Storia della canapa

maggio 10, 2008

Storia della Canapa
da E’ ora di piantarla

Il primo tessuto conosciuto

La Canapa è una pianta dioica originaria dell’ Asia Centrale e, molto probabilmente, è stata una delle prime ad essere coltivata dall’ uomo. Secondo la Columbia History of World “Il primo tessuto conosciuto fu fatto di Canapa che cominciò ad essere lavorata nell’ ottavo millennio a.c.”.

Utilizzazione della pianta come farmaco

Il più antico testo conosciuto, dove vengono elencati alcuni possibili usi della Cannabis in campo medico, è un trattato cinese di Farmacologia pubblicato nel 2737 a.c. durante il regno dell’ imperatore Chen Nung. Altri riferimenti alla Canapa sono contenuti nel testo indiano Atharia Vedafrom [II mill. a.c] e dalle tavole della biblioteca reale di Ashurbanipal, un re assiro vissuto intorno al 650 a.c.

La diffusione nel continente africano

L’introduzione della Canapa nel continente africano risale al V-VI secolo a.c. I primi a farne uso, in medicina e nelle cerimonie religiose, furono gli egiziani. Nei secoli successivi la pianta si diffuse su tutto il continente: i Pigmei, gli Zulu e gli Ottentotti la usano tuttora come medicamento in caso di crampi, epilessia, gotta, mentre per i Bantù era una sostanza sacra.

Introduzione della Canapa in Europa

Finora non è stato possibile stabilire in quale periodo la Cannabis sia stata introdotta in Europa. Il reperto archeologico più antico consiste in un’urna contenente foglie e semi di Canapa, ritrovata vicino a Berlino, datata intorno al 500 a.c., mentre la più antica testimonianza sull’uso psicotropo della Pianta viene riferito da Erodoto d’Alicarnasso.

Uso psicotropo nell’antichità

Il noto storico greco vissuto nel V sec. a.c., nel quarto libro de Le Storie, descrive una pianta simile al Lino, da lui denominata Kannabis, che cresceva nelle terre degli sciiti (regione caspica e coste del mar Nero) e di cui questi ultimi erano soliti fare un uso singolare dopo le cerimonie funebri:
“[…] Innalzano tre pali, inclinati l’uno verso l’altro, e vi stendono sopra delle coperte di feltro, che uniscono l’una all’altra più strettamente possibile. Poi, in un vaso posto al centro dei pali e delle coperte, pongono delle pietre arroventate dal fuoco. […] Di questa canapa, dunque, gli sciiti prendono il seme e, entrati sotto le coperte, lo gettano sulle pietre arroventate dal fuoco; allora il seme libera un fumo odoroso e produce un vapore tale che nessuna stufa greca potrebbe fare altrettanto; inebriati da questa sauna, gli sciiti lanciano urla di gioia.”.

La diffusione nell’Europa centrale

Prima dell’impero romano la Cannabis era coltivata ed usata nelle isole britanniche dalle tribù dei Celti e dei Pitti: un gran numero di pipe di varie forme e dimensioni sono state ritrovate in questa regione.
Purtroppo, per volontà dei monaci emanuensi incaricati di stilare gli annali della storia ufficiale, le tracce storiche di tali popolazioni sono state cancellate.
Alcune tribù celtiche (Galli cispadani e transalpini) in seguito hanno provveduto a diffondere la coltivazione della Canapa in Francia e nell’Italia settentrionale.

Uso medico nell’antica Roma

Chiari riferimenti alla Cannabis sono contenuti anche nella Storia naturale di Plinio il Vecchio (III sec. a.c.), ma per trovare riferimenti in un testo scientifico europeo, dobbiamo arrivare fino al I secolo d.c. quando Dioscoride, medico di Nerone, nel suo trattato I materiali della medicina (III vol., 165-166), ne elenca le proprietà farmacologiche e gli impieghi terapeutici.

La Canapa e il Lino nel medioevo

La fibra di Canapa è stata sin dal V secolo a.c., fino all’invenzione dei battelli a vapore (XIX secolo), il materiale con cui venivano tessute la maggior parte delle vele. L’Italia per quasi un millennio è stata uno dei maggiori produttori ed esportatori di tessuti fatti con tale fibra; il suo miglior “cliente” è stata , per oltre cinque secoli, la Marina inglese.
I vestiti fatti di Canapa erano d’uso comune nell’Europa centro-meridionale già nel XIII secolo. I tessuti di lino italiani di prima qualità erano fatti sia di fibre di canapa sia di lino e in alcuni casi il tessuto veniva ricavato mescolandole entrambe tra loro.

La Chiesa e la Cannabis

Il clima di terrore instaurato dai tribunali dell’ inquisizione colpì anche la Cannabis: in Spagna ne fu vietata l’ingestione nel tardo XII secolo; mentre in Francia ne fu vietato ogni uso medicinale nel XIII secolo.
Infine, nel 1484, una Bolla papale ne proibì l’uso ai fedeli, non riuscendo comunque ad impedire la diffusione della canapa nel nord-Europa.

