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Narcotest e incremento del danno

Da Fuoriluogo, di Max Lorenzani – 28 settembre 2008

La situazione in Italia sul versante sicurezza-controlli-repressione in materia di droghe si fa veramente drammatica. È notizia di venerdì 19 settembre che la conferenza Stato-Regioni ha approvato il testo di attuazione della legge sulla droga che prevede i controlli e test antidroga per i lavoratori a rischio. «Si tratta – sono parole di Carlo Giovanardi – di controlli annuali sulla base di segnalazioni fatte dai datori di lavoro. In caso positivo, anche di consumo saltuario, il lavoratore non verrà licenziato, ma spostato ad altra mansione, e segnalato ai centri di assistenza per i tossicodipendenti».

Si tratterà di prelievi delle urine e, in caso di esito positivo o di dubbi, addirittura di analisi del capello, che come è noto rileva l’uso di droghe avvenuto anche anni prima, esponendo di fatto i lavoratori delle categorie “a rischio” a veri e propri ricatti e discriminazioni che nulla hanno di “scientifico” sul versante della sicurezza sul lavoro: come un consumo saltuario di alcolici non pregiudica o mette a rischio in nessun modo qualsiasi tipo di lavoro, così non si capisce secondo quali studi o evidenze empiriche si debba stabilire che è pericoloso in assoluto il consumo anche occasionale di sostanze psicoattive. Solamente perché illegali?

Oltre a limitare gravemente la sfera delle libertà personali, questo provvedimento rischia di incentivare lo scriteriato ricorso al nuovo farmaco, perché sarebbe difficile sospendere dal lavoro sotto il sospetto “droga” tutti i dipendenti che anche anni prima abbiano fatto ricorso all’anestesia di dentisti (tutte a base di derivati della cocaina) o siano stati sottoposti a interventi chirurgici e relative terapie contro il dolore a base oppioide o morfinica, ecc. Scatterebbe la corsa al certificato giustificatorio, un po’ come negli esami antidoping sugli sportivi, in cui la fa franca solo chi può pagarsi gli ultimi farmaci coprenti o dopanti non ancora individuabili.

Non c’è che dire, una bella prospettiva per tutte le agenzie sanitarie istituzionali o meno, come noi al Lab57 Alchemica, che ci occupiamo di riduzione dei rischi e di uso consapevole e critico delle sostanze.
In realtà sotto lo scudo mediatico «incidenti stradali per droga» tutto questo sta già succedendo da anni per migliaia e migliaia di malcapitati, che cercano di riavere la patente ritirata o sospesa spesso in seguito ad arbitrari test del sudore o della saliva, o di esami come urine o capello che vanno indietro giorni o anni prima dell’assunzione senza tenere conto delle quantità o modalità di assunzione.

Chiariamo bene: noi sosteniamo ed appoggiamo da sempre l’uso di strumenti di sensibilizzazione e prevenzione sulle strade o nei locali come l’etilometro, perché è sufficientemente preciso nel colpire un uso potenzialmente pericoloso per tutti. In tal modo incoraggiamo un uso moderato e controllato delle bevande alcoliche, senza colpire indiscriminatamente chi magari ha alzato troppo il gomito durante la serata ma poi ha giustamente aspettato di smaltire la bevuta prima di tornare in strada.

Ci sembra tutto sommato ragionevole anche l’ultima disposizione, entrata in vigore martedì 23 settembre, che prevede l’obbligo per tutti i locali di esporre le tabelle di contenuto e assorbimento alcolico legato al peso, al genere, allo stomaco pieno o vuoto.

Perché allora questa coerenza comunicativa e questa precisione sanzionatoria non vengono applicate anche alle altre sostanze diverse dall’alcol? Badate bene che non parliamo solo di sostanze illegali, le “droghe” appunto. Esistono gravi rischi per chi si mette alla guida sotto l’effetto di analgesici, barbiturici, ansiolitici, ecc… contenenti oppiacei di sintesi, o derivati della cocaina usati dai dentisti. Sono sostanze legali, non tutte soggette a prescrizione medica e nei foglietti informativi che le accompagnano è indicato espressamente cosa è sconsigliato fare durante o dopo l’assunzione.

L’introduzione su vasta scala dei narcotest sulla saliva o sul sudore in dotazione alle forze dell’ordine (benché abbiano valore legale solo le analisi del sangue o delle urine) rischia si colpire indiscriminatamente tutti quelli che hanno assunto sostanze psicotrope da alcune ore o addirittura giorni prima di mettersi alla guida, in quanto, come ammettono le stesse ditte che vendono a caro prezzo questi kit, non si è ancora in grado di avere strumenti quantitativi precisi come l’etilometro e, in assenza di valori medi accettabili per ogni singola sostanza, si preferisce “sparare nel mucchio”. Nel frattempo, le cavie siamo noi. Abbiamo il fondato timore che i parlamentari, i manager, i quadri aziendali più esposti non saranno mai considerati nelle categorie “a rischio”: se decidessero di inserire pure gli artisti metà palinsesti andrebbero in “fumo”.

