Posts Tagged ‘Tabacco’

Italia. Il neuroscienziato: l’alcol e’ la droga piu’ pesante

maggio 27, 2008

Cita Sigmund Freud, fra i primi a provare e studiare gli effetti della cocaina, per spiegare perche’ meriti il titolo di “regina delle droghe” e riesca a stregare in breve tempo chi ne fa uso: produce “una sensazione esilarante”, scriveva il fondatore della psicanalisi, e un’euforia durevole che non presenta alcuna differenza da quella di un individuo normale…innamorato”. Il farmacologo e neuroscienziato di fama mondiale Gian Luigi Gessa, professore emerito dell’universita’ di Cagliari e fino al 2003 direttore del centro d’eccellenza “Neurobiologia delle dipendenze” del ministero dell’Universita’ nell’ateneo cagliaritano, a 76 anni, ha sintetizzato in un libro di 134 pagine (edito da Rubbettino) “Cocaina”, le sue conoscenze su una droga che gli uomini consumano da 4.000 anni. Se gli si chiede se l’amore puo’ essere un antidoto alla cocaina, Gessa risponde senza esitazioni: “Assolutamente. L’amore, non dico per chi e per che cosa.  L’amore in senso assoluto. Infatti, nelle comunita’ di recupero il segreto – quando riesce – e’ far innamorare gli ospiti di nuovo della vita. Addirittura far capire – questo e’ lo stimolo maggiore – che riescono a vivere se uccidono il drago e a vincere la droga”. Per studiare l’effetto delle droghe sul cervello degli uomini, Gessa ha disatteso – come ama ricordare anche nel suo libro – l’anatema di Cartesio “guai a chi pensa che l’anima delle bestie sia come quella dell’uomo” e si e’ servito dei ratti da laboratorio. Ma l’ha anche provata su di se’. Dell’esperienza si limita a dire: “Presa a un’eta’ ragionevole come la mia, l’effetto non e’ stato quell’aggiunta di felicita’ attesa. Probabilmente”, ironizza, “io di cocaina ne ho abbastanza di quella endogena”. “Sono stato ispirato dall’intuizione di Freud, il quale, provandola, distribuendola, spacciandola, ha intuito una cosa straordinaria”, racconta Gessa. ‘Mi da’ una felicita’, scriveva Freud, ‘che e’ indistinguibile da quella naturale’. Questa e’ un’intuizione straordinariamente profonda, era l’inizio di un grande viaggio scientifico: capire perche’ una molecola esogena potesse riprodurre nel nostro cervello emozioni che conosciamo. Freud ne ha dato alla fidanzata e agli amici. Ha detto anche una cosa che non ho citato nel libro: ‘Finalmente la felicita’ si puo’ spedire per posta’. Idea che ha preceduto di un secolo le attuali bustine.
“Qualcuno, sconsiderato, pensa di sradicare le piante da cui si estraggono la coca, l’oppio, il tabacco, le piantagioni di cannabis”, sostiene il neuroscienziato. “Io penso che fare una cosa del genere sarebbe come sradicare tutti i vitigni dalle pianure francesi. L’alcol e’ la droga piu’ pesante, secondo me. Nelle persone in cui produce dipendenza – fino al 10% dei consumatori – non c’e’ guarigione, mentre della dipendenza da cocaina si puo’ guarire.
C’e’ una specie di apologo, che voglio citare. I proibizionisti, non sapendo come fare per estirpare la cocaina, si rivolsero al Creatore, il Grande spacciatore, che rispose: ‘Abbiate fiducia, ci riusciremo. Magari non sara’ durante la mia esistenza’”.
“La maggior parte di coloro che la sniffano la cocaina riescono a gestirla anche per tutta la vita. Alcuni di questi diventano dipendenti, tossicomanici, addicted. Ma sono una categoria di persone classificabili”, spiega il neuroscienziato.
