Italia. I medici: non ci sono soldi per test antidroga

settembre 20, 2008

I medici sono pronti a collaborare sulle misure per la sicurezza stradale, contro le stragi del sabato sera, ma chiedono di discutere insieme alle Istituzioni gli strumenti e le procedure da utilizzare per i controlli che mirano a scoraggiare l’uso di alcol e’ droga nei giovani. E’ questa la risposta ufficiale dei vertici della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli Odontoiatri (Fnomceo) alle misure proposte dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, per contrastare il fenomeno della guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Misure che prevedevano la partecipazione di medici e infermieri e che avevano gia’ ad agosto suscitato polemiche.

Il Comitato centrale della Fnomceo, riunito a Roma, ha valutato le indicazioni proposte “in una prospettiva di collaborazione” contro un fenomeno che “ci preoccupa in quanto cittadini e in quanto medici”, spiega in una nota Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo. A fine agosto, ricorda una nota della Fnomceo, “era partita una sperimentazione per sottoporre a test antidroga le persone alla guida. E per i controlli sulle strade il sottosegretario Giovanardi dispose la partecipazione dei medici e degli infermieri, peraltro senza averne mai ufficialmente interpellato le organizzazioni rappresentative”. In quell’occasione la Federazione annuncio’ che le misure sarebbero state esaminate dopo la pausa estiva. Ora arriva, dunque, la risposta ufficiale che e’ di completa collaborazione.  “Ma e’ indispensabile – ha aggiunto Bianco – che nella formulazione di questa specifica normativa, i medici vengano sentiti per privilegiare, al di la’ del sensazionalismo, una seria riflessione sull’efficacia delle procedure e degli strumenti nella prospettiva di conseguire un bene collettivo”.

La questione, per tanti aspetti, “e’ gia’ tutta all’interno della nostra Carta Costituzionale – si legge nella nota – che, all’articolo 32, pone la salute pubblica non solo come ‘fondamentale diritto dell’individuo’ ma anche come ‘interesse della collettivita’. E, facendosi garante dell’autonomia del cittadino, chiaramente sottolinea che ‘nessuno puo’ essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge’ e che tale legge ‘non puo’ in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona’”.

Inoltre, rispetto agli obiettivi dichiarati, “ci appaiono del tutto insufficienti – dicono i camici bianchi – le risorse messe in campo, pari a circa un milione e mezzo di euro previsto gia’ da una legge del 2003, come ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Giovanardi, che ha la delega alle Politiche antidroga”. I medici, che verificano continuamente come il fenomeno della droga non venga adeguatamente percepito come pericoloso, soprattutto tra i giovani, chiedono anche un impegno educativo piu’ generale.

“Ci aspettiamo, quindi anche misure chiare in direzione non solo della repressione ma anche della prevenzione: per scoraggiare l’uso delle droghe e’ fondamentale educare i giovani”.

fonte: aduc.droghe

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