Hempyreum’s Weblog


Narcotest e incremento del danno

Da Fuoriluogo, di Max Lorenzani – 28 settembre 2008

La situazione in Italia sul versante sicurezza-controlli-repressione in materia di droghe si fa veramente drammatica. È notizia di venerdì 19 settembre che la conferenza Stato-Regioni ha approvato il testo di attuazione della legge sulla droga che prevede i controlli e test antidroga per i lavoratori a rischio. «Si tratta – sono parole di Carlo Giovanardi – di controlli annuali sulla base di segnalazioni fatte dai datori di lavoro. In caso positivo, anche di consumo saltuario, il lavoratore non verrà licenziato, ma spostato ad altra mansione, e segnalato ai centri di assistenza per i tossicodipendenti».

Si tratterà di prelievi delle urine e, in caso di esito positivo o di dubbi, addirittura di analisi del capello, che come è noto rileva l’uso di droghe avvenuto anche anni prima, esponendo di fatto i lavoratori delle categorie “a rischio” a veri e propri ricatti e discriminazioni che nulla hanno di “scientifico” sul versante della sicurezza sul lavoro: come un consumo saltuario di alcolici non pregiudica o mette a rischio in nessun modo qualsiasi tipo di lavoro, così non si capisce secondo quali studi o evidenze empiriche si debba stabilire che è pericoloso in assoluto il consumo anche occasionale di sostanze psicoattive. Solamente perché illegali?

Oltre a limitare gravemente la sfera delle libertà personali, questo provvedimento rischia di incentivare lo scriteriato ricorso al nuovo farmaco, perché sarebbe difficile sospendere dal lavoro sotto il sospetto “droga” tutti i dipendenti che anche anni prima abbiano fatto ricorso all’anestesia di dentisti (tutte a base di derivati della cocaina) o siano stati sottoposti a interventi chirurgici e relative terapie contro il dolore a base oppioide o morfinica, ecc. Scatterebbe la corsa al certificato giustificatorio, un po’ come negli esami antidoping sugli sportivi, in cui la fa franca solo chi può pagarsi gli ultimi farmaci coprenti o dopanti non ancora individuabili.

Non c’è che dire, una bella prospettiva per tutte le agenzie sanitarie istituzionali o meno, come noi al Lab57 Alchemica, che ci occupiamo di riduzione dei rischi e di uso consapevole e critico delle sostanze.
In realtà sotto lo scudo mediatico «incidenti stradali per droga» tutto questo sta già succedendo da anni per migliaia e migliaia di malcapitati, che cercano di riavere la patente ritirata o sospesa spesso in seguito ad arbitrari test del sudore o della saliva, o di esami come urine o capello che vanno indietro giorni o anni prima dell’assunzione senza tenere conto delle quantità o modalità di assunzione.

Chiariamo bene: noi sosteniamo ed appoggiamo da sempre l’uso di strumenti di sensibilizzazione e prevenzione sulle strade o nei locali come l’etilometro, perché è sufficientemente preciso nel colpire un uso potenzialmente pericoloso per tutti. In tal modo incoraggiamo un uso moderato e controllato delle bevande alcoliche, senza colpire indiscriminatamente chi magari ha alzato troppo il gomito durante la serata ma poi ha giustamente aspettato di smaltire la bevuta prima di tornare in strada.

Ci sembra tutto sommato ragionevole anche l’ultima disposizione, entrata in vigore martedì 23 settembre, che prevede l’obbligo per tutti i locali di esporre le tabelle di contenuto e assorbimento alcolico legato al peso, al genere, allo stomaco pieno o vuoto.

Perché allora questa coerenza comunicativa e questa precisione sanzionatoria non vengono applicate anche alle altre sostanze diverse dall’alcol? Badate bene che non parliamo solo di sostanze illegali, le “droghe” appunto. Esistono gravi rischi per chi si mette alla guida sotto l’effetto di analgesici, barbiturici, ansiolitici, ecc… contenenti oppiacei di sintesi, o derivati della cocaina usati dai dentisti. Sono sostanze legali, non tutte soggette a prescrizione medica e nei foglietti informativi che le accompagnano è indicato espressamente cosa è sconsigliato fare durante o dopo l’assunzione.

