Hempyreum’s Weblog


Spagna: Risultato positivo in Catalogna, per uno studio con il Sativex, estratto di cannabis.
Luglio 8, 2008, 11:42 pm
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Il 9 Aprile il governo della Catalogna ha pubblicato i risultati positivi del suo programma pilota per valutare il Sativex, estratto di cannabis – per via orale, come terapia su vari gruppi di pazienti.
Secondo la documentazione quasi la metà dei pazienti che hanno ricevuto il Sativex hanno risposto bene confermando il miglioramento dei loro sintomi. Un totale di 207 pazienti con le seguenti indicazione terapeutiche sono stati inclusi nello studio: 32 con dolore neuropatico dovuto a sclerosi multipla; 54 con spasticità dovuta a SM; 47 con dolore neuropatico dovuto a diverse condizioni mediche (diverse da SM); 41 con diagnosi di sindrome anoressia-cachessia dovuta a tumore o AIDS; 33 con nausea e vomito dovuta a trattamento chemioterapico.

Il programma pilota cominciò nel Gennaio 2006 su ordine del Capo del Dipartimento della Sanità Catalano e terminò nel Dicembre 2007. Il progetto ha visto la partecipazione di oltre 40 medici in 6 ospedali dell’area di Barcellona. Secondo Marina Geli, il Capo del Dipartimento della Sanità Catalano, nel caso di pazienti affetti da anoressia-cachessia associata ad AIDS, oltre il 53 per cento di essi ha riacquistato l’appetito. Il numero di pazienti presenti nel programma ed affetti da sclerosi multipla passati da dolori intollerabili a sopportabili è passato dal 66 per cento al 35 per cento.

Ulteriori notizie su:
<production.investis.com/gwp/pressreleases/currentpress/20>;
<www.420magazine.com/forums/international-cannabis>;-

(Fonti: Conferenza Stampa della GW Pharmaceuticals del 9 Aprile 2008,
www.420magazine.com <www.420magazine.com>; del 11 Aprile 2008 )

Fonte: iacm



Canapa e Sclerosi multipla. Testimonianze
Giugno 22, 2008, 6:21 pm
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Cannabis terapeutica. Assessore sanita’ Bolzano al collega della Sicilia sul Sativex: ottimi risultati, aiutate vostri pazienti
Giugno 19, 2008, 6:29 pm
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Il diritto a non soffrire in Italia e’ ancora un miraggio, specialmente quando l’unico farmaco efficace per alleviare il dolore e’ derivato da una pianta ‘malvagia’, la cannabis. Alcune settimane fa avevamo denunciato l’ennesimo caso di sofferenza inutile che ci veniva segnalato dalla Sicilia e riguardava una donna affetta da sclerosi multipla, costretta dalla burocrazia a rinunciare all’unico trattamento in grado di alleviare i sintomi della malattia: il cannabinoide Sativex.
La signora Giuseppina, vista l’impossibilita’ di ottenere il farmaco dalla Regione Sicilia, si era rivolta alla Provincia di Bolzano, uno dei pochi luoghi dove il Sativex e’ prescritto e rimborsato dalla Ausl.
Nella risposta , l’Assessore della Sanita’ di Bolzano Richard Theiner, nel ribadire gli ‘ottimi risultati’ del Sativex, invita il collega siciliano a prendere adeguatamente in considerazione la richiesta della paziente. Queste le sue parole:
“Le comunico che la Provincia Autonoma di Bolzano, visti gli ottimi risultati per il trattamento del dolore neuropatico nei pazienti affetti da sclerosi multipla che non rispondono in modo efficace alle terapie di uso comune, ha deciso di erogare gratuitamente il farmaco ai propri assistiti in regime di Day Hospital con contestuale apertura di una cartella clinica. Ritengo che presso l’Assessorato alla Sanita’ della Regione Sicilia, che legge per competenza, si potrebbe trovare una concreta risposta in quanto, a livello locale, non mi e’ possibile soddisfare la Sua richiesta. Auspico che ci sia una adeguata considerazione per la Sua richiesta.”.
Ci auguriamo che l’Assessore Massimo Russo voglia ascoltare il collega di Bolzano.
Soprattutto, rivolgiamo un appello urgente al ministro della Salute Maurizio Sacconi affinche’ ponga rimedio alla allucinante situazione dei molti malati di sclerosi multipla che sono oggi costretti a soffrire inutilmente in alcune Regioni italiane. Invitiamo il ministro anche a promuovere la sensibilizzazione e l’aggiornamento del personale sanitario sui farmaci cannabinoidi, ancora troppo sconosciuti ai medici italiani.



