Italia. Gianfranco Fini contro le droghe: non e’ lecito farsi del male

giugno 11, 2008

La legge Fini-Giovanardi sulle tossicodipendenze deve essere pienamente “attuata e pensiamo di farlo” attraverso il ricorso ai regolamenti d’attuazione della normativa. E’ Gianfranco Fini, primo firmatario insieme a Carlo Giovanardi della legislazione in vigore sulla droga, a sottolinearlo mettendo pero’ in guardia sul fatto che “non basta soltanto intervenire con le leggi e con il contrasto”.
Quello che occorre, rileva il presidente della Camera intervenendo alla presentazione del libro di Alessandro Barbano ‘Degenerazioni – droga, padri e figli nell’Italia di oggi’ (Rubbettino Editore), e’ “una politica di valori sani” in cui svolgano un ruolo tutte le componenti della societa’ come la Chiesa, le associazioni di volontariato e lo stesso mondo politico”.
Si tratta, spiega Fini, di “combattere cio’ che si puo’ definire l’anemia morale di chi trova nelle sostanze un motivo per superare la propria condizione di debolezza”. Un fenomeno che deriva anche “dai modelli veicolati dalla societa’ dei consumi, finalizzati alla valorizzazione di quel che appare e non di quel che e’. Quante sciocchezze sono state dette o cantate come se fossero il trionfo dell’antagonismo generazionale mentre sono invece la cancellazione dell’identita’ personale”.
Per Fini e’ quindi necessario “non assecondare le tendenze e le tentazioni largamente diffuse nella societa’, l’errore di chi e’ convinto che il valore fondamentale della liberta’ possa essere declinato senza regole o confini determinati’.
‘Oggi il rischio della societa’ contemporanea non e’ in un eccesso di autoritarismo, ma in una deriva che lede la dignita’ umana: il rischio e’ la liberta’ che diviene anarchia, ma non puo’ esistere la liberta’ di farsi del male” perche’ nel relativismo del ‘tutto e’ lecito’ “non si distingue piu’ tra cio’ che e’ bene e cio’ che e’ male”.

Il problema della droga “investe tutti” ma “ci si occupa con molta maggiore intensita’ di questioni meno importanti. Questo dovrebbe essere un tema centrale piu’ di tante altre questioni su cui litiga la politica”. E’ Giuliano Amato a sottolinearlo, dicendo no al “giustificazionismo. Non c’e’ alcuna ragione per cui i giovani del nostro tempo debbano cadere nel nichilismo”. I dati sul consumo di stupefacenti “sono drammatici e c’e’ da contrastare le dicerie sbagliate sulle quali c’e’ chi poi conquista voti”.
L’ex ministro dell’Interno si riferisce ad esempio al fatto che “lo spinello di oggi non e’ quello di tanti anni fa, che aveva principi attivi molto meno alti”. Le ‘canne’ in circolazione tra i giovani “possono devastare il cervello se se ne fa un certo uso giornaliero. E’ una battaglia che investe tutti e puo’ essere fatta solo se tutti se ne rendono partecipi. Quando sento che bisogna ‘fargliela vedere agli islamici con il nostro cristianesimo’, mi si rizzano i capelli: la ‘chiamata alle armi’ la dobbiamo fare contro noi stessi perche’ siamo noi che stiamo perdendo noi stessi”.

Tra gli intervenuti alla presentazione del libro anche monsignor Vincenzo Paglia. “Il libro di Barbano -rileva Paglia- fotografa un problema di ordine culturale e morale. L’emergenza educativa e’ la vera emergenza, se non trasmettiamo a questi giovani una dimensione per cui valga la pena vivere e non ‘sballare’ falliremo. Lo ‘sballo’ e’ una domanda d’amore, questo e’ quello che non si riesce a capire.
E’ come se dicessero ‘esisto anch’io’. Il problema di fondo e’ il vuoto di questi giovani che poi e’ il vuoto che gli adulti trasmettono ai giovani”.

fonte: aduc.droghe

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