Ironia amara, comunque, perché Giovanardi ha intenzione di esportare a Regioni e Comuni che lo vorranno il protocollo drugs on street: agenti che somministrano i narcotest su saliva o sudore e medici in ambulanza che analizzano sangue e urine per ritirare più patenti possibile, come già sta succedendo a Verona, ad esempio.

Se Regioni, Sert, Asl, Comuni non vi si opporranno, siamo di fronte alla morte annunciata della riduzione del danno. Come facciamo a intervenire alle feste legali o ai rave cercando faticosamente di lavorare con gli organizzatori per sensibilizzare i più giovani a comportamenti più sicuri, a individuare i propri limiti nel campo delle sostanze ma anche della velocità alla guida, quando sanno che comunque verranno puniti perché hanno toccato “la droga”, indipendentemente dal fatto che l’abbiano fatto un’ora, un giorno o un anno prima? L’unico modo per sfuggire a questi controlli è l’astensione totale. È questo il messaggio che si vuole dare?
Speriamo di no.

Le tragedie di decessi di giovanissimi a feste o rave legali o meno ci spingono solo a lavorare di più sulla comunicazione, ma servono strumenti adeguati, il narcotest è utile solo a chi lo vende e a chi predica la tolleranza zero.

Al contrario, il test rapido delle sostanze può realmente salvare la vita a qualcuno e risulta uno straordinario strumento comunicativo verso i consumatori più inesperti e quindi più a rischio perché ignari di dosaggi e mix letali.



Italia. Trieste. Giovanardi annuncia conferenza nazionale sulle dipendenza. Radicali: propaganda
Ottobre 4, 2008, 11:06 am
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03 ottobre 2008

Avra’ luogo a Trieste – presumibilmente dal 12 al 14 marzo – la prossima Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze ‘un momento di approfondimento e di bilancio – ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia, Droga e Servizio civile, Carlo Giovanardi ieri nel capoluogo giuliano dove ha incontrato il presidente della regione Renzo Tondo e il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza – sulle nuove sfide da affrontare in Italia su questo tema’. Tondo e Giovanardi hanno gettato le basi di un evento che portera’ a Trieste circa un migliaio di persone con l’obiettivo di fare il punto sulle politiche regionali e nazionali contro le diverse forme di tossicodipendenza. Tondo ha confermato a Giovanardi pieno appoggio alla realizzazione della Conferenza, sottolineando l’urgenza di avviare un tavolo tecnico per la gestione logistica dell’evento. ‘Crocevia tra Mitteleuropea e Balcani, Trieste si conferma a tutti gli effetti – ha detto Giovanardi – la sede piu’ adatta, dopo Palermo, Napoli e Genova, per un’iniziativa di questa portata’.

Giulio Manfredi (giunta di segreteria Radicali Italiani) ha dichiarato:
Giovanardi preparerà una bella conferenza di propaganda elettorale (in primavera vi saranno le elezioni europee e provinciali). Il sottosegretario cita le precedenti tre conferenze nazionali (Palermo, Napoli e Genova) dimenticandosi di ricordare che si sono tenute rispettivamente nel 1993, 1997 e 2000. L’art. 1, comma 15, del DPR 309 del 1990 (testo unico sugli stupefacenti) prescrive che il Presidente del Consiglio dei Ministri deve convocare la conferenza nazionale sulle tossicodipendenze ogni tre anni. Quindi, Silvio Berlusconi avrebbe dovuto convocarla già nel 2003 e nel 2006 (qui c’è il concorso di colpa di Romano Prodi, che subentrò a Berlusconi nel maggio del 2006).
Ennesima dimostrazione che, anche nel campo delle tossicodipendenze, in Italia per il potente la legge è un optional; per i comuni mortali, il discorso cambia: due giorni fa, in base all’art. 73 della legge citata, un cittadino che coltivava in casa due piante di cannabis è finito in carcere e rischia anni di galera.

fonte: aduc.droghe



Italia. Giovanardi: pronto ad ascoltare scienza sulle tabelle per le quantita’

