7 luglio 2008
Secondo la ricerca pubblicata sul Traffic Injury Prevention, la cannabis e la cocaina hanno diversi effetti sulle attivita’ psicomotorie.
I ricercatori del Centro per la tossicodipendenza della British Columbia hanno indagato le abitudini degli automobilisti, adulti, abituali consumatori di cannabis, cocaina e alcol.
Secondo la ricerca, con la cannabis le persone guidano piu’ prudentemente o addirittura vi rinunciano.
fonte: aduc droghe
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“Prima i clandestini, poi la stretta riguardera’ chi guida ubriaco o sotto l’effetto di droga”. Lo dichiara Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno con delega alla pubblica sicurezza, in una intervista a ‘QN’. “Stiamo trasformando quella che e’ un’aggravante in un’ipotesi autonoma di reato”. Per quanto riguarda i tempi di intervento sul piano della sicurezza, Mantovano crede che “in autunno si potra’ fare qualche passo decisivo” dato che “i prossimi due mesi saranno occupati dal pacchetto sicurezza”. Secondo il sottosegretario si potra’ rendere certa la pena intervenendo “sulla legge Gozzini, con una rimodulazione per cui tanto piu’ si commettono reati tanto meno si potra’ usufruire dei benefici, permessi premio, condoni e quant’altro”, e a suo giudizio inoltre “non ci sono troppi detenuti, ma solo pochi penitenziari”.
fonte: aduc.droghe
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Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Accident Analysis and Prevention, basse dosi di cannabis e alcool hanno un diverso impatto sulle attivita’ psicomotorie.
La ricerca delle university’ Hebrew e di Negev, ha studiato l’impatto dell’alcol e del THC sulla guida di 14 automobilisti, ed e’ risultata un diverso effetto delle due sostanze.
Si legge nella ricerca: “Il tasso di velocita’ e’ stato il piu’ variabile e osservabile rispetto alle due sostanze, ma con opposti effetti. Le sigarette di THC rendevano gli automobilisti meno veloci, mentre l’alcol piu’ veloci. Sempre per dosi controllate”.
Sia l’alcol che la cannabis diminuivano la capacita’ dell’automobilista di stare nella propria corsia, aumentando anche i tempi di reazione, ma le due sostanze non hanno aumentato il numero degli incidenti.
Complessivamente, i fumatori di cannabis si comportavano come coloro che avevano uno 0,05% di tasso alcolico nel sangue.
“La ricerca rivela che, anche se ci sono delle similitudini nell’impatto delle sostanze, soprattutto con basse dosi, aumentando entrambe i tempi di reazione e difficolta’ a mantenere la corsia, delle differenze ci sono. In particolare, i soggetti sono consapevoli delle loro difficolta’ dopo avere fumato e per questo guidano piu’ cautamente; mentre l’alcol li rende troppo sicuri e per questo guidano piu’ velocemente”
fonte: aduc droghe
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Probabilmente il rischio acuto più concreto è di tipo indiretto e consiste nella possibilità di causare o subire incidenti, soprattutto della circolazione.
Una dose di canapa diminuisce la concentrazione, riduce la capacità di orientamento, limita la coordinazione dei movimenti e rallenta i riflessi e i tempi di reazione; in questo senso, si comporta come l’alcol. In laboratorio l’effetto di uno spinello sulle funzioni psicomotrici è stato paragonato ad un’alcolemia dello 0.7-1%.
E’ però probabile che in condizioni più realistiche di quelle sperimentali l’effetto risulti meno marcato. Inoltre la canapa causa una lieve dilatazione delle pupille, accompagnata da un rallentamento della reazione alla luce, particolarmente di notte.
E’ stato osservato che i fumatori tendono a sovrastimare l’influsso della droga sulla guida. Di conseguenza sono più concentrati e guidano più lentamente e con maggiore prudenza. Con l’alcol invece succede piuttosto il contrario.
La capacità di guida è certamente compromessa per 2-4 ore dopo il consumo, in parallelo con l’evoluzione degli effetti; secondo alcuni autori l’influsso può protrarsi fino a 24 ore.
L’associazione di alcol amplifica evidentemente i rischi.
Fonte: Panoramica sulla canapa e i suoi derivati
di Giovan Maria Zanini, farmacista cantonale aggiunto
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Un impiegato del Dipartimento della Motorizzazione (DM) è stato sottoposto a procedimento disciplinare per aver richiesto una revisione straordinaria della patente a un consumatore di marijuana medica con un caso aperto davanti alla Corte Suprema USA, secondo una comunicazione dell’Agenzia del 14 gennaio.
