Gruppo Abele : La Cannabis (linee guida della comunità)

maggio 17, 2008

Cannabis, la droga più diffusa

La droga illegale oggi più usata nel mondo è la cannabis. Dei 200 milioni di persone che si stima facciano uso di sostanze stupefacenti illecite, 163 milioni fanno ricorso a cannabis (dati Onu 2003).

Legalizzare: i pro e i contro

Di fronte a un fenomeno così “di massa” si pone la questione di una eventuale legalizzazione delle droghe leggere. È una questione di difficile valutazione, che comporta dei “pro” e dei “contro”.

Occorre innanzitutto precisare che il dibattito riguarda le ipotesi di legalizzazione e non di liberalizzazione. La cannabis non verrebbe cioè inserita in una mera logica di mercato come avviene oggi per tabacco e alcol, ma confinata in circuiti a forte regolamentazione e limitazione rispetto alla vendita, l’acquisto e il consumo. Il modello di riferimento è rappresentato dai coffee-shop olandesi, gli unici locali dei Paesi Bassi dove è possibile acquistare e consumare hashish e marijuana, non oltre certe quantità e non da parte di minorenni.

Se per un verso la legalizzazione “sdrammatizza” l’uso sottraendolo ai comportamenti illegali e demitizzando il fascino della trasgressione, per altro verso non riesce a rivelarsi una misura risolutiva nello stroncare il mercato nero delle stesse sostanze che continua a proporsi nelle strade.

Riportare i comportamenti d’uso della cannabis nella legalità risponde all’obiettivo di “normalizzare” il consumo, togliendolo dall’ambito del proibito e dell’illecito penale per ricondurlo tra i comportamenti ascrivibili alla libera scelta dell’individuo, pur rischiosi e di potenziale danno alla salute (propria e altrui) come già avviene per l’uso di alcol e tabacco.

Perché non sperimentare?

Si tratta di evitare in questo modo l’esperienza di un’azione illegale a centinaia di migliaia di giovani che, per il fatto di fare uso di cannabis, sono sottoposti a sanzioni amministrative e al rischio di provvedimenti penali. In questa direzione, già nel ’93, alla prima Conferenza nazionale di Palermo sulla droga, il Gruppo Abele avanzò l’ipotesi di inserire la cannabis in un’apposita tabella di sostanze potenzialmente pericolose, in compagnia di alcol e tabacco, dando luogo a una sperimentazione, a tempo limitato, per verificare gli effetti di una parziale legalizzazione.

Le obiezioni principali sono note e non trascurabili: un prevedibile aumento del consumo a seguito del venire meno del divieto; il fatto che la misura della legalizzazione, là dove è stata applicata, non si è rivelata sufficiente a stroncare il mercato illegale parallelo, pur avendolo ridotto. Una posizione realistica, che tenesse conto della specificità del clima politico italiano, ha fatto optare per la non punibilità e la piena depenalizzazione del consumo personale (una prospettiva, questa, messa in crisi dalle posizioni dell’attuale governo di centro-destra). Anche l’Europa si sta muovendo, seppure a piccoli passi e in modo frammentato, in questa direzione.

I rischi dell’abuso

Depenalizzazione ed eventuale legalizzazione non sottovalutano affatto la problematica correlata all’uso e in particolare all’abuso.

È noto come il consumo di cannabis, in una minoranza di situazioni, possa rivelarsi come problematico e connotarsi come dipendenza. La letteratura sottolinea il pericolo della cosiddetta “sindrome amotivazionale” che tende a innestarsi sul consumo problematico, comportando un progressivo disinvestimento dalle attività (scuola, ricerca, lavoro, tempo libero) e dalle relazioni (ci si rinchiude solo nelle compagnie che “fumano”, autoescludendosi da altri circuiti di socialità) e un contemporaneo ritiro nell’immaginario personale.

Gli interventi per tali situazioni, che coinvolgono ragazzi che spesso rivelano qualche difficoltà d’ordine personale, famigliare o relazionale, costituiscono allo stesso modo che per l’alcolismo giovanile fondamentali azioni di prevenzione secondaria o di cura.

fonte: gruppo abele

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