Media e canne

maggio 23, 2008

 

Un impressionante elenco di giovani vite spezzate dalla sciagurata legge fini-giovanardi oltre che dalla ignoranza barbara di giornalastri di paese e dai sgt. ” Garçia di turno…

Tratto dal “Manifesto” del 12 ottobre 2007, p.12

Storie di ordinaria criminalizzazione che conducono al suicidio. Da Forlì a Pantelleria, quando l’arresto fa scalpore e la morte non è notizia.

Di Guido Blumir Giovedì 5 luglio 2007

Forlì. È una tranquilla serata della dolce estate italiana. Un giovane ai tavolini di un bar all’aperto fuma discretamente uno spinello. Il fatto non sfugge allo sguardo acuto dei militari del Nucleo operativo e radiomobile di San Martino, che si avvicinano minacciosi alla scena del crimine. Il ragazzo si sbarazza della canna, ma i carabinieri immediatamente afferrano il corpo del reato e sottopongono a un incalzante interrogatorio lo sventurato. Perquisizione a casa del giovane, a Castrocaro. «Fiutano ogni centimetro della camera», «non si lasciano incantare da quella parete che sa di cultura. Libri ovunque». Dentro a un libro trovano alla fine una modesta quantità di hascisc. Il ragazzo, Alberto Mercuriali, è sotto choc ma per un paio di giorni non succede nulla. Domenica mattina, la bomba: un’intera pagina del quotidiano locale viene dedicata al caso. «Imbottito di droga» (a caratteri cubitali). «Insospettabile agronomo smascherato dai carabinieri». «Possesso di stupefacenti per traffico». Non c’è il nome, ma in un piccolo paese tutti lo riconoscono. Lunedì mattina, il giovane collega un tubo di gomma allo scappamento della propria auto e si suicida. Giuseppe Ales, 23 anni, incensurato, geometra, Pantelleria. Manovale nel tempo libero per aiutare la famiglia: il padre, anziano agricoltore, ha perso una gamba a causa del diabete. All’alba del 20 marzo 2005, uno squadrone di Carabinieri armati di mitra gli piomba in casa. Rinvenute alcune piantine di marijuana alte pochi centimetri. Scattano le manette. In caserma, lunghi interrogatori e serrati confronti. Denuncia penale per traffico e produzione di stupefacenti. Processo per direttissima entro pochi giorni a Trapani. Da 1 a 6 anni di carcere. Intanto, per Ales, arresti domiciliari. Poche ore dopo, Il Giornale di Sicilia spara i titoloni: «Scoperto traffico nell’isola, arrestati gli spacciatori». La mattina di domenica, il fratello più piccolo apre la porta della cameretta di Giuseppe e lo trova impiccato con una corda al soffitto. Cristian Brazzo, 21 anni, incensurato, operaio. Vigodarzere (piccolo comune alle porte di Padova). 24 giugno 2004, sera. In macchina con alcuni amici. Stanno fumando uno spinello, vicino al fiume Brenta. Carabinieri. Controllo documenti. Perquisizione vettura. Tre grammi di hascisc. Tutti in caserma. I militari informano i giovani che verranno segnalati alla prefettura. Il gruppetto si scioglie. Christian resta solo, telefona ai genitori che tarderà. Ma non arriva. Il giorno dopo la sua auto viene rinvenuta vicino al fiume. Una settimana dopo, il fiume restituisce il corpo. Bruno Bardazzi, giovane operaio, incensurato. Prato, 2003. Viene fermato e denunciato per presunto spaccio perché trovato in possesso di pochi grammi di hascisc. Si toglie la vita. Marco Pettinato, 26 anni, Isolabella (piccolo comune a 30 km. da Torino). Lavora al prosciuttificio Rosa. Presidente della Pro Loco. Incensurato. Giugno 2002: viene segnalato «uno strano viavai» nei locali della stessa. I carabinieri intervengono: nel gruppetto Pettinato è quello con l’hascisc addosso, pochi grammi. Arrestato e denunciato per detenzione ai fini di spaccio. Alla fine dell’iter, condanna a 4 mesi. Settembre 2002. Pettinato si slaccia la cintura dei jeans, la appende alla recinzione del campo di calcio e si impicca. Lo trova la madre. Alessandro Maciocia, Cremona, primi mesi del 2002. Trovato con 2,5 gr. di hascisc. Vicino a lui un minorenne con 250 gr. Viene coinvolto nella vicenda per «concorso». Non regge al peso dell’odissea. Si suicida con il gas di scarico della sua auto. Lascia un biglietto: «Non c’entro niente». Un caso simile a Umbertide (Perugia). Nel 1993 un referendum (55,3 a 44,7) aveva depenalizzato il consumo. Ma restavano alcuni spiragli, come la coltivazione, l’uso di gruppo, la cessione di piccole quantità fra amici, duramente puniti. Chi voleva la mano pesante, ne approfittava. Diversi giudici invece (anche in Cassazione) assolvevano, ritenendo quei comportamenti assimilabili all’uso personale. Nel 2001 però il ministro dell’Interno Scajola lancia l’operazione «Strade pulite». Per la parte meno professionale e avveduta delle forze dell’ordine è giocoforza usare le retate di consumatori per fare numero. Intanto, Fini lancia la sua campagna per una legge più dura. Partono così quattro anni in cui si assiste a un’applicazione anticipata della «legge Fini», con il raddoppio di fermi, arresti, etc. Si crea un meccanismo perverso: a causa del battage governativo, l’arresto di fumatori dà maggiore visibilità a chi lo effettua. Le storie di suicidi che abbiamo raccontato hanno caratteristiche comuni: giovani, incensurati, lavoratori, di famiglie semplici, in paesi o piccole città. È lì che si scatena l’inferno. I fermati non hanno, come nelle famiglie borghesi delle metropoli, penalisti di spicco a spiegargli che riusciranno a farli assolvere. Sono stritolati dalla macchina e impauriti. Additati nel paese. I sei suicidi sono accaduti in questi anni (2001-2005). Ogni anno. Dopo la tragedia di Pantelleria (marzo 2005), si entra in un clima di campagna elettorale. Tutti i partiti del centrosinistra promettono che cambieranno subito la legge Fini (approvata poi tre mesi prima delle elezioni) e la vecchia legge nei suoi punti più ambigui: una chiara depenalizzazione come nel programma. Il 2006 è il primo anno senza suicidi. Forse perché la prospettiva di un cambiamento induce molti a pensare che, qualunque guaio succeda, verrà poi annullato dalla nuova legge. Dal giugno 2006 il nuovo governo la annuncia in arrivo, mese dopo mese. Ma è passato un anno e si è diffuso in molti consumatori un clima di sfiducia e mancata speranza. È forse in questo contesto, in questa perdita di speranza, che è avvenuta la tragedia di Castrocaro. Ora abbiamo, con assoluta urgenza, il dovere etico e politico di moltiplicare gli sforzi.

 

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