Uso psicotropo e tentativi di proibizione

Tra il XIII ed il XIX secolo, l’uso psicotropo della canapa fu proibito temporaneamente, sempre con il risultato di aumentare il numero dei consumatori, in Egitto, Arabia, e Turchia.
Nel 1533, Enrico VIII, nonostante la Bolla papale emessa 50 anni prima, ordinò di coltivare un quarto di acro a Cannabis per ogni sessanta acri di altre coltivazioni. Nel 1800 in India, colonia Inglese, fu vietato l’uso della resina di canapa, ma la restrizione fu annullata nel 1824.

Gli Assassinii

Nel 1809 Sylvestre De Sacy suggerì per primo la derivazione del termine “assassini” dall’Arabo hashishiyyun, riferendosi ad una setta musulmana dissidente, citata anche da Marco Polo nel Milione, che terrorizzava in quegli anni le popolazioni della Siria, della Persia, e dell’India. Il nome del gruppo deriva dal fatto che esso agiva, si dice, sotto l’influsso dell’Hashish, ma studi recenti e dettagliati (sarebbe bastato il buonsenso !!!!) hanno chiarito come non ci fosse alcun tipo di relazione tra l’uso di hashish e le violente scorribande.

Gargantua e Pantagruel

Durante la metà del secolo XVI, lo scrittore francese FranVois Rabelais pubblicò Gargantua e Pantagruel, un ampia ed ilare opera di narrativa ; nel terzo libro troviamo una dettagliata descrizione tassonomica e delle qualità psicoattive della Cannabis, l’erba Pantagruelion, insieme a varie notizie sui suoi vari usi e sulla sua coltivazione. Di certo l’opera rappresenta la prima completa esposizione storico-culturale della Canapa del mondo Occidentale. Allo stesso filone possiamo collegare la nascita di quella cultura popolare che prende l’avvio in quegli anni nell’area marocchina, fatta di situazioni divertenti ed imbarazzanti, che coinvolgono i consumatori di Cannabis, non risparmiando ironia sulla rigidità mentale di chi non la usa.

Uso medico in Europa

Contemporaneamente i viaggiatori provenienti da Asia e Africa ne introdussero l’impiego in Europa come medicina. Il famoso The Anatomy of Melancholy, del sacerdote inglese Robert Burton (1621) la consigliava per il trattamento della depressione, il New English Dispensatory del 1764 descriveva l’applicazione di radici di Canapa Indiana per infiammazioni della pelle. Fu però il giovane professore indiano W. B. O’Shaughnessey che fece acquistare fama e diffusione alle virtù terapeutiche della pianta in Occidente. In una relazione del 1839 egli descrisse usi e benefici della Cannabis appresi in India. Egli la definì, tra l’altro, “il perfetto rimedio anticonvulsivo”, per le sue qualità analgesiche e rilassanti.
Ciò portò ad una diffusione molto vasta della Cannabis per uso medico, specialmente in Inghilterra (preparazioni a base di Canapa si potevano acquistare nei Drug Stores e persino il medico della regina Vittoria la usava regolarmente per i dolori mestruali della sua paziente) e successivamente anche negli USA.

Uso medico in Italia

In Italia l’uso medico dell’Hashish venne citato per primo dal dottor Nicola Porta del manicomio di Aversa (Annali, Volume CLXVII, 1858 ), ma fu il professor R. Valieri, dell’ospedale degli Incurabili a Napoli, ad impiegarlo diffusamente ed a raccomandarne l’utilizzo. Tuttavia, pare che nessuna traccia di questi usi sia rimasta nella farmacopea e nella cultura popolare del Sud Italia.

La Cannabis in America

Cambiando continente, si fissa la data d’arrivo della Cannabis nel nuovo mondo quando i Vichinghi raggiunsero le coste della Nuova Inghilterra nel X secolo, mentre successivamente le spedizioni Spagnole comandate da Diego De Almagro e Pedro De Valdiva (1530-1545 ) la diffusero presso i nativi dell’odierno Cile. Inoltre, nel Traité du Tabac ou Panacée Universelle (Lione 1626 ), il dottor Leander descrive l’uso cerimoniale di alcune erbe da parte dei nativi Nord Americani, “…Erbe che portano all’estasi ed alla comunicazione con gli dei “. Intorno al 1600 il farmacista canadese di Champlain, Mr. Hebert coltivava un vasto campo di Cannabis per i suoi preparati e nel 1611 a Jamestown i primi coloni la piantarono per fibra. In quegli anni, la Virginia (1629) e il Connecticut (1637) emanarono le prime leggi che imponevano la coltivazione della pianta per favorire lo sviluppo dell’industria dei tessuti: la Cannabis si diffuse ovunque rapidamente (George Washington scriveva nel suo diario, 12-13 Maggio 1765 :”seminato Canapa” ed ancora il 7 Maggio “iniziato a separare i maschi dalle femmine ma forse è troppo tardi”).