‘Se c’e’ da rivedere e migliorare le tabelle che indicano le quantita’ massima di droga detenibili senza incorrere nel reato di spaccio, se ne puo’ discutere’: lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, intervenendo al congresso di Federserd (Federazione degli operatori dei Sert). ‘Ho parlato proprio ieri con un tossicologo – ha spiegato Giovanardi, che ha la delega alla droga, alla famiglia e al servizio civile, parlando a margine – il quale mi ha detto che la soglia della cocaina e’ troppo alta. Se gli esperti mi dicono che le soglie vanno riviste, sulla base di una valutazione scientifica, ci si puo’ ragionare’. Quanto al fatto che l’ex ministro della Salute Livia Turco provo’ a modificare le tabelle della cannabis e il Tar le diede torto, secondo Giovanardi questo accadde perche’ ‘quella della Turco fu un’operazione politica, mentre invece noi ci vogliamo basare solo sul parere degli esperti’.
Nessuna prevenzione verso qualsiasi terapia, purche’ l’obiettivo sia il completo recupero del tossicodipendente, continua Giovanardi. ‘Dalla cristoterapia di Don Gelmini ai metodi ‘laici’ di Muccioli, alla cura col metadone o altro – ha spiegato Giovanardi – va tutto bene. Ma le terapie non devono puntare alla cronicizzazione delle tossicodipendenze’.
Quella del sottosegretario e’ una ‘ apertura innovativa e importante’: cosi’ Alfio Lucchini, presidente nazionale di Federserd, la federazione degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze, commenta quanto detto dall’esponente del governo nel corso del congresso della federazione. Federserd si dichiara quindi disponibile a dare il suo contributo, pur ricordando che a suo tempo aveva criticato il metodo con cui le tabelle erano state costruite, ‘non tenendo conto delle complessita’ del mercato della droga e dei consumi’. ‘Nella commissione scientifica che defini’ le famose soglie, non c’erano ne’ i professionisti dei Sert ne’ rappresentanti delle Forze dell’ordine. Secondo noi le tabelle furono redatte seguendo una visione troppo tossicologica e poco legata alla complessita’ dei consumi’. Gia’ a suo tempo, ricorda Lucchini, Federserd defini’ troppo alta la soglia di cocaina prevista e troppo bassa quella della cannabis. ‘ Se per cio’ l’apertura di Giovanardi si concretizzera’ in un tavolo di lavoro che preveda anche la presenza degli operatori, che conoscono i consumi e delle forze dell’ordine, che hanno il compito della repressione, noi siamo disponibili’.

fonte: aduc.droghe



Italia. I medici: non ci sono soldi per test antidroga
Settembre 20, 2008, 8:17 pm
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I medici sono pronti a collaborare sulle misure per la sicurezza stradale, contro le stragi del sabato sera, ma chiedono di discutere insieme alle Istituzioni gli strumenti e le procedure da utilizzare per i controlli che mirano a scoraggiare l’uso di alcol e’ droga nei giovani. E’ questa la risposta ufficiale dei vertici della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli Odontoiatri (Fnomceo) alle misure proposte dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, per contrastare il fenomeno della guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Misure che prevedevano la partecipazione di medici e infermieri e che avevano gia’ ad agosto suscitato polemiche.

Il Comitato centrale della Fnomceo, riunito a Roma, ha valutato le indicazioni proposte “in una prospettiva di collaborazione” contro un fenomeno che “ci preoccupa in quanto cittadini e in quanto medici”, spiega in una nota Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo. A fine agosto, ricorda una nota della Fnomceo, “era partita una sperimentazione per sottoporre a test antidroga le persone alla guida. E per i controlli sulle strade il sottosegretario Giovanardi dispose la partecipazione dei medici e degli infermieri, peraltro senza averne mai ufficialmente interpellato le organizzazioni rappresentative”. In quell’occasione la Federazione annuncio’ che le misure sarebbero state esaminate dopo la pausa estiva. Ora arriva, dunque, la risposta ufficiale che e’ di completa collaborazione.  “Ma e’ indispensabile – ha aggiunto Bianco – che nella formulazione di questa specifica normativa, i medici vengano sentiti per privilegiare, al di la’ del sensazionalismo, una seria riflessione sull’efficacia delle procedure e degli strumenti nella prospettiva di conseguire un bene collettivo”.

La questione, per tanti aspetti, “e’ gia’ tutta all’interno della nostra Carta Costituzionale – si legge nella nota – che, all’articolo 32, pone la salute pubblica non solo come ‘fondamentale diritto dell’individuo’ ma anche come ‘interesse della collettivita’. E, facendosi garante dell’autonomia del cittadino, chiaramente sottolinea che ‘nessuno puo’ essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge’ e che tale legge ‘non puo’ in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona’”.

Inoltre, rispetto agli obiettivi dichiarati, “ci appaiono del tutto insufficienti – dicono i camici bianchi – le risorse messe in campo, pari a circa un milione e mezzo di euro previsto gia’ da una legge del 2003, come ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Giovanardi, che ha la delega alle Politiche antidroga”. I medici, che verificano continuamente come il fenomeno della droga non venga adeguatamente percepito come pericoloso, soprattutto tra i giovani, chiedono anche un impegno educativo piu’ generale.