Video: Farmaci cannabinoidi e sclerosi multipla

fonte: aduc droghe

Segnaliamo questo servizio di WB33 Sette News sul convegno tenutosi lo scorso 30 maggio a Bolzano dal titolo “Farmaci cannabinoidi e sclerosi multipla”. Evento sponsorizzato dall’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e organizzato dal neurologo Francesco Teatini, il primo medico italiano ad utilizzare il farmaco cannabinoide Sativex. Hanno partecipato, fra gli altri, il dottor P. Bortolotti (Riabilitazione Villa Rosa Pergine TN), il dottor F. Crestati, il dottor S. Casano, il dottor G.Morandell (Farmacia Ospedale di Bolzano), Conte C. Mamming (presidente Associazione SM Alto Adige) e Stefano Balbo (vicepresidente Associazione Cannabis Terapeutica). Durante il convegno di e’ discusso del farmaco cannabinoide Sativex.



Cannabinoidi nella pancia
Maggio 28, 2008, 11:53 am
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… che è nata prevalentemente per cercare di chiarire il ruolo dei cannabinoidi sullo stimolo della fame, sul dispendio energetico ed il conseguente accumulo di grassi.
Ma, partiamo con una piccola premessa:

Modalità d’assunzione dei cannabinoidi.

Sostanzialmente, esistono tre modi d’assunzione. La cannabis può essere:
Fumata, ingerita, inalata.
Siamo a conoscenza del fatto che in alcune tribù del Marocco, esiste una pratica di assunzione tramite iniezione di hashish, ma non è una pratica diffusa e la sconsigliamo vivamente.
Fumata. Con l’ausilio di una cartina, un filtro e spesso del tabacco, la canapa viene fumata dalla stragrande maggioranza dei consumatori.
I principi attivi vengono assorbiti attraverso le vie respiratorie e raggiungono il flusso sanguigno, e successivamente il cervello entro 5-10 minuti dall’assunzione e permane mediamente per 1-3 ore.
Ingerita. Per far si che la molecola del THC si attivi, c’è bisogno di un solvente naturale o chimico o di una combustione. Accertato che il THC è liposolubile(si scioglie nel grasso), viene spesso utilizzato come una vera e propria spezia in tantissime ricette culinarie, dagli antipasti ai dolci .
L’assorbimento da parte dell’organismo avviene gradualmente attraverso la digestione; gli effetti cominciano 1-2 ore dopo l’ingestione e possono durare anche fino a 10-12 ore.
Inalata. Numerosi pazienti, assumono le infiorescenze di cannabis, inalandole tramite un vaporizzatore. Così facendo evitano i danni del fumo.

