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Da Fuoriluogo, di Max Lorenzani – 28 settembre 2008
La situazione in Italia sul versante sicurezza-controlli-repressione in materia di droghe si fa veramente drammatica. È notizia di venerdì 19 settembre che la conferenza Stato-Regioni ha approvato il testo di attuazione della legge sulla droga che prevede i controlli e test antidroga per i lavoratori a rischio. «Si tratta – sono parole di Carlo Giovanardi – di controlli annuali sulla base di segnalazioni fatte dai datori di lavoro. In caso positivo, anche di consumo saltuario, il lavoratore non verrà licenziato, ma spostato ad altra mansione, e segnalato ai centri di assistenza per i tossicodipendenti».
Si tratterà di prelievi delle urine e, in caso di esito positivo o di dubbi, addirittura di analisi del capello, che come è noto rileva l’uso di droghe avvenuto anche anni prima, esponendo di fatto i lavoratori delle categorie “a rischio” a veri e propri ricatti e discriminazioni che nulla hanno di “scientifico” sul versante della sicurezza sul lavoro: come un consumo saltuario di alcolici non pregiudica o mette a rischio in nessun modo qualsiasi tipo di lavoro, così non si capisce secondo quali studi o evidenze empiriche si debba stabilire che è pericoloso in assoluto il consumo anche occasionale di sostanze psicoattive. Solamente perché illegali?
Oltre a limitare gravemente la sfera delle libertà personali, questo provvedimento rischia di incentivare lo scriteriato ricorso al nuovo farmaco, perché sarebbe difficile sospendere dal lavoro sotto il sospetto “droga” tutti i dipendenti che anche anni prima abbiano fatto ricorso all’anestesia di dentisti (tutte a base di derivati della cocaina) o siano stati sottoposti a interventi chirurgici e relative terapie contro il dolore a base oppioide o morfinica, ecc. Scatterebbe la corsa al certificato giustificatorio, un po’ come negli esami antidoping sugli sportivi, in cui la fa franca solo chi può pagarsi gli ultimi farmaci coprenti o dopanti non ancora individuabili.
Non c’è che dire, una bella prospettiva per tutte le agenzie sanitarie istituzionali o meno, come noi al Lab57 Alchemica, che ci occupiamo di riduzione dei rischi e di uso consapevole e critico delle sostanze.
In realtà sotto lo scudo mediatico «incidenti stradali per droga» tutto questo sta già succedendo da anni per migliaia e migliaia di malcapitati, che cercano di riavere la patente ritirata o sospesa spesso in seguito ad arbitrari test del sudore o della saliva, o di esami come urine o capello che vanno indietro giorni o anni prima dell’assunzione senza tenere conto delle quantità o modalità di assunzione.
Chiariamo bene: noi sosteniamo ed appoggiamo da sempre l’uso di strumenti di sensibilizzazione e prevenzione sulle strade o nei locali come l’etilometro, perché è sufficientemente preciso nel colpire un uso potenzialmente pericoloso per tutti. In tal modo incoraggiamo un uso moderato e controllato delle bevande alcoliche, senza colpire indiscriminatamente chi magari ha alzato troppo il gomito durante la serata ma poi ha giustamente aspettato di smaltire la bevuta prima di tornare in strada.
Ci sembra tutto sommato ragionevole anche l’ultima disposizione, entrata in vigore martedì 23 settembre, che prevede l’obbligo per tutti i locali di esporre le tabelle di contenuto e assorbimento alcolico legato al peso, al genere, allo stomaco pieno o vuoto.
Perché allora questa coerenza comunicativa e questa precisione sanzionatoria non vengono applicate anche alle altre sostanze diverse dall’alcol? Badate bene che non parliamo solo di sostanze illegali, le “droghe” appunto. Esistono gravi rischi per chi si mette alla guida sotto l’effetto di analgesici, barbiturici, ansiolitici, ecc… contenenti oppiacei di sintesi, o derivati della cocaina usati dai dentisti. Sono sostanze legali, non tutte soggette a prescrizione medica e nei foglietti informativi che le accompagnano è indicato espressamente cosa è sconsigliato fare durante o dopo l’assunzione.