Dopo che l’avvocato di Diane Monson si è lamentato che la sua assistita era stata ingiustamente presa di mira per la revisione, in assenza di violazioni del codice stradale, il DM ha concluso che la signora non doveva presentarsi per il riesame, ha detto il portavoce Bill Branch.
Monson, che usa il farmaco per il mal di schiena, il mese scorso ha avuto dal DM un invito a presentarsi per il riesame, pena la perdita della patente. L’invito non diceva il perché di questa richiesta. In genere, questi colloqui di riesame sono richiesti in casi di guidatori coinvolti in gravi incidenti o trovati a guidare in stato di ebbrezza da alcool o droghe almeno tre volte negli ultimi tre anni. L’avvocato della Monson, David Michael, ha detto che lei era stata scelta per il suo uso di cannabis per il dolore.
Branch ha detto che l’impiegato del DM avrebbe dovuto raccogliere più informazioni prima di convocare la Monson. Monson e un’altra donna californiana, Angel Raich, hanno citato il Procuratore Distrettuale John Ashcroft perché temevano che le loro piante di cannabis sarebbero sparite dopo esser state sequestarte nel 2002.
(Fonte: Associated Press del 14 gennaio 2005)
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31-03-2006 Canada. L’effetto negativo della marijuana sul guidatore non è
dimostrabile.
Un tribunale dell’Ontario ha assolto un uomo accusato di aver guidato sotto l’effetto della marijuana in quanto non ci sono “prove scientifiche” sufficienti per dimostrare che la sostanza interferisce sulla capacità di guidare un veicolo a motore.
Il fatto. Nel maggio del 2005 Steven Ayotte, 33 anni, si era fermato sul lato della strada per una gomma forata. Per stanchezza, invece di cambiare la ruota aveva deciso di dormire nell’auto per qualche ora. Dopo che alcuni residenti lo avevano invitato ad andarsene dalla loro area, era intervenuto un poliziotto che aveva sentito un forte odore di marijuana provenire da Ayotte. Il poliziotto aveva quindi sottoposto il guidatore al test di sobrietà, giungendo alla
conclusione che Ayotte non era in grado di guidare. Sempre secondo il poliziotto, Ayotte aveva confessato di aver fumato due canne. Ma la corte ha assolto l’uomo in quanto non ha ritenuto dimostrati ne’ l’effetto negativo della marijuana sulla guida ne’ che il suo comportamento quella sera fosse dovuto necessariamente all’assunzione della sostanza illecita.
fonte: notizie radicali
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Secondo la letteratura scientifica, la guida sotto effetto di cannabis puo’ aumentare gli errori fino al 60%, soprattutto entro la prima ora dall’assunzione. ”Lo studio piu’ recente in questo campo – spiega Roberta Pacifici, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanita’ – e’ stato fatto in Spagna, su piloti dell’aeronautica sottoposti a test nei simulatori. E’ emerso che sia gli errori gravi che quelli meno gravi aumentano del 60%, e la reattivita’ diminuisce del 40-45% a un’ora dall’assunzione. Inoltre i soggetti studiati impiegavano per fare uno stesso tragitto fino al triplo del tempo”. Secondo la ricercatrice, l’effetto di questa sostanza puo’ durare fino a qualche ora: ”ovviamente – continua Pacifici – dipende dalla dose assunta e dal soggetto, in generale si puo’ pero’ dire che l’inizio dell’attivita’ psicotropa si ha dopo 25 minuti, il picco e’ intorno a un’ora dopodiche’ l’attivita’ inizia a diminuire. Dopo tre o quattro ore gli effetti in genere spariscono, cosi’ come la quantita’ della sostanza rilevabile nel sangue, mentre nelle urine i metaboliti rimangono per diversi giorni”.
fonte: blog socialmente inutile
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I FATTI
Ingerita in forti dosi, la marijuana probabilmente provoca menomazioni nella capacità di guida alla maggioranza delle persone. Tuttavia non è provato che la marijuana nei modelli di consumo correnti, contribuisca sostanzialmente al numero degli incidenti automobilistici in America.
Numerosi studi hanno ricercato prove della presenza di droghe nel sangue o nelle urine dei conducenti coinvolti in incidenti mortali. Essi hanno tutti riscontrato la presenza di alcol nel 50 0 più per cento dei casi. Assai meno frequente è la presenza di marijuana. Inoltre, nella maggioranza dei casi in cui è stata rilevata tale presenza, è risultato presente anche l’alcol.
