Ass. Naz. Estimatori Canapa: Le nostre proposte

maggio 25, 2008

Assemblea Nazionale degli Estimatori della Canapa
Bologna, 28 gennaio 2007
VAG61 via Paolo Fabbri 110

La canapa come risorsa ecologica ed economica per uno sviluppo eco-compatibile

L’urgenza condivisa da tutti è che la canapa TORNI SUI CAMPI ITALIANI, con tutti i vantaggi che ne possono derivare.
Si è rilevato che manca una vera e propria filiera che consenta agli agricoltori di piazzare sul mercato la canapa prodotta: allo stato attuale delle cose infatti mancano stabilimenti per la trasformazione; per un industriale, inoltre, è praticamente impossibile trovare filati, carta o altri derivati della canapa per poterli inserire nel ciclo produttivo.
Infine, servirebbero microfiliere per la lavorazione della canapa che creino reddito per i piccoli contadini: oggi solo i grandi proprietari terrieri possono permettersi di coltivarla, e i beni che ne derivano sono quasi unicamente di lusso.
La soluzione è quella di informare e interessare gli imprenditori e investitori più attenti.

La canapa è stata bandita e vessata perché la diffusione di altri materiali – sintetici e non – ha lasciato intravedere nuovi e più lauti guadagni.
Ma la situazione è cambiata: il petrolio si sta esaurendo; la liberalizzazione di questa pianta, oggi, potrebbe essere addirittura più vantaggiosa della sua proibizione e, nel ritrovato business della canapa, un imprenditore attento sicuramente potrebbe vedere nuovi e più sani guadagni.
Questo determinerebbe una vasta diffusione dei campi di canapa, e farebbe tornare “normale” una pianta che è stata per troppo tempo demonizzata e sradicata criminalmente dalla terra e che invece è fondamentale per la salute di quest’ultima. Ha infatti proprietà disinquinanti, e già alcune aziende pensano di coltivarla nei terreni adiacenti ai loro stabilimenti per purificarli dall’inquinamento che esse stesse hanno prodotto.

Con la canapa si possono produrre un sacco di prodotti e potrebbe essere molto conveniente coltivarla, ma bisogna sostenere con incentivi governativi i contadini che oggi hanno problemi di commercializzazione, di macchine per il raccolto, di costi di trasporto o di lavorazione. Ma si tratta di una grande risorsa per il rilancio della nostra agricoltura, e comincia a prendere forma, in varie regioni italiane, un movimento contadino interessato al discorso.

Gli usi di questa pianta sono moltissimi: i vecchi canapicoltori, quelli che in passato hanno fatto in tempo a vederne campi interi, dicevano che è come il maiale della natura: non si butta via niente! Semi, foglie, fibra, cellulosa, tronco: ognuna di queste parti è utilizzabile in più modi, offrendo una quantità infinita di opportunità di applicazione. Inoltre è una pianta estremamente resistente, e i semi da semina hanno costi sostenibili.

Inoltre, le modificazioni climatiche che cominciano pesantemente a far sentire i loro effetti sulla salute del pianeta e di chi ci vive ci indicano una soluzione chiara: bisogna rispettare la natura. La canapa è una delle tante strade.

L’autocoltivazione per uso personale e il divieto della pubblicità di qualsiasi sostanza come strumenti di riduzione “dei danni”

In questo scenario non possiamo dimenticare che la canapa produce anche sostanze psicoattive che sono vietate.
Coltivarla senza autorizzazione può costare oggi da 6 a 20 anni di carcere.

Oggi in Italia vi sono svariati milioni di cittadini che consumano canapa o suoi derivati contenenti fitocannabinoidi. Queste persone devono rivolgersi quotidianamente al mercato nero per acquistare piccole quantità a prezzi esorbitanti e con forti rischi di incontrare sostanze inquinate e quindi dannose. Il consumo viene punito con sanzioni amministrative pesantissime, alle quali si aggiungono il rischio di perdita della patria potestà e del posto di lavoro, discriminazioni per gli sportivi, il divieto di donare sangue…
L’acquisto di piccole quantità non è reato ma la vendita sì. La coltivazione, anche di poche piante, è considerata spaccio ed è quindi molto più rischiosa del semplice acquisto quotidiano.
Ciò determina un proliferare del piccolo spaccio e della microcriminalità. Gli spacciatori da strada inoltre possono, stando nella dose massima consentita dal decreto Berlusconi-Fini-Giovanardi e vendendo a prezzi sempre più bassi, guadagnare molto più denaro smerciando eroina, cocaina o droghe chimiche piuttosto che canapa (più profumata, voluminosa ed economica).
Come ha denunciato anche il Ministro dell’interno G. Amato in questi giorni, questa situazione sta portando sempre più persone (soprattutto giovani) a consumare, spesso inconsapevolmente, droghe pesanti, perché disinformate su quali rischi possono incontrare.

I fitocannabinoidi sono sostanze molto meno pericolose delle principali droghe legali e illegali, sono conosciute e consumate da millenni e su questi argomenti esiste una amplissima bibliografia e documentazione scientifica.

Il ritorno alla legalità porterebbe un sensibile distacco dei consumatori di canapa dagli ambienti criminali, riducendo drasticamente i danni collegati all’attuale circolo vizioso proibizionista.
La possibilità dell’autocoltivazione, inoltre, sottrarrebbe un’enorme quantità di denaro alle mafie per reinserirla nell’economia legale.

Ricordiamoci poi che il mercato nero offre, sempre per i soliti motivi di
guadagno ad ogni costo, un prodotto dalla qualità pessima, a volte
malconservato o addizionata a paraffina, hennè e altre sostanze, che sono realmente nocive
per l’apparato polmonare e la salute di chi le inala e che nessuno si preoccupa di controllare.

Anche da questo si intuisce che lo spirito del proibizionismo non agisce per
motivi di salute pubblica!

Crediamo sia tornato il momento di restituire alla natura questo bene prezioso.

postato da Giovanni Foresti

fonte: mariuana.it

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