L’aroma proibito della marijuana

maggio 28, 2008

In una casa privata sulla baia di San Francisco un’esclusiva degustazione di cannabis.In regime di semi-legalità essere raffinati conoscitori diventa un business.

DOLCE, ma con un retrogusto speziato. Con un fresco profumo di vite e un pungente bouquet floreale. Dall’aroma muschiato di sottobosco: su un lungo tavolo del tipo di quelli che si trovano nei refettori, alcuni piattini espongono profumati e, di solito, poco esibiti fiorellini. Tutto è pronto, in un salotto privato della San Francisco ‘liberal’, per un marijuana tasting, una vera e propria degustazione delle diverse specie di piantine di cannabis. Come fossero vini da collezione. Organizzatore Stephen De Angelo che ha voluto allestire la particolare ‘mostra-interattiva’ per far conoscere e apprezzare i diversissimi tipi di marijuana esistenti e iniziare gli appassionati come lui a una ‘estetica della cannabis’: “Una fragranza dolce può evocare il profumo del miele di montagna…e cosa ci evoca un profumo di menta? un profumo di rosa o di ciliegia?”.

Le foglioline portano con sè un profumo che parla, un aroma che racconta la terra in cui sono cresciute. E il gusto non è che l’ultimo dei sensi a essere stimolato. Il primo è la vista: non solo le foglie e i fiori, il loro colore, le sfumature ma anche il fumo, il percorso che segue dopo essere passato in uno speciale vaporizzatore che Stephen ha costruito apposta per le sue meditazioni. Il fatto che il vapore si espanda è sempre buon segno, preannuncia un’essenza speziata e aromatica.
E al San Francisco Chronicle che l’ha intervistato, Stephen, non senza un pizzico di autoironia, ha detto di definirsi un “cannassaurus”.

In un angolo d’America, la Bay Area di San Francisco, in cui la pratica della degustazione – dall’olio d’oliva al pane – è diventata un rito sociale, espressione di consapevolezza e di impegno, la cannabis si sta delineando come la nuova frontiera. In un angolo d’America che non è lontano dai vigneti della Napa Valley e che dell’organic food ha fatto un vero e proprio stile di vita, quelli che vogliono sapere come e dove è cresciuta l’erba che fumeranno – anche a scopo farmacologico – appartengono a un gruppo che va crescendo.
In California la cannabis è soggetta a un regime di semi-legalità: non c’è una normativa statale e non ci sono limiti fissi relativi alla quantità. Così si danno situazioni molto diverse. Ad esempio, secondo la Drug Enforcement Administration, il distretto di Marin County consente il possesso di 6 piantine, mentre nella confinante Sonoma County si possono coltivare fino a 99 piantine. Anche di più in caso di grave malattia e col consenso del medico. Usata per alleviare il dolore, stimolare l’appetito, trattare la nausea e l’insonnia la cannabis sta di fatto diventando un businnes. Così c’è chi, smitizzando un po’ l’evento organizzato da Stephen, sostiene l’assoluta impossibilità di riconoscere i diversi tipi di infiorescenza. Dale Gieringer, coordinatore dell’associazione per la riforma sulla normativa legata alla marijuana, raffredda gli animi e precisa che le sfumature di profumo e aspetto svaniscono una volta che il fiore della pianta è ridotto in polvere da fumarsi. Insomma, secondo qualcuno c’è solo puzza di soldi.

(23 aprile 2007)

Fonte: Repubblica.it

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