Ad esempio, un recente studio promosso dalla U.S. National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), che ha comportato l’analisi di circa 2.000 incidenti mortali, i conducenti riscontrati positivi per la marijuana sono stati del 6,7% In più dei due terzi di questi ultimi casi, era presente l’alcol, che può essere stato il principale responsabile dell’esito fatale.
Per valutare accuratamente il contributo della marijuana agli incidenti mortali, il tasso positivo tra i conducenti morti dovrebbe essere messo a confronto con il tasso positivo di un campione casuale di guidatori non coinvolti in incidenti fatali. Poiché il tasso di consumo di marijuana del mese precedente per gli americani al disopra dell’età legale per la guida è pari a circa il 12%, in un dato giorno qualsiasi una notevole proporzione di tutti i conducenti risulterebbe positiva, particolarmente perché i metaboliti della marijuana restano nel sangue e nell’urina molto dopo la fine degli effetti psicoattivi.
Uno studio recente ha accertato che un terzo di coloro che vengono fermati per “guida pericolosa” tra le 7 del pomeriggio e le 2 del mattino – soprattutto giovani di sesso maschile – sono risultati positivi per la sola marijuana. Per poter essere significativi, i risultati di tali test dovrebbero esser posti a confronto con quelli di un gruppo di controllo equivalente di guidatori.
Un numero di studi di simulatori di guida ha dimostrato che la marijuana non produce il tipo di menomazione psicomotoria evidente anche con modesti quantitativi di alcol. Anzi, in un recente studio della NHTSA, il solo esito statisticamente rilevante collegato alla marijuana è risultato la diminuzione della velocità.
Un recente studio sulla effettiva capacità di guida sotto l’influenza della cannabis – impiegando il medesimo protocollo usato per provare il potenziale di menomazione delle droghe medicinali – ha valutato l’impatto del placebo e di tre dosi attive di THC in tre prove di guida, una delle quali nel traffico urbano di alta densità.
Una menomazione correlata alla dose è stata è stata osservata a carico della capacità dei conducenti di mantenere una posizione laterale costante. Tuttavia, anche con la dose più alta di THC, la menomazione era relativamente inferiore – simile a quella osservata con concentrazioni di alcol nel sangue comprese tra lo 0.03 e lo 0.07% e numerose medicazioni legali. I conducenti sotto l’influsso della marijuana tendevano inoltre a guidare più lentamente e ad accostarsi con maggior cautela ad altre autovetture.
Pur dando atto di alcuni limiti del presente studio, gli autori concludono che “il THC non è una droga altamente menomatrice”.
Fonte: fuoriluogo
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Cannabis e circolazione stradale : Come sviluppano gli scienziati i
valori limite del THC nel sangue?
Dr. Franjo Grotenhermen
Il THC come tante altre sostanze (oppiacei, sonniferi,anfetamine ed
alcool) possono influenzare l’abilità alla guida. Per questi motivi ,il
legislatore ha decretato una modifica della legge sulla circolazione
stradale che è entrata in vigore il 1. agosto 1998 , con la quale si può
procedere in contrasto alla partecipazione alla circolazione stradale
sotto l’influenza di droghe illegali come la cannabis e gli oppiacei in
quanto trasgressione. Inoltre nel paragrafo 24a della Legge sul traffico
stradale si afferma: ” Trasgredisce chi guida un veicolo sotto
l’influenza di una sostanza inebriante definita della tabella rispetto a
questa disposizione. Un tale effetto è presente, se una sostanza
nominata in questo allegato viene dimostrata nel sangue”: Nell’allegato
vengono per esempio citati il Tetraidrocannabinolo (THC) e la morfina.
Nel corso di una audizione di esperti nella commissione traffico del
Bundestag nella primavera del 1997 questo regolamento era discusso
rispetto a questa tematica. Soprattutto dal momento che il THC é
riscontrabile essenzialmente molto più a lungo nel sangue di quanto duri
l’effetto. Negli anni passati per questi motivi, molti consumatori di
cannabis ricevettero un divieto di guida , perché gli era stato
diagnosticato del THC nel sangue un giorno dopo l’ultimo consumo.
Secondo la definizione della legge essi partecipavano alla circolazione
sotto l’influenza della cannabis. A molti scienziati risulta chiaro, che
questa definizione è insensata. Dall’altra parte è difficile, in maniera
analoga al valore “per mille” come previsto per l’alcool , fissare un
valore soglia concreto, al di sopra del quale sia riscontrabile una
concreta invalidazione della capacità di condurre un veicolo. Questo
fatto dipende dal fatto che la concentrazione del THC nel sangue è molto
variabile e non esiste un rapporto diretto tra la concentrazione del THC
nel sangue e una concentrazione del THC nel cervello.Questo punto venne
utilizzato da molti uomini politici per non fissare alcun valore soglia
all’interno della legge.
