La cannabis della Valnerina è stata messa al macero

settembre 9, 2008

8 settembre 2008

Prosegue il progetto del Museo della canapa di Sant’Anatolia di Narco
di Daniele Ubaldi

Prosegue il processo di lavorazione della cannabis sativa varietà carmagnola, ovvero la canapa coltivata ai Piani di Ruscio (Monteleone di Spoleto) per iniziativa del Museo della canapa di Sant’Anatolia di Narco, antenna dell’ecomuseo della Valnerina, Comune di Sant’Anatolia di Narco e Cedrav.

Dopo la raccolta dello scorso 30 agosto, la canapa è stata posta ad essiccare all’interno del vivaio forestale della Comunità Montana a Castel San Felice e, ieri mattina, è stata finalmente posta al macero. Dopo la battitura, che ha consentito di eliminare completamente le foglie dallo stelo, e il taglio delle radici da utilizzate in seguito per accendere il fuoco, le piante sono state legate in mannelle, cioè dei piccoli fasci grandi quanto due mani semi aperte e, successivamente, immerse nell’acqua e bloccate con dei massi per evitare che tornassero a galla.
Grazie al prezioso contributo di alcune persone di Sant’Anatolia di Narco è stata pulita e ripristinata la sorgente detta della “Pia”, utilizzata almeno fino alla metà del secolo scorso proprio per mettere la canapa al macero. Le mannelle di canapa dovranno rimanere in acqua a macerare almeno per 10 giorni, per fare in modo che si separi completamente il canapulo dal tiglio.
Una volta tolta dall’acqua e messa ad asciugare, la canapa verrà poi gramolata, cardata e successivamente filata con la rocca e il fuso. A questo punto si potrà parlare non più di fibra ma di filato di canapa. Il filo, a quel punto, seguirà tutto l’iter per essere trasformato in tessuto: dalla riduzione in matasse con l’aspo all’orditura fino alla tessitura, utilizzando sia gli strumenti tradizionali che altri ricostruiti fedelmente a fini didattici.
Tra questi ultimi vanno annoverati i telai per tessere, presenti nel laboratorio annesso al museo stesso. Si passa da telai a quattro licci con orditoio sezionale a telai a pettine-liccio, a leve frontali costruiti appositamente per il Museo a ricostruzioni di telai utilizzati nelle varie epoche storiche per far comprendere, attraverso un affascinante percorso espositivo, l’evoluzione dell’attività tessile dalla preistoria ai giorni nostri. Per dirla con le parole di Glenda Gianpaoli, coordinatrice del Museo e del progetto canapa, “Il museo va spiegato e va compreso solo facendo”.

Fonte: Spoletonline

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