas [indiano], il Manali, il Malana, il Parvati [prodotti nella regione himalayana dell’India],il Kashmiri,il Nepal Temple Balls [nepalese], l’Afgano, il Pakistano)

– Come si prepara: A) – durante il periodo di fioritura (è il metodo più antico e non prevede il taglio delle piante), a più riprese sfregare tra il palmo delle mani, piano, le estremità fiorite della pianta, B) – raschiare dalle mani, con apposito coltellino, la resina gommosa raccolta sul palmo delle mani; C) – raccogliere la resina di canapa (polline) in un contenitore liscio; D) – impastare la resina, manualmente, in pani; E) – sigillare la resina con cellofan, panni di canapa o lino.

2°) – Estratto solido di cannabis: Hashish. Prodotto con la di resina di canapa (Cioccolato, Libanese, Libano Oro, Super Polm, Skuff, Bourbouqa, Marocco 00, Riff marocchino, il Turco, Olandese, ecc)

–Come si prepara: A) – scuotere, sbattere e/o strofinare i fiori maturi della canapa femmina su una serie di setacci; B) – raccogliere la polvere resinosa in apposito contenitore; C) – comprimere la polvere, dopo averla riscaldata per permettere che le resine si fondano ed attacchino insieme, in blocchi o pani (magari con l’ausilio di mezzi meccanici); D) – sigillare la resina con cellofan, panni di canapa o lino.

3°) – Estratto liquido di cannabis: Preparazione galenica magistrale a freddo di olio di canapa, ottenuto per mezzo di un veicolo alcolico – L’olio (3° – 4°), vaporizzato, fumato o ingerito, ha una concentrazione di cannabinoidi molto più alta del materiale di partenza ( da 5 a 10) e quindi deve essere utilizzato, in proporzione, in quantità ridotte.

L’Hash – Olio ha un’apparenza distintiva del dorato – miele e dal verde scuro a quasi nero con una consistenza abbastanza solida (viscoso, simile a catrame). A temperatura ambiente è assai appiccicoso, ma una volta riscaldato è un liquido. Come si prepara: A) – far macerare l’infiorescenza (o l’ hashish) finemente sminuzzata in una soluzione idroalcolica a 95° gradi alcolici volumetrici, in 5 – 10 volumi di alcol ed 1 volume di materiale, in un contenitore chiuso (vaso, bottiglia o un recipiente di materiale neutro), in un luogo fresco e scuro per 28 giorni, il periodo di un intero ciclo lunare. B) – Trascorso il tempo previsto filtrare la soluzione in un recipiente, con un filtro di carta, un collant, oppure con un colino a maglia fine e spremere la pianta; C) – per separare la parte liquida (alcol e sostanze disciolte) si può fare evaporare l’alcol a bagnomaria ( l’alcol etilico evapora a 78,3 °C, l’acqua a 100°C ) oppure può essere recuperato in un qualunque distillatore ( in genere di vetro ) e rimarrà, comunque, sul fondo l’estratto: L’olio.

4°) – Estratto liquido di cannabis: Preparazione galenica magistrale a caldo di olio di canapa – Come si prepara: A) – mettere in un pentola l’infiorescenza sbriciolata; B) – affogarla completamente in alcol con gradazione 40° – 50°; C) – far cuocere a basso fuoco, circa 80º; D) – filtrare la soluzione e fare evaporare l’alcol restante. In questo modo, p.es., estraggono i principi attivi della cannabis per il medicinale Sativex®. Il Sativex® è un farmaco a contenuto standardizzato di fitocannabinoidi e contiene solo due forme purificate della canapa, THC e CBD. Per produrlo ( è uno spray sublinguale), estraggono i cannabinoidi sotto vacuo in un circuito chiuso, recuperando così continuamente l’alcol, e successivamente, affinché possa essere nebulizzato, lo allungano in solventi con un rapporto circa 1:1 (etanolo, glicole propilenico). Includono anche un ingrediente supplementare, l’ olio di menta piperita, che evita al paziente il “temuto” effetto psicoattivo della cannabis (High). * Il > è un prodotto industriale e l’utilizzo del “glicole propilenico” dipende dal fatto che, 1° costa pochissimo e si nasconde molto bene negli oli essenziali, e 2°, contrasta l’effetto disseccante dell’alcool nella lozione idroalcoolica. Il “propylene glycol” non esiste in natura, è un prodotto chimico.

