Roma 3 maggio – Million Marijuana March

maggio 4, 2008

Dedicata ad Aldo Bianzino, l’ebanista poco più che quarantenne arrestato per qualche pianta di marijuana che aveva seminato nel suo casale in Umbria e morto il giorno dopo in galera per cause ancora da chiarire. L’ottava volta in Italia della Million marijuana march scende da piazza della Repubblica col suo carico di decibel techno e reggae e migliaia di persone, perlopiù giovani e giovanissimi di diverse città tenuti insieme da tre parole d’ordine condivise, nello stesso momento, da persone simili in altre 237 città di tutto il mondo: fine delle persecuzioni per i consumatori; diritto all’uso terapeutico della Cannabis; diritto a coltivare liberamente una pianta che è parte del patrimonio botanico del pianeta. All’arrivo, qualche ora dopo, alla Bocca della Verità, i promotori contano di superare le 35mila presenze dello scorso anno.
E’ dal ’99 che l’idea di Dana Beal, reduce del Vietnam, attivo dal ’66 per la legalizzazione dell’erba e fondatore di Cures not wars (Cure non guerre) è diventata un evento planetario nato per contrastare le retate di massa di consumatori newyorkesi da parte di un «sindaco fascista, Rudolph Giuliani», così lo definiva Beal.
E Roma, un sindaco fascista ce l’ha davvero. E questa è la prima manifestazione dalla sua elezione. Gli accordi per l’occupazione di suolo pubblico, spiegano gli organizzatori, erano già stati presi. «D’ora in poi, probabilmente, si dovrà pagare per avere le autorizzazioni dal Campidoglio e manifestare sarà uno status symbol», spiega Mefisto, il coordinatore italiano dell’evento, 48 anni, romano, postelegrafonico. Ma anche prima di Alemanno, tre leggi proibizioniste a vario titolo (Bossi-Fini, Fini-Giovanardi e Cirielli) hanno incrementato gli arresti di mille al mese. E dopo una serie di sentenze contrastanti, la Cassazione, a sezioni riunite, ha appena vietato la coltivazione domestica anche di una sola pianta. E funzionerà da ulteriore moltiplicatore di galera. Anche per chi adopera marijuana per curare decine di patologie (epilessia, sclerosi, Hiv, glaucoma, Parkinson ecc…): «Può sostituire ben più nocivi farmaci da banco e per questo infastidisce l’industria farmaceutica», spiega Alessandra Viazzi, 36 anni, presidente di Pic, associazione di “pazienti impazienti”. E’ possibile, ma molto costoso e lungo, importare erba in barattolo dall’Olanda con un giro vizioso di carte tra medici di base, farmacie territoriali e ministero. «Se va bene ci mette 3 mesi, ma spesso è così lenta che scade l’autorizzazione». L’ideale sarebbero i “Cannabis social club”, per la coltivazione diretta e la vendita ai soci maggiorenni senza scopo di lucro, come avviene in Belgio, Svizzera, Spagna.
Chi invece il proibizionismo lo ringrazia sono i trafficanti di eroina, tornata in auge con la Fini-Giovanardi, e quelli di coca, mai così popolare. «I pischelli che fanno business preferiscono rischiare con sostanze più redditizie dell’erba», va avanti Mefisto mentre tre maschere di Fini, Giovanardi e Berlsuconi bruciano libri sulla cannabis all’incrocio tra i Fori Imperiali e via Cavour. Ogni riferimento al fascismo è puramente voluto. La parola più diffusa sui da-tse-bao che spiccano dai camion è resistenza, sebbene nella sua accezione psicoattiva. Altri striscioni salutano Albert Hofmann, scienziato, scopritore dell’Lsd, morto a 102 anni quattro giorni fa.
E’ l’abuso di proibizionismo ad uccidere, non le sostanze. Per questo la dedica a Bianzino (l’anno prima fu per Federico Aldrovandi, e prima ancora per Giuseppe Ales), per far marciare una narrazione alternativa a quella sicuritaria e autoritaria dominante: sicuri sì, ma da morire. Prossimo appuntamento il 31 maggio per CanaPisa nella città toscana dove il sindaco Pd appena eletto vuole sgomberare il centro sociale Rebeldia e le 24 associazioni che ospita per fare posto a un parcheggio di bus dal sinistro nome: Cpt. La tradizionale street parade di Bologna, invece, non si farà. Lì c’è da tempo, un Alemanno di “sinistra”.

fonte : Liberazione.it

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