Detto questo passiamo al tema principale della lezione.
Prima di tutto, vi siete mai chiesti il perché dopo una canna vi viene fame? (fame chimica)
Alcuni ricercatori statunitensi, hanno scoperto che il desiderio di cibo attiva le stesse aree cerebrali (ipotalamo) collegate alle emozioni, alla memoria e alla ricompensa che vengono attivate dal desiderio di “droghe”. Secondo il principale autore dello studio, i risultati sono consistenti con l’ipotesi che tutti i tipi di desiderio umano, che siano verso il cibo, le droghe o i capi di abbigliamento alla moda, condividano meccanismi comuni”.
Insomma il CB1 (recettore Cannabinoidi e endocannabinoidi) è un importante regolatore dei meccanismi che controllano l’assunzione del cibo e i dati confermano l’eminente ruolo del
sistema cannabinoide nel controllo dei meccanismi di bilancio energetico.
I più attenti di voi, avranno sicuramente sentito parlare in questi giorni di un “farmaco anti-fame”
Il RIMONABANT (così si chiama) agisce come un cannabinoide, ma al contrario del THC, inibisce l’assunzione di cibo e, come alcuni cannabinoidi, è causa di un aumento del dispendio
energetico e un’azione diretta sul metabolismo dei grassi.
Empiricamente, si è propensi a ipotizzare che un consumo assiduo e cronico di cannabinoidi, determini la riduzione del peso corporeo.
A meno che il soggetto, non sia predisposto ad ingrassare (coporatura grossa, ossa grosse), un assuntore cronico di costituzione normale, difficilmente potrà dirsi grasso…addirittura obeso.
Infatti è rara, per un “normale”, una tendenza ad ingrassare notevolmente, nonostante i quotidiani saccheggi del frigorifero in preda alla “fame chimica”.
Cosa leggermente diversa accade a chi mangia compulsivamente per disturbi patologici e non assume cannabinoidi, è molto più facile che ingrassi…fino a diventare obeso.
Ma qui le ricerche sono appena cominciate…stanno lavorando per noi (o per loro?)
Ritornando allo stimolo della fame, c’è da dire due cose abbastanza importanti:
Primo. Ormai si è quasi certi che è il cannabinoide Delta9 THC, il maggior responsabile dello stimolo della fame, come anche è merito suo, la netta proprietà antiemetica, e che anzi, in un composto sintetico con prevalenza altri cannabinoidi (CBN CBD e non il THC) si è riscontrato addirittura l’effetto contrario, cioè una riduzione dell’appetito.
Secondo. Proprio per queste due capacità, la cannabis è caldamente consigliata a chi deve fare i conti perennemente con l’inappetenza o la nausea.
Ma una cannabis controllata nei valori di THC, CBD CBN sempre uguali e a portata di tutti coloro che ne facciano richiesta.
Non avendo la possibilità di coltivarla, chi si cura con la canapa, deve obbligatoriamente ricorrere al mercato nero, e di conseguenza viene a contatto con un prodotto che cambia ogni volta.
La canapa ha vari “strain” o qualità , che variano assai in percentuale di cannabinoidi (le sative sono assai diverse dalle indiche).
Poi, il THC se mal conservato si degrada facilmente e diventa CBN (che va meglio per i dolori nevralgici o muscolari) e lo “spaccino” che ve lo vende, l’ultima cosa a cui fa attenzione, è la conservazione del prodotto…e poi è normale che il paziente non ci capisce più una beata mazza!…oppure deve fumare come una ciminiera per raggiungere l’effetto che avrebbe avuto fumando UNA sola canna di cannabis controllata in percentuale di THC CBD e CBN.
Ma per ora, nel nostro paese, è utopia pura…
Esistono dei farmaci di sintesi, ma sono poco incisivi, non hanno le stesse proprietà della cannabis naturale…e hanno un sapore di merda!!
Per ora vi saluto e vi do appuntamento alla prossima lezione che avrà come titolo:
“Cannabinoidi nel cuore”…parleremo sia dell’amplificazione emotiva che i cannabinoidi stimolano, che del ruolo del THC come protettore del cuore e delle arterie.

