Flynn: il proibizionismo sulle droghe è un flagello

giugno 12, 2008

12 giugno 2008

di Matteo Angioli

Dopo decenni di repressione, nel Regno Unito abbiamo 280.000 tossicodipendenti e numerosisismi crimini per droga: serve un’iniezione di pragmatismo.

On. Flynn, Uno dei temi a lei caro è quello della droga.Di recente il governo laburista,per mano del Ministro degli Interni Jacqui Smith,ha deciso di riclassificare la cannabis dalla classe C alla B,tornando così ad un inasprimento delle pene previste per chi possiede cannabis.Cosa ne pensa?

La riclassificazione della cannabis è una mossa che non tiene conto né dell’evidenza né del parere della scienza e il vero scopo di questa misura è quello gratificare molti politici. Farà piacere al Ministro degli Interni che domani leggerà titoli lusinghieri degli stupidi tabloid che la loderanno per quanto è stata brava e tenace.

Da 37 anni il Regno Unito persegue un approccio duro con la droga.Abbiamo iniziato nel 1971 e da allora abbiamo continuato su questa strada.Poi,quando ci siamo accorti che quelle leggi non funzionavano,le abbiamo inasprite ulteriormente e poi ancora e ancora.Alla fine ci siamo ritrovati con le leggi più repressive d’Europa e con il più alto tasso di uso di droga, di morti per droga,e di crimini legati alla droga.Per qualche motivo i nostri politici negano l’evidenza e non vedono il legame tra questi due aspetti.

Nel 1970, quando avevamo leggi umane ed intelligenti, c’erano meno di 1000 tossicodipendenti; i crimini e i morti per droga praticamente non esistevano e l’eroina era distribuita dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Oggi, dopo 37 anni di severa repressione, abbiamo 280.000 tossicodipendenti e numerosissimi crimini per droga. Ritengo tragico che un governo rivendichi di decidere in base all’evidenza scientifica, mentre in realtà la ignora aggravando così il flagello della droga e dei morti per droga che abbiamo nel nostro paese. Stiamo dando al mondo un esempio terrorizzante.

Cosa ha fatto per convincere il governo, in particolare il Primo Ministro Gordon Brown, a non andare avanti con la riclassificazione?

A Brown ho mandato una lettera. Lo strumento principale con cui opero al momento è il Consiglio d’Europa. Sono un membro del Consiglio e sono stato Relatore per un documento sulla nuova convenzione sulla droga. Non è un documento rivoluzionario, tutto quello che cerca di fare è dire “facciamo ciò che funziona, concentriamo le energie su politiche efficienti”. L’approccio giudiziario non serve, serve invece un approccio sanitario, fatto di terapie, di scambi di aghi, di narcosale.

L’intero gabinetto si è schierato compatto con il Primo Ministro?

Sì, dovevano farlo, altrimenti chi dissentiva avrebbe dovuto dimettersi. Nessun ministro, purtroppo, ha espresso un pur minimo dubbio. Sono terrorizzati dal rischio di spaventare il pubblico e di perdere i voti. Ho parlato di recente con un ministro e sembrava totalmente intrappolato nell’argomento proibizione. Poi, davanti ad una tazza di tè o una pinta di birra, molti di loro ti diranno che non ci credono.

Dato che la politica di eliminazione della droga in Afghanistan non sta avendo successo,cosa fare delle coltivazioni di oppio?

Devo innanzitutto dire che ero favorevole all’intervento in Afghanistan. Tra i nostri obiettivi ce ne erano alcuni positivi, come quello di smantellare Al Qaeda. Sono però sempre stato contrario all’idea di andare in Afghanistan sperando di poter intaccare l’importo di eroina ed altre sostanze. Oggi abbiamo le più grandi piantagioni di oppio di tutta la storia e nelle strade di Londra circola più eroina di quanta ne fosse mai circolata ad un prezzo mai così basso. Solo sull’eroina e sull’eliminazione dell’oppio abbiamo speso 250 milioni di sterline dei contribuenti in aggiunta ai due miliardi spesi nell’esercito. E’ un fallimento totale. E se per qualche miracolo si riuscisse a diminuire la produzione di oppio in Afghanistan, questa aumenterebbe comunque da qualche altra parte. E’ come cercare di strizzare un palloncino. Si riduce in Afghanistan, ma aumenta, per esempio, a Miami, in Turkmenistan o nel nord del Pakistan. Così come la distruzione delle piantagioni in Colombia aumenta quella in Perù e in Bolivia.

Quanto ci vorrà secondo lei prima che l’UE e l’ONU passino ad una politica sulla droga diversa,più sensata ed efficace?

Ho dedicato molti anni a questa battaglia e oggi credo di provare un senso di scoramento. Sono passati quindici anni dalla prima volta in cui ho chiesto in parlamento la possibilità di usare la cannabis per scopi terapeutici, per esempio per persone affette da sclerosi multipla. Ma ritengo che ci sia un cambio nell’attitudine della gente. Non credo che nessuna corte del Regno Unito finirà per condannare un malato affetto da sclerosi multipla su una sedia a rotelle che fa uso di cannabis. Dunque l’attitudine è cambiata. Il problema è la legge che non lo è.

*Paul Flynn, Deputato laburista gallese eletto nel colleggio di Newport West fin dal 1987, noto per non aver mai accetato incarichi ministeriali. Nel 1996 ha vinto il premio “Deputato dell’anno” e la politica sulla droga è uno dei suoi interessi principali.

Fonte: Radicali Milano

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