L’introduzione su vasta scala dei narcotest sulla saliva o sul sudore in dotazione alle forze dell’ordine (benché abbiano valore legale solo le analisi del sangue o delle urine) rischia si colpire indiscriminatamente tutti quelli che hanno assunto sostanze psicotrope da alcune ore o addirittura giorni prima di mettersi alla guida, in quanto, come ammettono le stesse ditte che vendono a caro prezzo questi kit, non si è ancora in grado di avere strumenti quantitativi precisi come l’etilometro e, in assenza di valori medi accettabili per ogni singola sostanza, si preferisce “sparare nel mucchio”. Nel frattempo, le cavie siamo noi. Abbiamo il fondato timore che i parlamentari, i manager, i quadri aziendali più esposti non saranno mai considerati nelle categorie “a rischio”: se decidessero di inserire pure gli artisti metà palinsesti andrebbero in “fumo”.
Ironia amara, comunque, perché Giovanardi ha intenzione di esportare a Regioni e Comuni che lo vorranno il protocollo drugs on street: agenti che somministrano i narcotest su saliva o sudore e medici in ambulanza che analizzano sangue e urine per ritirare più patenti possibile, come già sta succedendo a Verona, ad esempio.
Se Regioni, Sert, Asl, Comuni non vi si opporranno, siamo di fronte alla morte annunciata della riduzione del danno. Come facciamo a intervenire alle feste legali o ai rave cercando faticosamente di lavorare con gli organizzatori per sensibilizzare i più giovani a comportamenti più sicuri, a individuare i propri limiti nel campo delle sostanze ma anche della velocità alla guida, quando sanno che comunque verranno puniti perché hanno toccato “la droga”, indipendentemente dal fatto che l’abbiano fatto un’ora, un giorno o un anno prima? L’unico modo per sfuggire a questi controlli è l’astensione totale. È questo il messaggio che si vuole dare?
Speriamo di no.
Le tragedie di decessi di giovanissimi a feste o rave legali o meno ci spingono solo a lavorare di più sulla comunicazione, ma servono strumenti adeguati, il narcotest è utile solo a chi lo vende e a chi predica la tolleranza zero.
Al contrario, il test rapido delle sostanze può realmente salvare la vita a qualcuno e risulta uno straordinario strumento comunicativo verso i consumatori più inesperti e quindi più a rischio perché ignari di dosaggi e mix letali.
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È l´ordinanza a cui lei, storica sostenitrice della comunità di San Patrignano, tiene di più: quella sulla droga. Ma è anche il testo più contestato fra i quattro che Letizia Moratti si prepara a firmare: una multa di 500 euro per chi sarà sorpreso a consumare sostanze stupefacenti in un luogo pubblico. Senza distinzioni fra uno spinello, una striscia di cocaina o dell´eroina. Perché, come spiega il vicesindaco Riccardo de Corato, «è il consumo soprattutto tra i giovani che vogliamo disincentivare punendo l´esempio negativo». L´accordo con il prefetto Gian Valerio Lombardi c´è: «Sulla lotta al consumo di droga si interviene sul decoro: non si potrà farlo in pubblico, davanti a tutti», dice.
L´ordinanza potrebbe entrare in vigore già a ottobre. Ma le critiche non mancano. È «inutile», per usare le parole del capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino; «demagogica», come la definisce il verde Maurizio Baruffi o «ipocrita» per i Radicali. Anche il leghista Matteo Salvini si aspettava di più: «Bene l´ordinanza, ma sinceramente ci sembrava prioritario vietare il consumo di alcolici in tutte le strade e i parchi. Lo richiediamo con forza al sindaco. Più di una canna, è questo il problema più grave per la salute e l´ordine pubblico da affrontare a Milano».
