Muore per una crisi d’asma, incolpano l’erba del ragazzo

agosto 17, 2008

15 agosto 2008

All’ospedale le danno adrenalina, poi perquisiscono casa e trovano le piante

di Alessandro Tettamanti

Lo scorso martedì alle sei e trenta del mattino i carabinieri irrompono in un casolare di Adro in Franciacorta (Brescia) dove vivono Luca P. e un altro ragazzo. Oltre ai due ci sono anche due ragazze che si trovavano lì in visita. I militari trovano nella serra dell’orto antistante la casa 20 piante di marijuana e altri 150 grammi non stoccati. I quattro vengono arrestati con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. L’indomani i carabinieri di Adro tengono una conferenza stampa. Affermano che l’abitazione era tenuta sotto controllo in seguito alla morte di Angela Moscato convivente e compagna di Luca, avvenuta a Sassari il 2 Agosto. I militari spiegano che stanno cercando di stabilire un legame tra la sua morte e il consumo di marijuana in quanto la ragazza era allergica alle graminaccee e soffriva d’asma. Profilano addirittura la responsabilità del compagno che si trovava con lei al Sardinia Reggae Festival per “morte in conseguenza di altro reato”. Quella sera aveva ammesso di aver fumato erba. Il giorno dopo le agenzie battono la notizia. Ma la marijuana non è una graminacea e anzi può essere utilizzata sotto forma terapeutica per chi ha problemi d’asma. E’ solo l’inizio di una vicenda che «è stata utilizzata per fare della disinformazione di stampo proibizionista – afferma Umberto Gobbi di Radio Onda d’urto , radio antagonista bresciana dove Luca tiene una trasmissione reggae, “ritma irie”. «L’accusa di detenzione ai fini di spaccio è particolarmente infamante – continua Gobbi- perchè rivolta verso chi si è sempre pronunciato a favore dell’autoproduzione e contro lo spaccio. Luca lo ha sempre sostenuto con forza anche nei suoi programmi in radio dove non ha mai fatto mistero di essere un consumatore non occasionale di erba affermandolo esplicitamente. La quantità ritrovata a casa sua, anche se può sembrare elevata a chi non fa uso di cannabis, in realtà è normale per chi al posto della tisana preferisce farsi una canna»
In conferenza stampa però, una cosa inconfutabile i carabinieri l’hanno detta: c’era un’autentico via vai intorno il casolare di Luca. Gli amici non volevano lasciarlo solo un momento, dopo l’assurda morte di Angela. «Un caso che oltre ad essere di incompetenza sanitaria, è un caso di pregiudizio. – afferma Gobbi – E’ in gioco il diritto di ognuno ad essere curato in modo adeguato. Sia esso clandestino, senza fissa dimora o semplicemente fuori dalla norma. Senza che chi viene classificato come “diverso”, se sta male, sarà per colpa della droga». Quella sera al festival quando i medici sono arrivati hanno visto Luca con i dread lunghi fino alla schiena e Angela piena di orecchini. «Hanno cominciato a scherzare chiedendo se non si fossero fatti troppe canne – continua il portavoce della radio bresciana – e hanno chiesto alla ragazza se si facesse le pere, interpretando i numerosi pizzichi di zanzare che aveva come “buchi” di siringhe. Alla loro richiesta di cortisone, gli è stato risposto che una canna non ha mai ucciso nessuno. Hanno applicato semplicemente un codice giallo, fermandosi con l’autoambulanza ai semafori. In ospedale i medici capendo finalmente la gravità della situazione, le hanno fatto un’iniezione. Ma di adrenalina, che normalmente si fa a chi è in overdose di eroina e a cui Angela forse era allergica. A chi è allergico si fa il cortisone».
Ieri il Gip ha disposto la scarcerazione di tutti e quattro i ragazzi. Per le ragazze il giudice ha creduto alla loro estraneità ai fatti. Per gli altri due c’è l’obbligo di firma. «Il Gip non si è espresso sulla detenzione a fine di spaccio – ha affermato Sergio Pezzucchi, avvocato di Luca – ma ha scarcerato i due a prescindere in quanto incensurati e per aver avuto una corretta condotta processuale. Hanno sempre ammesso infatti che quella coltivazione era la loro. Una pena così lieve fa comunque pensare che il giudice abbia ritenuto verosimile l’uso personale. Nessun collegamento è stato fatto nel processo con la morte di Angela». Il collegamento è stato fatto solo dai carabinieri di Adro che di loro iniziativa hanno effettuato la perquisizione. «Nessun intervento è stato richiesto in tal senso dalla procura di Sassari, la sola preposta a farlo – ha continuato l’avvocato – la perquisizione infatti non aveva mandato.» Può essere che i carabinieri si siano parlati in modo informale.
«Vogliono screditare Luca come testimone per un caso di malasanità e per questo hanno alzato questo polverone avvalorando una tesi fuori da ogni logica» sostiene Umberto Gobbi. Sulla vicenda un’esposto alla procura di Sassari è stato fatto dai familiari della ragazza che fin’ora avevano chiesto il massimo riserbo sulla vicenda.

Fonte: liberazione

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