Uso tessile

D’altronde era un uso ben radicato da secoli anche in Europa quello di produrre tessuti di Cannabis per vestiti e l’Italia era nota per essere il produttore dei tessuti migliori (erano famose le qualità “Carmagnola”, “Bolognese “, “Napoletana” , ecc.). In quegli anni era comunque la Russia a produrre l’ottanta per cento di Cannabis nel mondo, vendendone anche i migliori manufatti (vele, reti, corde, tappeti), e la Gran Bretagna ne diventò presto il principale acquirente.

Napoleone e la Canapa

Nel 1798, durante la campagna in Egitto, Napoleone emanò un decreto che vietava ai soldati francesi di “bere il forte liquore fatto dai musulmani con un erba detta Hashish e fumare le foglie della Cannabis”. Al ritorno della spedizione in Europa, l’uso dell’hashish prese a diffondersi in tutta la Francia. Durante la guerra Franco-Inglese, conclusasi con la definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815, la Francia iniziò a premere sullo Zar Alessandro I così da bloccare gli indispensabili rifornimenti di Canapa alla flotta Inglese.
Costretto a vendere la Lousiana agli Usa ad un prezzo ridicolo (5 cent per ettaro) ed in cerca di finanziamenti, nel 1810 Napoleone decise d’intervenire con le armi nei confronti della tentennante Russia. La flotta USA ne approfittò subito, vendendo allo Zar rum, zucchero, caffè, tabacco, avendone in cambio Cannabis, ceduta prontamente agli Inglesi. Questi ultimi, però trovarono un nuovo accordo con Alessandro I, garantendosi il rifornimento di Canapa a costi più bassi : il congresso USA rispose con l’entrata in guerra al fianco di Napoleone, con l’obiettivo finale di conquistare il Canada.
La disastrosa campagna di Napoleone in Russia, però, liberò presto gli Inglesi dagli impegni europei ed i tentativi bellici americani vennero parati con successo. Il trattato di Ghent (1814) chiuse la partita, garantendo definitivamente l’inviolabilità dei confini canadesi da una parte e la libertà di commercio per le navi americane dall’altra.

Uso medico nel XIX secolo

Nel frattempo, gli studi scientifici sui composti chimici della pianta presero a diffondersi e le sue applicazioni in medicina conobbero larga diffusione in tutta l’Europa, grazie soprattutto all’opera di O’Shaughnessey, come più sopra riportato. Nel 1840 il chimico Louis Aubert-Roche pubblicò uno studio sull’efficacia dell’Hashish nel trattamento delle piaghe e della febbre tiroidea. Il medico J. J. Moreau de Tours, intuendone le potenzialità curative nei malati di mente, lo sperimentò su se stesso: “… è vera felicità quel che l’Hashish produce…”.

La letteratura sull’hashish del XIX secolo

Queste ricerche porteranno alla nascita del famoso Club des Hachischins, fondato da T. Gautier nei locali dell’Hotel Pimodan, Ile Saint-Louis, Parigi. Il primo resoconto delle riunioni mensili dei membri del circolo, tra cui A. Dumas padre, V. Hugo, H. de Balzac e C. Baudelaire, venne pubblicato nel 1845 su La Presse. Da allora le successive opere di Gautier (Il Club dei mangiatori di Hashish), Baudelaire (I paradisi artificiali) e Dumas (Il Conte di Montecristo ) sui vari aspetti connessi agli effetti della sostanza acquistarono fama ed ego internazionale, diventando presto dei classici della letteratura moderna. Lo stesso accadde con Fitz Hugh Ludlow che, nel 1855, scrisse un’articolo sul tema in Putnam’s Magazine e l’anno seguente pubblicò The Hasheesh Eater, primo classico statunitense sui usi ed effetti dell’Hashish. In realtà, nel 1834 era stato lo scrittore e viaggiatore Bayard Taylor ( 1825-1878 ) il primo americano a descrivere gli effetti della resina di Cannabis su di sé, pubblicando i resoconti dei suoi viaggi intorno al mondo. E fu proprio leggendo tra questi scritti che il giovane Ludlow, figlio di un pastore protestante, decise di sperimentare personalmente la sostanza curiosando nella bottega dell’amico farmacista Anderson, nella cittadina di Poughkeepsie, stato di New York, riuscì a scovare una fiala di Tilden Extract Of Cannabis Indica e la usò per i propri esperimenti. Ciò portò ad una grossa diffusione dell’impiego della Canapa sia nei campi tradizionali (tessuti, fibra, carta, oli vegetali, medicina tradizionale), sia per usi medico-terapeutici “ufficiali”, sia per usi psicotropi.

Diffusione nel XIX secolo

Nel 1860 la Ganja Wallah Hasheesh Candy Company lanciò sul mercato dei dolcetti fatti con hashish e zucchero d’acero: vennero prodotti e venduti in USA per oltre 40 anni. Un po’ ovunque furono inoltre aperti gli Hashish smoking parlors, sullo stile di quelli turchi. In pratica, alla metà del XIX, la Cannabis era ormai entrata negli usi quotidiani di quasi quattro generazioni di americani, soprattutto per le sue applicazioni terapeutiche, tramandate da pionieri del nuovo mondo.

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