Se la Cannabis arrivasse dallo spazio, i Dogon e Sirio

maggio 22, 2008

MALI, SIRIO, CANNABIS E EVOLUZIONE

Dall’inizio della civilizzazione, gli individui hanno capito che vivere in gruppo o in tribù aumentava le loro possibilità di sopravvivenza e la loro qualità di vita. Sicuramente, le tribù e i popoli raggruppano generalmente delle persone di una stessa regione geografica, di una stessa religione o di uno stesso sistema di valori. È l’appartenenza. Ad un certo punto, le tribù erano di fatto composte più da gruppi di predatori che altro. E noi potremmo praticamente dire la stessa cosa delle nostre “tribù moderne”, anche chiamate governi e nazioni, che si combattono costantemente tra di loro. La maggior parte delle tribù antiche sono ora scomparse o sono state industrializzate e ora fanno parte della società moderna. Tuttavia, in certi continenti, ma particolarmente in Africa, in America del sud o in altre regioni meno “commercialmente corrotte” del globo, certe tribù vivono ancora in isolamento, nello stesso modo in cui vivevano i loro antenati. La maggior parte di queste tribù non sono conosciute dalla “civilizzazione”, o sono state dimenticate.

Mali
I Dogon sono una di loro, e possiede un sistema di credenze e di valori molto specifico e particolare. Vivono in Mali nel continente africano, a sud del deserto del Sahara, vicino a Timbuctù. La scienza moderna è venuta a conoscenza dell’esistenza di questo popolo probabilmente nel 1931, in seguito ad un spedizione francese guidata dagli antropologi Dr. Marcel Griaule e Dr. Germane Dieterlen. Da allora questa tribù affascina gli scienziati di tutto il mondo.
Una breve presentazione Non si sa in quale epoca precisa si è formata la tribù. Secondo certi scienziati ed archeologi erano egiziani che si erano stabiliti a sud, dalla Libia verso il Mali, nell’Africa occidentale. La scoperta di artefatti vecchi di circa 4500 anni, sembra indicare che vivono in Mali circa dal 2200 avanti Cristo.
Si tratta di una regione desertica , circondata dalle montagne Homburi, specialmente sui pendii Biandagara. Le falde della catena Homburisono un sito protetto dal programma di conservazione del patrimonio mondiale dell’UNESCO. La temperatura è molto arida e la vegetazione particolarmente scarsa. La pioggia cade irregolarmente da giugno a settembre. La sola risorsa d’acqua nella regione è il fiume Niger, alcune centinaia di chilometri a nord. I Dogon vivono in case fabbricate in blocchi di fango che sembrano dei giganteschi castelli di sabbia. La popolazione della tribù è stimata in circa 10000 individui, principalmente agricoltori e preti, loro guide filosofiche e religiose. Isolati topograficamente e culturalmente dal resto del mondo da innumerevoli secoli, la loro comprensione della vita e le loro percezioni sono considerevolmente diversi dalle nostre. Anche se la maggior parte dei Dogon praticano unicamente il loro “cammino spirituale” così particolare, alcuni di loro sono musulmani, altri cristiani. Attualmente la più grande minaccia per i Dogon e la loro cultura è il turismo improvvisato nella regione, che sconvolge in maniera considerevole il loro ambiente ed il loro sistema “non-economico”
Le loro conoscenze Da quando gli archeologi hanno scoperto Bandiagara, il principale villaggio della regione, hanno rapidamente cominciato a studiare la popolazioni e le loro conoscenze. A quanto pare, erano profondi conoscitori dell’astronomia e del “comportamento della terra”. All’epoca (gli anni ’30) queste informazioni sembravano tanto impossibili quanto l’idea, prima della scoperta di Galileo, che la terra fosse sferica. I Dogon sostenevano che la terra è unita al resto dell’universo da un legame molto speciale con una stella, SIRIO, che è considerata come una sorta di “parente”, o di “gemello” della Terra. Per localizzare questa stella bisogna trovare la cintura di Orione, le tre stelle allineate, e seguire questa linea scendendo verso sinistra, dove si può trovare una stella molto brillante, Sirio. Se si segue questa linea verso l’alto (e verso destra) per una distanza circa doppia, si possono scorgere le Pleiadi. I Dogon conservano e possiedono ancora dei dati molto specifici, particolari e ancora sconosciuti sulla natura e composizione di Sirio. Questa stella è a 46000000000 km. (8,6 anni luce) dalla terra.
I Dogon avevano da lungo tempo delle conoscenze astronomiche impressionanti: – La stella Sirio ha in orbita attorno ad essa un’altra piccola stella che chiamano ”Po” e che si considera essere composta dalla materia più pesante dell’universo. Rappresentazioni di queste stelle appaiono su numerosi artefatti dogon, tra l’altro su una statua che si pensa avere almeno 500 anni, esaminata da scienziati americani. I dogon riproducevano l’orbita ellittica della piccola stella e potevano dire il tempo esatto che impiegava per completarla (circa 50 anni ). Celebravano questo avvenimento come noi facciamo per il nuovo anno. La piccola stella in orbita attorno a Sirio è stata scoperta dalla scienza moderna attorno al 1862 dall’astronomo americano Alvan Clark, che, con un telescopio molto potente si accorse di una piccola luce attorno alla prima stella. Gli studi successivi hanno dimostrato che Sirio B (il nome dato dagli scienziati alla seconda stella) completa la sua orbita attorno a Sirio in 50 anni ed è 100000 volte più piccola. Così piccola, infatti, che non può essere vista ad occhio nudo. Nel 1926, la scienza moderna occidentale ha identificato Sirio B come una nana bianca, una categoria di stelle caratterizzata dalla loro alta densità. Gli astronomi hanno stimato che un solo metro cubo della materia di Sirio B pesa circa 20000 tonnellate. La prima fotografia della stella è stata scattata soltanto nel 1970.

