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Guida – manuale, estrazione domestica cannabinoidi

ottobre 5, 2008

18 marzo 2008

Estrazione domestica di tutti i fitocannabinoidi (identificate oltre 400 sostanze chimiche differenti , una settantina di tali componenti attivi appartengono alla famiglia dei cannabinoidi, molti dei quali ancora poco esaminati) presenti nella Cannabis Sativa, Indica e Ruderalis, per gli usi medici dei cannabinoidi.

Le informazioni disponibili su questo testo non intendono in alcun modo istigare od indurre a comportamenti VIETATI DALLA LEGGE. L’approvvigionamento di cannabis, o suoi derivati, deve avvenire con le modalità prescritte ai sensi del DPR 309/90 e successive modificazioni.

I cannabinoidi di grande interesse sono: • il Δ9 – tetraidrocannabinolo (THC, Delta 9-THC, uno dei maggiori e più noti principi attivi della Cannabis) • il cannabidiolo (CBD) • la tetraidrocannabivarina (THCV) • il cannabinolo (CBN) • il cannabigerolo (CBG) • il cannabinidiolo (CBND) • il cannabicromene (CBC) • il cannabiciclolo (CBL) • il cannabielsoino (CBE) • il cannabitriolo (CBT) • la cannabivarina (CBV ) • la cannabicromevarina (CBCV) • la cannabidivarina (CBDV) • la cannabigerovarina (CBGV) • il cannabigerolo monoetiletere (CBGM).

I fitocannabinoidi possono esser ingeriti (sono liposolubili), vaporizzati e fumati. Per l’estrazione dei cannabinoidi, le infiorescenze di Canapa, ( Erba, Maria, Ganja, Hemp, Kif, Grass, Shit, Mary Jane, Marijuana, etc.) devono essere asciugate completamente *.

I cannabinoidi (THC,CBD, etc.) non sono idrosolubili (cioè non si sciolgono in acqua), ma lo sono nei grassi, ( Olio, burro, grassi animali e vegetali) e in alcol, etere, cloroformio, solventi derivati dal petrolio ( Esano, benzene, etere di petrolio, diclorometano, toluene, ecc… ). Questi ultimi hanno il vantaggio di essere molto più selettivi, perchè negli alcoli oltre ai cannabinoidi si disciolgono anche la clorofilla** e numerose altre sostanze. Purtroppo questi solventi sono estremamente tossici per l’organismo umano così come lo sono in genere tutti i tipi di alcol. Benché vengano fatti evaporare, i solventi lasciano sempre qualche residuo, l’unico con un grado di tossicità basso o trascurabile é l’alcol etilico.

* I fiori di canapa sono asciutti quando, avvolti nel cellofan, non fanno più condensa.

** Per eliminare la clorofilla i coltivatori libanesi lasciano le piante di canapa sul campo fino a che non sono quasi asciutte. Entro questo tempo acquistano un colore marrone – rossastro ( la clorofilla è distrutta dai Raggi UV del sole ).

Esistono vari metodi di estrazione:

1°) – Estratto solido di cannabis: Hashish. Prodotto con il polline dell’infiorescenza di canapa (tipologie di Hashish pregiato: il Charas [indiano], il Manali, il Malana, il Parvati [prodotti nella regione himalayana dell’India],il Kashmiri,il Nepal Temple Balls [nepalese], l’Afgano, il Pakistano)

– Come si prepara: A) – durante il periodo di fioritura (è il metodo più antico e non prevede il taglio delle piante), a più riprese sfregare tra il palmo delle mani, piano, le estremità fiorite della pianta, B) – raschiare dalle mani, con apposito coltellino, la resina gommosa raccolta sul palmo delle mani; C) – raccogliere la resina di canapa (polline) in un contenitore liscio; D) – impastare la resina, manualmente, in pani; E) – sigillare la resina con cellofan, panni di canapa o lino.

2°) – Estratto solido di cannabis: Hashish. Prodotto con la di resina di canapa (Cioccolato, Libanese, Libano Oro, Super Polm, Skuff, Bourbouqa, Marocco 00, Riff marocchino, il Turco, Olandese, ecc)

–Come si prepara: A) – scuotere, sbattere e/o strofinare i fiori maturi della canapa femmina su una serie di setacci; B) – raccogliere la polvere resinosa in apposito contenitore; C) – comprimere la polvere, dopo averla riscaldata per permettere che le resine si fondano ed attacchino insieme, in blocchi o pani (magari con l’ausilio di mezzi meccanici); D) – sigillare la resina con cellofan, panni di canapa o lino.

3°) – Estratto liquido di cannabis: Preparazione galenica magistrale a freddo di olio di canapa, ottenuto per mezzo di un veicolo alcolico – L’olio (3° – 4°), vaporizzato, fumato o ingerito, ha una concentrazione di cannabinoidi molto più alta del materiale di partenza ( da 5 a 10) e quindi deve essere utilizzato, in proporzione, in quantità ridotte.

