Breve storia del proibizionismo – Le origini

maggio 4, 2008

Con la legge Fini-Giovanardi abbiamo assistito ad un capitolo chiave della storia attuale del proibizionismo in Italia.
Tutte le sostanze stupefacenti, canapa compresa, sono state equiparate, escludendo l’ idea che esistano differenze tra esse, ed esponendo le generazioni future a maggiori rischi di entrare in contatto con sostanze molto pericolose quali eroina, cocaina e stupefacenti chimici.

Questo perchè la differenza tra consumo e spaccio e’ stata affidata a dei criteri quantomeno originali dove chi detiene fino a 5 grammi di hascisc o marijuana e’ considerato alla stregua di chi trovato in possesso di 2,5 grammi di eroina oppure 7,5 grammi di ecstasy. Da ciò ne consegue che chi lucra su questa situazione sia portato a proporre le sostanze che gli garantiscono un maggior margine di guadagno.

Ma la canapa e’ sempre stata considerata così negativamente?
Cosa ha decretato l’ inizio della lotta alla canapa?

Fino agli inizi del secolo scorso questo problema non esisteva nemmeno.Potevi andare tranquillamente dal farmacista sotto casa a comprare qualche grammo di canapa…tutto ciò accadava negli Stati Uniti ad inizio ‘900.

Per dirla diversamente, la marijuana non era né un argomento giuridico, né una pratica che suscitava particolari clamori sotto il profilo etico.
Anzi, assumeva nell’immaginario collettivo le sembianze di un toccasana.
Si pensi, ad esempio, a quanto affermò il medico personale della regina Vittoria, Sir John Russel Reynold, nel 1890: «Se pura o somministrata con scrupolo, la canapa indiana è una delle medicine più valide che possediamo».

Nel 1930 venne messo a capo del neonato Federal Bureau of Narcotics (la futura DEA) uno dei più’ convinti sostenitori del proibizionismo, Henry Anslinger.
Con la ri-liberalizzazione degli alcolici Anslinger entrò in crisi, la legge a cui aveva dedicato tutto se stesso fu spazzata via.

Nel frattempo la Du Pont, che grazie ai profitti ricavati dalla prima guerra mondiale(basti pensare che forniva all’ esercito americano la metà delle munizioni)investì un grande capitale nella ricerca sull’ estrazione di fibre tessili dal petrolio. Questa riconversione conveniva molto all’ azienda, visto che il processo di produzione di tali fibre è molto simile a quello delle munizioni e degli esplosivi.

Ma Du pont aveva un grandissimo nemico a questo progetto: la canapa. Bisogna tener conto che ara una validissima alternativa al greggio, ciò era ben noto ai chimici della Du Pont, che sapevano benissimo quali fossero le potenzialità di questa pianta, in quanto ne usavano a tonnellate per la produzione di dinamite e tritolo.
Detto questo è d’ obbligo specificare che il più grosso finanziatore della Du Pont era Andrew Mellon, della Mellon Bank di Pittsburgh, che oltretutto era anche ministro delle finanze. Grazie a questo potere diede ad Aslinger, futuro marito di sua nipote, l’ incarico di direttore della FBN, che rimase in carica per ben 31 anni.
Da aggiungere a questa “cordata” c’è anche William Randolph Hearst, proprietario della Hearst Paper Manufactoring Division, ovverosia, proprietario della più estesa catena di quotidiani degli States ed al contempo il maggior produttore di carta ricavata dal legno(non della canapa, capirete perché nella sezione “canapa industriale”)tramite processi petrolchimici. Hearst si impegnò già dal ’16 a screditare la canapa, con servizi di incidenti stradali dove il conducente era stato trovato in possesso di qualche spinello(tralasciando gli ovviamente più numerosi conducenti ubriachi) e parallelamente una campagna razzista contro i messicani, rei di avere occupato 2000 ettari di suoi terreni nel New Mexico.

Da lui nacque tra l’ altro l’ appellativo di marijuana: marijuana era uno slang messicano che corrispondeva all’ americano hemp: canapa. Ovviamente non si poteva far scendere in campo una campagna del terrore contro questa pianta chiamandola con un nome ben noto alla popolazione e che non avrebbe mai fatto paura, bisognava infatti trovare un nome che incutesse timore.

Ma torniamo ad Aslinger. Dopo appunto la riliberalizzazione degli alcolici, la sua agenzia perse notevolmente di importanza e di conseguenza vide diminuire costantemente i finanziamenti da parte del governo centrale.
Anslinger ebbe di fronte una difficile missione, dimostrare agli americani che c’ era ancora bisogno di lui, e per farlo si servì di un mezzo con un potere spaventoso: i media.

