Dura presa di posizione dei più famosi cantanti italiani: “C’è droga e droga”

maggio 17, 2008

Li aveva chiamati in causa nel 2003 il vice premier Fini. “I cantanti rock riflettano prima di dare certi messaggi, che drogarsi in qualche modo è un diritto”. E i musicisti italiani rispondono indirettamente ma esplicitamente. Droghe leggere e pesanti non vanno equiparate. Anzi, la marjuana va legalizzata.
Il documento è firmato da cantautori storici come Vasco Rossi, Guccini, Venditti, Paolo Conte, Jannacci, Dalla. Poi Fiorella Mannoia, Laura Pausini, Irene Grandi, Zucchero, Ligabue, gli Stadio, Jovanotti, Baccini. E artisti molto ascoltati dai più giovani come Articolo 31, Gemelli diversi, Francesco Renga, Negrita, Niccolò Fabi, Piero Pelù, Samulele Bersani, il rapper Frankie Hi energy mc. E poi ancora La Crus, Simona Bencini, Avion Travel, Pacifico, Omar Pedrini, Daniele Silvestri.
Tutti sostengono che mettere sullo stesso piano marijuana ed eroina è profondamente sbagliato. Puntano invece il dito contro l’ecstasy, il vero grande pericolo per i ragazzi. Facile da trovare, a buon mercato e dannosissima. Dire poi che chi fuma lo spinello passa all’eroina è un ovvio pregiudizio, scrivono i musicisti italiani, come dire che un bicchiere di vino porta all’alcolismo.


Testo integrale dell’appello
Basta con il mito della droga! Non usiamo questa parola come uno spaventapasseri.
Dichiarare “attenzione ai cantanti che dicono che la droga è un diritto” ha il sapore di censura, suona un po’ intimidatorio ed evoca un sottile tentativo di voler limitare la libertà di opinione e di parola, in antitesi con i principi della libertà di espressione sanciti dalla Costituzione.
Nessun artista ‘propaganda’ o ‘incita’ dal palco il suo pubblico a fare uso di sostanze stupefacenti.
Basta demonizzare il mondo della cultura e dello spettacolo.
Siamo tutti per la vita. Noi anche per la salute e per la dignità umana.
Depenalizzare non significa affermare che ci sono droghe buone e droghe cattive: siamo tutti contro la droga, ma non possiamo far finta che non ci sia differenza fra droga leggera (cannabis, marijuana, campari) e droghe pesanti (eroina, ecstasy, cocaina). E’ fra i doveri dello Stato informare correttamente il cittadino sulle conseguenze dell’uso delle varie droghe: ne ha buon diritto il cittadino, naturalmente maggiorenne e adulto, che deve essere messo nella migliore condizione di effettuare una scelta libera e cosciente. Diversamente gli adolescenti devono essere tutelati e difesi vietando ai minori anche la vendita di alcool e di tabacco.
L’eroina, senza bisogno di leggi speciali ma solo con l’informazione sui rischi e le conseguenze, è notevolmente diminuita. La vendita di siringhe e acqua distillata nelle farmacie è ormai quasi nulla. E’ ormai fuori moda oggi parlare di quella “cultura dello sballo” che abbiamo visto noi negli anni ’70 e ’80. Il mondo è cambiato, la realtà di oggi è un’altra: c’è “l’ecstasy del sabato sera”, contagiosa, vigliacca, attraente e facile soprattutto per i più giovani. Che vanno tutelati, con particolare attenzione nei confronti dei minorenni, e convinti a starne fuori con una informazione giusta ed efficace e un servizio sanitario potenziato ed efficiente, pagato con le nostre tasse.
Dire poi “chi fuma lo spinello passa all’eroina” è un ovvio pregiudizio, così come dire che un solo bicchiere di vino porta all’alcoolismo. Ci si ammonisce anche che l’uso disinvolto di certe sostanze potrebbe portare gravi danni. Che cosa significa “uso disinvolto”? Anche una forchetta può, con un uso disinvolto, essere infilata in un occhio, ma non per questo ci sogniamo di proibire le forchette. Ci sarà anche qualcuno che ci casca ma questo non vuol dire che “tutti” quelli che si fanno qualche spinello sono dei potenziali tossicodipendenti.
Una sola cosa hanno in comune lo spinello e l’eroina, lo stesso spacciatore. Oggi pronto a vendere qualsiasi cosa davanti a qualsiasi scuola.
Parificare droghe leggere e pesanti non aiuta i giovani a comprenderne le conseguenze e la pericolosità, punire addirittura il consumo spicciolo con il carcere potrebbe influire solo in modo negativo sulla loro vita futura.
Giusto o sbagliato, ma non è reato. Sui pacchetti di sigarette voluminose scritte avvertono dei danni provocati dal fumo ma chi fuma non commette reato.
Quando si parla di legalizzare, ci si riferisce NON alla droga in genere, ma alla marijuana, in linea con vari paesi europei. Il che non significa attentare alla salute della gente, esattamente come legalizzare il divorzio non ha provocato il dilagare dell’immoralità nella società e la liceità dell’aborto circoscritto non ha provocato un ricorso esagerato al medesimo e tantomeno una cultura della morte.
Ci si vuol dire per favore, quanti morti ha fatto la marijuana e quanti ne fa l’alcol e il tumore al polmone indotto dal tabagismo? Qualsiasi persona di buon senso sa bene che nessuno è mai morto per essersi fatto uno o più spinelli, così come un bicchiere di vino e un uso ragionato dell’alcool non danneggia il fegato. Legalizzare non è una bestemmia. Significa semmai porre fine alla diffusione incontrollata e smodata di droghe. Significa soprattutto privare la criminalità organizzata dell’immenso valore aggiunto creato dall’illegalità. E significa controllo sanitario del prodotto.
Vale la pena di ricordare che negli Stati Uniti alla vigilia dell’abolizione del proibizionismo, molte madri gridavano: “l’alcool di Al Capone ha ucciso mio figlio in un mese”. Dimenticando però che l’alcool del mercato illegale, privo di controlli e prodotto senza scrupoli e in perfetta ignoranza sanitaria, arrivava a contenere fino al 5% di letale alcol metilico!
Come dimostra la storia il proibizionismo è un vicolo cieco.
Consapevoli di parlare di argomenti che “non sono popolari” ci appelliamo al buon senso di tutti e chiediamo al mondo politico di non ricorrere alle invettive o a illazioni che attribuiscono ai cantanti il ruolo di promotori della droga. Da loro ci aspettiamo un dibattito costruttivo che eviti mistificazioni, strumentalizzazioni e/o abusati luoghi comuni su eventuali “vite spericolate” che tutti sogniamo a occhi aperti, a 20 anni come a 40, senza che questo significhi “vite drogate”. Ringraziando tutti per la pazienza, ci scusiamo per il disturbo e torniamo a fare il nostro “mestiere”.

Firmato:
Piero Pelù, Vasco Rossi, Ligabue, Paolo Conte, Jovanotti, Francesco Guccini, Antonello Venditti, Enzo Jannacci, Fiorella Mannoia, Articolo 31, Irene Grandi, Stadio, Gemelli Diversi, Francesco Renga, Laura Pausini, Lucio Dalla, Negrita, Niccolò Fabi, Francesco Baccini, Samuele Bersani, Frankie Hi-Nrg Mc, La Crus, Simona Bencini, Avion Travel, Pacifico, Omar Pedrini, Daniele Silvestri

Articolo di Tg5.it

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