Vorrei aggiungere una cosa.
Dovete sapere che in genere capita così:
Un committente (quasi sempre grossa azienda farmaceutica) commissiona una ricerca specifica su alcune proprietà dei cannabinoidi.
I ricercatori scoprono delle importanti interazioni fra i cannabinoidi e il nostro organismo nello specifico.
Arrivati a questo punto il committente commissiona la messa a punto di un prodotto di sintesi che abbia le stesse caratteristiche del naturale.
Non ci si riesce e si abbandona il progetto.
Poi si riprende (perché questi sono infami, ma non coglioni), cercando sempre di “creare” un prodotto sintetico del tutto simile all’originale.
Prendiamo il Sativex della G.W. pharmaceutical ad esempio.
E’ uno spry sublinguale dal sapore schifoso. Ma questo non è importante. Non ha gli stessi effetti benefici della cannabis…e addirittura è stato capace di farci scappare il primo morto per assunzione di cannabinoidi di sintesi (una signora inglese).
Bravi!…le avessero permesso di coltivarsi il prodotto fuori al balcone…non sarebbe successo.
Ma questo per ora non ci riguarda…noi adesso stiamo imparando…vedrete una volta che abbiamo imparato tutto per benino e abbiamo acquistato consapevolezza, come la Storia cambierà!! (forse)

a cura del professorTiacca

fonte: tiaccaciproduzioni.org



Italia. Sclerosi multipla. Burocrazia e pregiudizi continuano a colpire i malati

Il diritto a non soffrire in Italia e’ ancora un miraggio, specialmente quando l’unico farmaco efficace per alleviare il dolore e’ derivato da una pianta “malvagia”, la cannabis.
L’ennesimo caso di sofferenza inutile ci viene segnalato dalla Sicilia e riguarda una donna affetta da sclerosi multipla, costretta dalla burocrazia a rinunciare all’unico trattamento in grado di alleviare i sintomi della malattia.
Come lei, i malati di sclerosi multipla continuano a soffrire a causa di preconcetti, ignoranza e burocrazia, nonostante la comunita’ scientifica internazionale sia ormai unanime sull’efficacia terapeutica della cannabis. Non e’ un caso che l’Italia continui ad essere agli ultimissimi posti in Europa e nel mondo occidentale per la cura del dolore.
Rivolgiamo un appello urgente al ministro della Salute Sacconi affinche’ ponga rimedio alla allucinante situazione di coloro che sono oggi costretti a soffrire inutilmente attraverso un decreto-legge che ponga fine alla discriminazione contro chi soffre. Invitiamo il ministro anche a promuovere la sensibilizzazione e l’aggiornamento del personale sanitario sui farmaci cannabinoidi, ancora troppo sconosciuti ai medici italiani.

