Hempyreum’s Weblog


Bosnia. Ritirato libro scolastico e CD perche’ una canzone menziona la marijuana
Ottobre 17, 2008, 1:37 am
Archiviato in: News dall'Italia e dal mondo | Tag: ,

16 ottobre 2008

Il ministero dell’educazione ha ritirato un CD dal mercato, allegato ad un libro scolastico, perche’ in un testo c’erano dei riferimenti alla marijuana.
Il ministero dell’educazione per i mussulmani croati della Bosnia Erzegovina ha rilasciato una dichiarazione in cui biasima l’autore del libro e coloro che l’hanno recensito per avere incluso la famosa canzona messicana “La cucaracha”, perche’ contiene dei versi inappropriati.
Da settembre il libro e il CD sono gia’ adoperati nelle classi di quinta elementari di alcune scuole della Bosnia.
I versi della canzone incriminati sono: “Lo scarafaggio, lo scarafaggio non puo’ piu’ camminare, perche’ non ha, perche’ non ha piu’ marijuana da fumare”.
Spesso il testo e’ cambiato, proprio per evitare queste reazioni.

Fonte: aduc droghe



Usa- La marijuana inficia le funzioni cerebrali nei giovani almeno per un mese dopo l’ultima sigaretta

15 ottobre 2008

http://www.sciencedaily.com/releases/2008/10/081014111156.htm 15 ottobre
Science Daily

Usa. La marijuana inficia le funzioni cerebrali nei giovani
Le risonanze magnetiche rivelano che il cervello dei giovani che fumano marijuana lavora piu’ “duramente” di quelli che non fumano.
I risultati della ricerca sono stati presentati al meeting annuale dell’American Academy of Pedriatrics, tenutosi a Boston, dalla docente di psicologia dell’universita’ di Cincinnati Krista Lisdahl Medina, con la collega Susan Tapert, dell’universita’ della California, di San Diego.
La ricerca della Medina, intitolata “Risonanza magnetica sul consumo della marijuana e i suoi effetti sulle funzioni cognitive”, rivela che un consumo stabile e intenso della marijuana nell’adolescenza, periodo nel quale il cervello e’ ancora in crescita, si manifesta con una carente attivita’ celebrale, che comprende minima velocita’ psicomotoria, poca memoria e abilita’ programmatoria.
“E questi segni ci sono anche dopo un mese dall’ultima sigaretta”, ha dichiarato la Medina, che ha aggiunto che continuano ad esserci deficienze nell’attenzione anche se ultime ricerche rivelano che gia’ dopo tre settimane di astinenza dal fumo c’e’ un parziale miglioramento delle funzioni verbali.
“Non solo peggiorano le loro capacita’ di pensiero, ma anche le cognizioni sono anormali. Per gli adolescenti fumatori di marijuana, anche per i test piu’ semplici, come ricordare dove sono posti alcuni oggetti, e’ risultato che essi usano piu’ corteccia parietale e frontale del cervello. Il loro cervello lavora piu’ del necessario”.
Alcune recenti ricerche rivelano che le fumatrici adolescenti hanno una corteccia prefontale piu’ larga, portandole ad avere nel tempo problemi alle capacita’ neurocognitive. Una corteccia prefontale grande significa avere minime capacita’ esecutive, che si rivelano nelle difficolta’ a pianificare, prendere decisioni e concentrare l’attenzione.
Per la Medina sono necessari ulteriori studi per verificare i miglioramenti nei periodi di astinenza dal fumo.

Fonte: aduc salute



Ripensare l’uso della marijuana in campo medico

12 ottobre 2008

Soffrite di una patologia che potrebbe contemplare l’uso di marijuana a scopo medico? Per quanto possa essere utile, potrebbe esserci una nuova ragione per pensarci bene prima di utilizzare questa sostanza. Benché oggi in dodici stati americani l’utilizzo della marijuana a scopo medico sia permesso, di recente è stato rifiutato un trapianto di organi a pazienti che in passato avevano fatto uso di marijuana, anche se di fatto la sua assunzione a scopo curativo era stata legalmente ottenuta e approvata.

Timothy Garan, un musicista di 56 anni, è stato cancellato da una lista di attesa per il trapianto di organi a causa del suo uso e dipendenza dalla marijuana e di altre sue condizioni mediche. Alcuni infatti ritengono che l’utilizzo di marijuana possa impedire il buon esito di un trapianto. La sostanza era stata prescritta al paziente dal medico di famiglia, come antidolorifico, coadiuvante per la carenza di appetito e per combattere l’insonnia. Il signor Garan soffre di epatite C, una malattia che  porta alla distruzione del fegato del paziente e purtroppo non esistono garanzie che un nuovo fegato trapiantato non possa essere nuovamente attaccato dall’epatite.

