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01 agosto 2008
Il deputato repubblicano Barney Frank, con il collega repubblicano Ron Paul, ha presentato una proposta di legge per porre fine alle pene federali per il possesso di 100 grammi di marijuana.
Per Frank, l’attuale legge usa le risorse di polizia, punendo anche i consumatori di marijuana terapeutica, e spesso e’ causa di disparita’ razziali di trattamento. “Le attivita’ personali non devono essere affare dello Stato. Io ritengo che non siano affari del governo dire come trascorrere il proprio tempo libero”, ha dichiarato, aggiungendo che il consumo, e non l’abuso, dovrebbe essere decriminalizzato .
La Drug Enforcement Administration ha specificato che spesso per il semplice possesso non si rischia quasi mai la detenzione. L’Agenzia e l’Uffico per la politica sulle droghe della Casa Bianca da tempo si oppongono alla legalizzazione della marijuana, per qualsiasi uso. La marijuana e’ inserita nella Schedule I, ossia e’ classificata nella fascia piu’ alta di pericolosita’ per dipendenza, e non ne e’ ammesso il consumo per fini terapeutici.
“Il consumo della marijuana non e’ supportato dalla scienza, non e’ una medicina e non e’ salubre fumarla”, si legge nel sito della DEA. “Legalizzando la marijuana, indipendentemente dai motivi, si mettono a rischio i bambini e la sicurezza pubblica. Puo’ creare dipendenza e necessita’ di cure, apre la porta ad altre droghe, mina la salute, provoca comportamenti delinquenziali, e disturba la guida”.
Ha dichiarato Allen St.Pierre, portavoce della NORML (Organizzazione per la riforma delle leggi sulla marijuana) che negli Stati Uniti sono circa dieci milioni i fumatori di marijuana, incluso lui stesso, e ogni anno centinaia di persone sono arrestate per il consumo medico della sostanza. “Dal 1965, ci sono stati circa 20 milioni di arresti per consumo, e 11 milioni dal 1990. Ogni 38 secondi un fumatore e’ arrestato”.
Rob Kampia, direttore del Marijuana Policy Project, ha dichiarato che il numero degli arrestati per marijuana supera quello per i reati violenti, ossia la polizia spende molte delle sue risorse per perseguire crimini non violenti. “La chiave per una riforma sulla marijuana e’ porre fine agli arresti”, ha concluso.
Per i Democratici Lacy Clay e Barbara Lee, non solo la polizia persegue i crimini non violenti, ma le leggi sulla marijuana puniscono specialmente gli afro-americani.
Clay non ammette il consumo della droga, ma si oppone all’uso dei soldi pubblici per una strategia inutile, che mette le persone in prigione, specialmente quelle di colore. Troppe leggi e risorse sono state dirette contro i consumatori di marijuana, e poco e’ stato fatto per colpire i trafficanti.
Un arresto per marijuana puo’ comportare la perdita del posto di lavoro, problemi per le borse di studio universitarie, per l’assistenza sociale e il diritto ad una abitazione popolare.
La House Resolution 5843, detta Personal Use of Marijuana by Responsible Adults Act 2008, esprime un piccolo sostegno per un gruppo di individui, malati, che fumano la marijuana a rischio di essere arrestati.
Frank, anche presidente della Commissione finanza, ha ricordato che gia’ alcuni Stati hanno legalizzato il consumo medico della marijuana, e il Governo federale dovrebbero fermare l’attuale politica e rispettare le leggi statali.
Se la HR 5843 fosse approvata, sarebbe legale il possesso di massimo 100 grammi di marijuana, e possibile la cessione, senza profitto, di massimo un’oncia (poco piu’ di 28 grammi).
La proposta non riguarda la coltivazione, l’importazione o l’esportazione, la vendita di marijuana. E non riguarda le leggi statali sulle droghe.
fonte: aduc droghe
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Roma, 10 luglio 2008 – “Finalmente una sentenza che non demonizza una sostanza”. Don Andrea Gallo, fondatore e animatore della comunita’ di San Benedetto al Porto di Genova, plaude alla sentenza della Cassazione che da’ l’ok al consumo di ‘erba’ per gli adepti della religione rastafari. “Il fatto e’ che non si puo’ continuare a demonizzare una sostanza – afferma il sacerdote che aiuta i giovani con problemi di tossicodipendenza e nel disagio sociale -. C’e’ da rispettare un principio di autoderminazione. E’ da trent’anni che favoriamo l’offerta di sostanze stupefacenti demonizzandole, mentre ora la Suprema Corte ha capito che demonizzare una sostanza in quanto tale non e’ la strada giusta. Si deve colpire l’abuso, non l’uso”. Don Gallo dice: “pensiamo allo zucchero: in se’, se non se ne abusa, non e’ certo dannoso, ma se si esagera si rischia il diabete. E’ tutta una questione di autoderminazione.” Un esempio che a don Andrea serve per affermare che “l’obiettivo e’ la legalizzazione delle droghe, non la liberalizzazione. Insomma, bisogna darsi delle regole nuove che rispettino il principio di autoderminazione e bisogna distinguere tra uso e abuso, tra spaccio e uso. Questo dovrebbe tenere presente una legge. Percio’ ringrazio i giudici della Cassazione perche’ offrono uno spiraglio in questa direzione”, conclude don Gallo.
