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Proibizionismo? No, grazie! Il modello Olandese

maggio 8, 2008

Unica nel suo genere. Modello positivo per molti. Incubo per altri. La società Olandese è sicuramente un caso particolare che merita di essere affrontato per la sua politica totalmente contocorrente in materia di stupefacenti rispetto al proibizionismo che ha sempre dominato in Europa e nel mondo.

Anche altri aspetti della società dei Paesi Bassi meriterebbero di essere affrontati, approfonditi e probabilmente presi a modello, ma qui ci limiteremo ad analizzare la normativa in materia di stupefacenti.

Da Wikipedia :

Le sostanze stupefacenti sono divise in due categorie o liste dalla Opiumwet (legge sull’oppio):

  • I categoria, sostanze che comportano rischi e danni inaccettabili per la salute quali l’eroina, la cocaina e l’XTC e le anfetamine, anche denominate droghe pesanti (Harddrugs)
  • II categoria, sostanze che causano meno danni alla salute: tra queste anche i prodotti della cannabis (derivati dalla canapa indiana, marijuana e hashish)

Questa distinzione è espressa anche nella severità delle pene imposte per vari reati e nella scala di priorità adottata nel campo delle indagini.

La vendita di droghe leggere può sempre essere punita; tuttavia, la priorità viene data alla lotta alle droghe pesanti, per cui:

  • La quantità venduta è importante. Non viene attivamente indagata la vendita di una quantità massima di 5 grammi per persona per giorno in ciascuno dei coffee-shop autorizzati, mentre la vendita di quantità superiori (spesso legata all’esportazione) viene colpita duramente.
  • La vendita di quantità superiori ai 5 grammi, sia essa effettuata in bar, caffè, ristoranti o sulla strada, viene perseguitata attivamente.

La teoria che sta dietro questa pratica è che la vendita di piccole quantità di droghe leggere per uso personale causa minore rischio sociale e personale rispetto all’uso ed alla vendita delle droghe pesanti.

Nei Paesi Bassi si svolgono regolarmente ricerche sulla diffusione dell’uso di droghe; dall’ultima ricerca è emerso che negli Stati Uniti le persone che fanno uso regolare di cannabis sono più del doppio (in percentuale) di quelle dei Paesi Bassi; la differenza è ancor più marcata quando si considerano le droghe pesanti.

Droghe pesanti

Il possesso di droghe pesanti è un reato; esso tuttavia viene solitamente perseguito specificamente quando la quantità posseduta supera gli 0,5 grammi.

Invece la vendita di droghe pesanti, indipendentemente dalla quantità, è un reato per il quale le indagini ed i processi hanno la massima priorità; esso viene punito con pene severe. Tuttavia lo spaccio ‘al minuto’, in alcune zone delle maggiori città, viene controllato ma sostanzialmente tollerato sulla base di una politica di riduzione del danno; è la polizia a decidere quando e se è il caso di intervenire.

“Politica della tolleranza”

Nonostante la cosiddetta “Politica della tolleranza” (Gedoogbeleid), nei Paesi Bassi, al contrario di quanto spesso si creda all’estero, è vietata la produzione, detenzione, vendita e acquisto di qualsiasi droga (inclusi i derivati della canapa). È però consuetudine il non procedere contro l’acquisto di 5 gr di cannabis nei coffee-shop, contro la detenzione di una piccola quantità di droghe per consumo personale e contro la coltivazione di un numero limitato di piante di canapa, sempre per utilizzo personale. Nei Paesi Bassi, infatti, per ogni tipo di droga sono punibili il commercio, la vendita, la produzione e la detenzione. Solo l’uso di droghe non è punibile.

Di particolare interesse è il “concetto dell’opportunità ” presente nel diritto penale dei Paesi Bassi, secondo il quale, per cause che riguardino l’interesse della collettività è possibile desistere dal perseguire un reato. In pratica, quando un comportamento che violi la legge (un reato) non è tale da minare l’ordine pubblico, il Pubblico Ministero può decidere di non perseguirlo. Le direttive su quali reati punire e quali non punire in materia di stupefacenti sono decise in un documento pubblico del Pubblico Ministero.

Secondo la direttiva del PM del 1º gennaio 2001 non si persegue la vendita di cannabis nei coffee-shop in cui siano rispettati i seguenti criteri:

  • non è permesso vendere alla stessa persona più di 5 grammi al giorno
  • non è permesso vendere droghe pesanti (quindi non è permesso vendere ecstasy)
  • non è permesso fare pubblicità alla droga
  • non è permesso turbare la quiete e l’ordine del vicinato
  • non è permesso vendere ai minorenni (fino a 18 anni) e i minorenni non possono entrare nei coffee-shop.

