Hempyreum’s Weblog


Italia. La farmacologa (?): la marijuana e’ diventata allucinogena

09 ottobre 2008

All’allarme per il crescente consumo di sostanze stupefacenti si aggiunge ora la preoccupazione degli esperti per l’abitudine sempre piú diffusa dei consumatori di assumere piú sostanze contemporaneamente per aumentarne l’effetto, sull’accresciuta concentrazione di principio attivo delle cosiddette “droghe leggere” e sulle sostanze sempre piú pericolose utilizzate da trafficanti e spacciatori per “tagliare” gli stupefacenti. Tutti elementi che accrescono la preoccupazione sulle conseguenze dell’utilizzo anche occasionale di droga.  A lanciare l’allarme ad Apcom è Maria Elvina Sala del Comitato scientifico del Centro delle tossicodipendenze presso il Dipartimento di Farmacologia dell’Università Statale di Milano, e tra gli esperti che raccoglie e studia, all’interno del Monitoraggio delle manifestazioni d’abuso (Mdma) istituito dalla Regione Lombardia, le schede dei sequestri di droga che periodicamente le inviano le diverse forze dell’ordine.
“I consumatori tendono sempre di piú a mischiare le sostanze tra loro come, ad esempio, l’ecstasy con la metanfetamina per ottenere un effetto ancor piú stimolante, oppure l’eroina con la chetamina (un farmaco anestetico di uso veterinario) per un indurre uno stato dissociativo maggiore”.
“Per quanto riguarda hashish e marijuana invece, negli ultimi tre anni il loro principio attivo è molto piú concentrato, tanto da poter affermare che è sempre piú difficile operare una netta, eventuale, distinzione tra droghe cosiddette leggere e pesanti” continua la Sala, sottolineando che “la percentuale di tetraidrocannabinolo (il Delta9) riscontrata è passata da un massimo compreso tra l’5 e l’8% a punte del 20%, una concentrazione molto piú tossica con effetti allucinatori, che puó arrivare ad indurre slatentizzazioni di patologie, come ad esempio, gravi psicosi”.
Impressionante poi l’uso disinvolto di sostanze tossiche, polveri incolori e inodori, usate da trafficanti e spacciatori per “tagliare” stupefacenti come l’eroina e la cocaina. “Oltre al talco e agli antinfiammatori – prosegue la dottoressa – troviamo ormai di tutto, da un diuretico come il tetramisole agli antielmintici (antivermi), dall’atropina (che ne potenzia l’effetto e per la quale in passato ci è scappato il morto) fino a piccole quantità di un veleno come la stricnina”.
Un motivo di preoccupazione che emerge dai sequestri operati dai diversi corpi di polizia in Lombardia, ma il cui dato è generalmente estendibile a tutto il Paese, riguarda i farmaci spacciati dai pusher. “Sempre piú spesso – conclude la dottoressa – ci capitano confezioni di benzodiazepine (ansiolitici), buprenorfina (potente analgesico per malati terminali) e metadone, principalmente assunti da tossicodipendenti per cercare di placare i sintomi dell’astinenza”. (Pestalozza/Apcom)

Fonte: aduc droghe



Guida – manuale, estrazione domestica cannabinoidi

18 marzo 2008

Estrazione domestica di tutti i fitocannabinoidi (identificate oltre 400 sostanze chimiche differenti , una settantina di tali componenti attivi appartengono alla famiglia dei cannabinoidi, molti dei quali ancora poco esaminati) presenti nella Cannabis Sativa, Indica e Ruderalis, per gli usi medici dei cannabinoidi.

Le informazioni disponibili su questo testo non intendono in alcun modo istigare od indurre a comportamenti VIETATI DALLA LEGGE. L’approvvigionamento di cannabis, o suoi derivati, deve avvenire con le modalità prescritte ai sensi del DPR 309/90 e successive modificazioni.

I cannabinoidi di grande interesse sono: • il Δ9 – tetraidrocannabinolo (THC, Delta 9-THC, uno dei maggiori e più noti principi attivi della Cannabis) • il cannabidiolo (CBD) • la tetraidrocannabivarina (THCV) • il cannabinolo (CBN) • il cannabigerolo (CBG) • il cannabinidiolo (CBND) • il cannabicromene (CBC) • il cannabiciclolo (CBL) • il cannabielsoino (CBE) • il cannabitriolo (CBT) • la cannabivarina (CBV ) • la cannabicromevarina (CBCV) • la cannabidivarina (CBDV) • la cannabigerovarina (CBGV) • il cannabigerolo monoetiletere (CBGM).

I fitocannabinoidi possono esser ingeriti (sono liposolubili), vaporizzati e fumati. Per l’estrazione dei cannabinoidi, le infiorescenze di Canapa, ( Erba, Maria, Ganja, Hemp, Kif, Grass, Shit, Mary Jane, Marijuana, etc.) devono essere asciugate completamente *.

I cannabinoidi (THC,CBD, etc.) non sono idrosolubili (cioè non si sciolgono in acqua), ma lo sono nei grassi, ( Olio, burro, grassi animali e vegetali) e in alcol, etere, cloroformio, solventi derivati dal petrolio ( Esano, benzene, etere di petrolio, diclorometano, toluene, ecc… ). Questi ultimi hanno il vantaggio di essere molto più selettivi, perchè negli alcoli oltre ai cannabinoidi si disciolgono anche la clorofilla** e numerose altre sostanze. Purtroppo questi solventi sono estremamente tossici per l’organismo umano così come lo sono in genere tutti i tipi di alcol. Benché vengano fatti evaporare, i solventi lasciano sempre qualche residuo, l’unico con un grado di tossicità basso o trascurabile é l’alcol etilico.

