Un po’ di storia

agosto 15, 2008

Nel secolo XIX la Cannabis fu ampiamente utilizzata dalla medicina ufficiale come antiemetico, analgesico e anticonvulsivo, mentre nella prima metà del ‘900 fu di uso comune nel trattamento di alcuni sintomi neurologici (spasmi muscolari, insonnia, nausea), nonostante la documentazione scientifica al riguardo fosse scarsa. Per una serie di circostanze, nel 1942 essa fu cancellata dalla farmacopea degli Stati Uniti e nei primi anni ’70 fu classificata in molti paesi come sostanza priva di effetti terapeutici.
Una riabilitazione dell’uso terapeutico della marijuana è avvenuta a seguito di referendum in sette Stati degli Stati Uniti nella seconda metà degli anni ’90. Tra il 1998 e il 1999 diversi Enti internazionali hanno sollecitato la rivalutazione dell’uso terapeutico dei derivati della Cannabis (Science and Technology Committee della Camera dei Lord del Regno Unito, Governo Israeliano, International Narcotics Board dell’ONU, Ministri della Sanità del Canada e della Germania, Commissione Federale della Accademia Nazionale delle Scienze degli USA).
Uno studio retrospettivo del 1999 a cura dell’Associazione della Cannabis come Medicina (Germania), compiuto su 170 individui affetti da varie malattie, di cui l’11% da Sclerosi Multipla, riporta che il 71% dei soggetti hanno riferito sostanziali miglioramenti della sintomatologia dopo assunzione di Cannabis, senza effetti collaterali degni di nota. La natura stessa di questo studio peraltro è tale da non fornire dati scientificamente validati e utilizzabili (Schnelle et al., Forschende Complementarmedizin 6 Suppl. 3: 28-36, 1999).
Una recente rassegna del dicembre 2000 (Williamson e Evans, Drugs 60: 1303-1314, 2000) concorda nell’affermare che vi sono in letteratura numerose pubblicazioni riportanti esperienze che suggeriscono un effetto terapeutico della Cannabis e dei suoi derivati e richiama l’attenzione sulla necessità di studi più accurati e più estesi per definire l’efficacia, il dosaggio, le indicazioni terapeutiche e gli effetti indesiderati, nonché per stabilire quali componenti dell’estratto di Cannabis siano efficaci e se i singoli componenti siano più o meno attivi dell’estratto grezzo in cui sono tutti presenti.

Seguendo la via tracciata dai precedenti studi nel 2003 sono stati pubblicati i risultati di uno Studio Clinico nella Sclerosi Mulitpla (CAMS) sulla rivista Lancet (J.Zajicek et al. on behalf og the UK MS Research Group, Cannabinoids for treatment of spasticity abd other symptoms related to multiple sclerosis –CAMS study- multicentre randomised placebo-controlled trial. Lancet 2003 Nov 8;362:1517-1526).
In particolare durante gli ultimi anni sono stati pubblicati diversi lavori riguardanti l’uso della cannabis nella SM, questi studi sono orientati in due direzioni:
a) trattamento sintomatico della SM,
b) trattamento “di base” della malattia (azione “neuroprotettiva”).
Appartengono al primo gruppo anche alcune recenti ricerche pubblicate nel 2004, per esempio un gruppo di ricercatori inglesi (P.Fox, et al., Neurology 2004; 62:1105-1109) ha condotto una ricerca su 14 persone con SM e tremore allo scopo di valutare l’efficacia di un estratto di cannabis somministrato per via orale (cannador). Purtroppo tale derivato non ha prodotto miglioramenti funzionali signficativi sul tremore, anche se gli autori concludono il lavoro ipotizzando miglioramenti soggettivi del tremore, probabilmente mediati da effetti sull’umore. Un lavoro inglese (DT Wade et al., Multiple Sclerosis 2004,10; 434) è stato condotto su 160 pazienti con SM. Lo studio ha valutato l’effetto di estratti standardizzati di cannabis (Sativex®) su alcuni sintomi tra cui spasticità, disturbi urinari, tremore, dolore. In particolare non sono stati osservati effetti collaterali importanti sull’umore o sulle funzioni cognitive con una tossicità complessiva modesta. Infine la spasticità misurata con scala apposita era diminuita dal Sativex rispetto al placebo. Sempre nello stesso anno e sulla stessa rivista è stato pubblicato un lavoro di un gruppo di ricercatori svizzeri (C.Vaney et al., Multiple Sclerosis 2004, 10 ; 417), che ha verificato l’attività di estratti standardizzati di cannabis sativa, somministrati per via orale, in 50 soggetti scarsamente responsivi ai comuni trattamenti antispastici. Lo studio avrebbe dimostrato le potenzialità nel diminuire la frequenza degli spasmi muscolari e aumento della mobilità con effetti collaterali di entità moderata. Appartengono al secondo filone alcuni lavori pubblicati nel 2003, tra cui citiamo un lavoro di un gruppo di ricercatori inglesi (Pryce G, et al., Brain 2003; 126: 2191-2202) condotto sul modello animale della SM. Tale lavoro ha dimostrato che i topi deficitari dei recettori CB1 per i cannabinoidi tollerano molto meno gli attacchi infiammatori e citotossici sviluppando neurodegenerazione. In riferimento sempre all’argomento neuroprotezione sono degni di nota altri lavori come: a) Arevalo-Martin A, et al. Therapeutic action of cannabinoids in a murine model of multiple sclerosis J Neurosci 2003 Apr 1; 23(7): 2511-6, b) Croxford JL, Miller SDImmunoregulation of a viral model of multiple sclerosis using the synthetic cannabinoid R+WIN55,212. J Clin Invest 2003 Apr; 111(8): 1231-40, c) Killestein J, et al. Immunomodulatory effects of orally administered cannabinoids in multiple sclerosis. J Neuroimmunol 2003 Apr ; 137 (1-2) : 140-3). Tali lavori condotti sul possibile ruolo degli endocannabinoidi sui meccanismi immunitari, valutano un eventuale ruolo sui processi patologici di base, che dovrà essere approfondito con ulteriori studi.

La legge italiana, ovvero il testo unico sugli stupefacenti n. 309 del 1990, chiama la pianta in questione Cannabis indica anziché Cannabis sativa, sottospecie indica, trascurando la classificazione botanica della pianta.

Fonte: aism

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