Ci sono tre obiettivi principali che vengono realizzati dalla “politica della tolleranza” e la regolamentazione dei coffee-shop. In primo luogo si vuole scoraggiare e possibilmente evitare del tutto il consumo di droghe leggere da parte di minorenni. Oltre a ciò si auspica una riduzione dei problemi di ordine pubblico (sia individuali che sociali) derivanti dal consumo delle droghe leggere. Infine, il divieto più assoluto imposto sulla vendita di droghe pesanti nei coffeshop mira a ridurre il rischio di un possibile passaggio da droghe leggere a droghe pesanti separando e differenziando i due mercati.

La separazione tra droghe leggere e pesanti vuole evitare che i consumatori di droghe leggere entrino a contatto con droghe più pesanti e il circuito criminale in cui queste vengono distribuite. La finalità principale della politica dei Paesi Bassi in materia di stupefacenti è far diminuire la domanda e l’offerta di droga (infatti il numero di coffee-shop si è ridotto del 36% tra il 1997 e il 2003, da 1179 a 754) e ridurre i rischi che l’uso di stupefacenti comporta, sia per i consumatori (altrimenti costretti a muoversi in ambienti dominati dalla criminalità) che per la società nel suo complesso.

In questa ottica le droghe leggere richiedono un diverso approccio delle droghe pesanti. In molti paesi non viene formalizzata la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, ma essa è di fatto applicata.

Contrariamente a quanto comunemente si crede, le droghe trovate dalla polizia devono essere confiscate per legge, sia che si tratti di droghe pesanti sia che si tratti di droghe leggere, anche se sono piccole quantità destinate all’uso personale. In base alla “legge sull’oppio”, infatti, le droghe leggere rimangono illegali, e ne sono ufficialmente proibite la coltivazione e la produzione, vendita o compera, importazione o esportazione, e il possesso.

La “politica della tolleranza” però porta ad una de-criminalizzazione de facto, dove il reato nella pratica non viene mai perseguito nei casi singoli. Quindi il possesso e la vendita autorizzata di quantità inferiori ai 5 grammi vengono di norma consentiti, mentre la produzione o l’acquisto su larga scala vengono attivamente perseguiti.

I risultati del modello Olandese

Il numero di decessi collegati all’uso di droghe nei Paesi Bassi è il più basso in Europa. Il governo dei Paesi Bassi riesce a supportare circa il 90% dei tossicodipendenti con i programmi di disintossicazione. Il risparmio di tempo e denaro connesso alla tolleranza controllata delle droghe leggere ha consentito di concentrarsi effettivamente sulla lotta alle droghe pesanti. La politica della tolleranza non ha portato ad un maggior consumo di droghe leggere: nei Paesi Bassi il 9.7% dei giovani ragazzi consuma droghe leggere una volta al mese, paragonabile al livello in Italia (10.9%) e Germania (9.9%) ed inferiore a quelli del Regno Unito (15.8%) e Spagna (16.4%). Queste percentuali si ripetono riguardo alle statistiche sulle droghe pesanti: nei Paesi Bassi ci sono 2,5 tossicodipendenti per ogni mille abitanti, in Belgio 3,0, in Francia circa 3,9, in Spagna 4,9, in Italia 6,4.

La tolleranza ha portato la società ad accettare il fenomeno dello “spinello”, così come anche il consumo di alcol è accettato. Per la legislazione dei Paesi Bassi ognuno rimane responsabile delle proprie azioni anche sotto influenza di droghe: perciò è responsabile per i reati o danni compiuti. Nei Paesi Bassi si contano circa 28.000 tossicodipendenti, ma oltre 300.000 alcolisti e oltre 650.000 assuntori cronici di sonniferi e calmanti. L’uso di droghe leggere è da considerarsi perciò, in termini di diffusione sociale, un problema minoritario. Portare il consumo di sostanze stupefacenti alla luce del sole, infatti, permette un certo controllo sociale che limita danni e rischi non solo alla società stessa, ma anche ai singoli consumatori, che possono documentarsi preventivamente sui rischi e decidere autonomamente se fare uso di droghe o meno.