* I fiori di canapa sono asciutti quando, avvolti nel cellofan, non fanno più condensa.

** Per eliminare la clorofilla i coltivatori libanesi lasciano le piante di canapa sul campo fino a che non sono quasi asciutte. Entro questo tempo acquistano un colore marrone – rossastro ( la clorofilla è distrutta dai Raggi UV del sole ).

Esistono vari metodi di estrazione:

1°) – Estratto solido di cannabis: Hashish. Prodotto con il polline dell’infiorescenza di canapa (tipologie di Hashish pregiato: il Charas [indiano], il Manali, il Malana, il Parvati [prodotti nella regione himalayana dell’India],il Kashmiri,il Nepal Temple Balls [nepalese], l’Afgano, il Pakistano)

– Come si prepara: A) – durante il periodo di fioritura (è il metodo più antico e non prevede il taglio delle piante), a più riprese sfregare tra il palmo delle mani, piano, le estremità fiorite della pianta, B) – raschiare dalle mani, con apposito coltellino, la resina gommosa raccolta sul palmo delle mani; C) – raccogliere la resina di canapa (polline) in un contenitore liscio; D) – impastare la resina, manualmente, in pani; E) – sigillare la resina con cellofan, panni di canapa o lino.

2°) – Estratto solido di cannabis: Hashish. Prodotto con la di resina di canapa (Cioccolato, Libanese, Libano Oro, Super Polm, Skuff, Bourbouqa, Marocco 00, Riff marocchino, il Turco, Olandese, ecc)

–Come si prepara: A) – scuotere, sbattere e/o strofinare i fiori maturi della canapa femmina su una serie di setacci; B) – raccogliere la polvere resinosa in apposito contenitore; C) – comprimere la polvere, dopo averla riscaldata per permettere che le resine si fondano ed attacchino insieme, in blocchi o pani (magari con l’ausilio di mezzi meccanici); D) – sigillare la resina con cellofan, panni di canapa o lino.

3°) – Estratto liquido di cannabis: Preparazione galenica magistrale a freddo di olio di canapa, ottenuto per mezzo di un veicolo alcolico – L’olio (3° – 4°), vaporizzato, fumato o ingerito, ha una concentrazione di cannabinoidi molto più alta del materiale di partenza ( da 5 a 10) e quindi deve essere utilizzato, in proporzione, in quantità ridotte.

L’Hash – Olio ha un’apparenza distintiva del dorato – miele e dal verde scuro a quasi nero con una consistenza abbastanza solida (viscoso, simile a catrame). A temperatura ambiente è assai appiccicoso, ma una volta riscaldato è un liquido. Come si prepara: A) – far macerare l’infiorescenza (o l’ hashish) finemente sminuzzata in una soluzione idroalcolica a 95° gradi alcolici volumetrici, in 5 – 10 volumi di alcol ed 1 volume di materiale, in un contenitore chiuso (vaso, bottiglia o un recipiente di materiale neutro), in un luogo fresco e scuro per 28 giorni, il periodo di un intero ciclo lunare. B) – Trascorso il tempo previsto filtrare la soluzione in un recipiente, con un filtro di carta, un collant, oppure con un colino a maglia fine e spremere la pianta; C) – per separare la parte liquida (alcol e sostanze disciolte) si può fare evaporare l’alcol a bagnomaria ( l’alcol etilico evapora a 78,3 °C, l’acqua a 100°C ) oppure può essere recuperato in un qualunque distillatore ( in genere di vetro ) e rimarrà, comunque, sul fondo l’estratto: L’olio.

4°) - Estratto liquido di cannabis: Preparazione galenica magistrale a caldo di olio di canapa – Come si prepara: A) – mettere in un pentola l’infiorescenza sbriciolata; B) – affogarla completamente in alcol con gradazione 40° – 50°; C) – far cuocere a basso fuoco, circa 80º; D) – filtrare la soluzione e fare evaporare l’alcol restante. In questo modo, p.es., estraggono i principi attivi della cannabis per il medicinale Sativex®. Il Sativex® è un farmaco a contenuto standardizzato di fitocannabinoidi e contiene solo due forme purificate della canapa, THC e CBD. Per produrlo ( è uno spray sublinguale), estraggono i cannabinoidi sotto vacuo in un circuito chiuso, recuperando così continuamente l’alcol, e successivamente, affinché possa essere nebulizzato, lo allungano in solventi con un rapporto circa 1:1 (etanolo, glicole propilenico). Includono anche un ingrediente supplementare, l’ olio di menta piperita, che evita al paziente il “temuto” effetto psicoattivo della cannabis (High). * Il > è un prodotto industriale e l’utilizzo del “glicole propilenico” dipende dal fatto che, 1° costa pochissimo e si nasconde molto bene negli oli essenziali, e 2°, contrasta l’effetto disseccante dell’alcool nella lozione idroalcoolica. Il “propylene glycol” non esiste in natura, è un prodotto chimico.