“Ci aspettiamo, quindi anche misure chiare in direzione non solo della repressione ma anche della prevenzione: per scoraggiare l’uso delle droghe e’ fondamentale educare i giovani”.

fonte: aduc.droghe



Italia. Conferenza Stato-Regioni approva test antidroga per lavoratori a rischio

La conferenza Stato-Regioni di ieri ha approvato il testo di attuazione della legge sulla droga che prevede i controlli e test antidroga per i lavoratori a rischio, come autisti o piloti di aereo. E il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla famiglia, droga e servizio civile, Carlo Giovanardi ha sottolineato che da adesso è possibile dare il via ai test: “Dopo 18 anni finalmente abbiamo il testo di attuazione della legge sulla droga che gia’ prevedeva i controlli ma che non era mai stata applicata”. “Si tratta di controlli annuali sulla base di segnalazioni fatte dai datori di lavoro”, ha spiegato il sottosegretario, sottolineando: “In caso positivo, anche di consumo saltuario, il lavoratore non verra’ licenziato, ma spostato ad altra mansione, e segnalato ai centri di assistenza per i tossicodipendenti”. 
Non scatteranno da domani, ma con il via libera odierno delle Regioni, dopo i test antidroga sulle strade, si apre la porta ai test antidroga nei luoghi di lavoro, per i lavoratori a rischio; ovvero per chi svolge determinate attività che potrebbero causare danni a terzi, come camionisti, autisti di autobus o piloti.  In concreto – spiega Giovanni Serpelloni che dirige il Dipartimento antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il centro di medicina preventiva del dipartimento delle dipendenze di Verona – ci vorranno i tempi tecnici di divulgazione e di attuazione del protocollo, ma le misure e i test saranno operativi al massimo entro un mese.  Le Regioni, infatti, dovranno ora diffondere il protocollo alle Asl e queste lo dovranno girare al medico competente che è previsto nelle aziende per legge, e naturalmente ai datori di lavoro in quanto responsabili dell’applicazione, nonche’ ai Sert che intervengono in caso di tossicodipendenze. Il medico competente che lavora in aziende e fabbriche dovrà quindi effettuare visite mediche e test tossicologici, o meglio prelievi di urina e capelli che verranno poi testati nei normali laboratori esterni. I test di controllo di routine saranno fatti una volta all’anno, ma il medico potrà sempre e comunque intervenire in caso di segnalazioni, o di dubbi che sono sorti ad esempio da altre visite mediche. I test antidroga prevedono in un primo livello – spiegano al dipartimento antidroga della presidenza – un prelievo delle urine, se questo test darà esito positivo o in caso di dubbi si passa al secondo livello ovvero il test ‘pilifero’, quello sui capelli. Se emerge una tossicodipendenza il lavoratore sarà preso in cura dai Sert, altrimenti – in caso ovviamente di test positivi – inizia una fase di monitoraggio cautelativo. Dal primo accertamento positivo, il medico dovrà certificare la non idoneità a svolgere quelle mansioni, il lavoratore potrà tornare alla sua mansione solo n caso di totale e accertata remissione. Il lavoratore, anche se in cura al Sert, avrà il diritto di conservare il posto, senza stipendio naturalmente. 
Qui si pongono alcuni problemi, soprattutto per le piccole aziende c’è il rischio che non sia possibile adibire il lavoratore ad altre mansioni o di non poter ’sopportare’ economicamente il peso di una sospensione lavorativa, da qui il rischio di licenziamenti. Un punto critico che allarma i sindacati. Ma – fermo restando il ricorso possibile del lavoratore – al dipartimento antidroga diretto da Serpelloni assicurano che saranno casi residui, che in ogni caso l’applicazione delle misure sarà monitorata per eventuali correttivi, e inoltre a fronte di questo sta la necessità di garantire la sicurezza ai terzi, alle persone. Chi si droga insomma – dicono – non puó certo guidare un autobus o pilotare un aereo.    
Su questo fronte, ovvero su quello dei ‘lavori a rischio’, il punto dolente è stato evidenziato soprattutto da Confindustria, preoccupata di una generalizzazione ‘eccessiva’ dei controlli a troppe categorie. Su questo punto – spiega Serpelloni – al dipartimento stanno già lavorando a ridefinire il provvedimento del 30 ottobre 2007, per limare le categorie a rischio e limitare i controlli solo laddove ci sia effettivamente un rischio per i cittadini.
Al di là dei problemi che possono sorgere per sostituire un lavoratore ’sospeso’, infatti le spese per i test antidroga e per il ‘monitoraggio cautelativo’ sono a carico delle imprese, la eventuale cura al Sert, invece rientra nelle normali competenze e spese delle Regioni. I costi in media in laboratorio di un test per le urine è di 5-6 euro a sostanza, in genere si effettua per 4-5 sostanze; il test sui capelli costa un po’ di piú: dalle 50 euro alle 300 per alcuni laboratori privati un po’ piú cari, ma è un test di secondo livello, da farsi solo in caso di dubbio o per confermare il test urine positivo. Qui starà anche alle aziende contrattare con Regioni e laboratori ‘tariffe’ convenienti, soprattutto in caso di grandi numeri.
Serpelloni comunque sottolinea che sia il dipartimento che il sottosegretario saranno molto attenti ad evitare il rischio ‘discriminazioni’.
Dati sull’incidenza delle tossicodipendenze sui luoghi di lavoro al momento non sono disponibili ma – Serpelloni ricorda il caso di Vercelli del maggio del 2007: un incidente di autobus, dove morirono due bambini e il conducente confessó di aver fumato ‘uno spinello la sera prima’. “I test – sottolinea Serpelloni – hanno due effetti sul fronte prevenzione: non solo si previene il rischio che persone che abbiamo problemi con la droga possa mettere a repentaglio la vita altrui, ma hanno anche un notevole effetto deterrente”. In ogni caso la prima fase di attuazione dei test antidroga sarà monitorata accuratamente per limare eventuali punti critici.
Il dipartimento di Giovanardi infatti puó vantare i risultati dei primi controlli anti droga fatti sulle strade, i risultati della task force poliziotti-medici di Verona hanno lasciato un po’ tutti a bocca aperta: positivo un automobilista su due.
E ora il protocollo ‘Drugs on street’ potrà essere esteso a tutta Italia, il sottosegretario  Giovanardi ha annunciato alle Regioni che il dipartimento antidroga è pronto ad aiutare le Regioni che lo chiederanno, esportando il protocollo sperimentato a Verona e dando supporto tecnico per l’applicazione.
I costi saranno a carico delle Regioni, ma chi vorrà potrà usufruire del pragmatismo anglosassone dimostrato dal dipartimento antidroga diretto da Serpelloni. Questo il piano ideale: controlli delle forze dell’ordine coordinati dalle prefetture, con task force miste di agenti e medici, nei punti strategici, ovvero vicino a locali o nei punti di raccordo verso le città, eseguiti regolarmente una volta a settimana nel ‘periodo critico’ ovvero il week end, nelle ore critiche dalla notte all’alba, per evitare le ’stragi del sabato sera’ e non per disturbare le gite fuori porta delle famigliole.