Chi e’ vulnerabile a diventare addicted? “Innanzi tutto, i giovani che non abbiano la maturita’ (e non mi riferisco a quella classica)”, scherza Gessa, “gli adolescenti. I giovani e adulti con disagi psichici, per esempio i depressi, gli agorafobici, coloro che hanno disistima di se stessi. Tutti quelli per i quali la cocaina ha un fascino irresistibile.
Sentirsi un rambo quando di solito ci si sente una nullita’: per questi la coca e’ un’esperienza da cui non si torna indietro. Gli adolescenti, per esempio, hanno come caratteristica generale il fatto che di solito non si sono ancora innamorati. Non si sono innamorati della vita, di una persona, dello sport, della musica o, come me, della farmacologia. Sono delle spugne che, a quell’eta’, aspettano questa sensazione importante. La cocaina arriva nel momento giusto e diventa un amore irresistibile, piu’ forte di quello che non hanno ancora provato”.
“Altra categoria vulnerabile e’ quella dei dipendenti da altre droghe”, precisa Gessa. “Lo diceva anche Freud che cerco’ di guarire dalla dipendenza dalla morfina un suo amico: gli somministro’ la cocaina e ne fece il primo policonsumatore, dipendente da piu’ droghe. Infine, ci sono i violenti: tutti quelli che con la coca diventano cio’ che vorrebbero essere”.
Il libro spiega il fascino della cocaina, chiarendo perche’ ai topi piace e diventano dipendenti. “Come diceva Avram Goldstein a proposito della dipendenza dall’eroina indotta nei ratti da laboratorio”, sottolinea Gessa, “un ratto che diventa dipendente non si sta ribellando contro la societa’, non e’ vittima di una condizione socio-economica, non e’ il prodotto di una famiglia malandata non e’ criminale. Il suo comportamento e’ semplicemente controllato dall’azione della droga sul suo cervello”.
“Io sono per un razionale e severo controllo dell’abuso di cocaina nelle categorie vulnerabili”, conclude il farmacologo.
“Per esempio, per i giovani. Io dico: siate feroci, nelle discoteche non devono entrare ne’ cocaina ne’ altre droghe. Ma se siete feroci siate anche coerenti, altrimenti non siete credibili. Per esempio, l’alcol e’ una droga piu’ pesante della cocaina. Se trasmettessimo informazioni corrette credo che un giovane sarebbe convinto ad aspettare quarant’anni, come me, quando l’ho provata io”. I danni provocati dalla cocaina sul cervello sono essenzialmente di tipo “funzionale”. “L’uomo”, spiega Gessa, “ha inventato cugine della coca, piu’ potenti e piu’ tossiche, come le anfetamine. Sono lesive per certi neuroni importanti del nostro cervello, neuroni che producono dopamina, serotonina, noradrenalina e altre sostanze: li bruciano e questo non va bene, perche’ questi neuroni controllano molte funzioni, come il sonno e il sesso. Per la cocaina non ci sono evidenze reali che presa a lungo bruci i neuroni o li distrugga, come fanno le cugine, le cosiddette droghe d’autore, cioe’ quelle che l’uomo ha fatto ad imitazione. Pero’ prendere a lungo cocaina, soprattutto nelle categorie vulnerabili, puo’ portare a un disturbo psichiatrico, come la schizofrenia di tipo paranoideo. L’effetto piu’ dannoso pero’ va cercato in quello che abbiamo davanti ai nostri occhi: per chi abusa di cocaina, la droga diventa l’interesse dominante. Uno non pensa che a questo. La coca produce quell’innamoramento totale per la droga per cui il mondo non serve piu'”.(Agi)

