Una teoria sugli effetti : cannabis come decondizionante sociale

giugno 9, 2008

L’uso delle sostanze psicoattive è stato interpretato dal farmacologo canadese Ronaid Sìegel in termini di “bisogno primario” dell’umanità. Le droghe (che, legali o illegali, sono state universalmente usate) sarebbero “agenti adattogeni”, che aiutano gli individui a far fronte ad una serie di esigenze esistenziali (cfr. Siegel 1989). Potremmo affermare che, a dispetto del diffuso stereotipo che equipara l’uso di droga a “fuga dalla realtà”(vale a dire dal “mondo esterno”), la “realtà” non è univoca, ma è mediata e condizionata da molti fattori; ‘uso di droga, beninteso se controllato, influisce su questi fattori.

Nel contesto di questo approccio, possiamo ritenere che l’effetto della cannabis abbia una specifica caratteristica: quello di “decondizionamento culturale”. Per condizionamento culturale intendiamo un fenomeno per cui l’attività mentale sì svolge attraverso schemi prefissati, assorbiti dall’educazione e dal contesto culturale, che sfuggono al controllo cosciente; essi si concretano in “modalità di interpretazione e di comunicazione” (cfr. Arnao1982,p.60).

Questi condizionamenti hanno peraltro una loro funzione, laddove agevolano i rapporti degli individui nel contesto della attività “normale” e produttiva. Accade però spesso che vengano adottati in maniera automatica, al di fuori delle circostanze che li rendono necessari: L’automatismo si manifesta nella tendenza a riprodurre nel contesto delle attività ricreative, delle pause di riposo, moduli dì comportamento che sono tipici dell’attività produttiva.

Il concetto di “condizionamento culturale è confermato dal fatto che una evasione temporanea e ciclica dei condizionamenti e una costante della condizione umana: in ogni cultura esistono momenti e luoghi in cui la gente “si lascia a andare”, o addirittura assume una identità diversa: è tipico il caso del Carnevale. Sul piano biologico, l’esigenza del decondizionamento è dimostrata dal fatto che la funzione del sonno come momento di recupero biologico è legata alla cosiddetta “fase REM”, in cui avvengono i sogni: vale a dire che la funzione principale del sonno è legata ad un momento dì attività mentale dì tipo diverso da quella “normale” dello stato di veglia.

Fra i condizionamenti culturali ci sembra interessante accennare a quegli effetti che riguardano: le percezioni sensoriali, il rapporto col tempo e l’esperienza degli oggetti.

  1. PERCEZIONI
    – Potenziamento del momento interpretativo e a un affievolimento dell’input diretto degli stimoli sensoriali: un colore, una tig uno scenario, vengono sottoposti ad un processo di interpretazione piuttosto che di osservazione delle loro qualità intrinseche.
  2. TEMPO
    Tendenza a vivere nel presente facendo un continuo riferinto all’esperienza (passato) e alla anticipazione/pianificazione (futuro).
  3. OGGETTI
    Gli oggetti vengono percepiti in base alle loro “funzioni” piuttosto che sulle loro qualità.
    Come si è visto ai paragrafi precedenti, gli effetti della cannabis sulle percezioni, sui riferimenti temporali, sull’attività mentale agiscono in direzione opposta a quella che instaura i condizionamenti.

L’effetto della cannabis, nella misura in cui elimina una serie di condizionamenti acquisiti con la crescita e l’adattamento alle esigenze i società, è stato accostato al recupero di una dimensione “infantile”:
“[…] l’adulto, sotto gli effetti della cannabis, percepisce il mondo ci meraviglia e la curiosità di un bambino; dettagli che sono normalmente ignorati catturano l’attenzione, i colori sembrano più chiari e più vivi e nuovi valori possono essere scoperti in opere d’arte che prima sembravano avere poco significato…” (Grinspoon-Bak 1993,p.14.1).

“Gli effetti che prediligo nel fumo sono: disponibilità al gioco, cor trazione calda e piacevole con qualsiasi cosa io stia facendo, senza farmi ossessionare dalle altre cose ancora da fare, insomma un rapporto con la realtà che mi ricorda in maniera precisa quello che avevo da bambino. Per me il fumo non fa “fuggire dalla realtà”, ma mi permette di starci dentro lìbero da tutte le incrostazioni accumulate con l’età. Per questo trovo assurdo che fumino i giovanissimi” (testimonianza raccolta dall’autore).

fonte : “cannabis. uso e abuso” di Giancarlo arnao

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