L’ occasione si presentò quando nell Ottobre del ’33 un giovane sterminò tutta la famiglia con una scure.
Anslinger rese nota la vicenda alla popolare rivista “American Magazine”(proprietario: William Randolph Hearst) arricchita di particolari: “il ragazzo, e’ conosciuto come un tipo mite, ma quel giorno aveva fumato uno spinello ed era stato trovato in possesso di marijuana”.
All’ epoca la marijuana era utilizzata negli ambienti della musica jazz e da minoranze di origine messicana ma, al resto della popolazione era quasi totalmente sconosciuta e come di ovvia conseguenza i suoi effetti i suoi effetti .
Di qui, in poi forte dell’ ignoranza in materia della maggioranza della gente, Anslinger, portò avanti sui media una serie infinita di storie simili a quella del ragazzo, e fece crescere in poco tempo la leggenda ed il terrore dell’ ERBA ASSASSINA. I suoi collaboratori girarono senza sosta tra radio,giornali e televisioni, tenendosi pero’ lontani dai media più’ selezionati di Washington e New York e dalla comunità’ scientifica e medica; infatti, all’ inizio del mandato il capo del F.B.N. chiese consulenza all American Medical Association e la risposta fu chiarissima : “Non ha senso inserire la marijuana tra gli stupefacenti, non ci sono rapporti negativi sul suo utilizzo, non da dipendenza e viene prescritta da molti dottori perché’ presente nei manuali farmacologici e di medicina generale”.
Nel frattempo vennero girati numerosi film propagandistici allo scopo di far credere alla gente che la marijuana avesse l’ effetto di rendere violento il consumatore, di creare in esso comportamenti estremamente criminali, perfino assassini, mentre invece se un individuo non è delinquente senza aver fumato, non lo sarà mai nemmeno dopo aver fumato. Il più’ noto e’ Reefer Madness(1936) di Louis Gasner.

A questo punto Anslinger fu pronto per il congresso. In aula mostrò le foto dei sanguinosi omicidi collegati alla marijuana a tutti i senatori della commissione, tenendo non solo nascosto, che non esisteva nessun collegamento tra violenza e marijuana, se non che rende più pacifici, ma anche che fu egli stesso a fornire le notizie aigiornali .
D’ accordo con i funzionari del Tesoro, fece in modo che nelle commissioni di Senato e Camera non fossero invitati membri del ministero della sanità’.
Non riuscì, tuttavia, ad evitare che fosse consultato un membro della American Medical Association.
Questi fu ascoltato, ma solo in commissione e non in aula, e la sua relazione fu tutt’ altro che favorevole ad una legge proibizionista sulla canapa. Arrivata la legge in aula per il voto, il deputato repubblicano Snell chiese pubblicamente quale fosse il parere della A.M.A. al riguardo, il deputato Fred Vinson, presente all audizione con il dottore dell’ A.M.A., rispose: “ assolutamente si, l’ American Medical Association e’ favorevole alla legge al cento per cento”.
Venne anche ascoltato un ricercatore, che disse di aver estratto il principio attivo della cannabis(che in realtà verrà isolato negli anni ’60)e di averlo iniettato direttamente nel cervello di dieci cani. Gli vennero fatte due domande: quali fossero stati i risultati dell’ esperimento e il motivo per cui avesse scelto proprio dei cani. Alla prima domanda rispose: mah, 3 sono morti, gli altri hanno riportato delle gravi disfunzioni cerebrali estese anche al resto del corpo; alla seconda invece disse semplicemente: non saprei.
Con queste clamorose bugie e crudeltà si concluse il breve dibattito e si passò alla votazione.

Venne così approvata la legge, denominata “marijuana tax act”, volta non a rendere illegale la pianta ed i suoi derivati, ma a tassarne ogni fase di produzione e lavorazione e creare una serie di iter burocratici a contadini farmacisti ecc.. tali da rendere proibitiva la coltivazione della canapa, la lavorazione di essa e ogni fase produttiva di questa pianta. Nello specifico, per poter coltivare canapa, lavorarla, estrarne i molteplici prodotti ricavabili da essa e in generale per ogni attività legata a questa pianta bisognava avere dei permessi specifici, e la parte venditrice doveva pagare una tassa di un dollaro(che non erano assolutamente spiccioli all’ epoca)e compilare decine e decine di moduli ad ogni atto di compravendita. Se anche solo uno degli obblighi dettati da questa legge non veniva rispettata si incorreva in una multa da 2000 dollari o nella reclusione(carcere) o in tutt’ e due, a discrezione del giudice.
Nacque, cosi’, il proibizionismo anti-marijuana arrivato fino ai giorni nostri.

Sara’ la stessa Casa Bianca a riconoscere che si trattava di bugie . La commissione nazionale sulla marijuana, nominata da Nixon anni dopo, stabilirà’ senza ombra di dubbio che la “Marijuana assassina”era una terribile falsità’

Hempyreum weblog team

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