fonte: aduc.droghe



Italia. A fine settembre parte sperimentazione test antidroga per ottenere la patente

3 settembre 2008

Chi usa droghe non potra’ prendere la patente. Manca meno di un mese, poi a Cagliari scattera’ la mini rivoluzione che rendera’ obbligatorio il test anti-droga per i giovani che vogliono imparare a guidare. In contemporanea, l’iniziativa interessa anche Foggia, Verona e Perugia. E nel capoluogo sardo i preparativi sono gia’ iniziati da qualche settimana, cosi’ da consentire al massimo entro i primi di ottobre il decollo del progetto. L’annuncio e’ arrivato nei giorni scorsi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, titolare delle deleghe per la lotta contro le droghe e per il servizio civile . Completata la sperimentazione a Cagliari, la nuova norma potrebbe essere estesa in tutta Italia, prima del 2011 che e’ il termine ultimo deciso dall’Unione Europea per l’entrata in vigore in tutto il continente delle nuove leggi contro gli abusi di alcol e di droghe che vieteranno a tutti la possibilita’ di guidare se le analisi certificheranno l’assunzione abituale o una dipendenza.
È scattato, dunque, il conto alla rovescia per l’operazione che punta ad arginare il drammatico fenomeno degli incidenti stradali legati all’uso di stupefacenti, togliendo di fatto l’autorizzazione alla guida ai consumatori abituali di droghe.
Gia’ da giorni alla Motorizzazione civile di Cagliari i dipendenti stanno lavorando per informare le scuole guida del capoluogo e mettere appunto gli ultimi dettagli per l’avvio della sperimentazione. Manca ancora una data, ma le indiscrezioni trapelate in queste ore confermano che il provvedimento ministeriale sarebbe ormai pronto e in procinto di essere firmato. Resta da capire quale sara’ l’analisi utilizzata per effettuare il narco-test sugli aspiranti possessori del foglio rosa.
Nei laboratori del Sert di Cagliari, il servizio regionale tossicodipendenze, esistono varie possibilita’ di accertamento: oltre ai marcatori che segnalano l’uso di stupefacenti attraverso la saliva o gli altri liquidi corporei, esistono infatti anche ricerche piu’ approfondite che consentono di risalire al passato, verificando anche la presenza “storica”.
L’indagine sui capelli, ad esempio, consente di andare a ritroso nel tempo, verificando anche l’assunzione di droghe entro i novanta giorni. E se il test dovesse risultare positivo, allora il ragazzo dovra’ dire addio alla patente (ma vale anche per il patentino obbligatorio per i motorini) e, nel caso di un minorenne, scattera’ immediatamente anche la segnalazione alle famiglie. La decisione di inserire Cagliari tra le citta’-cantiere per la sperimentazione potrebbe essere legata non tanto all’elevato numero degli incidenti stradali mortali, che pure sono stati numerosi, bensi’ alle indagini effettuate dalla Asl sui consumi di stupefacenti. Nell’ultima, completata la scorsa primavera, era emerso che un quarto dei ragazzi sardi si era gia’ ubriacato a 15 anni, mentre uno studente su quattro delle superiori ha fumato uno spinello almeno una volta.