L’introduzione su vasta scala dei narcotest sulla saliva o sul sudore in dotazione alle forze dell’ordine (benché abbiano valore legale solo le analisi del sangue o delle urine) rischia si colpire indiscriminatamente tutti quelli che hanno assunto sostanze psicotrope da alcune ore o addirittura giorni prima di mettersi alla guida, in quanto, come ammettono le stesse ditte che vendono a caro prezzo questi kit, non si è ancora in grado di avere strumenti quantitativi precisi come l’etilometro e, in assenza di valori medi accettabili per ogni singola sostanza, si preferisce “sparare nel mucchio”. Nel frattempo, le cavie siamo noi. Abbiamo il fondato timore che i parlamentari, i manager, i quadri aziendali più esposti non saranno mai considerati nelle categorie “a rischio”: se decidessero di inserire pure gli artisti metà palinsesti andrebbero in “fumo”.

Ironia amara, comunque, perché Giovanardi ha intenzione di esportare a Regioni e Comuni che lo vorranno il protocollo drugs on street: agenti che somministrano i narcotest su saliva o sudore e medici in ambulanza che analizzano sangue e urine per ritirare più patenti possibile, come già sta succedendo a Verona, ad esempio.

Se Regioni, Sert, Asl, Comuni non vi si opporranno, siamo di fronte alla morte annunciata della riduzione del danno. Come facciamo a intervenire alle feste legali o ai rave cercando faticosamente di lavorare con gli organizzatori per sensibilizzare i più giovani a comportamenti più sicuri, a individuare i propri limiti nel campo delle sostanze ma anche della velocità alla guida, quando sanno che comunque verranno puniti perché hanno toccato “la droga”, indipendentemente dal fatto che l’abbiano fatto un’ora, un giorno o un anno prima? L’unico modo per sfuggire a questi controlli è l’astensione totale. È questo il messaggio che si vuole dare?
Speriamo di no.

Le tragedie di decessi di giovanissimi a feste o rave legali o meno ci spingono solo a lavorare di più sulla comunicazione, ma servono strumenti adeguati, il narcotest è utile solo a chi lo vende e a chi predica la tolleranza zero.

Al contrario, il test rapido delle sostanze può realmente salvare la vita a qualcuno e risulta uno straordinario strumento comunicativo verso i consumatori più inesperti e quindi più a rischio perché ignari di dosaggi e mix letali.



Italia. Giovanardi: pronto ad ascoltare scienza sulle tabelle per le quantita’

‘Se c’e’ da rivedere e migliorare le tabelle che indicano le quantita’ massima di droga detenibili senza incorrere nel reato di spaccio, se ne puo’ discutere’: lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, intervenendo al congresso di Federserd (Federazione degli operatori dei Sert). ‘Ho parlato proprio ieri con un tossicologo – ha spiegato Giovanardi, che ha la delega alla droga, alla famiglia e al servizio civile, parlando a margine – il quale mi ha detto che la soglia della cocaina e’ troppo alta. Se gli esperti mi dicono che le soglie vanno riviste, sulla base di una valutazione scientifica, ci si puo’ ragionare’. Quanto al fatto che l’ex ministro della Salute Livia Turco provo’ a modificare le tabelle della cannabis e il Tar le diede torto, secondo Giovanardi questo accadde perche’ ‘quella della Turco fu un’operazione politica, mentre invece noi ci vogliamo basare solo sul parere degli esperti’.
Nessuna prevenzione verso qualsiasi terapia, purche’ l’obiettivo sia il completo recupero del tossicodipendente, continua Giovanardi. ‘Dalla cristoterapia di Don Gelmini ai metodi ‘laici’ di Muccioli, alla cura col metadone o altro – ha spiegato Giovanardi – va tutto bene. Ma le terapie non devono puntare alla cronicizzazione delle tossicodipendenze’.
Quella del sottosegretario e’ una ‘ apertura innovativa e importante’: cosi’ Alfio Lucchini, presidente nazionale di Federserd, la federazione degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze, commenta quanto detto dall’esponente del governo nel corso del congresso della federazione. Federserd si dichiara quindi disponibile a dare il suo contributo, pur ricordando che a suo tempo aveva criticato il metodo con cui le tabelle erano state costruite, ‘non tenendo conto delle complessita’ del mercato della droga e dei consumi’. ‘Nella commissione scientifica che defini’ le famose soglie, non c’erano ne’ i professionisti dei Sert ne’ rappresentanti delle Forze dell’ordine. Secondo noi le tabelle furono redatte seguendo una visione troppo tossicologica e poco legata alla complessita’ dei consumi’. Gia’ a suo tempo, ricorda Lucchini, Federserd defini’ troppo alta la soglia di cocaina prevista e troppo bassa quella della cannabis. ‘ Se per cio’ l’apertura di Giovanardi si concretizzera’ in un tavolo di lavoro che preveda anche la presenza degli operatori, che conoscono i consumi e delle forze dell’ordine, che hanno il compito della repressione, noi siamo disponibili’.