5°) – Olio cotto di cannabis, per uso alimentare: Come si prepara: A) – ridurre l’infiorescenza di Cannabis in piccoli frammenti e metterla nella pentola; B) – aggiungere olio (o burro) quanto basta, l’olio deve coprire bene i fiori (1:10 – 1:20 – 1:30, in base alla % di THC presente nell’infiorescenza ed alla desiderata concentrazione di principi attivi); C) – aggiungere acqua, 4 – 5 – 6 cm (tanto, la si dovrà far evaporare, lentamente, tutta…), per evitare surriscaldamenti ed allungare il tempo di cottura, per una buona estrazione; D) – mettere con coperchio su fiamma bassa e far bollire; E) – quando sta per svanire l’acqua allontanare dalla fiamma il tegame, perché l’olio surriscaldato farebbe vaporizzare i cannabinoidi, far svaporare tutta l’acqua e continuare a mantenerlo caldo (a circa 80°: non bollente, no frittura!) per almeno 5 minuti; F) – lasciare macerare per 1 giorno e filtrare;

6°) – Tintura madre e tintura classica di canapa – La tintura è una preparazione liquida ottenuta mediante l’azione estrattiva dell’alcol sulla pianta intera o su sue parti (foglie, radici, ecc.). La differenza più rilevante tra la tintura classica e la tintura madre (T.M.) é nel materiale di partenza: nella tintura classica é costituito dalla droga secca, mentre nella tintura madre é dato dalla pianta fresca. In tal modo nella tintura madre vengono preservati più principi attivi. Pro. Trattandosi di una forma di estrazione molto diffusa e tra le più utilizzate in Fitoterapia. E’ un preparato che si presta bene all’automedicazione e l’efficacia, nella maggior parte dei casi, è buona. Contro. Il contenuto in alcol non è irrilevante e pertanto non è adatta a chi presenta disturbi al fegato, ai bambini e a chiunque abbia problemi con l’alcol. Come si prepara: A) – La droga, viene messa a macerare, in una bottiglia o un recipiente di materiale neutro, in una soluzione idroalcolica che va dai 45° ai 70° gradi alcolici volumetrici, in relazione alla quantità d’acqua che la pianta contiene naturalmente: è necessaria quella percentuale di alcol che permette di ottenere un rapporto droga/solvente. Nella preparazione delle tinture idroalcooliche si adotta generalmente una regola fissa: per ottenere cinque parti di tintura finale, è necessaria una parte di droga (ovvero, 20 grammi di droga per ottenere 100 ml di tintura). B) – mettere la pianta a macerare per un periodo variabile, da 25 a 40 giorni. C) – filtrare la soluzione così ottenuta e farla decantare per 48 ore. In questo modo (con alcol a 45° – 70° gradi) la T.M. di cannabis agisce prevalentemente in virtù della presenza dei 330 principi attivi, diversi dai cannabinoidi, identificati nel fiore di canapa (alcaloidi, oligoelementi, etc). Ma, per sciogliere anche i cannabinoidi basta far cuocere a circa 80º la soluzione idroalcolica con i fiori di cannabis, oppure, far macerare la pianta in una soluzione a 95° gradi alcolici e, infine, per ridurre la gradazione alcolica della T.M. ottenuta, aggiungere acqua q.b. La scadenza è di 5 anni, a confezione chiusa.

7°) – Tisana – Con l’infiorescenza si può preparare, inizialmente (prima di procedere con il 2°,4° o 5° metodo di estrazione), per combinare l’azione terapeutica di altri principi attivi presenti nell’infiorescenza di canapa, un eccellente “The di canapa”, ma ricordate che, in tutte le tisane, i Cannabinoidi sono presenti in quantità minore rispetto a quella terapeuticamente attiva (non sono idrosolubili) e si preparano prima dell’uso perché si alterano facilmente. Come si prepara: A) – far bollire l’ ”erba” per almeno 20 – 30 minuti, coperta aggiungendo acqua di tanto in tanto; B) – separare con il setaccio la tisana dall’infiorescenza lasciando sul fondo del tegame i pistilli e resina non disciolta nell’acqua; C) – rimettere l’infiorescenza nella pentola e continuare l’estrazione dei cannabinoidi, indifferentemente, con il 3°, 4° o 5° metodo illustrato.

Nota1: tutti i processi di estrazione del THC e del CBD, per non buttare nulla, si devono ripetere almeno due volte.

Nota2: I recipienti usati per la conservazione di tutti gli estratti liquidi di Cannabis, devono essere di vetro scuro (o meglio, rivestiti con nastro adesivo di colore nero coprente) con chiusura ermetica, e tenuti in un luoghi freschi ed oscuri.

I farmaci, correntemente commercializzati in Italia per uso terapeutico ( Cannabis Curativa ), sono:

a) Cannabinoidi naturali, Cannabis Flos: • Bedrocan ® • Bedrobinol ® • Bediol ®

b) Estratto di Cannabis: •Sativex®

c) Cannabinoidi di sintesi: • Marinol ® (dronabinol) • Cesamet ® (nabilone) Va fatto notare che i derivati sintetici sembrano mostrare minore efficacia e maggiore incidenza di effetti collaterali rispetto ai derivati naturali, a tutt’oggi preferiti da molti pazienti.

Per informazioni dettagliate, sugli usi terapeutici della cannabis, visitate il sito dell’Associazione per la Cannabis Terapeutica [ACT]

Fonte: associazione Luca Coscioni



CANNABIS: BOOM COLTIVATORI FAI-DA-TE, SEQUESTRI +64%
Ottobre 4, 2008, 8:01 pm
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04 ottobre 2008