“Un ragazzo di venti anni non e’ un delinquente. Qualcuno pero’ non doveva dormire: perche’ dare una macchina di quella portata a un ragazzo di venti anni? Questo mi fa pensare. Secondo me il narcotest dovrebbe essere obbligatorio. Mi auguro che la morte di mia figlia possa servire sia per fornire alle forze dell’ordine dei mezzi: possiamo anche togliere la macchina a questi ragazzi, non per cattiveria ma per salvargli la vita”. Cosi’, Antonio Gerardi, padre di Nelly, la ragazza incinta morta in uno scontro frontale con l’auto guidata da Pietro Galasso, 20enne risultato positivo alla cocaina, ha parlato oggi a “Mattino Cinque” della necessita’ di nuove regole per la sicurezza stradale.
“Mia figlia mi ha lasciato all’interno una speranza -ha proseguito il padre della ragazza- il suo sacrificio deve servire per salvare altri ragazzi come lei e come gli altri ragazzi che hanno causato la sua morte. Dobbiamo cercare di fermare queste persone prima che causino a se’ e agli altri dei danni come purtroppo sono successi”. All’intervista ha preso parte anche Gianluca, fidanzato di Nelly e padre del bambino che la ragazza portava in grembo, che aggiunto: “Io fondamentalmente sono una persona buona. A queste persone non ci penso. Non ne voglio sapere, non mi interessa. Venti anni li ho avuti pure io e a venti anni l’ho fatta pure io qualche stupidaggine con la macchina”.
Nel corso dell’intervista il giovane ha poi ricordato Nelly: “Volevamo una famiglia semplice, normale di gente per bene. Non ci sono parole per descrivere chi era Nelly, era un angelo, due angeli e ce li hanno portati via. Quando mi ha detto di essere incinta l’ho riempita di fiori -conclude Gianluca a “Mattino Cinque”- La mamma li ha portati in chiesa perche’ erano troppi”.



Informazioni ‘maneggiate’

La campagna di una parte rilevante dei grandi mezzi di informazione italiani per indurre timore e paura continua. Oggi ‘Corriere della Sera’ e ‘la Repubblica’ online hanno diffuso dati sul consumo di alcol o droga tra gli automobilisti di Verona. Erano ‘maneggiati’. Perchè?

Il Corriere della Sera online: “Il dato fa cadere le braccia. Il 45% delle 31 persone controllate durante la notte nel veronese è risultato positivo ai controlli anti-alcol e droga. Insomma quasi un guidatore su due non viaggiava in condizioni di sicurezza, mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri. Dai controlli effettuati nel centro del Dipartimento delle Dipendenze di Verona e in quello mobile di Peschiera del Garda risulta inoltre che il 70% dei «positivi» aveva assunto alcol prima di mettersi alla guida e un 30% droga o sostanze stupefacenti e alcol insieme”.

La Repubblica online: “Per combattere la guerra contro gli automobilisti “drogati” o ubriachi, è partita la campagna antidroga al volante. Ai primi test sugli automobilisti, quasi il 45% è risultato positivo. Su ottanta controlli ai posti di blocco istituiti questa notte a Verona e Peschera del Garda, trentasette sono stati i casi di positività. Il 70% aveva assunto alcol prima di mettersi al volante; un 30% droga, in modo particolare cocaina, o droga e alcol insieme”.

Le notizie inventate o gonfiate. A ruota molti giornali e radiogiornali hanno diffuso un dato in base al quale il 45 per cento delle persone fermate in controlli anti alcol e droga, nel veronese, sarebbe stata sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Si tratta di una di quelle notizie che in gergo giornalistico si chiamano ‘bufale’.

Perchè?  Dall’agenzia Agi apprendiamo che nel veronese, durante la notte, sono state controllate 576 auto ed identificate 664 persone.

Tra loro solo ottanta cittadini sono stati sottoposti a test per consumo di alcol o droga perchè ritenuti sospetti.

Tra i controllati, solo 80 su 664, il 45 per cento circa è risultato positivo. Se l’aritmetica non è un’opinione, 584 persone non sono state ritenute dalla polizia drogate, ubriache o entrambe le cose e lasciate andare. E sulle ottanta considerate in condizioni dubbie il 55 per cento era in perfette condizioni.

