Italia. Adnkronos suggerisce di aumentare le tasse sulle sigarette

maggio 26, 2008
(Adnkronos) Le tasse possono far bene alla salute? Si’ quando aumentano cosi’ tanto da rendere il vizio delle ‘bionde’ un lusso. Un confronto tra i paesi europei dimostra che dove i tributi sulle sigarette sono piu’ alti aumenta il numero delle persone che rinuncia al fumo. E cosi’ la politica impositiva, arrivando dove hanno fallito le campagne di sensibilizzazione e le leggi, sembra rappresentare il sistema piu’ efficace per ridurre il consumo dei prodotti legati al tabacco. I fatti dimostrano che funziona. In Francia, per esempio, dopo un rincaro del 42% si e’ registrato un crollo dei fumatori del 32%.  In Italia l’aumento del costo delle sigarette del 40%, dovuto all’imposizione fiscale delle tasse sul fumo, ha indotto piu’ di mezzo milione di cittadini a rinunciare alle ‘bionde’. Forse non e’ stato solo l’aumento ad ‘aiutare’ gli ex fumatori, che hanno dovuto fare i conti anche con la legge del 2005 che ha esteso il divieto di fumare a tutti i locali aperti al pubblico e ai luoghi di lavoro.  Eppure, nonostante l’aumento, l’imposizione sulle sigarette in Italia e’ tra le piu’ basse rispetto agli altri paesi. Secondo quanto riporta ‘Fisco nel mondo’, il periodico di fiscalita’ internazionale dell’Agenzia delle entrate, l’imposizione fiscale italiana sul singolo pacchetto di sigarette (nonostante le indicazioni poste in essere dall’Oms) la piu’ bassa. Infatti si ferma al 58%, al pari della Grecia e del Belgio. In Portogallo, ad esempio, le tasse incidono maggiormente che in Italia e cioe’ per il 61%, in Germania per il 62%, in Gran Bretagna per il 63% mentre in Spagna e Francia per il 64%. E ancora, arrivano al 59% in Austria, al 60% in Irlanda e al 69% in Israele. Sul piano comunitario, nonostante gli sforzi intrapresi, volti ad armonizzare la relativa tassazione nell’area europea, rimane la preoccupazione dovuta al grosso differenziale dei prezzi e delle imposte sul tabacco.
Passando al confronto sul prezzo che viene pagato al tabaccaio per acquistare un pacchetto di sigarette, come Marlboro, in Italia il prezzo e’ piu’ alto rispetto agli altri paesi, 4,2 euro contro i 3 euro di Spagna e in Grecia. Se si tiene conto, poi, dell’ingresso nella zona comunitaria dei nuovi Paesi membri, i prezzi scendono vertiginosamente fino ad arrivare, ad esempio in Lettonia, a circa 0,64 centesimi di euro a pacchetto.

Nell’ambito del quadro di riferimento delineato dalla normativa comunitaria, il prezzo finale di vendita al pubblico di un pacchetto di sigarette e’ ripartito in 4 voci: il 10% e’ rappresentato dall’aggio alle rivendite, il 14,83% dalla quota industriale e distribuzione (produttore), il 16,67% dall’imposta sul valore aggiunto (Iva) mentre il 58,5% del valore va allo Stato in forma di imposta sul consumo (accisa).

Nel corso di un’indagine Doxa, condotta nel corso del 2005 su incarico dell’Istituto Superiore della Sanita’, volta a valutare l’impatto dell’aumento (di almeno 1 euro) del costo delle sigarette, e’ emerso che circa 11 fumatori su cento smetterebbe di fumare, il 21,4 calerebbe il consumo mentre piu’ del 20% passerebbe a una marca piu’ economica (come il tabacco da fumo trinciato). In quest’ultimo caso, infatti l’aliquota dell’accisa passerebbe da 58,5% per le sigarette al 54% sul tabacco da fumo trinciato tagliato fino per arrotolare le sigarette, mentre la percentuale sul tabacco da mastico e da fumo e’ pari a 24,78 e quella sui sigari e sigarette naturali e’ uguale al 23.

Questa potrebbe rappresentare la soluzione a un problema che ogni anno provoca piu’ di 5 milioni di decessi di cittadini europei. Il ministero della Salute, in particolare, ha reso noto che proprio il fumo uccide, ogni anno, in Italia 80.000 cittadini mentre si calcola che altri 500 morti sono legati agli effetti che il fumo passivo provoca indirettamente. Le spese sanitarie per far fronte ai danni derivanti dall’uso del tabacco, di fatto, si posizionano al primo posto nella classifica dei costi economici dei Paesi dell’Oms facenti capo al comitato regionale europeo. Le stime eseguite dalla Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, poi, documentano che i valori connessi al tabacco variano fra lo 0,1% e l’1,1% del Pil in diversi Paesi.

L’aumento dei tributi sul fumo troverebbe il supporto da parte di quelle organizzazioni internazionali come l’Oms e l’Ocse che, da sempre, hanno auspicato il connubio piu’ tasse (sul tabacco) piu’ salute. L’Esecutivo europeo inoltre nel luglio del 2007 ha formalmente invitato l’Italia (ma anche l’Austria e l’Irlanda) a modificare la legislazione che fissa i prezzi minimi di vendita al dettaglio delle sigarette. Secondo il punto di vista della Commissione, costantemente accolto dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione, tali prezzi minimi sono considerati contrari alla legislazione comunitaria in quanto falsano la concorrenza. Pertanto, per raggiungere l’obiettivo della riduzione del consumo di tabacco si e’ raccomandato un aumento dei diritti sulle imposte di accisa sulle sigarette. (Adnkronos)

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