Gli standard utilizzati dalla commissione per i trapianti che determinano la tipologia dei pazienti da inserire nelle liste di attesa sono estremamente elevati. Ad esempio si tiene conto del fatto che il paziente abbia fatto uso di alcol o droga, oltre a tutta una serie di altri fattori, oltre allo stato generale di salute della persona. Il consumo di alcol ad esempio, è considerato uno dei principali responsabili dei problemi del fegato, mentre il consumo di droga può potenzialmente impedire il recupero del paziente al quale è stato effettuato il trapianto dell’organo.

Nella scelta del destinatario di un trapianto la commissione ospedaliera responsabile si trova dunque a dover prendere in considerazione la situazione generale del paziente e nel caso specifico di Timothy Garan, non è stato considerato solo il fatto che il paziente fosse diventato sempre più dipendente dalla droga, ma anche le sue condizioni di salute.
La combinazione di questi due elementi e il suo fegato malato, hanno diminuito drasticamente per il signor Garan le possibilità di successo di un intervento chirurgico.

Il Sistema Nazionale dei trapianti viene gestito dal United Network for Organ Sharing, che lascia ai singoli ospedali la determinazione dei parametri per la scelta dei candidati ai trapianti. Poiché la marijuana è stata ad oggi legalizzata per scopi medici in dodici stati, ma continua ad essere considerata illegale dalla legge federale, le commissioni ospedaliere si trovano davanti un altro ostacolo nella determinazione degli standard relativi al sistema di donazione degli organi. Esse infatti devono stabilire dei parametri che riguardano la situazione di un paziente che ha fatto uso di marijuana regolarmente prescritta da un dottore che diventerà comunque un elemento negativo quando si troveranno a scegliere il paziente per l’operazione di trapianto.

Il destinatario di un trapianto normalmente deve assumere dei farmaci che blocchino il suo sistema immunitario al fine di prevenire possibili infezioni. Sembra che la marijuana danneggi il sistema immunitario e aumenti le probabilità di sviluppare infezioni, una delle cause principali di morte nei pazienti che hanno subito un trapianto di organo.
Nei pazienti affetti da un cattivo funzionamento del fegato, la marijuana può stazionare nel corpo per molto tempo senza essere eliminata. Il fegato infatti è un vero e proprio filtro e quando non funziona come dovrebbe può far sì che le sostanze non vengano eliminate.
La marijuana è una droga naturale con molti effetti collaterali quali ad esempio insonnia, e carenza di memoria e proprio perché viene realizzata con sostanze naturali può contenere germi quali l’aspergillosi, un fungo che può provocare la polmonite.

Si sono verificati casi in cui una commissione ospedaliera responsabile della donazione di organi ha rifiutato delle richieste perché il paziente aveva fatto un forte uso di marijuana senza però verificare le ragioni del consumo eccessivo della sostanza. Altri ospedali invece richiedono al paziente di trascorrere un periodo di sei mesi senza utilizzare alcuna droga e in seguito lo inseriscono nella lista di attesa dei trapianti. Ad oggi ci sono circa 98.000 pazienti in lista di attesa per un trapianto e solo 6.000 all’anno riescono a riceverlo.

Gli ospedali ritengono che se si utilizza una droga, anche se la marijuana è una delle droghe che dà meno assuefazione per chi la consuma, può diventare difficile per il paziente smettere di usarla dopo l’intervento chirurgico per il trapianto. L’uso di marijuana dopo un trapianto può danneggiare il nuovo organo e le modalità di reazione del corpo del paziente al trapianto.

Possiamo immaginare quanto sia difficile per un paziente che necessita di un trapianto vedersi rifiutare l’inserimento nella lista di attesa a causa del suo recente o passato uso di droghe e per questo motivo le commissioni ospedaliere hanno un compito durissimo e pesante nel considerare ogni più piccolo particolare per la scelta del paziente adatto.

Fonte: Health news



Spinello di Puglia

10 ottobre 2008

di Giuliano Foschini

La criminalità si dà alla produzione. E si moltiplicano le piantagioni di cannabis. Soprattutto nel Mezzogiorno

Per una vita l’hanno fatta arrivare dall’Albania: nascosta tra i profughi, accatastata nei gommoni con le sigarette, piena zeppa di ammoniaca per darle più peso. Poi hanno scoperto l’alternativa: la coltivazione diretta, meno rischi e grandissimi guadagni. La mafia ha cominciato a produrre in proprio la droga. Marijuana essenzialmente, soprattutto in Sicilia, Calabria e Puglia, terre ideali (per clima e storia criminale) alla crescita della pianta. A dimostrare il fenomeno ci sono i numeri dei sequestri degli ultimi 12 mesi, poco meno di due milioni di piante in tutta Italia, il 70 per cento al Sud, e le indagini delle Direzioni nazionali antimafia, da Palermo a Bari. “Cosa nostra ha messo le mani sulle piantagioni”, ha raccontato ai magistrati palermitani il pentito di mafia Emanuele Andronico: “Da cento grammi in su l’organizzazione ha un forte controllo del territorio. I grossisti che non sono collegati direttamente alle cosche devono versare un terzo dei profitti alla famiglia competente per territorio”.