La conoscenza precisa delle quattro lune maggiori di Giove. La conoscenza che i pianeti del nostro sistema solare orbitano attorno al sole. Possiedono già , e da circa 1000 anni, quattro calendari molto precisi; uno per il Sole, uno per la Luna, uno per Venere ed uno per Sirio. I Dogon descrivono anche una terza stella nel sistema di SIRIO, che chiamano “Emme Ya”. In orbita attorno a questa stella si trova un altro satellite. (Emme Ya è stata scoperta solo nel 1995 dai nostri astronomi N.D.T.) I Dogon affermano anche che quando l’orbita di Sirio B la fa avvicinare a Sirio, le due diventino più brillanti del solito, e che Sirio B impiega un anno ad effettuare una rotazione completa sul proprio asse. Questo non ha potuto, fino ad oggi, essere stato provato dalla scienza.

Le “Petroforme”

Le “Petroforme” (Petroforms) sono delle pietre con una disposizione misteriosa ma precisa. Possono essere comparate a dei circoli di pietre “celtiche”, o tutt’altre disposizioni di materiale precedente lasciato dalle civilizzazioni passate. Si può fra l’altro accennare ad una similitudine fra i famosi “cerchi nel grano” e le Petroforme. Alcune sono state ritrovate nella parte occidentale dell’Africa, nella terra dei Dogon, ma anche in altre parti del mondo. Niente, tuttavia, collega direttamente le petroforme ai Dogon, ma comparando l’immagine di una petroforma con l’orbita particolare delle stelle Sirio e Sirio B, si constata una strana somiglianza.

