Introduzione e cenni storici

maggio 5, 2008

In un economia avanzata potrebbe sembrare impossibile rinunciare al petrolio ed ai suoi derivati e ad una serie di pratiche invasive per l’ambiente come l’uso di prodotti chimici e pesticidi per non parlare dell’abbattimento di alberi per produrre carta.

Invece esiste una risorsa che può sostituire questi prodotti: la canapa, con cui si possono produrre, in modo più pulito ed economico, carta, tessuti, plastica, cosmetici, generi alimentari, materiali per l’edilizia, combustibili, vernici…

Ad esempio per produrre tessuti di cotone bisogna usare grandi quantità di pesticidi, con ripercussioni economiche ed ambientali, la canapa invece non ne richiede l’utilizzo.

Le sue fibre sono molto robuste e durature, tanto da essere state proposte come valida alternativa al cotone e alle fibre sintetiche.

Inoltre, grazie alla sua resa in biomassa molto alta, la canapa è considerata uno dei sostituti ideali del petrolio destinato alla produzione di carburante, perché l’utilizzo di questa pianta come combustibile da biomassa avrebbe il vantaggio di non far aumentare l’effetto serra.

Questi sono solo alcuni esempi dei vantaggi che si potrebbero trarre dall’utilizzo della canapa.

Basandoci sulla storia sappiamo che la canapa è stata, tra le specie coltivate, una delle poche, conosciute fin dall’ Antichità sia in Oriente che in Occidente.

In passato era coltivata in numerose zone europee, tra cui l’Italia, che occupava la seconda posizione nella produzione mondiale di canapa tessile, sia destinata ai filatii che al sartiame e al cordame nonché alla veleria vista la sua grande resistenza..

Henry Ford negli anni 30’ addirittura realizzò un prototipo di automobile, la Ford T, in cui sia la carrozzeria, che gli interni erano fatti di canapa; quest’ automobile pesava molto meno delle altre e il carburante utilizzato derivava anch’esso dalla canapa.

Il colpo di grazia la coltivazione di canapa tessile lo ricevette a seguito del Marijuana Tax Act del 1937, dove la si mise al bando negli Usa e poi di riflesso in gran parte del resto del mondo.

In Italia la coltivazione di canapa cessò del tutto negli anni 70’.

Le cause di questo declino iniziato negli anni 30’ sono molteplici: le principali possono essere individuate nella mancata industrializzazione della filiera di lavorazione del prodotto, per cui ci si ritrovava nella situazione in cui i contadini operavano manualmente dalla semina alla lavorazione per ottenere la fibra, con ripercussioni sulla rapidità e sul costo del prodotto finito.

La seconda è che contemporaneamente c’era stata una grande industrializzazione di altre fibre come cotone e juta che creavano una concorrenza spietata grazie all’automazione e all’industrializzazione dei cicli di produzione.

Anche il disinteresse delle pubbliche istituzioni nei confronti della canapa è stato un elemento che contribuì a questo declino.

Oggi per coltivare canapa a scopo industriale in Europa ci vogliono dei particolari permessi e vanno usati dei semi certificati con un tasso di THC inferiore allo 0,2%.

fonti:

http://www.usidellacanapa.it/

http://www.chanvre-info.ch

Hempyreum weblog team

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