A essere particolarmente preoccupati sono però gli investigatori pugliesi: da sempre Sacra corona unita e mafia barese hanno gestito il commercio della marijuana con la malavita albanese, in Puglia sbarcavano i panetti di droga e da qui venivano smerciati nel resto d’Italia. Oggi però i collegamenti sono più difficili, il contrabbando delle sigarette non esiste più. Così hanno cominciato a fare da soli. E in grande.

A fine agosto i carabinieri di Barletta hanno scoperto nelle campagne di Canosa quella che definiscono “la seconda piantagione di marijuana mai rinvenuta in Europa”. Dieci serre coltivate a cannabis, 4 mila metri quadri di superficie, piante alte tre metri da due chili ciascuna, un totale di 30 tonnellate. “La droga”, dicono dalla Procura di Trani, “avrebbe fruttato al dettaglio circa 75 milioni di euro”.

A gestire la serra erano due contadini incensurati, padre e figlio, che fino a qualche mese prima curavano piante di pomodori. “Si trattava di professionisti del settore”, spiegano i carabinieri. “Avevano pensato a tutto, dall’irrigazione 24 ore su 24, ai filari di pomodoro lasciati accanto alla droga, per nasconderla e soprattutto per confonderne gli odori. Era tutto naturale, erba purissima e per questo dal valore ancora maggiore. L’unica aggiunta esterna era un fertilizzante capace di alzare il Thc, il principio attivo della droga”. Secondo gli investigatori i due contadini erano solo un anello della catena criminale: “Stavano per tagliare ed essiccare. A smerciare ci avrebbe pensato sicuramente qualcun altro”.

Il vivaio di Canosa è la punta dell’iceberg. Solo ad agosto sono state sequestrata 58 mila piante: a Partinico, Palermo, in provincia di Reggio e Crotone, persino a Torino. Rimanendo in Puglia, a Terlizzi, la città di fiori, c’erano decine di serre convertite a droga. Ettari di marijuana piantati anche nel Salento. A Bari, invece, a giugno i carabinieri hanno scoperto un piccolo campo di ’super skunk’, erba con un principio attivo del 15 per cento maggiore della cannabis classica, fino a oggi commercializzata solo nei coffee shop di Amsterdam. “La difficoltà di queste indagini”, spiega il colonnello dei carabinieri Gianfranco Cavallo, comandante provinciale a Bari al tempo dei sequestri, “nasce dal fatto che la malavita organizzata per la produzione si serve di insospettabili. Come nel caso di Canosa, tentano piccoli agricoltori con tanto denaro. Uno del clan dà le istruzioni sulla piantagione e sulla cura, seguendo indicazioni che è facile trovare su Internet. E il gioco è fatto”.

Fonte: l’espresso



Italia. La farmacologa (?): la marijuana e’ diventata allucinogena

09 ottobre 2008

All’allarme per il crescente consumo di sostanze stupefacenti si aggiunge ora la preoccupazione degli esperti per l’abitudine sempre piú diffusa dei consumatori di assumere piú sostanze contemporaneamente per aumentarne l’effetto, sull’accresciuta concentrazione di principio attivo delle cosiddette “droghe leggere” e sulle sostanze sempre piú pericolose utilizzate da trafficanti e spacciatori per “tagliare” gli stupefacenti. Tutti elementi che accrescono la preoccupazione sulle conseguenze dell’utilizzo anche occasionale di droga.  A lanciare l’allarme ad Apcom è Maria Elvina Sala del Comitato scientifico del Centro delle tossicodipendenze presso il Dipartimento di Farmacologia dell’Università Statale di Milano, e tra gli esperti che raccoglie e studia, all’interno del Monitoraggio delle manifestazioni d’abuso (Mdma) istituito dalla Regione Lombardia, le schede dei sequestri di droga che periodicamente le inviano le diverse forze dell’ordine.
“I consumatori tendono sempre di piú a mischiare le sostanze tra loro come, ad esempio, l’ecstasy con la metanfetamina per ottenere un effetto ancor piú stimolante, oppure l’eroina con la chetamina (un farmaco anestetico di uso veterinario) per un indurre uno stato dissociativo maggiore”.
“Per quanto riguarda hashish e marijuana invece, negli ultimi tre anni il loro principio attivo è molto piú concentrato, tanto da poter affermare che è sempre piú difficile operare una netta, eventuale, distinzione tra droghe cosiddette leggere e pesanti” continua la Sala, sottolineando che “la percentuale di tetraidrocannabinolo (il Delta9) riscontrata è passata da un massimo compreso tra l’5 e l’8% a punte del 20%, una concentrazione molto piú tossica con effetti allucinatori, che puó arrivare ad indurre slatentizzazioni di patologie, come ad esempio, gravi psicosi”.
Impressionante poi l’uso disinvolto di sostanze tossiche, polveri incolori e inodori, usate da trafficanti e spacciatori per “tagliare” stupefacenti come l’eroina e la cocaina. “Oltre al talco e agli antinfiammatori – prosegue la dottoressa – troviamo ormai di tutto, da un diuretico come il tetramisole agli antielmintici (antivermi), dall’atropina (che ne potenzia l’effetto e per la quale in passato ci è scappato il morto) fino a piccole quantità di un veleno come la stricnina”.
Un motivo di preoccupazione che emerge dai sequestri operati dai diversi corpi di polizia in Lombardia, ma il cui dato è generalmente estendibile a tutto il Paese, riguarda i farmaci spacciati dai pusher. “Sempre piú spesso – conclude la dottoressa – ci capitano confezioni di benzodiazepine (ansiolitici), buprenorfina (potente analgesico per malati terminali) e metadone, principalmente assunti da tossicodipendenti per cercare di placare i sintomi dell’astinenza”. (Pestalozza/Apcom)