Nel giardino. Sul balcone. In cucina. Nell’armadio. Nella vasca da bagno. La cannabis, per crescere, ha bisogno di poco: i semi giusti, terra di buona qualita’, luce (se e’ il caso, artificiale) quanto basta. Tanto che gli italiani, forti delle informazioni scambiate clandestinamente tra i fan dello spinello o scaricate dal web, sembrano essere diventati un popolo di coltivatori fai-da-te. La conferma arriva dalle cronache: sui giornali conquistano spazi solo i maxisequestri di hashish e marijuana, ma i mattinali delle forze dell’ordine, negli ultimi mesi, sono un lungo rosario di piantine piu’ o meno rigogliose strappate a una pletora di insospettabili “growers” (gli autocoltivatori per hobby) fatta di studenti, impiegati, insegnanti, liberi professionisti, operai, casalinghe, pensionati, gente di tutte le eta’ e di tutte le estrazioni sociali. Quanti sono? Impossibile dirlo. Anche se sulla rete, tra un blog di amanti della “maria” e l’altro, c’e’ chi azzarda una stima choc: 2 milioni. “Sembra un numero iperbolico – ammette Marco Contini, segretario degli antiproibizionisti.it – ma ha una sua credibilita’, laddove si pensi che i consumatori di cannabis, nel nostro Paese, hanno superato la soglia dei 4 milioni e 200mila. E ci sta che poco meno di uno su 2 sia tentato dalla prospettiva di autoprodurre, con una modica spesa, un impegno limitato e lontano da occhi indiscreti, l’erba per il proprio fabbisogno”. Secondo l’ultimo Rapporto sulle tossicodipendenze curato da palazzo Chigi, gli italiani tra i 15 e i 64 anni che consumano abitualmente la cannabis e i suoi derivati sono 14 su 1000, ma il loro numero sale al 14,6% (in termini assoluti, 5,4 milioni di uomini e donne) se si includono quanti nel 2007 si sono fatti almeno uno spinello.

Fonte: repubblica



Italia. Cassazione: portare cannabis fuori casa non e’ reato se per uso personale
Luglio 28, 2008, 2:49 pm
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28 luglio 2008
 
Le droghe leggere, in piccole quantita’, si possono portare fuori dalla propria abitazione e il loro possesso, da parte di chi ne fa uso, non puo’ essere scambiato come indizio di spaccio in quanto non vi e’ nessuna ‘massima di esperienza’ che imponga di affermare che ‘portare fuori casa hashish e marijuana non ha altro senso se non quello di spacciare’. Lo sottolinea la Cassazione che ha assolto un giovane milanese condannato a nove mesi di reclusione e 4.500 euro di multa dopo essere stato sorpreso in macchina con gli amici con un grammo di hashish e uno di marijuana. La Suprema corte ha accolto il ricorso di Dario D.V., di 32 anni. In casa del giovane, inoltre, era stato trovato un altro grammo di marijuana e 9 grammi di hashish. Sia in primo sia in secondo grado era stato condannato per spaccio. Ma gli Ermellini – con la sentenza 31441 della IV Sezione penale – hanno accolto la tesi difensiva in base alla quale aver portato fuori casa la droga non significava che Dario fosse un pusher. In proposito la Cassazione osserva che sulla scia di ‘inesistenti massime di esperienza’ i giudici di merito avevano condannato il giovane milanese sottolineando che i ‘progetti serali di natura ‘commerciale’, anziche’ di mero svago’ erano dimostrati dalla mancanza di strumenti per fumare subito gli spinelli e dal fatto che la droga fosse stata portata fuori di casa. A giudizio di Piazza Cavour non e’ ’significativa’ dell’attivita’ di spaccio la ‘mancanza di strumenti per il consumo diretto’, come le cartine o il tabacco. Inoltre gli Ermellini aggiungono che ‘non e’ dato comprendere sulla base di quale massima di esperienza sia possibile affermare che portare fuori casa quella droga non aveva altro senso se non quello di destinarla allo spaccio’. Anche gli amici di Dario avevano piccole quantita’ di droga leggera. Anche la procura di Piazza Cavour aveva chiesto l’assoluzione di Dario.  

fonte: aduc droghe



Italia. Federserd: nuovi tossicodipendenti sono giovani poliassuntori. Giovanardi ’smentisce’
Giugno 10, 2008, 11:26 am
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Hanno tra i 15 e i 18 anni, cominciano assumendo alcol e sostanze psicostimolanti (ecstasy); le comprano con i soldi che gli regalano i nonni o rubando dal portafoglio dei genitori. Poi assumono hashish o piccole quantita’ di eroina per sedare gli effetti stimolanti prima di tornare a casa e nel giro di poco tempo si ritrovano assuefatti da un mix letale. Sono i giovani tossicodipendenti di oggi, che tali proprio non si identificano e per questo rifiutano aiuti dai Ser. T. (Servizi per la Tossicodipendenza): ‘Si autogiudicano normali ma con qualche vizio, perche’ non corrispondono all’immagine comune di tossicodipendente, riverso in terra o costretto all’elemosina ‘ spiega il Dr Claudio Leonardi, membro del Consiglio direttivo FeDerSerD e direttore U.O.C. Prevenzione e Cura Tossicodipendenze ed Alcolismo, Ser.
T. ASL Roma C ‘ La maggior parte dei consumatori di oppioidi in terapia e’ dedita alla poliassunzione: l’associazione e’ con altre sostanze secondarie, in prevalenza altri oppioidi (35), cocaina (23) e cannabis (17). Le radici di un tale disagio le rintracciamo certamente in famiglia. Nel 90% dei casi la figura di un padre completamente assente e l’immagine di una mamma ‘che porta i pantaloni’ ma che perde di autorita’. Genitori impegnati a portare i soldi a casa che perdono di vista la vita parallela dei figli.