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Olanda. Entrate fiscali per 400 milioni di euro grazie alla vendita di cannabis nei coffeeshop

maggio 6, 2008

Pomodori, cetrioli, marijuana. Sono i tre prodotti agricoli d’esportazione olandesi di maggior successo, e hanno una cosa in comune: vengono coltivati quasi esclusivamente nelle serre. Pomodori e cetrioli in maniera del tutto legale, le piantine di canapa per la marijuana no. L’anno scorso l’industria nazionale della cosiddetta droga leggera ha conseguito un fatturato di due miliardi di euro. Anche lo Stato ha incassato una bella cifra: i 700 coffeeshop legali hanno versato al Fisco circa 400 milioni di euro. Solo di imposte sulle entrate, sia ben chiaro, giacche’ non devono pagare l’Iva, come ha rivelato il programma “Reporter” dell’emittente televisiva KRO. “Nederweit” -in gergo la cannabis da spinello- e’ il principe dei prodotti d’esportazione, alla stregua appunto di pomodori e cetrioli.

I primi Paesi importatori sono Germania e Gran Bretagna, ha constatato il commissario di polizia Max Daniel. Secondo le sue stime, la maggior parte del “Nederweit” prodotto in Olanda, in pratica il 60%, viene venduto e consumato fuori dai confini nazionali, mentre il resto e’ destinato ai consumatori olandesi attraverso i coffeeshop. I prezzi variano in base alla qualita’. Ad Amsterdam, dove la richiesta dei turisti stranieri e’ maggiore, la marijuana costa piu’ che a Rotterdam o a Utrecht. Da molte parti, la sostanza e’ venduta a partire gia’ da 6 euro al grammo e quella di qualita’ inferiore anche a 4 euro. Per gli spacciatori tollerati nei coffeeshop e’ un affare lucrativo, in quanto possono contare su margini di guadagno del 150-200%, una quota che il singolo venditore normale si sogna, con il suo 2-4%. Nessuna meraviglia, dunque, se i maggiori proprietari dei coffeeshop viaggiano in auto di lusso e si possono permettere grandi ville. Ma la loro e’ una vita rischiosa. Devono garantirsi scorte di marijuana che vendono legalmente, ma che comprano illegalmente. E’ il paradosso della trentennale politica olandese sulle droghe. Come dice la vulgata, la sostanza passa dalla porta principale al momento d’essere venduta, ma entra da quella di servizio quando viene comprata. In base alla legge attuale, nei coffeeshop una persona puo’ acquistare al massimo 5 grammi di sostanza purche’ si identifichi e dimostri d’aver compiuto 16 anni.
La coltivazione massiccia di canapa e’ proibita. Ma e’ talmente vantaggiosa che sono sempre piu’ numerose le abitazioni dei quartieri “bene” trasformate in spazi coltivati a canapa. Sono dei nascondigli perfetti. Questa politica sostanzialmente schizofrenica ha fatto si’ che negli ultimi decenni in Olanda sia cresciuta una mafia della droga, e ogni anno si registrano almeno cinque omicidi tra bande rivali. La resa dei conti per il possesso del territorio avviene spesso per strada, proprio come succede con la mafia in Italia: gli esecutori arrivano in motocicletta, sparano e scappano.
Si valuta che nei coffeeshop le vendite di marijuana arrivino a 265.000 chili l’anno. L’anno scorso la polizia ha distrutto quindici grosse piantagioni illegali di canapa coltivata in serra. Ogni volta che accade si produce un’impasse, ossia i coffeeshop restano sguarniti e i prezzi aumentano perche’ la domanda supera l’offerta. Ma il pendolo torna presto a oscillare nell’altra direzione, grazie a chi procura in breve tempo gli innesti per le nuove piantine.
Sei anni fa, quando venne eletto per la prima volta capo del Governo, il cristianodemocratico Jan Peter Balkenende disse che avrebbe voluto chiudere tutti i coffeeshop. Ma finora non e’ riuscito nel suo intento perche’ in Olanda esiste un’agguerrita lobby a sostegno della vendita legale di marijuana. Tuttavia, nel frattempo l’approccio della politica dell’Aja e dei Comuni riguardo ai coffeeshop si e’ irrigidito. Per esempio, questi locali devono trovarsi a una certa distanza dalle scuole, e vengono chiusi per decreto se c’e’ la prova che vendono anche droghe pesanti come cocaina o eroina. E in effetti, negli ultimi anni il loro numero e’ sceso da 1000 agli attuali 700.

Tratto da Die Presse (trad. di Rosa a Marca)

Hempyreum weblog team