La scoperta del sistema endocannabinoide (parte 5)

maggio 27, 2008

Situazione legislativa sull’uso dei cannabinoidi in medicina

L’industria farmaceutica ha prodotto negli ultimi anni differenti cannabinoidi sintetici, alcuni dei quali sono stati registrati per uso terapeutico e commercializzati in diversi paesi. In particolare vanno citati il dronabinol in commercio in Germania, Olanda e negli USA prodotto dalla Solvay Pharmaceuticals, Inc. ed il nabilone, con proprietà farmacologiche simili al THC ed in commercio in Gran Bretagna, Canada e Germania, Belgio, Olanda, Svizzera, Israele e Sudafrica, prodotto dalla Cambridge Laboratories Ltd, UK. Entrambi i prodotti sono approvati per il trattamento della nausea e del vomito nelle chemioterapie antitumorali e nell’anoressia in malati di AIDS. Il dronabinol è disponibile anche nell’Unione Europea come farmaco generico. Recentemente si sono aggiunte due specialità medicinali a base di infiorescenze di Cannabis Sativa, disponibili dal 1 settembre 2003 nelle farmacie olandesi. In Canada, Gran Bretagna e più di recente negli USA è invece stato approvata la vendita del THC: CBD per il trattamento del dolore nei pazienti con SM. In Canada, unico paese al mondo, dal 2001 è consentito fare uso, possedere e coltivare marijuana per scopi medici. Tali pratiche sono disciplinate da Marihuana Medical Access Regulations per pazienti oncologici o affetti da sclerosi multipla, malati di AIDS, epilettici, malati terminali. Dal 23 ottobre 2004 il governo ha ammesso la distribuzione della marijuana medica attraverso la rete delle farmacie. Attualmente, circa 800 pazienti canadesi sono autorizzati a fare uso e a possedere marijuana per scopo medico. In Italia l’uso medico dei derivati della cannabis è molto difficoltoso poiché non esistono fonti legali di approvvigionamento e non esistono sul mercato italiano prodotti a base di Cannabis e derivati. Invece è possibile importare legalmente dall’estero questi prodotti, in particolare da altri paesi dell’U.E., naturalmente su prescrizione medica (art. 2 del D.M. 11/02/1997 che riguarda l’importazione di specialità medicinali registrate all’estero). Nel recentissimo DL (marzo 2006) la Cannabis ed i suoi derivati sono stati inclusi nella tabella I, dove trovano posto quelle sostanze che non trovano nessun impiego terapeutico e che, quindi, non possono essere prescritte. L’ex ministro Storace ha emesso un decreto che permetteva, per i 90 giorni successivi, di utilizzare le norme della vecchia legislazione. Tuttavia la procedura è molto complessa e richiede l’autorizzazione del Ministero della Salute – Ufficio Centrale Stupefacenti, l’intervento della farmacia ospedaliera o altra farmacia della ASL territoriale di competenza, o l’intervento del magistrato. Va rilevato che tale procedura, per la sua complessità, si è ripetutamente rivelata una sorta di “percorso ad ostacoli”, fonte di intoppi burocratici, disguidi, ritardi, che espongono i pazienti che la utilizzano a grandi disagi, mettendo spesso in discussione la possibilità di effettuare con continuità la terapia.

Prof. Rosanna Cerbo
Neurologist and Psychiatrist; Professor of Neurology, 1st School of Medicine and Surgery, La Sapienza University, Rome, Italy

Fonte: leadershipmedica

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