‘Non lasciamoci incantare, quello degli adolescenti tossicodipendenti non e’ un fenomeno dilagante come qualcuno vuol far credere’: Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga e alla famiglia, invita a ‘fare attenzione alle esagerazioni’.
Commentando all’Ansa l’identikit dei nuovi tossicodipendenti, Giovanardi sostiene che ’solo un giovane su 100 assume cocaina o eroina’. E anche gli spinelli, per il sottosegretario sono un’abitudine soltanto per una minoranza di giovani.
Quanto al fatto che i ragazzi che assumono droga, sempre secondo l’identikit, provengano da famiglie dove il padre e’ assente e spesso sono protagonisti o vittime del bullismo, Giovanardi non ha dubbi: ‘la disgregazione familiare e’ un fenomeno preoccupante, come dimostra l’allarme in Gran Bretagna, e i ragazzi che hanno i genitori separati o single hanno maggiori probabilita’ di avere problemi come l’assunzione di droga o di diventare bulli o vittime di bulli’. Insomma, ‘una famiglia stabile, con entrambi i genitori, garantisce maggiormente l’equilibrio dei figli e il loro inserimento sociale’ e per questo le famiglie ‘vanno sostenute, anche economicamente, come il governo intende fare anche introducendo il quoziente familiare’.

fonte: aduc.droghe



Dieci ottimi motivi per legalizzare la canapa
Maggio 14, 2008, 6:48 pm
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Ora Basta!

Dieci ottimi motivi per legalizzare la Cannabis (latino) Canapa (italiano) Marijuana (dialettale dispregiativo) Ganja (dialettale da smoker) Hashish (estratto di canapa)…THC (il principio attivo) chiamatela come più vi aggrada, tanto sta ad indicare la stessa cosa…una pianta.

Numero 1.
Il più importante, il motivo che da forza a tutti noi antiproibizionisti, quando dopo tante sconfitte, ti vien voglia di abbandonare tutto e tornare a fare il clandestino:
Perché di Cannabis non è mai morto nessuno…a meno che non ci sia di mezzo il proibizionismo.

Nome, Anni, Metodo, Motivo:
Marco Pettinato 26 Impiccatosi al palo di una porta di calcio alcuni gr. di marijuana
Alessandro Maciocia 25 Gas di scarico della propria automobile 2,5 grammi di hashish
Bruno Bardazzi 21 Suicidio per annegamento 3 grammi di hashish.
Giuseppe Ales 23 Suicidio per impiccagione 2 piantine di canapa

Oltre ad essere scandaloso, morire per pochi grammi di innocuo “fumo” dopo che si viene umiliati, spaventati, trattati come pericolosi criminali e sbattuti su tutti i giornali, è altresì vergognoso che di queste giovani fragili anime, nessuna Tv nazionale ne parla.
Ora Basta!

Numero 2.
Perché siamo stufi di sentire politici, loschi affaristi, preti, “gestori” di centri di recupero, ignoranti, affermare (senza nessun riscontro ne scientifico, tanto meno empirico) che la “marijuana” fa male e medici, ricercatori, sociologi, malati, assuntori storici (che di riscontri scientifici e di esperienza ne hanno da vendere) azzittiti perché sennò direbbero il contrario.
Siamo stufi che il nostro Governo ostacoli la ricerca sulla Cannabis, siamo stufi che il nostro Governo intralci il reperimento di farmaci a base di cannabinoidi (venduti in quasi tutta Europa) ai malati italiani
Ora Basta!

Numero 3.
Perché siamo stufi di ingrassare le tasche della malavita organizzata e non.
Visto che, se vieni beccato con qualche piantina a casa, per lo Stato Italiano sei sicuramente uno spacciatore (come se ti trovassero a casa un piede di porco e ti condannino per furto con scasso).
Visto che non è facile ricreare un ambiente esterno in modo clandestino, molta gente si rifornisce in “piazza”, e secondo voi, per strada, chi ci ricava un guadagno dalla vendita di qualcosa d’illegale?
Nove volte su dieci…una persona “illegale”.
Ora Basta!

Numero 4.
Perché, la maggior parte degli esseri umani sa che dalla canapa si ricava uno stupefacente, e quasi nessuno sa che dalla canapa si ricavano:
Abiti, corde, sacchi, carta, creme e oli rilassanti per il corpo, saponi e detergenti.
Bioplastica, combustibile non inquinante (Biodiesel), materiale isolante, mattoni.
Olio alimentare ed un vero e proprio medicinale per svariate patologie.
Cent’anni e più di menzogne, nate oltreoceano ed esportate con forza qui in Europa.
Ora Basta!

Numero 5.
Perché siam stufi di subire coercizioni violente, analisi forzate, intrusioni “sfonda&entra” senza nessun mandato, trattati come animali solo perché casomai ci hanno scoperti con gli occhi arrossati.
Siamo stufi di essere trattati come cittadini di serie B, di doverci difendere sia dalla delinquenza, che dalle forze dell’ordine, rinnegare la nostra passione solo perché lo hanno deciso una serie di potenti quasi un centinaio d’anni fa.
Ora Basta!

Numero 6.
Perché basta chiamare la Cannabis DROGA! E nemmeno “leggera” o dovrebbero essere droghe leggere anche le sigarette, l’alcol, la cioccolata, il caffè, lo zucchero, la nutella, la coca cola, i film horror, i film porno, le automobili, le collezioni d’arte, le divise, il potere…si potrebbe continuare all’infinito.
Ora Basta!

Numero7.
Perché siamo stufi di sentirci ancora ripetere: “La canna è l’anticamera della pera”.
Non esiste nessun riscontro scientifico a questa stupida affermazione.
Secondo “case report” storici e moderni,. la cannabis è un buon rimedio per combattere i sintomi da astinenza nella dipendenza da benzodiazepine, oppiacei e alcool. Per questa ragione, è stata chiamata da alcuni “droga di passaggio all’indietro”. In questo contesto, sia la riduzione dei sintomi fisici dell’astinenza, che dello stress collegato alla sospensione dell’abuso di droghe, può avere un posto fra i suoi benefici.
Ora Basta!