Fonte: aduc droghe



AMERICHE – MEXICO Contro i cartelli della droga e la violenza, ora Calderon propone la depenalizzazione delle droghe

08 ottobre 2008

Il presidente Felipe Calderon, che conduce una serrata lotta ai cartelli delle droghe, intende decriminalizzare il possesso di piccole quantita’ di droga, piano che irrita non poco l’amministrazione Usa.
Calderon ha inviato al Congresso la proposta di ridurre le pene per il possesso di cocaina, eroina, metamfetamine, oppio e marijuana, con l’intento di ridurre la violenza che da alcuni mesi sta sconvolgendo il Paese a seguito dell’invio dell’esercito per combattere il narcotraffico. La criminalizzazione dei consumatori, e la conseguente incarcerazione, infatti, stanno spingendo migliaia di persone verso il mondo della criminalita’ organizzata.
“Cerchiamo di non considerare criminali i tossicodipendenti, ma invece dei malati da curare fisicamente e mentalmente”, ha dichiarato Alejandro Gonzalez, Presidente della Commissione giustizia del Senato.
Per la proposta del presidente, il possesso di massimo 2 grammi di marijuana o oppio, mezzo grammo di cocaina, 50 milligrammi di eroina, 40 milligrammi di metamfetamine non comporta reato penale, inoltre concede ai tribunali degli Stati il potere di giudicare gli spacciatori, invece di inviarli ai tribunali federali.
Calderon intende focalizzare l’attenzione della polizia sugli spacciatori e sui trafficanti.
Questo progetto e’ pero’ osteggiato sia dalla parte tradizionalista del Paese che dagli Stati Uniti.

Fonte: aduc salute



Semi marjuana, oltre 120 mila acquirenti

07 ottobre 2008

Complessa l’indagine dei carabinieri
Nel mirino ci sono due siti internet di Riva
Allarmante il giro d’affari
I bolzanini denunciati ordinavano abitualmente rilevanti quantità a ripetzione

BOLZANO. Sono circa 120 mila le persone individuate dal nucleo investigativo dei carabinieri di Bolzano nell’ambito delle indagini sui contatti con siti internet che offrono in vendita (ufficialmente a titolo di collezionismo) semi di marijuana o di canapa indiana. Gli acquirenti bolzanini sarebbero non più di una cinquantina ma la mole di lavoro che dovrà essere affrontata dai carabinieri bolzanini si preannuncia impressionante. Sono due i siti finiti nel mirino degli inquirenti. Sono quelli di Matteo Filla, web-master lombardo trapiantatosi a Riva del Garda.
Da qualche tempo gli investigatori ritengono allarmante il giro di affari che siti di questo genere riescono a generare. Lo dimostrano i 120 mila acquirenti di semi di marijuana registrati dai carabinieri in pochi mesi. Nella maxi inchiesta dei carabinieri di Bolzano (coordinata dal sostituto procuratore Guido Rispoli) Matteo Filla non è indagato.
L’uomo era già stato incriminato tempo fa e poi assolto dal tribunale di Rovereto dall’accusa di spaccio di sostanze in qualche modo collegate alla droga. Il punto è proprio qui. La sentenza di assoluzione di Matteo Filla si basa su una considerazione tecnica di fondo: i semini di marijuana o di canapa indiana, pur essendo potenzialmente fonte di produzione di droga, non possono essere considerati alla stregua di una sostanza proibita in quanto il seme non contiene alcun principio di sostanza attiva. E’ la successiva attività di coltivazione abusiva, messa in atto eventualmente dagli acquirenti, a permettere di far scattare l’ipotesi accusatoria. Proprio sulla base di questa logica emersa dalla sentenza assolutoria del tribunale di Rovereto (l’uomo riuscì a dimostrare che nella sua attività non vi fosse alcuna volontà di indurre le persone a fare uso di droghe), i carabinieri del nucleo investigativo di Bolzano hanno deciso di mettere sotto controllo gli acquirenti per poi dimostrare, grazie ad alcune perquisizioni, che i semini vengono sistematicamente utilizzati per coltivare in casa piante proibite. Ora in mano ai carabinieri ci sono 120 mila nomi. Non mancano come detto anche i bolzanini tra il figlio di un noto imprenditore bolzanino che si è trovato i carabinieri in casa proprio grazie alle rilevazioni telematiche disposte in gran segreto. Un ottimo lavoro svolto dal nucleo investigativo dei carabinieri che ora si dovrà tradurre in una serie di procedimenti con un obbiettivo finale: l’oscuramento anche due due siti (www.semini.it e www.marjuana.it) gestiti da Matteo Filla, laureato in fisica, esperto di elettronica e titolare di una regolare licenza per l’e-commerce, il commercio telematico. Le perquisizione scattate a Bolzano solo a carico di alcuni sono state decise dai carabinieri in accordo ovviamente con il magistrato, solo per le persone che erano soliti acquistare quantitativi di semi piuttosto rilevanti. Proprio seguendo questa logica è finito nella rete anche un rampollo dell’alta borghesia imprenditoriale bolzanina che è stato denunciato a piede libero per detenzione a scopo di spaccio di sostanze stupefacenti.

