Canapa e glaucoma – Testimonianza parte 4

maggio 14, 2008

Avevo bisogno di soldi e avevo una stanza in più in casa mia, così misi un annuncio sul giornale e mi trovai un pensionante. Mi assicurò che non faceva uso di droghe illegali e che non avrebbe detto a nessuno che io coltivavo canapa.

Ma presto il suo comportamento eccentrico mi convinse che doveva esserci qualche problema e, effettivamente, trovai della cocaina sotto il lavandino del bagno. Sulle prime negò di fare uso di droghe, ma pochi giorni dopo lo ammise.

Disse che aveva bisogno della cocaina perché nella sua posizione di venditore di auto era tenuto a lavorare sette giorni alla settimana, dieci ore al giorno. Gli risposi che non mi interessavano le sue ragioni; se ne sarebbe dovuto andare.

Acconsentì ad andarsene, ma man mano che si avvicinava il momento diventava sempre più riluttante. Discutemmo animatamente, e lui mi denunciò alla polizia.

Mi arrestarono la sera del 4 marzo 1988, e questo fatto cambiò la mia vita per sempre. Informai i mass media, e stavolta il giornale della mia città mi fotografò e pubblicò per intero il seguito della mia storia.

Fui contattata da persone che erano riuscite a ottenere la canapa legalmente, e così il mio medico e la sua segretaria passarono almeno cinquanta ore sugli incartamenti da sottoporre alla DEA, alla FDA e alla NIDA nello sforzo di procurarmi della canapa legale. Partecipai a parecchie trasmissioni radiofoniche, e fu sempre un’esperienza straziante perché quasi sempre c’era qualcuno che aveva perso la vista inutilmente.

C’erano anche cittadini sinceramente in apprensione, che si preoccupavano per la mia dipendenza da una droga orribile e che si auguravano di cuore che ci fosse un’altra soluzione per me. Naturalmente, queste persone non erano nei miei panni e non lo erano state negli ultimi dodici anni, per cui non si rendevano conto che non c’erano effetti collaterali che io dovessi temere.

Cominciai a ricevere notizie da persone di tutta la nazione, alcune persino dal Canada. Fu sconcertante: molti di loro erano malati di glaucoma e avevano conservato la vista per venti, venticinque anni grazie alla canapa; ancora oggi continuano a consumarla illegalmente. Li invidiai perché avevano preso una posizione coraggiosa in difesa della propria salute, perché sapevano quello che facevano e si erano presi cura di se stessi.

Ma ormai non c’era più rimedio per me. Dovevo affrontare i miei capi d’accusa. In Florida, il possesso di più di venti grammi di droga è un reato, e a me ne avevano sequestrata un’oncia e mezza che avevo appena tagliato da una pianta il lunedì precedente.

fonte: Confinizero

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