L’acquisizione delle conoscenze, un racconto fiabesco? Può sembrare irrazionale, per non dire impossibile, che tante informazioni, da così lungo tempo, siano detenute da una tribù così primitiva . Ma prima bisogna chiarire che non tutti gli individui della tribù Dogon possiedono tutte queste conoscenze, e la maggior parte non fa che praticare uno stile di vita e delle cerimonie nel rispetto dei valori dei loro antenati, molto incentrate sull’astronomia, e particolarmente verso Sirio. Le persone incaricate di conservare queste informazioni, e apparentemente di conservare altre informazioni segrete per il momento, sono i preti. Il solo posto dove la tribù conserva le tracce di tutte queste affermazioni è una grotta nei pendii di Biandagar, dove dei disegni sui muri raccontano tutta la loro storia. Questa grotta è protetta dal sacerdote della tribù giorno e notte. La tribù lo nutre e se ne prende cura, ma nessuno lo può toccare o avvicinarlo. Quando muore, un altro sacerdote prende il suo posto. Le rappresentazioni sulle pareti sono state testate al carbonio 14 e si è stabilito che la loro età è di almeno 700 anni. Su un lato della grotta si trovano tutte le informazioni astronomiche che possiedono. Delle mappe del sistema solare, delle informazioni su Sirio e anche dei disegni di sistemi planetari sconosciuti (fino ad ora).Dall’altro lato della grotta, si trova tutta la storia che racconta come hanno ricevuto tali informazioni. I disegni di questa sezione mostrano dei “dischi volanti”, molti altri oggetti volanti e delle grandi creature marine metà uomini/ metà pesci, che qualcuno crede siano l’origine della storia delle sirene.

In realtà la comunità Dogon dichiara di aver ricevuto queste conoscenze da extraterrestri (organismi viventi provenienti da altre parti che non la terra). Spiegano che dopo aver raggiunto collettivamente una specie di “paradiso sulla terra” vivendo in armonia con la terra, e sentendo un amore incondizionato verso tutti gli aspetti dell’universo avrebbero raggiunto un punto di comunicazione dove la telepatia è diventata possibile. Sarebbero in seguito entrati in “comunione” con il popolo di Sirio, chiamato i NOMMOS. Secondo i Dogon, in una sera di luna piena è apparso nel cielo un vascello spaziale molto particolare ed è atterrato nelle pianure. I visitatori avrebbero allora scavato un enorme buco nel sole e l’avrebbero riempito d’acqua. L’avrebbero attraversato e si sarebbero avvicinati alla riva per prendere contatti con i Dogon. Questo incontro avrebbe avuto luogo un 23 luglio, il giorno in cui la Terra, il Sole e Sirio sono allineati. Affermano anche che le sfingi e molti templi egizi antichi sono costruiti su questo asse. Bisogna anche sapere che l’antica cultura egiziana celebrava il suo “nuovo anno” il 23 luglio.
I Dogon credono che questo “contatto” sia stato effettuato con l’intento di portare i popoli della terra a comprendere la loro vera natura divina, e per aiutarli a ritrovare la loro “unità” globale che li porti, lentamente ma sicuramente alla comunione e alla comprensione di Dio. Affermano anche che i NOMMOS ad un certo punto torneranno sulla terra.

La connessione cannabica
L’aiuto che i Nommos avrebbero voluto darci per effettuare questa grande evoluzione, avrebbe preso la forma di una visita per trasmettere dapprima un messaggio di speranza e di felicitazioni ai Dogon per il loro agire, ma può darsi anche per diversificare il nostro ecosistema.
I Dogon affermano che i semi della pianta di canapa sarebbero stati portati sulla terra dai Nommos per aiutare la gente ad evolversi. Si tratterebbe di un mezzo utilizzato in altri tempi e in altri luoghi e ridato ai Dogon , tra l’altro perché lo conservassero. La maggior parte delle cerimonie Dogon contempla l’uso o la combustione della pianta. Il THC, il principio attivo della Cannabis, è una molecola molto complessa, per esempio molto più dello zucchero raffinato, che è prodotto artificialmente. Il THC è naturale. Come per il sistema di Sirio, la scienza moderna ha impiegato molto tempo a capire il funzionamento delle molecole presenti nella Cannabis.

Come nella filosofia Rastafarian, i Dogon associano molto chiaramente l’uso della canapa con una “comunione divina”. Certi spiriti cartesiani sostengono che forse certe conoscenze dei Dogon siano arrivate sul pianeta dall’esterno, oppure siano frutto del caso… è una possibilità, ma ciò non toglierebbe nulla al popolo Dogon e al loro sistema di valori, al quale le “tribù moderne” avrebbero vantaggio ad ispirarsi.

Fonte: www.wipeoutlifestyle.com

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