L’Hash – Olio ha un’apparenza distintiva del dorato – miele e dal verde scuro a quasi nero con una consistenza abbastanza solida (viscoso, simile a catrame). A temperatura ambiente è assai appiccicoso, ma una volta riscaldato è un liquido. Come si prepara: A) – far macerare l’infiorescenza (o l’ hashish) finemente sminuzzata in una soluzione idroalcolica a 95° gradi alcolici volumetrici, in 5 – 10 volumi di alcol ed 1 volume di materiale, in un contenitore chiuso (vaso, bottiglia o un recipiente di materiale neutro), in un luogo fresco e scuro per 28 giorni, il periodo di un intero ciclo lunare. B) – Trascorso il tempo previsto filtrare la soluzione in un recipiente, con un filtro di carta, un collant, oppure con un colino a maglia fine e spremere la pianta; C) – per separare la parte liquida (alcol e sostanze disciolte) si può fare evaporare l’alcol a bagnomaria ( l’alcol etilico evapora a 78,3 °C, l’acqua a 100°C ) oppure può essere recuperato in un qualunque distillatore ( in genere di vetro ) e rimarrà, comunque, sul fondo l’estratto: L’olio.

4°) – Estratto liquido di cannabis: Preparazione galenica magistrale a caldo di olio di canapa – Come si prepara: A) – mettere in un pentola l’infiorescenza sbriciolata; B) – affogarla completamente in alcol con gradazione 40° – 50°; C) – far cuocere a basso fuoco, circa 80º; D) – filtrare la soluzione e fare evaporare l’alcol restante. In questo modo, p.es., estraggono i principi attivi della cannabis per il medicinale Sativex®. Il Sativex® è un farmaco a contenuto standardizzato di fitocannabinoidi e contiene solo due forme purificate della canapa, THC e CBD. Per produrlo ( è uno spray sublinguale), estraggono i cannabinoidi sotto vacuo in un circuito chiuso, recuperando così continuamente l’alcol, e successivamente, affinché possa essere nebulizzato, lo allungano in solventi con un rapporto circa 1:1 (etanolo, glicole propilenico). Includono anche un ingrediente supplementare, l’ olio di menta piperita, che evita al paziente il “temuto” effetto psicoattivo della cannabis (High). * Il > è un prodotto industriale e l’utilizzo del “glicole propilenico” dipende dal fatto che, 1° costa pochissimo e si nasconde molto bene negli oli essenziali, e 2°, contrasta l’effetto disseccante dell’alcool nella lozione idroalcoolica. Il “propylene glycol” non esiste in natura, è un prodotto chimico.

5°) – Olio cotto di cannabis, per uso alimentare: Come si prepara: A) – ridurre l’infiorescenza di Cannabis in piccoli frammenti e metterla nella pentola; B) – aggiungere olio (o burro) quanto basta, l’olio deve coprire bene i fiori (1:10 – 1:20 – 1:30, in base alla % di THC presente nell’infiorescenza ed alla desiderata concentrazione di principi attivi); C) – aggiungere acqua, 4 – 5 – 6 cm (tanto, la si dovrà far evaporare, lentamente, tutta…), per evitare surriscaldamenti ed allungare il tempo di cottura, per una buona estrazione; D) – mettere con coperchio su fiamma bassa e far bollire; E) – quando sta per svanire l’acqua allontanare dalla fiamma il tegame, perché l’olio surriscaldato farebbe vaporizzare i cannabinoidi, far svaporare tutta l’acqua e continuare a mantenerlo caldo (a circa 80°: non bollente, no frittura!) per almeno 5 minuti; F) – lasciare macerare per 1 giorno e filtrare;