Fonte: l’espresso



Guida – manuale, estrazione domestica cannabinoidi

18 marzo 2008

Estrazione domestica di tutti i fitocannabinoidi (identificate oltre 400 sostanze chimiche differenti , una settantina di tali componenti attivi appartengono alla famiglia dei cannabinoidi, molti dei quali ancora poco esaminati) presenti nella Cannabis Sativa, Indica e Ruderalis, per gli usi medici dei cannabinoidi.

Le informazioni disponibili su questo testo non intendono in alcun modo istigare od indurre a comportamenti VIETATI DALLA LEGGE. L’approvvigionamento di cannabis, o suoi derivati, deve avvenire con le modalità prescritte ai sensi del DPR 309/90 e successive modificazioni.

I cannabinoidi di grande interesse sono: • il Δ9 – tetraidrocannabinolo (THC, Delta 9-THC, uno dei maggiori e più noti principi attivi della Cannabis) • il cannabidiolo (CBD) • la tetraidrocannabivarina (THCV) • il cannabinolo (CBN) • il cannabigerolo (CBG) • il cannabinidiolo (CBND) • il cannabicromene (CBC) • il cannabiciclolo (CBL) • il cannabielsoino (CBE) • il cannabitriolo (CBT) • la cannabivarina (CBV ) • la cannabicromevarina (CBCV) • la cannabidivarina (CBDV) • la cannabigerovarina (CBGV) • il cannabigerolo monoetiletere (CBGM).

I fitocannabinoidi possono esser ingeriti (sono liposolubili), vaporizzati e fumati. Per l’estrazione dei cannabinoidi, le infiorescenze di Canapa, ( Erba, Maria, Ganja, Hemp, Kif, Grass, Shit, Mary Jane, Marijuana, etc.) devono essere asciugate completamente *.

I cannabinoidi (THC,CBD, etc.) non sono idrosolubili (cioè non si sciolgono in acqua), ma lo sono nei grassi, ( Olio, burro, grassi animali e vegetali) e in alcol, etere, cloroformio, solventi derivati dal petrolio ( Esano, benzene, etere di petrolio, diclorometano, toluene, ecc… ). Questi ultimi hanno il vantaggio di essere molto più selettivi, perchè negli alcoli oltre ai cannabinoidi si disciolgono anche la clorofilla** e numerose altre sostanze. Purtroppo questi solventi sono estremamente tossici per l’organismo umano così come lo sono in genere tutti i tipi di alcol. Benché vengano fatti evaporare, i solventi lasciano sempre qualche residuo, l’unico con un grado di tossicità basso o trascurabile é l’alcol etilico.

* I fiori di canapa sono asciutti quando, avvolti nel cellofan, non fanno più condensa.

** Per eliminare la clorofilla i coltivatori libanesi lasciano le piante di canapa sul campo fino a che non sono quasi asciutte. Entro questo tempo acquistano un colore marrone – rossastro ( la clorofilla è distrutta dai Raggi UV del sole ).