Sanzioni da 500 euro: l´indicazione dell´amministrazione è di uniformare tutte le multe alla tariffa massima consentita dal decreto Maroni, che ha concesso ai sindaci poteri speciali in tema di sicurezza. Ed è proprio «per prevenire e contrastare le situazioni di degrado e isolamento come lo spaccio, lo sfruttamento della prostituzione, l´accattonaggio e l´abuso di alcol» che il Comune sta lavorando con la prefettura alle nuove ordinanze. La stretta arriverà per chi assumerà sostanze stupefacenti sotto gli occhi di tutti, in un parco, in strada, in un locale. Linea dura anche per clienti e prostitute, per chi imbratterà i muri con graffiti, contro l´accattonaggio molesto. Ma accanto alla repressione ci sarà anche l´aiuto sociale. Lo assicura la stessa Moratti, volata a New York per parlare di Expo all´Onu: «Le ordinanze saranno associate a politiche per coloro che intendono seguire percorsi di inserimento e recupero sociale».
In attesa del testo, come si accennava, sono già iniziate le polemiche. Il Pd con Majorino dice: «Non mi convince né questa ordinanza né il meccanismo. E comunque non mi sembra la priorità su cui concentrare gli sforzi della polizia locale, che dovrebbe occuparsi dei delinquenti e di presidiare i quartieri periferici. Su tutti i testi, poi, entro la fine dell´anno chiediamo un confronto trasparente sui risultati ottenuti». Baruffi lancia una provocazione: «Già oggi un pubblico ufficiale ha il dovere di intervenire di fronte al consumo di droga. Aggiungere il decoro non ha nessun senso né dal punto di vista della repressione né della prevenzione. Se è questo il problema meglio prendere in considerazione luoghi protetti e sotto controllo medico come avviene in Olanda o in Germania con le stanze del buco».
Favorevole, invece, l´opinione del capogruppo di An, Carlo Fidanza: «Basta con il buonismo antiproibizionista. È un provvedimento sacrosanto sacrosanto, un utile deterrente contro lo spaccio e il consumo nonché uno sprone al governo per rendere ancora più rigida la normativa nazionale. Resta l´allarme cocaina: su questo è necessario un lavoro comune con la polizia e i gestori dei locali». Durissimi i Radicali: «La Moratti sceglie, ipocritamente, di costringere alla clandestinità i consumatori, incrementando il suo atteggiamento proibizionista e repressivo. Occorre davvero una legge speciale o le esigenze di cassa del Comune superano le già criminalizzanti leggi in vigore?
fonte: milano.repubblica.it
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22 agosto 2008
Katia Moscano
Secondo Amitava Dasgupta, professore di patologia dell’universita’ del Texas, dipartimento di medicina, e’ sempre piu’ facile falsificare i risultati dei test antidroghe. Lo ha sentito il quotidiano Chicago Tribune.
“Ho iniziato ad interessarmi alle falsificazioni quando il nostro ospedale ha iniziato ad eseguire i test. Andai a casa, e telefonai ad 800 numeri telefonici trovati online, e scoprii che potevo comprare qualsiasi cosa per falsificare i test, bastava pagare. Non e’ chiaro come mai ci siano cosi’ tanti prodotti”, ha dichiarato alla riunione annuale dell’Associazione chimica, che si e’ tenuta a Washinghton.
“Il settore e’ enorme, con un sottobosco incredibile. Soldi alla mano, si puo’ acquistare il kit “Quick Fizz Detox Tablets” per 31,99 dollari oppure l’Urine Luck per 35″.
Itossicodipendenti, nel passato, aggiungevano candeggina, aceto o prodotti per la casa per falsare i test delle urine, e mentre prima si compravano “campioni puliti” ora ci si dirige verso prodotti che ne alterino la consistenza. Prodotti da ingerire o da mischiare con le urine.