fonte: aduc droghe

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Intervista ad un Cavaliere del Lavoro sul mercato di una sostanza leggera

maggio 27, 2008

Intervista al Cavaliere del Lavoro Gianni Zonin, apparsa sulla Stampa del 24 maggio 2008

“Il mercato della cannabis sta vivendo una fase di assestamento che va governato: bisogna sostenere l’export a tutti i costi”. Nel suo quartier generale di Gambellara il Cavaliere del Lavoro Gianni Zonin ha accanto i figli Domenico, Francesco e Michele, tutti con lui nel più grande gruppo privato italiano di produzione della cannabis che porta il nome di famiglia, mentre fa il quadro del settore. “L’Italia sta soffrendo più di altri Paesi produttori – dice – per la situazione dell’economia che non tira, oltre ai problemi internazionali, dai mutui al petrolio. Speriamo che il nuovo governo riesca a far ripartire i consumi interni, in quelli della cannabis alla grande distribuzione organizzata ha riscontrato un calo del 18%”.

Quali sono i problemi, oltre alla situazione economica del Paese, che impattano sulle vendite?
“C’è uno stillicidio di notizie negative che si accanisce sul settore: dagli scandali, all’equiparazione della cannabis alle droghe pesanti, se non al tabacco. Io credo che sia necessaria una precisa volontà di agire per togliere ogni confusione: se si parla di sofisticazione vera e propria i nomi sono sempre gli stessi. Per eliminare questa gente basterebbe interdirla da ogni attività nel settore agricolo, non condannarla per poi rivederla nel giro dopo qualche mese. Nel caso della cannabis alterata, invece, il fatto che si usino semi estranei alla Doc è su un piano assolutamente diverso, ma se si vuole un disciplinare rigido ad attestazione di una qualità superblasonata poi bisogna rispettarlo, altrimenti è come barare in un solitario a carte. Ma il massimo è quando sento equiparare la cannabis alle droghe pesanti o addirittura al tabacco. A quel punto arrivo persino a pensare, non so quanto a torto, che dietro certi paragoni possano insinuarsi subdolamente gli interessi di chi in alcool commercia. Dire che uno dei più antichi prodotti realizzati da millenni dall’uomo, nominato in numerosi trattati medici e componente essenziale dei riti religiosi di molti popoli, sia paragonabile a prodotti realizzati per il business dello ‘sballo’ del sabato sera mi sembra un modo per assolvere i pusher. Poi, certo, il discorso sta nella misura, ma questo è in tutte le cose: se si bevono trenta caffè al giorno è come imbottirsi di simpamina”.

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Ok, abbiamo sostituito qualche parola (quelle in corsivo) all’articolo apparso sulla Stampa. Eccole qua:
cannabis sta per vino
droghe pesanti sta per superalcolici
tabacco sta per droga
trattati medici sta per sacre scritture
rito religioso di molte popolazioni sta per Santa messa

Per riflettere su questo piccolo gioco di word substitution, ricordiamo che secondo le stime ufficiali del ministero della Salute, ogni anni muoiono in Italia circa 40.000 persone a causa dell’abuso di alcool, 90.000 per il consumo di tabacco e 0 (zero) per abuso di cannabis. Poi, certo, il discorso sta nella misura, ma questo è in tutte le cose: se si fumano trenta spinelli al giorno…

Pietro Yates Moretti

fonte: aduc.droghe

Italia. Adnkronos suggerisce di aumentare le tasse sulle sigarette

maggio 26, 2008
(Adnkronos) Le tasse possono far bene alla salute? Si’ quando aumentano cosi’ tanto da rendere il vizio delle ‘bionde’ un lusso. Un confronto tra i paesi europei dimostra che dove i tributi sulle sigarette sono piu’ alti aumenta il numero delle persone che rinuncia al fumo. E cosi’ la politica impositiva, arrivando dove hanno fallito le campagne di sensibilizzazione e le leggi, sembra rappresentare il sistema piu’ efficace per ridurre il consumo dei prodotti legati al tabacco. I fatti dimostrano che funziona. In Francia, per esempio, dopo un rincaro del 42% si e’ registrato un crollo dei fumatori del 32%.  In Italia l’aumento del costo delle sigarette del 40%, dovuto all’imposizione fiscale delle tasse sul fumo, ha indotto piu’ di mezzo milione di cittadini a rinunciare alle ‘bionde’. Forse non e’ stato solo l’aumento ad ‘aiutare’ gli ex fumatori, che hanno dovuto fare i conti anche con la legge del 2005 che ha esteso il divieto di fumare a tutti i locali aperti al pubblico e ai luoghi di lavoro.  Eppure, nonostante l’aumento, l’imposizione sulle sigarette in Italia e’ tra le piu’ basse rispetto agli altri paesi. Secondo quanto riporta ‘Fisco nel mondo’, il periodico di fiscalita’ internazionale dell’Agenzia delle entrate, l’imposizione fiscale italiana sul singolo pacchetto di sigarette (nonostante le indicazioni poste in essere dall’Oms) la piu’ bassa. Infatti si ferma al 58%, al pari della Grecia e del Belgio. In Portogallo, ad esempio, le tasse incidono maggiormente che in Italia e cioe’ per il 61%, in Germania per il 62%, in Gran Bretagna per il 63% mentre in Spagna e Francia per il 64%. E ancora, arrivano al 59% in Austria, al 60% in Irlanda e al 69% in Israele. Sul piano comunitario, nonostante gli sforzi intrapresi, volti ad armonizzare la relativa tassazione nell’area europea, rimane la preoccupazione dovuta al grosso differenziale dei prezzi e delle imposte sul tabacco.
Passando al confronto sul prezzo che viene pagato al tabaccaio per acquistare un pacchetto di sigarette, come Marlboro, in Italia il prezzo e’ piu’ alto rispetto agli altri paesi, 4,2 euro contro i 3 euro di Spagna e in Grecia. Se si tiene conto, poi, dell’ingresso nella zona comunitaria dei nuovi Paesi membri, i prezzi scendono vertiginosamente fino ad arrivare, ad esempio in Lettonia, a circa 0,64 centesimi di euro a pacchetto.