Esistono vari metodi di estrazione:

1°) – Estratto solido di cannabis: Hashish. Prodotto con il polline dell’infiorescenza di canapa (tipologie di Hashish pregiato: il Charas [indiano], il Manali, il Malana, il Parvati [prodotti nella regione himalayana dell’India],il Kashmiri,il Nepal Temple Balls [nepalese], l’Afgano, il Pakistano)

– Come si prepara: A) – durante il periodo di fioritura (è il metodo più antico e non prevede il taglio delle piante), a più riprese sfregare tra il palmo delle mani, piano, le estremità fiorite della pianta, B) – raschiare dalle mani, con apposito coltellino, la resina gommosa raccolta sul palmo delle mani; C) – raccogliere la resina di canapa (polline) in un contenitore liscio; D) – impastare la resina, manualmente, in pani; E) – sigillare la resina con cellofan, panni di canapa o lino.

2°) – Estratto solido di cannabis: Hashish. Prodotto con la di resina di canapa (Cioccolato, Libanese, Libano Oro, Super Polm, Skuff, Bourbouqa, Marocco 00, Riff marocchino, il Turco, Olandese, ecc)

–Come si prepara: A) – scuotere, sbattere e/o strofinare i fiori maturi della canapa femmina su una serie di setacci; B) – raccogliere la polvere resinosa in apposito contenitore; C) – comprimere la polvere, dopo averla riscaldata per permettere che le resine si fondano ed attacchino insieme, in blocchi o pani (magari con l’ausilio di mezzi meccanici); D) – sigillare la resina con cellofan, panni di canapa o lino.

3°) – Estratto liquido di cannabis: Preparazione galenica magistrale a freddo di olio di canapa, ottenuto per mezzo di un veicolo alcolico – L’olio (3° – 4°), vaporizzato, fumato o ingerito, ha una concentrazione di cannabinoidi molto più alta del materiale di partenza ( da 5 a 10) e quindi deve essere utilizzato, in proporzione, in quantità ridotte.

L’Hash – Olio ha un’apparenza distintiva del dorato – miele e dal verde scuro a quasi nero con una consistenza abbastanza solida (viscoso, simile a catrame). A temperatura ambiente è assai appiccicoso, ma una volta riscaldato è un liquido. Come si prepara: A) – far macerare l’infiorescenza (o l’ hashish) finemente sminuzzata in una soluzione idroalcolica a 95° gradi alcolici volumetrici, in 5 – 10 volumi di alcol ed 1 volume di materiale, in un contenitore chiuso (vaso, bottiglia o un recipiente di materiale neutro), in un luogo fresco e scuro per 28 giorni, il periodo di un intero ciclo lunare. B) – Trascorso il tempo previsto filtrare la soluzione in un recipiente, con un filtro di carta, un collant, oppure con un colino a maglia fine e spremere la pianta; C) – per separare la parte liquida (alcol e sostanze disciolte) si può fare evaporare l’alcol a bagnomaria ( l’alcol etilico evapora a 78,3 °C, l’acqua a 100°C ) oppure può essere recuperato in un qualunque distillatore ( in genere di vetro ) e rimarrà, comunque, sul fondo l’estratto: L’olio.

4°) - Estratto liquido di cannabis: Preparazione galenica magistrale a caldo di olio di canapa – Come si prepara: A) – mettere in un pentola l’infiorescenza sbriciolata; B) – affogarla completamente in alcol con gradazione 40° – 50°; C) – far cuocere a basso fuoco, circa 80º; D) – filtrare la soluzione e fare evaporare l’alcol restante. In questo modo, p.es., estraggono i principi attivi della cannabis per il medicinale Sativex®. Il Sativex® è un farmaco a contenuto standardizzato di fitocannabinoidi e contiene solo due forme purificate della canapa, THC e CBD. Per produrlo ( è uno spray sublinguale), estraggono i cannabinoidi sotto vacuo in un circuito chiuso, recuperando così continuamente l’alcol, e successivamente, affinché possa essere nebulizzato, lo allungano in solventi con un rapporto circa 1:1 (etanolo, glicole propilenico). Includono anche un ingrediente supplementare, l’ olio di menta piperita, che evita al paziente il “temuto” effetto psicoattivo della cannabis (High). * Il > è un prodotto industriale e l’utilizzo del “glicole propilenico” dipende dal fatto che, 1° costa pochissimo e si nasconde molto bene negli oli essenziali, e 2°, contrasta l’effetto disseccante dell’alcool nella lozione idroalcoolica. Il “propylene glycol” non esiste in natura, è un prodotto chimico.