Fonte: adnkronos
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La deputata socialista Yolanda Casaus, eletta in Parlamento per la circoscrizione di Teruel, difende sul suo sito Internet la legalizzazione della marijuana e l’apostasia, e invita i contribuenti a scegliere la casella per “fini sociali” nella dichiarazione del redditi. Casaus, che dal 2004 occupa un seggio alla Camera Bassa, e’ portavoce aggiunta del PSOE nella Commissione per la Cooperazione internazionale e lo Sviluppo, ha 33 anni, e’ maestra, dirigente del Movimiento Juvenil Laico y Progresista de Aragon.
Sul suo sito personale “Redoblando por Teruel”, consultato da Europa Press, sono evidenziati vari scritti di collettivi che come lei sono favorevoli alla legalizzazione della cannabis e al ripudio della Chiesa cattolica. La parlamentare, che si batte per la legalizzazione della cannabis “controllata dall’amministrazione”, sostiene che ci sono “droghe” non considerate tali dalla societa’ e percio’ “accettate e in libera circolazione” come tabacco, alcol e antidepressivi. Che fare con la marijuana? Propone ai lettori di consultare certe pagine, utili alla riflessione.
In altri articoli, Casaus confessa d’essersi sentita “particolarmente felice” quando la prima vicepresidente del Governo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, ha annunciato che in questa legislatura una delle priorita’ dell’Esecutivo sara’ avanzare nella laicita’ dello Stato, e quindi bisognera’ rivedere la Legge sulla Liberta’ Religiosa. “Vi do un paio di connessioni dove, a livello individuale, potrete fare uso della vostra laicita’ personale”, scrive prima di segnalare una pagina web che spiega come fare per uscire dalla Chiesa cattolica.
Infine, ripropone uno degli annunci trasmessi da una televisione nazionale durante la campagna della dichiarazione dei redditi, in cui si invitano gli spettatori a contrassegnare la casella per “fini sociali” sul modulo IRPF 2007.
fonte: aduc.droghe
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Il 53% degli elettori canadesi è favorevole alla legalizzazione della marijuana. E’ quanto risulata da un sondaggio delle Angus Reid Strategies. Per le altre sostanze, il discorso è diverso: neanche il 10% degli intervistati si dice favorevole alla legalizzazione di sostanze quali l’ecstasi, la cocaina, l’eroina o il crack. Nel luglio 2002 il Canada è diventato il primo paese al mondo a regolarizzazione il consumo di cannabis per ragioni mediche. Nel novembre 2004 il governo federale canadese ha reintrodotto però il controverso decreto che depenalizza il possesso massimo di 15 grammi di marijuana, passibile soltanto di una multa, ma il decreto non è mai arrivato in Camera dei Comuni.
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25/04/2008
L’Italia vieta di coltivarla personalmente
Roma – Il presidente del sindacato di polizia olandese NPB, Hans van Duijin, ha dichiarato che la lotta alla cannabis e’ inutile, in quanto provoca solamente un maggior numero di atti criminali, per questo auspica la legalizzazione delle droghe leggere. Inoltre, vorrebbe che i tossicodipendenti di lunga data fossero in grado di assumere le droghe sotto controllo medico.
«Queste sono le uniche strategie in grado di combattere il crimine connesso alle droghe. Le forze di polizia sono costrette ad occuparsi di questi crimini invece di occuparsi di quelli più gravi», aggiungendo che molti poliziotti condividono questa idea.
Per Hans van Duijin, i politici sono riluttanti all’idea di legalizzare le droghe leggere a causa delle pressioni a livello internazionale. Per questo, conclude van Duijin, preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia.
In Italia arriva la sentenza delle sezioni penali unite della Cassazione, secondo cui chi coltiva anche una sola piantina di cannabis per uso personale deve finire in carcere. La coltivazione, per uso personale, potrebbe spezzare il cerchio che lega il consumatore al fornitore. Ricordiamo che a fronte di oltre 4 milioni di morti ogni anno nel mondo per tabagismo, la cannabis non ha causato un solo decesso dimostrabile.
Quando la ragione va a farsi benedire!
Primo Mastrantoni, segretario Aduc.
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Si legge nell’articolo: “La maggioranza delle persone consuma la cannabis per un limitato periodo di tempo con minime, o nessuna conseguenza. Gli effetti indesiderati sono piccoli rispetto a quelli di altre droghe, come la nicotina, l’alcol e la cocaina. Il proibizionismo e la criminalizzazione incidono di poco sul tasso generale di consumo, mentre incidono sulle probabilita’ di entrare in contatto con criminali e con le forze dell’ordine, mettendo in pericolo il futuro di un giovane”.
Fonte: aduc salute