Per la precisione, infine, solo il 20,4 per cento aveva assunto droga e non alcol.  Ricordiamolo il 44 per cento di 80 persone su 664.

Uno degli automobilisti ai quali è stata ritirata la patente ha detto all’Ansa: “Ho bevuto solo una birra e un limoncello a cena con mia moglie in un ristorante ed ora mi ritrovo qui”.

Esilarante, infine, il dato sul 70 per cento (sempre del 45 su sole ottanta persone) di automobilisti che avrebbero “assunto alcol prima di mettersi al volante”. E’ noto infatti l’uso di mettersi alla guida sobri e bere cammin facendo, allegramente.

La domanda viene spontanea. Qual’è l’interesse dei grandi mezzi di informazione a diffondere notizie allarmistiche? Abbiamo risposte, ma preferiamo lasciare al lettore la libertà di eprimere le proprie senza ingerenze.

Infine, sempre l’Ansa, informa che “I primi risultati dei controlli sono in linea con il trend riscontrato l’anno precedente nel Veronese, quando un 47,5% delle persone fermate risultò positivo”.

Mai guidare dopo aver bevuto alcol, naturalmente.

fonte: www.inviatospeciale.com



Italia. Giovanardi: la guerra alla droga si combatta anche su Internet
Agosto 1, 2008, 10:30 am
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01 agosto 2008
 
Si e’ svolto ieri mattina, a Palazzo Chigi, presso gli Uffici del Sottosegretario di Stato con delega alla famiglia, alla droga e al servizio civile, Carlo Giovanardi, una visita di cortesia del Generale di Corpo d’Armata Edoardo Esposito, Comandante dei Reparti Speciali della Guardia di Finanza, cui ha partecipato anche il Capo del Dipartimento per le Politiche Antidroga, Giovanni Serpelloni. Nel corso dell’incontro – si legge in una nota – e’ stata particolarmente apprezzata l’attivita’ che la Guardia di Finanza svolge per il contrasto al traffico di sostanze psicotrope e stupefacenti non solo con i Reparti territoriali ma anche con la componente specialistica del Nucleo Speciale Frodi Telematiche. Al termine, e’ emerso l’auspicio che le reti telematiche siano sempre piu’ e meglio monitorate anche per contrastare il fenomeno delle cosiddette ‘farmacie on-line’ cosi’ come della distribuzione delle sostanze ’smart drugs’, che pur non essendo droghe in senso legale lo sono spesso sotto il profilo farmacologico. Giovanardi auspica, altresi’, un’azione decisa di contrasto della propaganda pubblicitaria attraverso i siti web delle sostanze stupefacenti e delle loro modalita’ di produzione, coltivazione, somministrazione e vendita.  

fonte: aduc droghe



Italia. Relazione tossicodipendenze. Il solito elenco della sconfitta e dell’incapacita’

l sottosegretario Carlo Giovanardi, ha illustrato i dati della Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze per l’anno 2007.
Ecco i titoli che l’agenzia stampa Ansa ha dato ai vari “lanci” per informare:
- droga: per gli studenti piu’ facile trovarla, anche a scuola
- droga: aumentano i morti,stabile eroina ma incremento cocaina
- droga: si attenua trend aumento cocaina ma non cannabis
- droga: aumentano soggetti segnalati a prefetture per possesso
- droga: aumentati del 200% nel 2007 controlli su guidatori
- droga: eroina e cocaina costano sempre meno,aumenta cannabis
- droga: aumentano consumatori cocaina in cura,meno eroinomani
- droga: 85 italiani su 100 disapprovano gli spinelli
- droga: Giovanardi, situazione grave ma non allarmante

Cosa c’e’ di diverso dalle relazioni degli anni precedenti? A parte i numeri in se’, in valore assoluto e percentuale, la differenza non c’e’: il trend e’ di crescita in tutte le direzioni. Questo vuol dire che la legge in vigore, concepita e attuata per invertire questo trend, non sta dando i risultati auspicati.
Una legge -e’ bene ricordarlo- approvata dal Governo Berlusconi il 21/02/2006 modificando in fase di conversione un decreto legge per assicurare il corretto svolgimento delle Olimpiadi invernali di Torino. L’opposizione di centro-sinistra in Parlamento mostro’ tutto il proprio disappunto, sconcerto, rabbia e annuncio’ dura battaglia che, nella legislatura chiusa lo scorso aprile, ha solo significato conferma di una legge che ha visto i suoi maggiori oppositori dell’epoca trasformati nei suoi esecutori per eccellenza.
Ora e’ di nuovo Governo Berlusconi e tocca al sottosegretario Giovanardi ricordarci –suo malgrado- di avere uno strumento legislativo inadeguato, al pari dell’inadeguatezza che si riscontra in tutto il mondo: con consumo e produzione sempre in aumento e con strutture di sicurezza e sanitarie che girano su se stesse senza azzardare approcci diversi che trattino i malati non come delinquenti e avochino alla legalita’ statuale cio’ che e’ stato regalato a delinquenti e terroristi. I nostri legislatori lo hanno fatto con droghe piu’ diffuse, piu’ pericolose e piu’ mortali come tabacco e alcool, ma non hanno alcuna intenzione (Onu in testa) di provare per le droghe oggi illegali.
Noi, siccome non nutriamo alcuna speranza/fiducia che a breve ci possa essere una inversione di questo folle e suicida trend, continueremo nella nostra opera di denuncia, informando sullo sfascio e stimolando tutte le istituzioni ad affrontare il problema in modo diverso.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