5°) – Olio cotto di cannabis, per uso alimentare: Come si prepara: A) – ridurre l’infiorescenza di Cannabis in piccoli frammenti e metterla nella pentola; B) – aggiungere olio (o burro) quanto basta, l’olio deve coprire bene i fiori (1:10 – 1:20 – 1:30, in base alla % di THC presente nell’infiorescenza ed alla desiderata concentrazione di principi attivi); C) – aggiungere acqua, 4 – 5 – 6 cm (tanto, la si dovrà far evaporare, lentamente, tutta…), per evitare surriscaldamenti ed allungare il tempo di cottura, per una buona estrazione; D) – mettere con coperchio su fiamma bassa e far bollire; E) – quando sta per svanire l’acqua allontanare dalla fiamma il tegame, perché l’olio surriscaldato farebbe vaporizzare i cannabinoidi, far svaporare tutta l’acqua e continuare a mantenerlo caldo (a circa 80°: non bollente, no frittura!) per almeno 5 minuti; F) – lasciare macerare per 1 giorno e filtrare;

6°) – Tintura madre e tintura classica di canapa – La tintura è una preparazione liquida ottenuta mediante l’azione estrattiva dell’alcol sulla pianta intera o su sue parti (foglie, radici, ecc.). La differenza più rilevante tra la tintura classica e la tintura madre (T.M.) é nel materiale di partenza: nella tintura classica é costituito dalla droga secca, mentre nella tintura madre é dato dalla pianta fresca. In tal modo nella tintura madre vengono preservati più principi attivi. Pro. Trattandosi di una forma di estrazione molto diffusa e tra le più utilizzate in Fitoterapia. E’ un preparato che si presta bene all’automedicazione e l’efficacia, nella maggior parte dei casi, è buona. Contro. Il contenuto in alcol non è irrilevante e pertanto non è adatta a chi presenta disturbi al fegato, ai bambini e a chiunque abbia problemi con l’alcol. Come si prepara: A) – La droga, viene messa a macerare, in una bottiglia o un recipiente di materiale neutro, in una soluzione idroalcolica che va dai 45° ai 70° gradi alcolici volumetrici, in relazione alla quantità d’acqua che la pianta contiene naturalmente: è necessaria quella percentuale di alcol che permette di ottenere un rapporto droga/solvente. Nella preparazione delle tinture idroalcooliche si adotta generalmente una regola fissa: per ottenere cinque parti di tintura finale, è necessaria una parte di droga (ovvero, 20 grammi di droga per ottenere 100 ml di tintura). B) – mettere la pianta a macerare per un periodo variabile, da 25 a 40 giorni. C) – filtrare la soluzione così ottenuta e farla decantare per 48 ore. In questo modo (con alcol a 45° – 70° gradi) la T.M. di cannabis agisce prevalentemente in virtù della presenza dei 330 principi attivi, diversi dai cannabinoidi, identificati nel fiore di canapa (alcaloidi, oligoelementi, etc). Ma, per sciogliere anche i cannabinoidi basta far cuocere a circa 80º la soluzione idroalcolica con i fiori di cannabis, oppure, far macerare la pianta in una soluzione a 95° gradi alcolici e, infine, per ridurre la gradazione alcolica della T.M. ottenuta, aggiungere acqua q.b. La scadenza è di 5 anni, a confezione chiusa.

7°) – Tisana – Con l’infiorescenza si può preparare, inizialmente (prima di procedere con il 2°,4° o 5° metodo di estrazione), per combinare l’azione terapeutica di altri principi attivi presenti nell’infiorescenza di canapa, un eccellente “The di canapa”, ma ricordate che, in tutte le tisane, i Cannabinoidi sono presenti in quantità minore rispetto a quella terapeuticamente attiva (non sono idrosolubili) e si preparano prima dell’uso perché si alterano facilmente. Come si prepara: A) – far bollire l’ ”erba” per almeno 20 – 30 minuti, coperta aggiungendo acqua di tanto in tanto; B) – separare con il setaccio la tisana dall’infiorescenza lasciando sul fondo del tegame i pistilli e resina non disciolta nell’acqua; C) – rimettere l’infiorescenza nella pentola e continuare l’estrazione dei cannabinoidi, indifferentemente, con il 3°, 4° o 5° metodo illustrato.

Nota1: tutti i processi di estrazione del THC e del CBD, per non buttare nulla, si devono ripetere almeno due volte.

Nota2: I recipienti usati per la conservazione di tutti gli estratti liquidi di Cannabis, devono essere di vetro scuro (o meglio, rivestiti con nastro adesivo di colore nero coprente) con chiusura ermetica, e tenuti in un luoghi freschi ed oscuri.

I farmaci, correntemente commercializzati in Italia per uso terapeutico ( Cannabis Curativa ), sono:

a) Cannabinoidi naturali, Cannabis Flos: • Bedrocan ® • Bedrobinol ® • Bediol ®

b) Estratto di Cannabis: •Sativex®

c) Cannabinoidi di sintesi: • Marinol ® (dronabinol) • Cesamet ® (nabilone) Va fatto notare che i derivati sintetici sembrano mostrare minore efficacia e maggiore incidenza di effetti collaterali rispetto ai derivati naturali, a tutt’oggi preferiti da molti pazienti.