Il professore e’ sorpreso da quanto le persone possano essere credulone. “Alcune pensano che questi prodotti siano efficienti perche’ costosi. Spesso non lo sono e altre volte sono le persone a non saperli adoperare”.
La marijuana e’ la sostanza piu’ usata. Altre sostanze sono la cocaina, le metanfetamine, allucinogeni sintetici e le benzodiazepine, con un aumento del consumo di ecstasy, e droghe sintetiche. “Malgrado l’aumento di queste sostanze che falsificano i test”, ha continuato Dasgupta, “i test sui dipendenti rivelano a livello nazionale una diminuzione del consumo”.
Mediamente, i datori di lavoro inviano per la certificazione i test dei dipendenti al Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA).
Secondo i dati del SAMHSA, il 42,9% dei lavoratori a tempo pieno sono esaminati al momento dell’assunzione, e il 29,6% sono costretti dai datori di lavoro a fare i test negli anni a seguire.
Nel 2007, il 3,8% dei risultati furono positivi, rispetto al 18,1% del 1987. “Il personale sanitario, quelli della Difesa e quelli delle compagnie aeree da anni sono esaminati”, ha dichiarato Sue Murphy, manager del National Human Resources Association. “Ora anche altri settori si rivolgono ai test, come quello delle costruzioni, dell’insegnamento e dei servizi pubblici. Questo rivela un aumento di consapevolezza del problema del consumo. Non ci sono solo test prima di essere assunti, ma anche durante gli anni di servizio”.
Ma i datori come reagiscono ai metodi per falsare i test?
Con Internet, questi prodotti ci saranno sempre, ma la DEA e lo FBI vegliano attivamente, e le compagnie sanno dell’esistenza di questi prodotti che alterano i risultati.
fonte: aduc droghe
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11 agosto 2008
Il candidato indipendente alla presidenziali Ralph Nader trova ridicola la guerra ai piccoli consumatori di droga. Sono tutte energie sottratte alla lotta alla criminalità organizzata, ma è tutto il concetto di “war on drugs” a finire sotto accusa: “spendiamo 50 miliardi di dollari all’anno per individuare, indagare e incarcerare persone che fondamentalmente si procurano la droga soltanto per sé”.
Secondo Nader, dalla folle “war on drugs” arrivano danni ingenti alla comunità, con la sottrazione di soldi alla polizia, al giustizia e alle carceri. Queste risorse andrebbero usate semmai per una più seria lotta alla criminalità organizzata: “le prigioni -aggiunge Nader- andrebbero svuotate di tutti i consumatori ‘non violenti’ di droga e riempite con i criminali veri e propri”. Come per l’alcolismo, la tossicodipendenza è più una questione da clinica di recupero.
A Nader ribatte aspramente l’Agente speciale Michael Sanders, portavoce della DEA di Washington. Secondo Sanders, primo: l’uso di marijuana alla lunga provoca danni alla salute e al cervello, secondo: anche le piccole di dosi provengono dalle grandi organizzazioni di narcotraffico. Insomma, meglio il carcere di uno spinello.
fonte: aduc droghe
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02 agosto 2008
L’Italia e’ un paese che ha bisogno dei giovani, ai quali pero’ vanno dati nuovi strumenti e, soprattutto, nuovi spazi di aggregazione, lontani dalla cultura dello ’sballo’, che mettano al bando alcol, droga e violenza. Questo il senso del Ddl di riconoscimento e sostegno alle comunita’ giovanili, approvato ieri dal Consiglio dei ministri su proposta di Giorgia Meloni, che prevede anche la creazione di un ‘fondo’ ad hoc da 5 milioni all’anno e di un ‘Osservatorio’ nazionale e di un registro delle comunita’ giovanili. Iniziativa che ha avuto l’avvallo del premier Silvio Berlusconi, che ha parlato di ‘proposte che hanno tutte il marchio dell’innovazione’: ‘c’e’ bisogno in tante citta’ di questo, spero che ci sia una risposta entusiastica’.