fonte: aduc.droghe



Italia. Gianfranco Fini contro le droghe: non e’ lecito farsi del male
Giugno 11, 2008, 8:03 pm
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La legge Fini-Giovanardi sulle tossicodipendenze deve essere pienamente “attuata e pensiamo di farlo” attraverso il ricorso ai regolamenti d’attuazione della normativa. E’ Gianfranco Fini, primo firmatario insieme a Carlo Giovanardi della legislazione in vigore sulla droga, a sottolinearlo mettendo pero’ in guardia sul fatto che “non basta soltanto intervenire con le leggi e con il contrasto”.
Quello che occorre, rileva il presidente della Camera intervenendo alla presentazione del libro di Alessandro Barbano ‘Degenerazioni – droga, padri e figli nell’Italia di oggi’ (Rubbettino Editore), e’ “una politica di valori sani” in cui svolgano un ruolo tutte le componenti della societa’ come la Chiesa, le associazioni di volontariato e lo stesso mondo politico”.
Si tratta, spiega Fini, di “combattere cio’ che si puo’ definire l’anemia morale di chi trova nelle sostanze un motivo per superare la propria condizione di debolezza”. Un fenomeno che deriva anche “dai modelli veicolati dalla societa’ dei consumi, finalizzati alla valorizzazione di quel che appare e non di quel che e’. Quante sciocchezze sono state dette o cantate come se fossero il trionfo dell’antagonismo generazionale mentre sono invece la cancellazione dell’identita’ personale”.
Per Fini e’ quindi necessario “non assecondare le tendenze e le tentazioni largamente diffuse nella societa’, l’errore di chi e’ convinto che il valore fondamentale della liberta’ possa essere declinato senza regole o confini determinati’.
‘Oggi il rischio della societa’ contemporanea non e’ in un eccesso di autoritarismo, ma in una deriva che lede la dignita’ umana: il rischio e’ la liberta’ che diviene anarchia, ma non puo’ esistere la liberta’ di farsi del male” perche’ nel relativismo del ‘tutto e’ lecito’ “non si distingue piu’ tra cio’ che e’ bene e cio’ che e’ male”.

Il problema della droga “investe tutti” ma “ci si occupa con molta maggiore intensita’ di questioni meno importanti. Questo dovrebbe essere un tema centrale piu’ di tante altre questioni su cui litiga la politica”. E’ Giuliano Amato a sottolinearlo, dicendo no al “giustificazionismo. Non c’e’ alcuna ragione per cui i giovani del nostro tempo debbano cadere nel nichilismo”. I dati sul consumo di stupefacenti “sono drammatici e c’e’ da contrastare le dicerie sbagliate sulle quali c’e’ chi poi conquista voti”.
L’ex ministro dell’Interno si riferisce ad esempio al fatto che “lo spinello di oggi non e’ quello di tanti anni fa, che aveva principi attivi molto meno alti”. Le ‘canne’ in circolazione tra i giovani “possono devastare il cervello se se ne fa un certo uso giornaliero. E’ una battaglia che investe tutti e puo’ essere fatta solo se tutti se ne rendono partecipi. Quando sento che bisogna ‘fargliela vedere agli islamici con il nostro cristianesimo’, mi si rizzano i capelli: la ‘chiamata alle armi’ la dobbiamo fare contro noi stessi perche’ siamo noi che stiamo perdendo noi stessi”.

Tra gli intervenuti alla presentazione del libro anche monsignor Vincenzo Paglia. “Il libro di Barbano -rileva Paglia- fotografa un problema di ordine culturale e morale. L’emergenza educativa e’ la vera emergenza, se non trasmettiamo a questi giovani una dimensione per cui valga la pena vivere e non ’sballare’ falliremo. Lo ’sballo’ e’ una domanda d’amore, questo e’ quello che non si riesce a capire.
E’ come se dicessero ‘esisto anch’io’. Il problema di fondo e’ il vuoto di questi giovani che poi e’ il vuoto che gli adulti trasmettono ai giovani”.

fonte: aduc.droghe