fonte: aduc.droghe



Multe per chi si droga in strada, sull’ordinanza è già polemica
Settembre 24, 2008, 12:41 pm
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È l´ordinanza a cui lei, storica sostenitrice della comunità di San Patrignano, tiene di più: quella sulla droga. Ma è anche il testo più contestato fra i quattro che Letizia Moratti si prepara a firmare: una multa di 500 euro per chi sarà sorpreso a consumare sostanze stupefacenti in un luogo pubblico. Senza distinzioni fra uno spinello, una striscia di cocaina o dell´eroina. Perché, come spiega il vicesindaco Riccardo de Corato, «è il consumo soprattutto tra i giovani che vogliamo disincentivare punendo l´esempio negativo». L´accordo con il prefetto Gian Valerio Lombardi c´è: «Sulla lotta al consumo di droga si interviene sul decoro: non si potrà farlo in pubblico, davanti a tutti», dice.

L´ordinanza potrebbe entrare in vigore già a ottobre. Ma le critiche non mancano. È «inutile», per usare le parole del capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino; «demagogica», come la definisce il verde Maurizio Baruffi o «ipocrita» per i Radicali. Anche il leghista Matteo Salvini si aspettava di più: «Bene l´ordinanza, ma sinceramente ci sembrava prioritario vietare il consumo di alcolici in tutte le strade e i parchi. Lo richiediamo con forza al sindaco. Più di una canna, è questo il problema più grave per la salute e l´ordine pubblico da affrontare a Milano».

Sanzioni da 500 euro: l´indicazione dell´amministrazione è di uniformare tutte le multe alla tariffa massima consentita dal decreto Maroni, che ha concesso ai sindaci poteri speciali in tema di sicurezza. Ed è proprio «per prevenire e contrastare le situazioni di degrado e isolamento come lo spaccio, lo sfruttamento della prostituzione, l´accattonaggio e l´abuso di alcol» che il Comune sta lavorando con la prefettura alle nuove ordinanze. La stretta arriverà per chi assumerà sostanze stupefacenti sotto gli occhi di tutti, in un parco, in strada, in un locale. Linea dura anche per clienti e prostitute, per chi imbratterà i muri con graffiti, contro l´accattonaggio molesto. Ma accanto alla repressione ci sarà anche l´aiuto sociale. Lo assicura la stessa Moratti, volata a New York per parlare di Expo all´Onu: «Le ordinanze saranno associate a politiche per coloro che intendono seguire percorsi di inserimento e recupero sociale».

In attesa del testo, come si accennava, sono già iniziate le polemiche. Il Pd con Majorino dice: «Non mi convince né questa ordinanza né il meccanismo. E comunque non mi sembra la priorità su cui concentrare gli sforzi della polizia locale, che dovrebbe occuparsi dei delinquenti e di presidiare i quartieri periferici. Su tutti i testi, poi, entro la fine dell´anno chiediamo un confronto trasparente sui risultati ottenuti». Baruffi lancia una provocazione: «Già oggi un pubblico ufficiale ha il dovere di intervenire di fronte al consumo di droga. Aggiungere il decoro non ha nessun senso né dal punto di vista della repressione né della prevenzione. Se è questo il problema meglio prendere in considerazione luoghi protetti e sotto controllo medico come avviene in Olanda o in Germania con le stanze del buco».