‘Le comunita’ – ha spiegato il ministro della Gioventu’ – sono spazi di aggregazione dedicati ai giovani e organizzati da giovani che non abbiano superato i 35 anni. Luoghi reali nei quali sia possibile navigare in internet, leggere giornali, fare musica, teatro, cinema, sport, pittura, fotografia, poesia, ma anche riscoprire i saperi tradizionali. Spazi nei quali organizzare convegni, corsi, laboratori e dove maturare relazioni, attitudini personali e vocazioni’.
Il Ddl, composto da nove articoli, e’ finalizzato a promuovere la nascita di nuove comunita’ nonche’ a consolidare quelle gia’ esistenti, anche attraverso scambi altre realta’ nazionali e internazionali, con particolare riguardo allo sviluppo della comune identita’ culturale italiana e europea. I requisiti essenziali sono: perfetta democraticita’ nell’accesso alle cariche, la trasparenza del bilancio, assenza di qualunque discriminazione al loro interno. Nello statuto, inoltre, deve essere espressamente previsto ‘l’impegno degli associati a impedire, all’interno della comunita’ giovanile o in prossimita’ di essa, ogni forma di discriminazione o violenza, ovvero di promozione o esercizio di attivita’ illegali nonche’ l’uso di sostanze stupefacenti o l’abuso di alcool’.
‘Le Comunita’ – ha spiegato Meloni – vengono promosse con pochi vincoli statutari, in particolare assenza di qualunque tipo di discriminazione. Vincoli essenziali per iscriversi al registro nazionale istituito presso il dipartimento della Gioventu’ e conseguentemente per usufruire dei contributi del fondo comunita’ giovanili, la cui dotazione e’ di 5 milioni di euro l’anno’. ‘Il Ddl prevede anche la nascita dell’Osservatorio nazionale sulle Comunita’ giovanili, istituito presso la presidenza del Consiglio, che ha il compito di promuovere e valorizzare il ruolo di sviluppo e integrazione sociale svolto dalle comunita’. L’obiettivo e’ offrire alle giovani generazioni degli spazi che rappresentino un’alternativa alla noia e al disimpegno, che spesso sono alla base di fenomeni di disagio, soprattutto nelle periferie delle grandi citta’ metropolitane e in alcune realta’ del meridione’. Sul provvedimento sara’ acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni.
fonte: aduc droghe
Archiviato in: News dall'Italia e dal mondo | Tag: cervello, droga, memoria della dipendenza
31 luglio 2008
Scoperta la ‘memoria della dipendenza’ dalle droghe, si forma nel cervello dell’individuo che assume stupefacenti e persiste per anni e anni dall’ultima dose, rendendolo sempre suscettibile a ricadute anche a disintossicazione avvenuta. Resa nota sulla rivista Neuron, la scoperta porta la firma italiana. Si tratta del primo meccanismo fondamentale alla base della sensazione di astinenza e della facilita’ alle ricadute, spiega all’ANSA Antonello Bonci dell’Universita’ della California a San Francisco. In Usa dal 1998 dopo una laurea in medicina all’universita’ Cattolica di Roma e una specializzazione in Neurologia a Tor Vergata, l’esperto ha studiato l’astinenza e il rischio ricaduta da cocaina su topolini e registrato la formazione di questa memoria potenziata che dura tantissimo tempo (mesi nei topi equivalenti ad anni negli uomini) e che si instaura in uno dei centri nervosi fondamentali per lo sviluppo dei comportamenti di dipendenza. ‘Questo meccanismo fondamentale – aggiunge Bonci – non solo suggerira’ nuove strategie anti-dipendenza, ma serve anche da avvertimento a tutti i giovanissimi che credono di poter dominare l’assunzione di sostanze’; bisogna che sappiano che, invece, a causa di questa memoria con facilita’ rimarranno ’schiavi’ della dipendenza, e suscettibili a ricadute.