La testimonianza

Il mio nome è Giuseppina, ho 60 anni, abito a Palermo e sono affetta da sclerosi multipla del tipo secondario progressivo da piu’ di 20 anni. La lenta ma inesorabile progressione della malattia mi ha portato ad avere grossissime difficolta’ di deambulazione, equilibrio, astenia, incontinenza, fatica, dolore, spasticita’, mancanza di concentrazione. Per il mio tipo di sclerosi i pochi farmaci che mi hanno prescritto non hanno mai avuto nessun effetto positivo ma, in compenso, tanti effetti collaterali, al punto tale che, fino a circa tre mesi fa, prendevo soltanto antidepressivi e tavor.
Grazie soprattutto a Stefano Balbo, paziente di Merano affetto da sclerosi multipla, sono venuta a conoscenza del Sativex, che e’ a base di THC, cannabinoide che il Ministero ha inserito nella tabella B2 fra le sostanze che hanno attività farmacologica e che, del resto, e’ l’unico farmaco registrato al mondo, in Canada, per il dolore neuropatico della sclerosi multipla.
Sono riuscita ad avere una fornitura per due mesi circa di terapia, a spese mie (1200 euro circa), con risultati a dir poco eccezionali, testimoniati, del resto, dal neurologo presso il quale sono in cura. Dopo circa venti giorni ho sentito dei miglioramenti ed uno stato di benessere generale che non avvertivo da circa 20 anni. Miglioramenti netti nella deambulazione, nell’equilibrio, nell’incontinenza, nel dolore, nella spasticita’, insomma, in tutti i sintomi della malattia.
A causa di intoppi burocratici, purtroppo, aspetto ancora la nuova fornitura e sono scoperta del farmaco da circa 2 mesi, con la conseguenza che, inevitabilmente, il mio stato di salute e’ nuovamente tornato come prima. I problemi burocratici nell’approvvigionamento del farmaco, unitamente ai costi proibitivi, rendono di fatto impossibile dare una continuita’ all’utilizzo del farmaco stesso che, ribadisco, mi ha dato risultati insperati ed eccezionali ed mi ha fatto vedere concretamente la possibilita’ di cambiare in maniera radicale la qualita’ della mia vita.
Che io sappia, il Sativex viene fornito gratuitamente dall’AUSL di Bolzano, ma in Sicilia mi hanno detto che devo pagarmelo da me. Questa disparita’ e’ assolutamente intollerabile e “stupefacente”. In questo modo non potro’ piu’ curarmi e questo, in un Paese civile, non e’ accettabile.
All’ASL mi hanno detto che tale farmaco non e’ inserito nel prontuario regionale e quindi puo’ essere importato solo a carico del cittadino. Il primario del reparto di neurologia dell’ospedale presso il quale sono in cura mi ha detto che la struttura ospedaliera non puo’ prendersi in carico il farmaco.
Ma se un farmaco e’ l’unico possibile per migliorare le condizioni di salute del paziente, deve essere lo Stato a fornirlo gratuitamente! Puo’ la burocrazia essere piu’ importante del dolore e della sofferenza? Puo’ essere un discrimine vivere in Sicilia o a Bolzano se si e’ ammalati di sclerosi multipla?
Augurandomi che al piu’ presto sia possibile avere il farmaco gratuitamente ed in tempi normali, porgo cordiali saluti

fonte: aduc.droghe



Italia. Bolzano. Convegno sui farmaci cannabinoidi e la sclerosi multipla
Maggio 15, 2008, 11:02 am
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Avra’ luogo il 30 maggio 2008 a Bolzano il convegno su “Farmaci cannabinoidi e sclerosi multipla”, sponsorizzato dall’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e organizzato dal neurologo Francesco Teatini, il primo medico italiano ad utilizzare il farmaco cannabinoide Sativex.

Il programma:
-Ore 14.00
Saluto alle autorità e ringraziamenti
-Ore 14.30
Meccanismi del dolore neuropatico
Dr P. Bortolotti – Riabilitazione Villa Rosa Pergine TN
-Ore 15.00
Il sistema endocannabinoide e
farmaci cannabinoidi
Dr F. Crestati – Dr S. Casano
-Ore 15.30
Indicazioni all’uso del Sativex
Dr F. Teatini
-Ore 16.00
L’importazione del Sativex: l’esperienza di Bolzano
Dr G.Morandell – Farmacia Ospedale di Bolzano
-Ore 16.30
COFFEE BREAK
-Ore 17.00
Dalla parte dei pazienti – Relazioni
Presidente Associazione SM Alto Adige – Conte C. Mamming
Vice-Presidente Associazione Cannabis Terapeutica – S. Balbo
-Ore 17.45
Discussione
-Ore 18.45
Chiusura dei lavori

Per ulteriori informazioni, QUI il depliant dell’evento.