Numero 8.
Perché c’è tanta gente che soffre, che ha trovato una cura, ma che ahimè non può usufruirne perché qualche politico ha detto: “Non è vero! Per noi la Cannabis è una DROGA e fa male!”.
Auguriamo di tutto cuore a quel politico di ammalarsi di sclerosi multipla o glaucoma, o meglio di cancro e debba fare anche la chemio, o che gli venisse un attacco epilettico…e tutti i malati gridargli in coro: “Te l’avevamo detto noi, Te l’avevamo detto noi”.
Che la gente sia libera di curarsi come meglio crede!
Ora basta!

Numero 9.
Perché solo gli sprovveduti, al giorno d’ oggi, credono ancora che la “marijuana” porti alla violenza e al crimine. La Cannabis, infatti, ha una probabilità molto più bassa dell’ alcol di scatenare un comportamento aggressivo: invece di scatenare il comportamento criminale, la Cannabis tende a reprimerlo. L’ intossicazione induce una leggera sonnolenza che non è ottimale per alcuna attività fisica, non parliamo poi del commettere crimini. La liberazione dalle inibizioni influisce sulla fantasia e sulla verbosità piuttosto che sulle espressioni comportamentali.
Durante l’ “high” i consumatori di “marijuana” possono pensare o dire cose che di solito non direbbero o non penserebbero, ma, di solito, essi non farebbero cose che sono estranee alla loro natura. Se non sono già criminali, non commetteranno crimini sotto l’ azione della “marijuana”.
Ora Basta!

Numero 10.
Perché..fra chi si nasconde, chi la rinnega, chi si espone, chi se ne frega, siamo circa quattro milioni solo nel nostro paese…quattro milioni di “persone normali”.
Ora Basta!
…Perché…Casomai la salute è un diritto, non un dovere…
(rubata a Guido Blumir)

Fonte: ConFiniZero



Storia della canapa
Maggio 10, 2008, 2:36 pm
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Storia della Canapa
da E’ ora di piantarla

Il primo tessuto conosciuto

La Canapa è una pianta dioica originaria dell’ Asia Centrale e, molto probabilmente, è stata una delle prime ad essere coltivata dall’ uomo. Secondo la Columbia History of World “Il primo tessuto conosciuto fu fatto di Canapa che cominciò ad essere lavorata nell’ ottavo millennio a.c.”.

Utilizzazione della pianta come farmaco

Il più antico testo conosciuto, dove vengono elencati alcuni possibili usi della Cannabis in campo medico, è un trattato cinese di Farmacologia pubblicato nel 2737 a.c. durante il regno dell’ imperatore Chen Nung. Altri riferimenti alla Canapa sono contenuti nel testo indiano Atharia Vedafrom [II mill. a.c] e dalle tavole della biblioteca reale di Ashurbanipal, un re assiro vissuto intorno al 650 a.c.

La diffusione nel continente africano

L’introduzione della Canapa nel continente africano risale al V-VI secolo a.c. I primi a farne uso, in medicina e nelle cerimonie religiose, furono gli egiziani. Nei secoli successivi la pianta si diffuse su tutto il continente: i Pigmei, gli Zulu e gli Ottentotti la usano tuttora come medicamento in caso di crampi, epilessia, gotta, mentre per i Bantù era una sostanza sacra.

Introduzione della Canapa in Europa

Finora non è stato possibile stabilire in quale periodo la Cannabis sia stata introdotta in Europa. Il reperto archeologico più antico consiste in un’urna contenente foglie e semi di Canapa, ritrovata vicino a Berlino, datata intorno al 500 a.c., mentre la più antica testimonianza sull’uso psicotropo della Pianta viene riferito da Erodoto d’Alicarnasso.

Uso psicotropo nell’antichità

Il noto storico greco vissuto nel V sec. a.c., nel quarto libro de Le Storie, descrive una pianta simile al Lino, da lui denominata Kannabis, che cresceva nelle terre degli sciiti (regione caspica e coste del mar Nero) e di cui questi ultimi erano soliti fare un uso singolare dopo le cerimonie funebri:
“[...] Innalzano tre pali, inclinati l’uno verso l’altro, e vi stendono sopra delle coperte di feltro, che uniscono l’una all’altra più strettamente possibile. Poi, in un vaso posto al centro dei pali e delle coperte, pongono delle pietre arroventate dal fuoco. [...] Di questa canapa, dunque, gli sciiti prendono il seme e, entrati sotto le coperte, lo gettano sulle pietre arroventate dal fuoco; allora il seme libera un fumo odoroso e produce un vapore tale che nessuna stufa greca potrebbe fare altrettanto; inebriati da questa sauna, gli sciiti lanciano urla di gioia.”.

La diffusione nell’Europa centrale

Prima dell’impero romano la Cannabis era coltivata ed usata nelle isole britanniche dalle tribù dei Celti e dei Pitti: un gran numero di pipe di varie forme e dimensioni sono state ritrovate in questa regione.
Purtroppo, per volontà dei monaci emanuensi incaricati di stilare gli annali della storia ufficiale, le tracce storiche di tali popolazioni sono state cancellate.
Alcune tribù celtiche (Galli cispadani e transalpini) in seguito hanno provveduto a diffondere la coltivazione della Canapa in Francia e nell’Italia settentrionale.

Uso medico nell’antica Roma

Chiari riferimenti alla Cannabis sono contenuti anche nella Storia naturale di Plinio il Vecchio (III sec. a.c.), ma per trovare riferimenti in un testo scientifico europeo, dobbiamo arrivare fino al I secolo d.c. quando Dioscoride, medico di Nerone, nel suo trattato I materiali della medicina (III vol., 165-166), ne elenca le proprietà farmacologiche e gli impieghi terapeutici.