5°) – Olio cotto di cannabis, per uso alimentare: Come si prepara: A) – ridurre l’infiorescenza di Cannabis in piccoli frammenti e metterla nella pentola; B) – aggiungere olio (o burro) quanto basta, l’olio deve coprire bene i fiori (1:10 – 1:20 – 1:30, in base alla % di THC presente nell’infiorescenza ed alla desiderata concentrazione di principi attivi); C) – aggiungere acqua, 4 – 5 – 6 cm (tanto, la si dovrà far evaporare, lentamente, tutta…), per evitare surriscaldamenti ed allungare il tempo di cottura, per una buona estrazione; D) – mettere con coperchio su fiamma bassa e far bollire; E) – quando sta per svanire l’acqua allontanare dalla fiamma il tegame, perché l’olio surriscaldato farebbe vaporizzare i cannabinoidi, far svaporare tutta l’acqua e continuare a mantenerlo caldo (a circa 80°: non bollente, no frittura!) per almeno 5 minuti; F) – lasciare macerare per 1 giorno e filtrare;

6°) – Tintura madre e tintura classica di canapa – La tintura è una preparazione liquida ottenuta mediante l’azione estrattiva dell’alcol sulla pianta intera o su sue parti (foglie, radici, ecc.). La differenza più rilevante tra la tintura classica e la tintura madre (T.M.) é nel materiale di partenza: nella tintura classica é costituito dalla droga secca, mentre nella tintura madre é dato dalla pianta fresca. In tal modo nella tintura madre vengono preservati più principi attivi. Pro. Trattandosi di una forma di estrazione molto diffusa e tra le più utilizzate in Fitoterapia. E’ un preparato che si presta bene all’automedicazione e l’efficacia, nella maggior parte dei casi, è buona. Contro. Il contenuto in alcol non è irrilevante e pertanto non è adatta a chi presenta disturbi al fegato, ai bambini e a chiunque abbia problemi con l’alcol. Come si prepara: A) – La droga, viene messa a macerare, in una bottiglia o un recipiente di materiale neutro, in una soluzione idroalcolica che va dai 45° ai 70° gradi alcolici volumetrici, in relazione alla quantità d’acqua che la pianta contiene naturalmente: è necessaria quella percentuale di alcol che permette di ottenere un rapporto droga/solvente. Nella preparazione delle tinture idroalcooliche si adotta generalmente una regola fissa: per ottenere cinque parti di tintura finale, è necessaria una parte di droga (ovvero, 20 grammi di droga per ottenere 100 ml di tintura). B) – mettere la pianta a macerare per un periodo variabile, da 25 a 40 giorni. C) – filtrare la soluzione così ottenuta e farla decantare per 48 ore. In questo modo (con alcol a 45° – 70° gradi) la T.M. di cannabis agisce prevalentemente in virtù della presenza dei 330 principi attivi, diversi dai cannabinoidi, identificati nel fiore di canapa (alcaloidi, oligoelementi, etc). Ma, per sciogliere anche i cannabinoidi basta far cuocere a circa 80º la soluzione idroalcolica con i fiori di cannabis, oppure, far macerare la pianta in una soluzione a 95° gradi alcolici e, infine, per ridurre la gradazione alcolica della T.M. ottenuta, aggiungere acqua q.b. La scadenza è di 5 anni, a confezione chiusa.

7°) – Tisana – Con l’infiorescenza si può preparare, inizialmente (prima di procedere con il 2°,4° o 5° metodo di estrazione), per combinare l’azione terapeutica di altri principi attivi presenti nell’infiorescenza di canapa, un eccellente “The di canapa”, ma ricordate che, in tutte le tisane, i Cannabinoidi sono presenti in quantità minore rispetto a quella terapeuticamente attiva (non sono idrosolubili) e si preparano prima dell’uso perché si alterano facilmente. Come si prepara: A) – far bollire l’ ”erba” per almeno 20 – 30 minuti, coperta aggiungendo acqua di tanto in tanto; B) – separare con il setaccio la tisana dall’infiorescenza lasciando sul fondo del tegame i pistilli e resina non disciolta nell’acqua; C) – rimettere l’infiorescenza nella pentola e continuare l’estrazione dei cannabinoidi, indifferentemente, con il 3°, 4° o 5° metodo illustrato.

Nota1: tutti i processi di estrazione del THC e del CBD, per non buttare nulla, si devono ripetere almeno due volte.

Nota2: I recipienti usati per la conservazione di tutti gli estratti liquidi di Cannabis, devono essere di vetro scuro (o meglio, rivestiti con nastro adesivo di colore nero coprente) con chiusura ermetica, e tenuti in un luoghi freschi ed oscuri.

I farmaci, correntemente commercializzati in Italia per uso terapeutico ( Cannabis Curativa ), sono:

a) Cannabinoidi naturali, Cannabis Flos: • Bedrocan ® • Bedrobinol ® • Bediol ®

b) Estratto di Cannabis: •Sativex®

c) Cannabinoidi di sintesi: • Marinol ® (dronabinol) • Cesamet ® (nabilone) Va fatto notare che i derivati sintetici sembrano mostrare minore efficacia e maggiore incidenza di effetti collaterali rispetto ai derivati naturali, a tutt’oggi preferiti da molti pazienti.