fonte: aduc droghe



Dalla pianta allo sviluppo di preparati farmaceutici, come la proibizione influenza la ricerca
Maggio 5, 2008, 7:57 pm
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La recente pubblicazione da parte di D.I. Abrams ed altri di uno studio controllato sull’uso della marijuana per il trattamento del dolore neuropatico correlato all’Aids è stata accolta come un avvenimento importante, in quanto lo studio ha dimostrato l’efficacia della cannabis per questo tipo di dolore, difficile da trattare (Abrams D.I. et al, “Cannabis and painful HIV-associated sensory neuropathy: A randomized placebo-controlled trial”, Neurology, Feb 2007; 68: 515-521). Ma lo studio in questione merita di essere segnalato non tanto per ciò che di nuovo ha rivelato sulla canapa come analgesico, quanto piuttosto per la straordinaria perseveranza dei ricercatori di fronte alla serie di ostacoli frapposti dal governo Usa sul percorso di chi desidera studiare la marijuana, ivi compresa l’ingiunzione a usare una marijuana di qualità inferiore, prodotta dal governo.
I malati di Aids ed altri pazienti che soffrono di dolore neuropatico, e tanti medici illuminati e avvertiti, sanno da oltre un decennio che ricorrere alla canapa è probabilmente il modo più efficace e meno tossico di contrastare questo difficile sintomo; lo sanno grazie alla loro esperienza clinica.
Il dolore neuropatico non è che uno di innumerevoli sintomi e sindromi emergenti da una montagna di dati aneddotici. Essi da molto tempo hanno dimostrato che la marijuana è una medicina sicura ed efficace.
Ci si potrebbe chiedere: dato l’interesse enormemente accresciuto per la ricerca sulla cannabis, come mai non sono stati effettuati più studi clinici controllati come questo? La risposta è in larga misura di natura economica.
Oggi i farmaci devono superare test rigorosi, lunghi e costosi per ottenere l’approvazione da parte dell’apposita agenzia di regolamentazione (la Food and Drug Administration negli Usa) ed essere quindi commercializzati. Scopo dei test è tutelare il consumatore accertando la sicurezza e l’efficacia dei farmaci. Poiché nessuna sostanza è completamente sicura né sempre efficace, si presume che un farmaco approvato da questa agenzia abbia superato una analisi rischi-benefici. Inizialmente, la sicurezza del farmaco (o piuttosto, la sua limitata tossicità) è accertata attraverso esperimenti sugli animali e sulle persone. Poi vengono condotti studi controllati a doppio cieco per stabilire se la sostanza non ha un semplice effetto placebo ed è più utile di altri farmaci già in commercio. Poiché la differenza tra farmaco e placebo può essere piccola, spesso in questi studi per ottenere un effetto statisticamente significativo è necessario un numero molto elevato di pazienti.
Secondo le autorità sanitarie e di governo, per poter rendere la marijuana legalmente accessibile ai malati bisogna prima effettuare questo tipo di studio per ciascuna delle sue indicazioni terapeutiche. Ma è discutibile che questo tipo di regola debba applicarsi alla marijuana.
Innanzitutto, la sua sicurezza non è in questione. Essa è stata usata per migliaia di anni da milioni di persone senza che siano stati riferiti casi di decesso, e le evidenze di significativa tossicità sono molto limitate. In secondo luogo, non servono studi a doppio cieco per dimostrare l’efficacia della marijuana.
I moltissimi medici e pazienti che in tutto il mondo hanno sperimentato l’uso terapeutico della cannabis, hanno potuto osservare come essa spesso garantisca risultati migliori, con minori effetti collaterali, rispetto alle medicine convenzionali. Imporre per la marijuana questo protocollo di regolamentazione ha senso quanto ne avrebbe se si avanzasse la stessa richiesta per l’aspirina, che fu accettata come medicina più di sessant’anni prima dell’avvento dello studio controllato a doppio cieco.
Generalmente, le case farmaceutiche proprietarie del brevetto su un terapico promettente sono disposte a investire le grosse somme di denaro necessarie a eseguire gli studi controllati a doppio cieco richiesti dalla Food and Drug Administration per l’approvazione del potenziale nuovo farmaco. Poiché non c’è possibilità di acquisire un brevetto sulla marijuana, le case farmaceutiche non hanno un interesse diretto nei suoi confronti.