La Canapa e il Lino nel medioevo

La fibra di Canapa è stata sin dal V secolo a.c., fino all’invenzione dei battelli a vapore (XIX secolo), il materiale con cui venivano tessute la maggior parte delle vele. L’Italia per quasi un millennio è stata uno dei maggiori produttori ed esportatori di tessuti fatti con tale fibra; il suo miglior “cliente” è stata , per oltre cinque secoli, la Marina inglese.
I vestiti fatti di Canapa erano d’uso comune nell’Europa centro-meridionale già nel XIII secolo. I tessuti di lino italiani di prima qualità erano fatti sia di fibre di canapa sia di lino e in alcuni casi il tessuto veniva ricavato mescolandole entrambe tra loro.

La Chiesa e la Cannabis

Il clima di terrore instaurato dai tribunali dell’ inquisizione colpì anche la Cannabis: in Spagna ne fu vietata l’ingestione nel tardo XII secolo; mentre in Francia ne fu vietato ogni uso medicinale nel XIII secolo.
Infine, nel 1484, una Bolla papale ne proibì l’uso ai fedeli, non riuscendo comunque ad impedire la diffusione della canapa nel nord-Europa.

Uso psicotropo e tentativi di proibizione

Tra il XIII ed il XIX secolo, l’uso psicotropo della canapa fu proibito temporaneamente, sempre con il risultato di aumentare il numero dei consumatori, in Egitto, Arabia, e Turchia.
Nel 1533, Enrico VIII, nonostante la Bolla papale emessa 50 anni prima, ordinò di coltivare un quarto di acro a Cannabis per ogni sessanta acri di altre coltivazioni. Nel 1800 in India, colonia Inglese, fu vietato l’uso della resina di canapa, ma la restrizione fu annullata nel 1824.

Gli Assassinii

Nel 1809 Sylvestre De Sacy suggerì per primo la derivazione del termine “assassini” dall’Arabo hashishiyyun, riferendosi ad una setta musulmana dissidente, citata anche da Marco Polo nel Milione, che terrorizzava in quegli anni le popolazioni della Siria, della Persia, e dell’India. Il nome del gruppo deriva dal fatto che esso agiva, si dice, sotto l’influsso dell’Hashish, ma studi recenti e dettagliati (sarebbe bastato il buonsenso !!!!) hanno chiarito come non ci fosse alcun tipo di relazione tra l’uso di hashish e le violente scorribande.

Gargantua e Pantagruel

Durante la metà del secolo XVI, lo scrittore francese FranVois Rabelais pubblicò Gargantua e Pantagruel, un ampia ed ilare opera di narrativa ; nel terzo libro troviamo una dettagliata descrizione tassonomica e delle qualità psicoattive della Cannabis, l’erba Pantagruelion, insieme a varie notizie sui suoi vari usi e sulla sua coltivazione. Di certo l’opera rappresenta la prima completa esposizione storico-culturale della Canapa del mondo Occidentale. Allo stesso filone possiamo collegare la nascita di quella cultura popolare che prende l’avvio in quegli anni nell’area marocchina, fatta di situazioni divertenti ed imbarazzanti, che coinvolgono i consumatori di Cannabis, non risparmiando ironia sulla rigidità mentale di chi non la usa.

Uso medico in Europa

Contemporaneamente i viaggiatori provenienti da Asia e Africa ne introdussero l’impiego in Europa come medicina. Il famoso The Anatomy of Melancholy, del sacerdote inglese Robert Burton (1621) la consigliava per il trattamento della depressione, il New English Dispensatory del 1764 descriveva l’applicazione di radici di Canapa Indiana per infiammazioni della pelle. Fu però il giovane professore indiano W. B. O’Shaughnessey che fece acquistare fama e diffusione alle virtù terapeutiche della pianta in Occidente. In una relazione del 1839 egli descrisse usi e benefici della Cannabis appresi in India. Egli la definì, tra l’altro, “il perfetto rimedio anticonvulsivo”, per le sue qualità analgesiche e rilassanti.
Ciò portò ad una diffusione molto vasta della Cannabis per uso medico, specialmente in Inghilterra (preparazioni a base di Canapa si potevano acquistare nei Drug Stores e persino il medico della regina Vittoria la usava regolarmente per i dolori mestruali della sua paziente) e successivamente anche negli USA.

Uso medico in Italia

In Italia l’uso medico dell’Hashish venne citato per primo dal dottor Nicola Porta del manicomio di Aversa (Annali, Volume CLXVII, 1858 ), ma fu il professor R. Valieri, dell’ospedale degli Incurabili a Napoli, ad impiegarlo diffusamente ed a raccomandarne l’utilizzo. Tuttavia, pare che nessuna traccia di questi usi sia rimasta nella farmacopea e nella cultura popolare del Sud Italia.

La Cannabis in America

Cambiando continente, si fissa la data d’arrivo della Cannabis nel nuovo mondo quando i Vichinghi raggiunsero le coste della Nuova Inghilterra nel X secolo, mentre successivamente le spedizioni Spagnole comandate da Diego De Almagro e Pedro De Valdiva (1530-1545 ) la diffusero presso i nativi dell’odierno Cile. Inoltre, nel Traité du Tabac ou Panacée Universelle (Lione 1626 ), il dottor Leander descrive l’uso cerimoniale di alcune erbe da parte dei nativi Nord Americani, “…Erbe che portano all’estasi ed alla comunicazione con gli dei “. Intorno al 1600 il farmacista canadese di Champlain, Mr. Hebert coltivava un vasto campo di Cannabis per i suoi preparati e nel 1611 a Jamestown i primi coloni la piantarono per fibra. In quegli anni, la Virginia (1629) e il Connecticut (1637) emanarono le prime leggi che imponevano la coltivazione della pianta per favorire lo sviluppo dell’industria dei tessuti: la Cannabis si diffuse ovunque rapidamente (George Washington scriveva nel suo diario, 12-13 Maggio 1765 :”seminato Canapa” ed ancora il 7 Maggio “iniziato a separare i maschi dalle femmine ma forse è troppo tardi”).

