La scoperta del sistema endocannabinoide (parte 3)

maggio 27, 2008

Freeman RM (Int Urogynecol J Pelvic Floor Dysfunct 2006) ha recentemente pubblicato i dati relativi ad un possibile effetto benefico della cannabis sui disturbi urinari in pazienti con SM: i tre gruppi a differente trattamento (estratto cannabis, THC o placebo) hanno mostrato una riduzione significativa del disturbo urinario: del 38% nel gruppo trattato con estratto cannabis , del 33% nel gruppo THC e del 18% nel gruppo placebo, Brady CM (Mult Scler 2004) ha effettuato uno studio aperto relativo al possibile effetto della cannabis sui disturbi urinari in pazienti affetti da SM.
Sono stati studiati 15 pazienti trattati per otto settimane con THC:CBD e per altre otto settimane solo con THC. La raccolta dei dati ha mostrato un significativo miglioramento dell’urgenza minzionale, della nicturia e del numero di episodi di incontinenza. Anche la soggettiva percezione di dolore, spasticità e qualità del sonno hanno mostrato un significativo miglioramento. Recentemente Rog DJ (Neurology 2005) ha trattato con THC: CBD 66 pazienti con SM e dolore centrale refrattario ai trattamenti per cinque settimane tramite uno studio randomizzato in doppio-cieco placebo-controllato a gruppi paralleli. Il trattamento attivo è risultato ben tollerato e ha mostrato un’effettiva efficacia nel ridurre il dolore e i disturbi del sonno. Alcuni studi hanno invece mostrato un effetto sul dolore centrale neuropatico. Svendsen KB (BMJ 2004), tramite uno studio cross-over randomizzato in doppio-cieco placebo-controllato ha somministrato dronabinolo per os per tre settimane e placebo per altre tre settimane, dopo un periodo di pausa tra le due fasi di trattamento della durata di due settimane. I 24 pazienti trattati con farmaco attivo hanno mostrato una significativa riduzione del 21% del dolore provato rispetto a quello percepito all’inizio dello studio, ed un importante sollievo soggettivo. In Letteratura vi sono pertanto numerose pubblicazioni che suggeriscono un effetto terapeutico della Cannabis e dei suoi derivati. Tali dati richiamano l’attenzione sulla necessità di studi più accurati e più estesi per definire l’efficacia, il dosaggio, le indicazioni terapeutiche e gli effetti indesiderati, nonché per stabilire quali componenti dell’estratto di Cannabis siano maggiormente efficaci e se i singoli componenti siano più o meno attivi dell’estratto grezzo in cui sono tutti presenti. In Italia i prof. C. Pozzilli e M. Inghilleri stanno terminando un importante studio sugli effetti di Satixex nella SM.

Azione analgesica nel dolore oncologico
I cannabinoidi posseggono proprietà analgesiche, paragonabili a quelle dei cosi detti “oppiacei minori” ed aumentano l’efficacia della morfina nel trattamento del dolore ed il loro impiego ha promettenti potenzialità nella terapia del dolore oncologico, (3,4). Nella terapia del dolore severo oncologico, la morfina rappresenta un farmaco cardine il cui uso prolungato determina peraltro effetti collaterali indesiderati di una certa importanza: costipazione, depressione respiratoria, nausea, oltre che tolleranza e dipendenza fisica.
L’analgesia da cannabinoidi, dimostrata in modelli animali, è duratura, con potenza simile agli oppiodi e ben tollerata.
Infatti gli effetti collaterali indesiderati non sono, di solito, gravi: in acuto: psicoattivi (disforia, rallentamento del pensiero, alterazioni della percezione spazio-tempo, vertigini, ansia e attacchi di panico), alterazioni della funzione motoria; in cronico: compromissioni immunologiche, dipendenza in gruppi “ad alto rischio”, neoplasie (nei fumatori di marijuana). I cannabinoidi possono inibire il dolore agendo attraverso i recettori CB1 o CB2-like a vari livelli: a livello encefalico dove regolano la trasmissione sinaptica impedendo il rilascio del neurotrasmettitore del sistema antimocicettivo discendente a livello spinale dove è alta la concentrazione di recettori cannabinoidi CB1 a livello delle afferenze nocicettive. Inoltre l’attivazione dei recettori CB1-like e CB2-like regola l’inizio del dolore nel tessuto cutaneo, suggerendo possibilità che i cannabinoidi oltre ad una azione spinale e sopraspinale partecipano nel ridurre i segnali dolorosi a livello del tessuto.

Fonte: leadershipmedica

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