fonte: aduc droghe
Archiviato in: News dall'Italia e dal mondo | Tag: droga, mafia, traffico di stupefacenti
30 luglio 2008
“All’organizzazione si rivolgeva un pubblico particolarmente qualificato, ma il ruolo di Cosa nostra in questi traffici e’ sempre piu’ limitato”. Lo ha detto, a margine della conferenza stampa in cui sono stati illustrati i 28 arresti effettuati dai carabinieri del Gruppo di Monreale e della Compagnia di Cefalu’, il procuratore di Palermo, Francesco Messineo. “La mafia si occupa del traffico, ma per quanto riguarda la distribuzione degli stupefacenti e la strategia seguita dalle organizzazioni criminali il suo ruolo e’ molto limitato. Questo era gia’ venuto fuori da altre indagini e esce confermato pure da quest’inchiesta”. A chi gli chiedeva del ruolo delle donne nelle tre organizzazioni di spacciatori smantellate dai carabinieri, Messineo ha risposto: “Era un ruolo attivo ma non direttivo, comunque essenziale per l’organizzazione”. Secondo quanto e’ emerso, ci sarebbero stati centinaia e centinaia di contatti tra i cosiddetti pusher e i consumatori di droga. “E questo e’ un quadro preoccupante perche’ la droga e’ diffusa in un sempre maggior numero di ambienti. E’ confermato anche che la consegna a domicilio per i professionisti, gli impiegati e gli altri “clienti” continua ad avvenire”.
fonte: aduc droghe
Archiviato in: News dall'Italia e dal mondo | Tag: alcol, droga, sessualità
30 luglio 2008
In Europa, le abitudini di consumo di droghe e alcol “ad alti livelli” da parte dei giovani incrementano le pratiche sessuali non sicure e “senza precuazioni”, rileva un’indagine condotta per la Rete europea di ricerca e prevenzione dei problemi dei giovani (IREFREA).
Allo studio hanno partecipato oltre 1.300 persone tra i 16 e i 35 anni di nove Stati, che hanno riconosciuto come l’assunzione di alcol e determinate droghe li porti ad “alterare le proprie decisioni” e ad avere rapporti sessuali “di cui dopo si pentono”. Malgrado cio’, il 28,6% degli intervistati ammette di bere alcol perche’ “facilita il contatto con un possibile partner sessuale”, mentre un consumatore di cocaina su quattro la usa “per prolungare il rapporto sessuale”, ha spiegato una delle autrici dello studio, Montse Juan, in dichiarazioni al Servizio d’informazione e notizie scientifiche (SINC) raccolte da Europa Press.
I ricercatori hanno trovato un legame tra consumo di droghe e sessualita’ in eta’ precoce: l’uso di alcol, cannabis, cocaina ed ecstasy prima dei sedici anni e’ infatti associato al fatto d’aver avuto rapporti sessuali prima di quell’eta’. Inoltre, il consumo di droghe dei partecipanti all’indagine si lega con l’avere piu’ partner sessuali. E’ emerso che, negli ultimi dodici mesi, i consumatori abituali di cocaina hanno avuto cinque volte piu’ probabilita’ d’avere cinque o piu’ compagni sessuali o d’aver “pagato per fare sesso”, ha spiegato l’esperta.
Di fronte a questi dati, gli autori concludono che si devono proporre programmi e strategie preventive, e continuare ad analizzare l’assunzione di droghe connessa agli aspetti sociali, psicologici e fisici legati alla sessualita’, partendo dall’esperienza viva dei giovani.
fonte: aduc droghe
Archiviato in: Proibizionismo/Antiproibizionismo | Tag: droga, illegale, narcomafie, profitti, Proibizione, proibizionismo
Che i politici ci prendano in giro perché siamo come bambini di undici anni, e nemmeno troppo svegli, è dimostrato da molte cose, tra cui le leggi sulle droghe, la più grande follia collettiva della storia, le leggi più assurde e controproducenti mai inventate.