Lo studio di Abrams è stato finanziato dallo Stato della California. In futuro, gli eventuali studi controllati sulle varie proprietà terapeutiche già note della cannabis dovrebbero essere finanziati da fonti private o governative. Ma poiché la posizione ufficiale del governo Usa è che «la marijuana non è una medicina», è estremamente improbabile che esso sottoscriva un forte investimento per vedere la sua posizione confutata in modo «più scientifico» di quanto non faccia già oggi l’enorme massa di dati aneddotici.
Attualmente le evidenze aneddotiche sono tenute in considerazione molto meno che in passato, eppure sono la fonte di molte delle nostre conoscenze sulle medicine sintetiche e sui derivati delle piante. Non furono necessari esperimenti controllati per riconoscere il potenziale terapeutico del cloralio idrato, dei barbiturici, dell’aspirina, del curaro, dell’insulina, o della penicillina. Gli aneddoti presentano un problema che la medicina ha sempre avuto: la fallacia aneddotica o la fallacia della enumerazione delle circostanze favorevoli (contare i successi e ignorare gli insuccessi). Perciò, alcuni potrebbero giudicare irresponsabile suggerire su base aneddotica che la marijuana può aiutare persone affette da varie patologie. Questo potrebbe essere un problema se la marijuana fosse una droga particolarmente pericolosa, ma di fatto è notevolmente sicura. Anche nell’eventualità improbabile che solo pochi pazienti ottengano il giovamento sperato, possiamo comunque sostenere che la cannabis deve essere messa a loro disposizione, poiché i rischi sono molto contenuti e produrla costa decisamente poco.
Il dronabinolo (Marinol) – Thc incapsulato in olio di sesamo – fu immesso in commercio due decenni fa. Ci si attendeva da esso una efficacia pari a quella della marijuana, tuttavia non è riuscito a soppiantarla perché non è efficace o utile quanto lo è la marijuana, sia essa ingerita (ad esempio nei biscotti) o fumata. Devo ancora conoscere un paziente che, avendo provato sia la marijuana che il Marinol, preferisca il secondo. Una ragione è che come per le preparazioni orali di cannabis indica nel XIX secolo, con il loro effetto lento, la dose appropriata di dronabinolo è molto più difficile da calibrare rispetto alla cannabis fumata, i cui effetti terapeutici compaiono nel giro di pochi minuti.
La ragione più comune per cui chi può scegliere tra queste due forme di cannabis sceglie il dronabinolo, è il fatto che quest’ultimo è legale.
Si è parlato del Sativex – un prodotto più recente che va ad aggiungersi ai farmaci a base di cannabinoidi studiati per entrare nel mercato legale – come di marijuana liquida. Il Sativex è formato da due cannabinoidi, il tetraidrocannabinolo e il cannabidiolo, estratti dalla canapa, ed è stato messo a punto come mezzo per sfruttare le proprietà mediche della marijuana senza esporre il paziente a due “pericoli”: essere “fatti” e fumare. Molti oggi mettono in discussione la dannosità dello “high” e si chiedono se gli effetti psicoattivi siano sempre separabili da quelli terapeutici.
Non ho dubbi che l’uso della marijuana come medicina continuerà, né dubito che
il tentativo attuale di promuovere la “farmaceuticalizzazione” della canapa porterà alla fine ad alcuni buoni prodotti farmaceutici ottenuti dai cannabinoidi.
Mi chiedo però quanti di essi possano competere con la marijuana – combattendo ad armi pari – in termini di efficacia, di limitata tossicità, di versatilità, di facilità di regolazione della dose, di costo e, naturalmente, di accessibilità legale. Attualmente stanno cominciando a scontrarsi due forze potenti: la crescente accettazione della cannabis medica, e il veto opposto a qualunque uso – medico o non – della canapa. Alcuni segnali indicano che ci stiamo spostando dalla proibizione assoluta a un sistema regolato, tale da consentire per la marijuana un uso responsabile.
Lester Grinspoon

fonte: Fuoriluogo

Hempyreum weblog team