Favorevole, invece, l´opinione del capogruppo di An, Carlo Fidanza: «Basta con il buonismo antiproibizionista. È un provvedimento sacrosanto sacrosanto, un utile deterrente contro lo spaccio e il consumo nonché uno sprone al governo per rendere ancora più rigida la normativa nazionale. Resta l´allarme cocaina: su questo è necessario un lavoro comune con la polizia e i gestori dei locali». Durissimi i Radicali: «La Moratti sceglie, ipocritamente, di costringere alla clandestinità i consumatori, incrementando il suo atteggiamento proibizionista e repressivo. Occorre davvero una legge speciale o le esigenze di cassa del Comune superano le già criminalizzanti leggi in vigore?

fonte: milano.repubblica.it



Italia. Federserd: nuovi tossicodipendenti sono giovani poliassuntori. Giovanardi ’smentisce’
Giugno 10, 2008, 11:26 am
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Hanno tra i 15 e i 18 anni, cominciano assumendo alcol e sostanze psicostimolanti (ecstasy); le comprano con i soldi che gli regalano i nonni o rubando dal portafoglio dei genitori. Poi assumono hashish o piccole quantita’ di eroina per sedare gli effetti stimolanti prima di tornare a casa e nel giro di poco tempo si ritrovano assuefatti da un mix letale. Sono i giovani tossicodipendenti di oggi, che tali proprio non si identificano e per questo rifiutano aiuti dai Ser. T. (Servizi per la Tossicodipendenza): ‘Si autogiudicano normali ma con qualche vizio, perche’ non corrispondono all’immagine comune di tossicodipendente, riverso in terra o costretto all’elemosina ‘ spiega il Dr Claudio Leonardi, membro del Consiglio direttivo FeDerSerD e direttore U.O.C. Prevenzione e Cura Tossicodipendenze ed Alcolismo, Ser.
T. ASL Roma C ‘ La maggior parte dei consumatori di oppioidi in terapia e’ dedita alla poliassunzione: l’associazione e’ con altre sostanze secondarie, in prevalenza altri oppioidi (35), cocaina (23) e cannabis (17). Le radici di un tale disagio le rintracciamo certamente in famiglia. Nel 90% dei casi la figura di un padre completamente assente e l’immagine di una mamma ‘che porta i pantaloni’ ma che perde di autorita’. Genitori impegnati a portare i soldi a casa che perdono di vista la vita parallela dei figli.

‘Non lasciamoci incantare, quello degli adolescenti tossicodipendenti non e’ un fenomeno dilagante come qualcuno vuol far credere’: Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga e alla famiglia, invita a ‘fare attenzione alle esagerazioni’.
Commentando all’Ansa l’identikit dei nuovi tossicodipendenti, Giovanardi sostiene che ’solo un giovane su 100 assume cocaina o eroina’. E anche gli spinelli, per il sottosegretario sono un’abitudine soltanto per una minoranza di giovani.
Quanto al fatto che i ragazzi che assumono droga, sempre secondo l’identikit, provengano da famiglie dove il padre e’ assente e spesso sono protagonisti o vittime del bullismo, Giovanardi non ha dubbi: ‘la disgregazione familiare e’ un fenomeno preoccupante, come dimostra l’allarme in Gran Bretagna, e i ragazzi che hanno i genitori separati o single hanno maggiori probabilita’ di avere problemi come l’assunzione di droga o di diventare bulli o vittime di bulli’. Insomma, ‘una famiglia stabile, con entrambi i genitori, garantisce maggiormente l’equilibrio dei figli e il loro inserimento sociale’ e per questo le famiglie ‘vanno sostenute, anche economicamente, come il governo intende fare anche introducendo il quoziente familiare’.

fonte: aduc.droghe



Ass. Don Ciotti: dati Onu su cocaina falsificati dar lustro alla guerra alla droga