Se infatti il motivo della proibizione è che «le droghe fanno male, le droghe uccidono», ebbene, non c’è il minimo dubbio che le droghe illegali, prodotte e distribuite senza controlli, fanno infinitamente più male delle droghe «di farmacia», pure e controllate.
Se il motivo è «la guerra alle mafie del narcotraffico», per favore, diciamo forte e chiaro che queste mafie esistono solo perché qualcuno ha avuto la bella pensata di proibire le droghe. Chi parla di narcotraffico, se non è un completo idiota, non può non capire che è solo la proibizione a regalare alla mafia una gallina dalle uova d’oro, immensi profitti con cui potrà corrompere a ogni livello (come pensate che viaggino per il mondo tonnellate di sostanze proibite?), e soprattutto inserirsi a forza nell’economia legale. Nessuno sa quante e quali imprese, mezzi di comunicazione, immobili siano in mano a prestanome della mafia. La proibizione delle droghe si è di fatto tradotta in un gigantesco «aiuto pubblico» proprio ai delinquenti che i politici ci raccontano di voler combattere.
Se infine si vuole sostenere che la proibizione è utile perché lo Stato non può favorire comportamenti «immorali», è bene ricordare che uno stato deve perseguire i reati, non i peccati. E che mentre i reati sono in fondo tutti riconducibili al «non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te», i peccati sono assai mutevoli nel tempo e nello spazio. Mangiar carne di maiale, bere alcolici, far l’amore senza essere sposati, divorziare, avere relazioni omosessuali, lavorare il sabato, lavorare la domenica, sono tutti «peccati» per qualcuno. Se uno stato dovesse perseguire tutti i peccati indicati da questo o quel gruppo, la vita sociale diventerebbe impossibile; mentre, se persegue solo alcuni peccati ma non altri, si macchia di grave ingiustizia.
Ma se è così, perché mai queste leggi restano in vigore?
Perché purtroppo ai politici va molto bene unire il popolo contro un nemico e scaricare le colpe delle cose che non vanno su dei capri espiatori, e forse anche perché l’immenso giro di soldi della droga «proibita» a qualcuno, alla fin fine, fa comodo.
di Claudio Cappuccino
Fonte: Fuoriluogo.it
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22 luglio 2008
Droga: vietato parlarne.E’ questa l’elevata ambizione del programma “Just Say No”, una sorta di ‘tolleranza zero’ contro l’informazione sulla droga. Non che si tratti, naturalmente, di una censura a tutto campo sulle sostanze illegali. Sarebbe troppo semplice.L’intenzione del “Just Say No” è quello di limitare il più possibile la trasmissione di dati e di racconti di esperienze individuali. Meglio così, ritiene Robert Ali che dirige i Drug and Alcohol Servces SA clinical services.Può sempre sembrare che i governi statali e il governo federale siano indulgenti con siffatte sostanze.Classici esempi di nemici da debellare sono i siti dove gli utenti si dilungano sugli effetti dell’ecstasy o di mix strani, oppure su come è meglio o peggio assumere certe sostanze.”Dopo mezz’ora mi sentivo così e cosà…il mio cuore andava a mille all’ora…ne basta un quarto di pillola” eccetera: tutti concetti da censurare.In realtà, spiega il professor David Caldicott, tossicologo di Adelaide, è proprio l’assenza di un’informazione grosso modo ufficiale a spingere i ragazzi a fare da soli, con tutti i rischi che ne derivano.Più che preoccuparsi per l’incitamento all’uso, ci sarebbe da preoccuparsi per l’esattezza di quanto si raccontano a voce o via web.
fonte: Aduc droghe