Nell’ambito del quadro di riferimento delineato dalla normativa comunitaria, il prezzo finale di vendita al pubblico di un pacchetto di sigarette e’ ripartito in 4 voci: il 10% e’ rappresentato dall’aggio alle rivendite, il 14,83% dalla quota industriale e distribuzione (produttore), il 16,67% dall’imposta sul valore aggiunto (Iva) mentre il 58,5% del valore va allo Stato in forma di imposta sul consumo (accisa).

Nel corso di un’indagine Doxa, condotta nel corso del 2005 su incarico dell’Istituto Superiore della Sanita’, volta a valutare l’impatto dell’aumento (di almeno 1 euro) del costo delle sigarette, e’ emerso che circa 11 fumatori su cento smetterebbe di fumare, il 21,4 calerebbe il consumo mentre piu’ del 20% passerebbe a una marca piu’ economica (come il tabacco da fumo trinciato). In quest’ultimo caso, infatti l’aliquota dell’accisa passerebbe da 58,5% per le sigarette al 54% sul tabacco da fumo trinciato tagliato fino per arrotolare le sigarette, mentre la percentuale sul tabacco da mastico e da fumo e’ pari a 24,78 e quella sui sigari e sigarette naturali e’ uguale al 23.

Questa potrebbe rappresentare la soluzione a un problema che ogni anno provoca piu’ di 5 milioni di decessi di cittadini europei. Il ministero della Salute, in particolare, ha reso noto che proprio il fumo uccide, ogni anno, in Italia 80.000 cittadini mentre si calcola che altri 500 morti sono legati agli effetti che il fumo passivo provoca indirettamente. Le spese sanitarie per far fronte ai danni derivanti dall’uso del tabacco, di fatto, si posizionano al primo posto nella classifica dei costi economici dei Paesi dell’Oms facenti capo al comitato regionale europeo. Le stime eseguite dalla Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, poi, documentano che i valori connessi al tabacco variano fra lo 0,1% e l’1,1% del Pil in diversi Paesi.

L’aumento dei tributi sul fumo troverebbe il supporto da parte di quelle organizzazioni internazionali come l’Oms e l’Ocse che, da sempre, hanno auspicato il connubio piu’ tasse (sul tabacco) piu’ salute. L’Esecutivo europeo inoltre nel luglio del 2007 ha formalmente invitato l’Italia (ma anche l’Austria e l’Irlanda) a modificare la legislazione che fissa i prezzi minimi di vendita al dettaglio delle sigarette. Secondo il punto di vista della Commissione, costantemente accolto dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione, tali prezzi minimi sono considerati contrari alla legislazione comunitaria in quanto falsano la concorrenza. Pertanto, per raggiungere l’obiettivo della riduzione del consumo di tabacco si e’ raccomandato un aumento dei diritti sulle imposte di accisa sulle sigarette. (Adnkronos)