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Usa. Studio: se sposi un fumatore sei a rischio ictus

luglio 30, 2008

30 luglio 2008
 
Non solo cattivo odore in camera da letto e mozziconi dappertutto. Per chi ha sposato un fumatore aumentano, infatti, i rischi di subire un ictus. E questo anche se il malcapitato non ha mai acceso una sigaretta in vita sua. Insomma, la colpa e’ tutta delle ‘bionde’ altrui. Lo rivela uno studio dell’Universita’ di Harvard (Usa), che ha monitorato i dati relativi a oltre 16.000 persone, in uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine. Secondo i ricercatori, diretti da Maria Glymour, per chi non ha il vizio delle bionde ma ha sposato un fumatore il pericolo di ictus sale fino al 72%. Il fumo passivo dunque fa male anche in casa.
Gli studiosi hanno esaminato persone ‘over 50′, sposate, per un periodo di oltre 9 nove anni. Dopo aver aggiustato i risultati, per tenere conto anche degli altri fattori di rischio ictus, si e’ visto che per i non fumatori che convivono con un tabagista il pericolo e’ reale. E passa dal 42% in piu’ fra quanti non hanno mai acceso una sigaretta, al 72% di chi -anche per un breve periodo- si e’ fatto contagiare dal vizio del marito o della moglie. Al contrario, aver sposato un ex fumatore non aumenta il pericolo di ictus. Questo suggerisce che il rischio crolla se il partner si decide a buttare il pacchetto. 
“Questi risultati -spiega la Glymour- indicano che il fumo del proprio compagno di vita aumenta i pericoli di ictus per non fumatori ed ex fumatori. E che i benefici legati al fatto di smettere -conclude- si estendono anche al proprio sposo”.    

fonte: aduc droghe

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Uso Marijuana potrebbe accrescere rischio infarto, ictus

luglio 1, 2008

WASHINGTON. L’uso abituale di marijuana può aumentare i livelli nel sangue di una particolare proteina, che potrebbe incrementare il rischio di infarto o ictus, secondo quanto detto oggi da alcuni ricercatori del governo degli Stati Uniti.

Jean Lud Cadet dell’Istituto Nazionale sull’Abuso di Droghe, ramo dell’Istituto Nazionale per la Sanità statunitense, ha detto che questa scoperta è un’ulteriore prova dei danni a lungo termine che la marijuana può causare. Ma gli attivisti a difesa dell’uso della droga leggera hanno sollevato dei dubbi.

Molte altre ricerche, ha detto Cadet, si erano in precedenza focalizzate sugli effetti della marijuana sul cervello.

Ma il gruppo di studiosi ha questa volta esaminato altre parti dell’organismo umano, misurando i livelli di proteine nel sangue in 18 consumatori abituali della droga leggera e in 24 persone che invece non ne hanno mai fatto uso.

Il livello della proteina chiamata ‘apolipoproteina C-III’, ha spiegato Cadet, è risultata essere superiore del 30% nei consumatori di marijuana rispetto al gruppo di controllo dei non consumatori.

L’aumento di questa proteina determina conseguentemente un innalzamento dei trigliceridi, un tipo di grasso che si trova nel sangue è che può contribuire all’ingrossamento delle arterie e quindi portare al rischio di ictus e attacchi cardiaci.

La ricerca non ha tuttavia studiato l’effettiva incidenza dell’uso di marijuana sui casi di infarto o malattie del cuore.

Le persone esaminate nell’esperimento hanno dichiarato di fumare mediamente dalle 78 alle 350 sigarette di marijuana a settimana, hanno detto i ricercatori.

Ma lo studio, pubblicato nella rivista Molecular Psychiatry, è stato criticato da coloro che negli Stati Uniti sostengono la battaglia per la legalizzazione delle droghe leggere, che obiettano che tutti i casi analizzati riguardavano persone che abusano della droga a livelli estremi.

 “Penso che la soglia minima fosse 78 spinelli a settimana. Significa 10 o 11 al giorno”, ha detto in un’intervista telefonica Bruce Mirken, del movimento Marijuana Policy Project.

fonte: yahoo notizie