Uso tessile

D’altronde era un uso ben radicato da secoli anche in Europa quello di produrre tessuti di Cannabis per vestiti e l’Italia era nota per essere il produttore dei tessuti migliori (erano famose le qualità “Carmagnola”, “Bolognese “, “Napoletana” , ecc.). In quegli anni era comunque la Russia a produrre l’ottanta per cento di Cannabis nel mondo, vendendone anche i migliori manufatti (vele, reti, corde, tappeti), e la Gran Bretagna ne diventò presto il principale acquirente.

Napoleone e la Canapa

Nel 1798, durante la campagna in Egitto, Napoleone emanò un decreto che vietava ai soldati francesi di “bere il forte liquore fatto dai musulmani con un erba detta Hashish e fumare le foglie della Cannabis”. Al ritorno della spedizione in Europa, l’uso dell’hashish prese a diffondersi in tutta la Francia. Durante la guerra Franco-Inglese, conclusasi con la definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815, la Francia iniziò a premere sullo Zar Alessandro I così da bloccare gli indispensabili rifornimenti di Canapa alla flotta Inglese.
Costretto a vendere la Lousiana agli Usa ad un prezzo ridicolo (5 cent per ettaro) ed in cerca di finanziamenti, nel 1810 Napoleone decise d’intervenire con le armi nei confronti della tentennante Russia. La flotta USA ne approfittò subito, vendendo allo Zar rum, zucchero, caffè, tabacco, avendone in cambio Cannabis, ceduta prontamente agli Inglesi. Questi ultimi, però trovarono un nuovo accordo con Alessandro I, garantendosi il rifornimento di Canapa a costi più bassi : il congresso USA rispose con l’entrata in guerra al fianco di Napoleone, con l’obiettivo finale di conquistare il Canada.
La disastrosa campagna di Napoleone in Russia, però, liberò presto gli Inglesi dagli impegni europei ed i tentativi bellici americani vennero parati con successo. Il trattato di Ghent (1814) chiuse la partita, garantendo definitivamente l’inviolabilità dei confini canadesi da una parte e la libertà di commercio per le navi americane dall’altra.

Uso medico nel XIX secolo

Nel frattempo, gli studi scientifici sui composti chimici della pianta presero a diffondersi e le sue applicazioni in medicina conobbero larga diffusione in tutta l’Europa, grazie soprattutto all’opera di O’Shaughnessey, come più sopra riportato. Nel 1840 il chimico Louis Aubert-Roche pubblicò uno studio sull’efficacia dell’Hashish nel trattamento delle piaghe e della febbre tiroidea. Il medico J. J. Moreau de Tours, intuendone le potenzialità curative nei malati di mente, lo sperimentò su se stesso: “… è vera felicità quel che l’Hashish produce…”.

La letteratura sull’hashish del XIX secolo

Queste ricerche porteranno alla nascita del famoso Club des Hachischins, fondato da T. Gautier nei locali dell’Hotel Pimodan, Ile Saint-Louis, Parigi. Il primo resoconto delle riunioni mensili dei membri del circolo, tra cui A. Dumas padre, V. Hugo, H. de Balzac e C. Baudelaire, venne pubblicato nel 1845 su La Presse. Da allora le successive opere di Gautier (Il Club dei mangiatori di Hashish), Baudelaire (I paradisi artificiali) e Dumas (Il Conte di Montecristo ) sui vari aspetti connessi agli effetti della sostanza acquistarono fama ed ego internazionale, diventando presto dei classici della letteratura moderna. Lo stesso accadde con Fitz Hugh Ludlow che, nel 1855, scrisse un’articolo sul tema in Putnam’s Magazine e l’anno seguente pubblicò The Hasheesh Eater, primo classico statunitense sui usi ed effetti dell’Hashish. In realtà, nel 1834 era stato lo scrittore e viaggiatore Bayard Taylor ( 1825-1878 ) il primo americano a descrivere gli effetti della resina di Cannabis su di sé, pubblicando i resoconti dei suoi viaggi intorno al mondo. E fu proprio leggendo tra questi scritti che il giovane Ludlow, figlio di un pastore protestante, decise di sperimentare personalmente la sostanza curiosando nella bottega dell’amico farmacista Anderson, nella cittadina di Poughkeepsie, stato di New York, riuscì a scovare una fiala di Tilden Extract Of Cannabis Indica e la usò per i propri esperimenti. Ciò portò ad una grossa diffusione dell’impiego della Canapa sia nei campi tradizionali (tessuti, fibra, carta, oli vegetali, medicina tradizionale), sia per usi medico-terapeutici “ufficiali”, sia per usi psicotropi.

Diffusione nel XIX secolo

Nel 1860 la Ganja Wallah Hasheesh Candy Company lanciò sul mercato dei dolcetti fatti con hashish e zucchero d’acero: vennero prodotti e venduti in USA per oltre 40 anni. Un po’ ovunque furono inoltre aperti gli Hashish smoking parlors, sullo stile di quelli turchi. In pratica, alla metà del XIX, la Cannabis era ormai entrata negli usi quotidiani di quasi quattro generazioni di americani, soprattutto per le sue applicazioni terapeutiche, tramandate da pionieri del nuovo mondo.