‘I numeri dell’Onu sulla cocaina disponibile sono sballati. Siamo di fronte a una vera e propria manipolazione dei dati’: e’ quanto si afferma in un rapporto dell’associazione antimafia Libera, presieduta da don Luigi Ciotti, presentato ieri nel corso dei lavori dell’assemblea delle associazioni antimafia europee, in corso nella sede dell’Europarlamento a Bruxelles.
‘C’e’ una grave sottostima della quantita’ di cocaina in circolazione, tanto piu’ grave perche’ in realta’ il fenomeno e’ in espansione in tutta Europa e nel mondo’ ha spiegato il curatore del rapporto, Francesco Donati, ex consigliere del ministro della Solidarieta’ sociale del governo Prodi, Paolo Ferrero. ‘Nei suoi ultimi rapporti, l’Onu scrive che la cocaina disponibile per il consumo mondiale, vale a dire quella prodotta meno quella sequestrata, ammonta a poco piu’ di 500 tonnellate. Ma come e’ possibile se nel ‘95 era di 750 tonnellate? Del resto, e’ chiaro a tutti che il fenomeno non e’ diminuito. Anzi, e’ aumentato’. ‘Ma c’e’ un interesse a minimizzare il problema, perche’ bisogna dare un’immagine di successo del piano d’azione antidroga in atto in Colombia, che e’ finanziato dagli Usa e in parte anche dall’Unione europea. Per questo si falsano i dati’.