6°) – Tintura madre e tintura classica di canapa – La tintura è una preparazione liquida ottenuta mediante l’azione estrattiva dell’alcol sulla pianta intera o su sue parti (foglie, radici, ecc.). La differenza più rilevante tra la tintura classica e la tintura madre (T.M.) é nel materiale di partenza: nella tintura classica é costituito dalla droga secca, mentre nella tintura madre é dato dalla pianta fresca. In tal modo nella tintura madre vengono preservati più principi attivi. Pro. Trattandosi di una forma di estrazione molto diffusa e tra le più utilizzate in Fitoterapia. E’ un preparato che si presta bene all’automedicazione e l’efficacia, nella maggior parte dei casi, è buona. Contro. Il contenuto in alcol non è irrilevante e pertanto non è adatta a chi presenta disturbi al fegato, ai bambini e a chiunque abbia problemi con l’alcol. Come si prepara: A) – La droga, viene messa a macerare, in una bottiglia o un recipiente di materiale neutro, in una soluzione idroalcolica che va dai 45° ai 70° gradi alcolici volumetrici, in relazione alla quantità d’acqua che la pianta contiene naturalmente: è necessaria quella percentuale di alcol che permette di ottenere un rapporto droga/solvente. Nella preparazione delle tinture idroalcooliche si adotta generalmente una regola fissa: per ottenere cinque parti di tintura finale, è necessaria una parte di droga (ovvero, 20 grammi di droga per ottenere 100 ml di tintura). B) – mettere la pianta a macerare per un periodo variabile, da 25 a 40 giorni. C) – filtrare la soluzione così ottenuta e farla decantare per 48 ore. In questo modo (con alcol a 45° – 70° gradi) la T.M. di cannabis agisce prevalentemente in virtù della presenza dei 330 principi attivi, diversi dai cannabinoidi, identificati nel fiore di canapa (alcaloidi, oligoelementi, etc). Ma, per sciogliere anche i cannabinoidi basta far cuocere a circa 80º la soluzione idroalcolica con i fiori di cannabis, oppure, far macerare la pianta in una soluzione a 95° gradi alcolici e, infine, per ridurre la gradazione alcolica della T.M. ottenuta, aggiungere acqua q.b. La scadenza è di 5 anni, a confezione chiusa.

7°) – Tisana – Con l’infiorescenza si può preparare, inizialmente (prima di procedere con il 2°,4° o 5° metodo di estrazione), per combinare l’azione terapeutica di altri principi attivi presenti nell’infiorescenza di canapa, un eccellente “The di canapa”, ma ricordate che, in tutte le tisane, i Cannabinoidi sono presenti in quantità minore rispetto a quella terapeuticamente attiva (non sono idrosolubili) e si preparano prima dell’uso perché si alterano facilmente. Come si prepara: A) – far bollire l’ ”erba” per almeno 20 – 30 minuti, coperta aggiungendo acqua di tanto in tanto; B) – separare con il setaccio la tisana dall’infiorescenza lasciando sul fondo del tegame i pistilli e resina non disciolta nell’acqua; C) – rimettere l’infiorescenza nella pentola e continuare l’estrazione dei cannabinoidi, indifferentemente, con il 3°, 4° o 5° metodo illustrato.

Nota1: tutti i processi di estrazione del THC e del CBD, per non buttare nulla, si devono ripetere almeno due volte.

Nota2: I recipienti usati per la conservazione di tutti gli estratti liquidi di Cannabis, devono essere di vetro scuro (o meglio, rivestiti con nastro adesivo di colore nero coprente) con chiusura ermetica, e tenuti in un luoghi freschi ed oscuri.

I farmaci, correntemente commercializzati in Italia per uso terapeutico ( Cannabis Curativa ), sono:

a) Cannabinoidi naturali, Cannabis Flos: • Bedrocan ® • Bedrobinol ® • Bediol ®

b) Estratto di Cannabis: •Sativex®

c) Cannabinoidi di sintesi: • Marinol ® (dronabinol) • Cesamet ® (nabilone) Va fatto notare che i derivati sintetici sembrano mostrare minore efficacia e maggiore incidenza di effetti collaterali rispetto ai derivati naturali, a tutt’oggi preferiti da molti pazienti.

Per informazioni dettagliate, sugli usi terapeutici della cannabis, visitate il sito dell’Associazione per la Cannabis Terapeutica [ACT]

Fonte: associazione Luca Coscioni

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Ass. Naz. Estimatori Canapa: Le nostre proposte

maggio 25, 2008

Assemblea Nazionale degli Estimatori della Canapa
Bologna, 28 gennaio 2007
VAG61 via Paolo Fabbri 110

La canapa come risorsa ecologica ed economica per uno sviluppo eco-compatibile

L’urgenza condivisa da tutti è che la canapa TORNI SUI CAMPI ITALIANI, con tutti i vantaggi che ne possono derivare.
Si è rilevato che manca una vera e propria filiera che consenta agli agricoltori di piazzare sul mercato la canapa prodotta: allo stato attuale delle cose infatti mancano stabilimenti per la trasformazione; per un industriale, inoltre, è praticamente impossibile trovare filati, carta o altri derivati della canapa per poterli inserire nel ciclo produttivo.
Infine, servirebbero microfiliere per la lavorazione della canapa che creino reddito per i piccoli contadini: oggi solo i grandi proprietari terrieri possono permettersi di coltivarla, e i beni che ne derivano sono quasi unicamente di lusso.
La soluzione è quella di informare e interessare gli imprenditori e investitori più attenti.