Per informazioni dettagliate, sugli usi terapeutici della cannabis, visitate il sito dell’Associazione per la Cannabis Terapeutica [ACT]

Fonte: associazione Luca Coscioni

Come uscire dall´economia del petrolio? Croce: «Bioenergie, biopolimeri e canapa»

ottobre 4, 2008

03 ottobre 2008

di Lucia Venturi

LIVORNO. E’ in corso a Roma, sino a domani, ZeroEmission 2008, una fiera sulle energie rinnovabili e sui cambiamenti climatici. Nell’ambito di questa manifestazione Legambiente promuove assieme all’associazione Chimica Verde bionet, iniziative dedicate ai temi delle agrienergie e di altre filiere dell’agricoltura non food. Chimica verde appunto.

Gli obiettivi sono quelli di fornire informazioni e approfondimenti tematici su diversi impieghi dell’agricoltura non food in sostituzione di sostanze di origine petrolchimica; divulgare ricerche, esperienze e progetti innovativi avviati nei territori italiani, fornire criteri di sostenibilità per un modello agricolo in equilibrio tra sicurezza alimentare, tutela delle risorse naturali e produzioni non food.
Temi che verranno declinati attraverso un’ area didattico-espositiva, seminari e incontri con esperti e un convegno che lancia la Chimica verde per uscire dal petrolio.
Ne abbiamo parlato con Beppe Croce, responsabile del settore agricoltura non food di Legambiente

Domani coordinerà una tavola rotonda sulle prospettive per lo sviluppo di filiere integrate non food come la strada per uscire dall’economia del petrolio, quali sono?
«Le prospettive sono davvero tante, bisognerebbe però intervenire – e domani lo diremo – per superare alcune criticità che non permettono al settore non food di decollare».

Quali sono le principali criticità?
«Fondamentalmente sono di carattere normativo: l’attuale legislazione italiana frena il decollo di filiere che avrebbero notevole potenzialità di sviluppo».

Ci dica intanto quali sono queste filiere
«Sono essenzialmente tre: la bioenergia, i biopolimeri e la canapa. Sulle bioenergie mancano ancora i decreti attuativi che rendano operative le norme contenute nella finanziaria 2008 riguardo alle energie rinnovabili. Che prevedevano incentivi per impianti a biomasse usando materia prima proveniente dalla fascia di 70 chilometri dall’impianto. Una buona norma ma senza il decreto che la renda operativa, di fatto inutile. Questo per la filiera agricola ha significato perdere un anno».

Per le alte filiere?
«Per la canapa vediamo che ormai il mercato sta crescendo in Germania e anche in Canada, mentre in Italia il decollo è frenato da una legislazione che non dà garanzie ai produttori soprattutto per quanto riguarda i semi e gli oli che da essi possono derivare, e che mostrano caratteristiche interessanti in vari settori, dalla farmaceutica alla nutrizione. Ma non essendoci una normativa sulla filiera del seme, un agricoltore o una industria farmaceutica rischia di vedersi sequestratati il campo e il raccolto per presenza di tracce di Thc, il principio attivo che rientra nella normativa sulle droghe. Con il rischio anche di procedimenti penali. Ma dato che non esistono semi , se non in campo sperimentale, con zero contenuto di Thc, con queste norme nessuno è disposto a rischiare».

Per i biopolimeri la strada potrebbe essere più piana?
«In effetti la previsione del divieto di commercializzazione degli shopper non biodegradabili al 2010, come la diffusione di iniziative locali, quali le sagre in cui si obbliga all’uso di piatti e bicchieri biodegradabili, offre potenzialità di sviluppo molto interessanti al settore delle bioplastiche. Ma anche in questo caso il paradosso è che ancora non vi è chiarezza sulla chiusura del ciclo e ciò rischia di indebolire il settore. Se infatti non si dà certezza di poter inviare questi prodotti, una volta divenuti rifiuti, nella filiera del compostaggio, si perde il valore aggiunto che offrono: oltre alla loro biodegradabilità infatti hanno il vantaggio di non richiedere la separazione dagli scarti organici».

Quali sono le vostre proposte per far decollare la chimica verde?

«E’assodato da studi scientifici e da sperimentazioni in atto ormai da almeno 15 anni che l’agricoltura è in grado di sequestrare Co2, perché operando un buon sovescio consente di sequestrare fino a 4 tonnellate per ettaro di Co2 in maniera permanente, l’ equivalente delle emissioni di oltre 1000 litri di gasolio. Allora crediamo che questo debba essere un riconoscimento importante che l’Unione europea debba fare all’agricoltura».

E in cosa dovrebbe tradursi?

«In incentivi alle pratiche del sovescio che sarebbe ideale accorpare alla pratica della semina su sodo, cioè con minore aratura, perché oltre a ridurre l’utilizzo di mezzi meccanici, porta ad una maggiore ritenzione idrica e permetterebbe di sfruttare per colture idroesigenti anche terreni in cui vi è scarsità d’acqua».

Ci dice in due parole in che consiste il sovescio?
«E’ la pratica di lasciare sul suolo e interrare la biomasse che residuano dalle piante che sono state coltivate su un terreno. Oltre ai benefici di fissazione della Co2, determina un aumento della materia organica al terreno e quindi della fertilità, un rallentamento dei fenomeni erosivi e il mantenimento del contenuto di azoto nitrico».

Fonte: green report