fonte: aduc.droghe



Italia. Il neuroscienziato: l’alcol e’ la droga piu’ pesante
Maggio 27, 2008, 6:52 pm
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Cita Sigmund Freud, fra i primi a provare e studiare gli effetti della cocaina, per spiegare perche’ meriti il titolo di “regina delle droghe” e riesca a stregare in breve tempo chi ne fa uso: produce “una sensazione esilarante”, scriveva il fondatore della psicanalisi, e un’euforia durevole che non presenta alcuna differenza da quella di un individuo normale…innamorato”. Il farmacologo e neuroscienziato di fama mondiale Gian Luigi Gessa, professore emerito dell’universita’ di Cagliari e fino al 2003 direttore del centro d’eccellenza “Neurobiologia delle dipendenze” del ministero dell’Universita’ nell’ateneo cagliaritano, a 76 anni, ha sintetizzato in un libro di 134 pagine (edito da Rubbettino) “Cocaina”, le sue conoscenze su una droga che gli uomini consumano da 4.000 anni. Se gli si chiede se l’amore puo’ essere un antidoto alla cocaina, Gessa risponde senza esitazioni: “Assolutamente. L’amore, non dico per chi e per che cosa.  L’amore in senso assoluto. Infatti, nelle comunita’ di recupero il segreto – quando riesce – e’ far innamorare gli ospiti di nuovo della vita. Addirittura far capire – questo e’ lo stimolo maggiore – che riescono a vivere se uccidono il drago e a vincere la droga”. Per studiare l’effetto delle droghe sul cervello degli uomini, Gessa ha disatteso – come ama ricordare anche nel suo libro – l’anatema di Cartesio “guai a chi pensa che l’anima delle bestie sia come quella dell’uomo” e si e’ servito dei ratti da laboratorio. Ma l’ha anche provata su di se’. Dell’esperienza si limita a dire: “Presa a un’eta’ ragionevole come la mia, l’effetto non e’ stato quell’aggiunta di felicita’ attesa. Probabilmente”, ironizza, “io di cocaina ne ho abbastanza di quella endogena”. “Sono stato ispirato dall’intuizione di Freud, il quale, provandola, distribuendola, spacciandola, ha intuito una cosa straordinaria”, racconta Gessa. ‘Mi da’ una felicita’, scriveva Freud, ‘che e’ indistinguibile da quella naturale’. Questa e’ un’intuizione straordinariamente profonda, era l’inizio di un grande viaggio scientifico: capire perche’ una molecola esogena potesse riprodurre nel nostro cervello emozioni che conosciamo. Freud ne ha dato alla fidanzata e agli amici. Ha detto anche una cosa che non ho citato nel libro: ‘Finalmente la felicita’ si puo’ spedire per posta’. Idea che ha preceduto di un secolo le attuali bustine.
“Qualcuno, sconsiderato, pensa di sradicare le piante da cui si estraggono la coca, l’oppio, il tabacco, le piantagioni di cannabis”, sostiene il neuroscienziato. “Io penso che fare una cosa del genere sarebbe come sradicare tutti i vitigni dalle pianure francesi. L’alcol e’ la droga piu’ pesante, secondo me. Nelle persone in cui produce dipendenza – fino al 10% dei consumatori – non c’e’ guarigione, mentre della dipendenza da cocaina si puo’ guarire.
C’e’ una specie di apologo, che voglio citare. I proibizionisti, non sapendo come fare per estirpare la cocaina, si rivolsero al Creatore, il Grande spacciatore, che rispose: ‘Abbiate fiducia, ci riusciremo. Magari non sara’ durante la mia esistenza’”.
“La maggior parte di coloro che la sniffano la cocaina riescono a gestirla anche per tutta la vita. Alcuni di questi diventano dipendenti, tossicomanici, addicted. Ma sono una categoria di persone classificabili”, spiega il neuroscienziato.
Chi e’ vulnerabile a diventare addicted? “Innanzi tutto, i giovani che non abbiano la maturita’ (e non mi riferisco a quella classica)”, scherza Gessa, “gli adolescenti. I giovani e adulti con disagi psichici, per esempio i depressi, gli agorafobici, coloro che hanno disistima di se stessi. Tutti quelli per i quali la cocaina ha un fascino irresistibile.
Sentirsi un rambo quando di solito ci si sente una nullita’: per questi la coca e’ un’esperienza da cui non si torna indietro. Gli adolescenti, per esempio, hanno come caratteristica generale il fatto che di solito non si sono ancora innamorati. Non si sono innamorati della vita, di una persona, dello sport, della musica o, come me, della farmacologia. Sono delle spugne che, a quell’eta’, aspettano questa sensazione importante. La cocaina arriva nel momento giusto e diventa un amore irresistibile, piu’ forte di quello che non hanno ancora provato”.
“Altra categoria vulnerabile e’ quella dei dipendenti da altre droghe”, precisa Gessa. “Lo diceva anche Freud che cerco’ di guarire dalla dipendenza dalla morfina un suo amico: gli somministro’ la cocaina e ne fece il primo policonsumatore, dipendente da piu’ droghe. Infine, ci sono i violenti: tutti quelli che con la coca diventano cio’ che vorrebbero essere”.
Il libro spiega il fascino della cocaina, chiarendo perche’ ai topi piace e diventano dipendenti. “Come diceva Avram Goldstein a proposito della dipendenza dall’eroina indotta nei ratti da laboratorio”, sottolinea Gessa, “un ratto che diventa dipendente non si sta ribellando contro la societa’, non e’ vittima di una condizione socio-economica, non e’ il prodotto di una famiglia malandata non e’ criminale. Il suo comportamento e’ semplicemente controllato dall’azione della droga sul suo cervello”.
“Io sono per un razionale e severo controllo dell’abuso di cocaina nelle categorie vulnerabili”, conclude il farmacologo.
“Per esempio, per i giovani. Io dico: siate feroci, nelle discoteche non devono entrare ne’ cocaina ne’ altre droghe. Ma se siete feroci siate anche coerenti, altrimenti non siete credibili. Per esempio, l’alcol e’ una droga piu’ pesante della cocaina. Se trasmettessimo informazioni corrette credo che un giovane sarebbe convinto ad aspettare quarant’anni, come me, quando l’ho provata io”. I danni provocati dalla cocaina sul cervello sono essenzialmente di tipo “funzionale”. “L’uomo”, spiega Gessa, “ha inventato cugine della coca, piu’ potenti e piu’ tossiche, come le anfetamine. Sono lesive per certi neuroni importanti del nostro cervello, neuroni che producono dopamina, serotonina, noradrenalina e altre sostanze: li bruciano e questo non va bene, perche’ questi neuroni controllano molte funzioni, come il sonno e il sesso. Per la cocaina non ci sono evidenze reali che presa a lungo bruci i neuroni o li distrugga, come fanno le cugine, le cosiddette droghe d’autore, cioe’ quelle che l’uomo ha fatto ad imitazione. Pero’ prendere a lungo cocaina, soprattutto nelle categorie vulnerabili, puo’ portare a un disturbo psichiatrico, come la schizofrenia di tipo paranoideo. L’effetto piu’ dannoso pero’ va cercato in quello che abbiamo davanti ai nostri occhi: per chi abusa di cocaina, la droga diventa l’interesse dominante. Uno non pensa che a questo. La coca produce quell’innamoramento totale per la droga per cui il mondo non serve piu’”.(Agi)

fonte: aduc droghe