Presumilmente un valore limite cattivo é meglio di nessun valore
limite.Anche la Corte Costituzionale ha indicato in una sua recente
sentenza, che al disotto di un 1 ng/ml (Nanogrammo per Millilitro) di
THC nel sangue non si può dedurre che esista un peggioramento. La cosa è
ovviamente un progresso rispetto ad una interpretazione troppo rigida
delle disposizioni di legge, ma sicuramente non è sufficiente. Io ho
fatto parte di un gruppo di lavoro di dieci esperti di sei
paesi(Germania, Paesi bassi, Gran Bretagna, Canada, USA, Australia) ,
che nel recente congresso internazionale sulla sicurezza stradale di
Glasgow tenuto nell’agosto 2004, ha proposto un valore soglia del THC
nel sangue da 5 fino a 10 ng/ml . Questo valore di limite corrisponde
all’incirca da una concentrazione del sangue di alcool del 0,5 per
mille. Dalla Germania hanno partecipato al gruppo oltre a me anche il
Prof. Berghaus dell’Università di Colonia e il Prof. Krüger
dell’Università di Würzburg .
Numerosi studi hanno dimostrato come le persone con una bassa
percentuale di THC nel sangue non dimostrano un rischio maggiore di
incidente. Nello studio australiano finora più grande del 2004 ,il
rischio di incidenti relativo ai consumatori di cannabis aumentava solo
quando questi dimostravano più di 5 ng/ml THC nel sangue. 5 ng/ml di THC
nel sangue corrispondono a circa 10 ng/ml di THC nel siero sanguigno.Il
siero sanguigno è la parte liquida del sangue senza i corpi del sangue.
Il fumo di una sigaretta di cannabis provoca dopo 5 minuti delle
concentrazioni massime da 50 fino a 300 ng/ml di THC nel siero
sanguigno. Le concentrazioni poi si abbassano entro 3,4 ore in
concentrazioni di livello di pochi nanogrammi.Ma la situazione nel caso
di consumatori occasionali e regolari è differente. Nel caso dei
consumatori occasionali la concentrazione di THC dopo il fumo di una
sigaretta di cannabis cala in generale entro 5-10 ore sotto 1 ng/ml .In
caso di forti consumatori il THC però spesso può essere dimostrato nel
sangue anche 24 fino a 48 ore dopo l’ultimo consumo. In una ricerca
dell’Istituto Medico Legale della Università di Heidelberg il THC nei
forti consumatori ( più di una canna al giorno) era dimostrabile dopo 24
fino a 48 ore in concentrazioni tra i 1,3 e il 6,4 ng/ml nel siero
sanguigno. Anche dopo che uno degli 11 consumatori abituali moderati(1
canna o meno al giorno) il THC era presente dopo 24 ore in una
concentrazione nel siero sanguigno di 1,8 ng/ml. Nel caso di consumatori
occasionali(meno di una canna alla settimana) il THC non era più
riscontrabile 24 ore dopo l’ultimo consumo.
Hempyreum Weblog Team
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LOSANNA – Gli automobilisti che fumano occasionalmente spinelli non dovranno sottoporsi a controlli regolari delle urine per mantenere la patente. Una simile misura infatti può essere applicata solo alle persone che soffrono di dipendenza, precisa il Tribunale federale (TF) in una sentenza pubblicata oggi.
Anche se fumare uno spinello può influire sulla capacità di guidare, il rischio è minore per un consumatore occasionale di canapa. Questi è infatti in grado, in generale, di rendersi conto del suo stato alterato e agire di conseguenza, afferma l’Alta Corte. Invece quando il consumo di stupefacenti è regolare è più probabile che non si riesca a scegliere fra consumo di droga e auto.
Il TF ha quindi confermato una decisione dell’Ufficio della circolazione del canton Berna che, nel giugno 2005, aveva obbligato a sottoporsi a controlli regolari per sei mesi un automobilista condannato per infrazione alla legge sugli stupefacenti. Il conducente aveva fornito indicazioni contradditorie quando alle sue abitudini di consumo di canapa e in più era stato arrestato in possesso di cocaina. Per il TF le autorità bernesi avevano quindi il diritto a ordinare i controlli visto che probabilmente l’automobilista in questione ha difficoltà a riconoscere quando le sue capacità di guida sono compromesse dal consumo di droghe.
fonte: hanf-info