La canapa è stata bandita e vessata perché la diffusione di altri materiali – sintetici e non – ha lasciato intravedere nuovi e più lauti guadagni.
Ma la situazione è cambiata: il petrolio si sta esaurendo; la liberalizzazione di questa pianta, oggi, potrebbe essere addirittura più vantaggiosa della sua proibizione e, nel ritrovato business della canapa, un imprenditore attento sicuramente potrebbe vedere nuovi e più sani guadagni.
Questo determinerebbe una vasta diffusione dei campi di canapa, e farebbe tornare “normale” una pianta che è stata per troppo tempo demonizzata e sradicata criminalmente dalla terra e che invece è fondamentale per la salute di quest’ultima. Ha infatti proprietà disinquinanti, e già alcune aziende pensano di coltivarla nei terreni adiacenti ai loro stabilimenti per purificarli dall’inquinamento che esse stesse hanno prodotto.

Con la canapa si possono produrre un sacco di prodotti e potrebbe essere molto conveniente coltivarla, ma bisogna sostenere con incentivi governativi i contadini che oggi hanno problemi di commercializzazione, di macchine per il raccolto, di costi di trasporto o di lavorazione. Ma si tratta di una grande risorsa per il rilancio della nostra agricoltura, e comincia a prendere forma, in varie regioni italiane, un movimento contadino interessato al discorso.

Gli usi di questa pianta sono moltissimi: i vecchi canapicoltori, quelli che in passato hanno fatto in tempo a vederne campi interi, dicevano che è come il maiale della natura: non si butta via niente! Semi, foglie, fibra, cellulosa, tronco: ognuna di queste parti è utilizzabile in più modi, offrendo una quantità infinita di opportunità di applicazione. Inoltre è una pianta estremamente resistente, e i semi da semina hanno costi sostenibili.

Inoltre, le modificazioni climatiche che cominciano pesantemente a far sentire i loro effetti sulla salute del pianeta e di chi ci vive ci indicano una soluzione chiara: bisogna rispettare la natura. La canapa è una delle tante strade.

L’autocoltivazione per uso personale e il divieto della pubblicità di qualsiasi sostanza come strumenti di riduzione “dei danni”

In questo scenario non possiamo dimenticare che la canapa produce anche sostanze psicoattive che sono vietate.
Coltivarla senza autorizzazione può costare oggi da 6 a 20 anni di carcere.

Oggi in Italia vi sono svariati milioni di cittadini che consumano canapa o suoi derivati contenenti fitocannabinoidi. Queste persone devono rivolgersi quotidianamente al mercato nero per acquistare piccole quantità a prezzi esorbitanti e con forti rischi di incontrare sostanze inquinate e quindi dannose. Il consumo viene punito con sanzioni amministrative pesantissime, alle quali si aggiungono il rischio di perdita della patria potestà e del posto di lavoro, discriminazioni per gli sportivi, il divieto di donare sangue…
L’acquisto di piccole quantità non è reato ma la vendita sì. La coltivazione, anche di poche piante, è considerata spaccio ed è quindi molto più rischiosa del semplice acquisto quotidiano.
Ciò determina un proliferare del piccolo spaccio e della microcriminalità. Gli spacciatori da strada inoltre possono, stando nella dose massima consentita dal decreto Berlusconi-Fini-Giovanardi e vendendo a prezzi sempre più bassi, guadagnare molto più denaro smerciando eroina, cocaina o droghe chimiche piuttosto che canapa (più profumata, voluminosa ed economica).
Come ha denunciato anche il Ministro dell’interno G. Amato in questi giorni, questa situazione sta portando sempre più persone (soprattutto giovani) a consumare, spesso inconsapevolmente, droghe pesanti, perché disinformate su quali rischi possono incontrare.

I fitocannabinoidi sono sostanze molto meno pericolose delle principali droghe legali e illegali, sono conosciute e consumate da millenni e su questi argomenti esiste una amplissima bibliografia e documentazione scientifica.

Il ritorno alla legalità porterebbe un sensibile distacco dei consumatori di canapa dagli ambienti criminali, riducendo drasticamente i danni collegati all’attuale circolo vizioso proibizionista.
La possibilità dell’autocoltivazione, inoltre, sottrarrebbe un’enorme quantità di denaro alle mafie per reinserirla nell’economia legale.

Ricordiamoci poi che il mercato nero offre, sempre per i soliti motivi di
guadagno ad ogni costo, un prodotto dalla qualità pessima, a volte
malconservato o addizionata a paraffina, hennè e altre sostanze, che sono realmente nocive
per l’apparato polmonare e la salute di chi le inala e che nessuno si preoccupa di controllare.

Anche da questo si intuisce che lo spirito del proibizionismo non agisce per
motivi di salute pubblica!

Crediamo sia tornato il momento di restituire alla natura questo bene prezioso.

postato da Giovanni Foresti

fonte: mariuana.it