Per informazioni dettagliate, sugli usi terapeutici della cannabis, visitate il sito dell’Associazione per la Cannabis Terapeutica [ACT]

Fonte: associazione Luca Coscioni



CANNABIS: BOOM COLTIVATORI FAI-DA-TE, SEQUESTRI +64%
Ottobre 4, 2008, 8:01 pm
Archiviato in: News dall'Italia e dal mondo | Tag: , , , , ,

04 ottobre 2008

Nel giardino. Sul balcone. In cucina. Nell’armadio. Nella vasca da bagno. La cannabis, per crescere, ha bisogno di poco: i semi giusti, terra di buona qualita’, luce (se e’ il caso, artificiale) quanto basta. Tanto che gli italiani, forti delle informazioni scambiate clandestinamente tra i fan dello spinello o scaricate dal web, sembrano essere diventati un popolo di coltivatori fai-da-te. La conferma arriva dalle cronache: sui giornali conquistano spazi solo i maxisequestri di hashish e marijuana, ma i mattinali delle forze dell’ordine, negli ultimi mesi, sono un lungo rosario di piantine piu’ o meno rigogliose strappate a una pletora di insospettabili “growers” (gli autocoltivatori per hobby) fatta di studenti, impiegati, insegnanti, liberi professionisti, operai, casalinghe, pensionati, gente di tutte le eta’ e di tutte le estrazioni sociali. Quanti sono? Impossibile dirlo. Anche se sulla rete, tra un blog di amanti della “maria” e l’altro, c’e’ chi azzarda una stima choc: 2 milioni. “Sembra un numero iperbolico – ammette Marco Contini, segretario degli antiproibizionisti.it – ma ha una sua credibilita’, laddove si pensi che i consumatori di cannabis, nel nostro Paese, hanno superato la soglia dei 4 milioni e 200mila. E ci sta che poco meno di uno su 2 sia tentato dalla prospettiva di autoprodurre, con una modica spesa, un impegno limitato e lontano da occhi indiscreti, l’erba per il proprio fabbisogno”. Secondo l’ultimo Rapporto sulle tossicodipendenze curato da palazzo Chigi, gli italiani tra i 15 e i 64 anni che consumano abitualmente la cannabis e i suoi derivati sono 14 su 1000, ma il loro numero sale al 14,6% (in termini assoluti, 5,4 milioni di uomini e donne) se si includono quanti nel 2007 si sono fatti almeno uno spinello.

Fonte: repubblica



Messico. Legalizzare la marijuana, propone la fondatrice del Partito Socialdemocratico

01 ottobre 2008

di Rosa a Marca

Patricia Mercado Castro, fondatrice del Partido Socialdemocrata, si e’ detta favorevole alla legalizzazione delle droghe, in particolare della marjiuana, perche’ si possa ridurne il traffico illegale. Nella sua visita a Michoacan per rendere omaggio alle vittime dell’attentato del 15 settembre in piazza Melchor Ocampo (otto morti e 132 feriti dallo scoppio di una bomba), l’ex dirigente nazionale del partito ha spiegato che una delle sue proposte e’ la legalizzazione della sostanza per evitare che succedano ancora piu’ scontri e violenze. Bisogna intraprendere un’altra via per combattere la violenza in Messico, un percorso che non sia di breve durata; poiche’ esiste l’economia informale della droga, si accetti d’inserirla nell’economia ufficiale ed impedire cosi’ i traffici illeciti. A giustificazione della sua tesi, Patricia Mercado ha detto che alcol e tabacco sono industrie che pagano molte imposte, con le quali si puo’ informare la societa’, regolamentare il consumo e impedire che i minorenni ne facciano uso. Si deve trovare una risposta che non sia unicamente la violenza; servono prospettive a lungo termine e una discussione continentale sul tema di fondo del consumo di droghe. Ha sostenuto che attualmente “non e’ possibile che la marjiuana sia penalizzata se e’ una pianta che serve per moltissime cose”. Esiste l’economia dei campesinos che vivono di quello, e un Governo federale che spende molto denaro nel perseguire e distruggere le piantagioni. E’ importante, come societa’, riflettere su come venire a capo di questa terribile malattia, che e’ in crescita, costituita da dipendenza e malattie originate dalla droga clandestina.
Riguardo alla strategia di Felipe Calderon Hinojosa in tema di militarizzazione delle strade per combattere il crimine organizzato, Patricia Mercado ha detto che l’Esercito Messicano e’ un’istituzione da utilizzare nei momenti critici, ma dev’essere l’ultima istanza, e solo dopo aver esperito gli altri metodi. “Se l’Esercito Messicano fallisce, noi messicani non abbiamo altre istituzioni, quindi va usata molta prudenza quando impegnamo l’esercito per risolvere un problema perche’ se si sbaglia, e’ la societa’ intera a fallire”. E proprio perche’ l’esercito e’ un ‘istituzione importante, il Governo deve agire con accortezza nell’impiego dei militari, evitare che si corrompano, far si’ che continuino a essere una garanzia per la sicurezza.

Fonte: aduc droghe