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Intervista a Martin Barriuso

INTERVISTA A MARTIN BARRIUSO

LE INTERVISTE DI TURKO®
audio Ascolta l’intervista a Martin Barriuso

Intervista e traduzione a cura di Andrea “Turko” Turchetti
Martin Barriuso
BOLOGNA, 31 maggio 2008 – Mi trovo a Bologna con Martin Barriuso, il Presidente della FAC (Federazione spagnola delle Associazioni della Cannabis), che gli utenti del nostro sito internet probabilmente già conoscono poiché abbiamo pubblicato alcuni articoli relativi alla sua attività in Spagna.

La prima domanda riguarda la situazione legislativa spagnola in materia di droghe.
In Spagna il Codice Penale, come in tutti i paesi europei, sanziona la produzione, il possesso e la cessione, quando sono a scopo di lucro, come reato di traffico di droga; la cannabis viene considerata dalla legge una droga a basso rischio, mentre le altre sostanze sono ritenute ad alto rischio. Per la cannabis le pene vanno da uno a tre anni di carcere (che di solito, se si è incensurati, non vengono scontati perché le condanne al di sotto dei due anni di detenzione non sono eseguite), mentre per le altre droghe le pene vanno dei tre ai nove anni di detenzione, che possono essere aumentati in caso di aggravanti quali l’ingente quantità, lo spaccio in locali pubblici o nei pressi di scuole. Con una condanna a tre anni si finisce in galera, e ci sono molti casi di persone che scontano tre o quattro anni di detenzione per una riga di eroina. Invece la produzione e il possesso che non siano destinati alla vendita, bensì al proprio consumo personale, non sono considerati reato; quando si tratta di possesso e consumo in luogo privato non è prevista alcuna sanzione (se per esempio veniamo accusati di spaccio dalla polizia perché ci viene sequestrata una pianta e poi, in sede processuale, l’accusa viene archiviata non viene comminata alcuna sanzione) ma solo il sequestro; mentre per il possesso e per il consumo in luogo pubblico è prevista una sanzione pecuniaria da 300 a 6.000 euro e la confisca della sostanza. Teoricamente vi sono limiti quantitativi (125 grammi di hashish, 625 grammi di marijuana, e mi sembra 5 grammi di eroina o di cocaina) al di sotto dei quali si presume si tratti di possesso ai fini di consumo, a meno che non ci siano prove o indizi di spaccio. Questa, più o meno, è la legislazione spagnola.

Un’altra domanda, sempre sulla legislazione spagnola: mi sembra che la legge deleghi un elevato grado di discrezionalità sia ai giudici che alle forze di polizia, no?
La legge è assai poco concreta. E di fatto è la Corte di Cassazione che ha determinato gran parte della casistica relativa al reato di traffico di droga: cos’è una droga pericolosa, cos’è una droga meno pericolosa, quali sono gli ingenti quantitativi al fine applicare le sanzioni corrispondenti, ed ha dovuto determinare anche i quantitativi per stabilire quando vi sia la semplice detenzione. Per cui adesso, per esempio, in Spagna non c’è un limite chiaro per la coltivazione della canapa; non si sa quante piante si possano possedere, ed è la polizia, molto spesso, che decide se effettuare un sequestro o meno quando trova una piantagione. Quindi, di fatto, i giudici hanno un enorme potere discrezionale nel determinare si vi sia o meno un reato di traffico, e perciò vengono emesse sentenze molte diverse fra loro che danno origine ad una notevole incertezza giuridica. Inoltre non essendoci un limite legale stabilito chiaramente, soprattutto per l’auto-coltivazione collettiva, le associazioni e i gruppi per la coltivazione personale non sanno mai ciò che potrà loro succedere. E per questo motivo ci sono stati diversi sequestri da parte della polizia nei confronti di club e di associazioni legalmente costituite che avevano una coltivazione privata, per poi alla fine vedere archiviato il caso, così come è accaduto a noi; ed anche se poi ci sono state restituite le piante che ci aveva sottratto la polizia, siamo rimasti senza marijuana perché dopo un anno e mezzo, chiuse in scatole di cartone, le piante erano rovinate.

Abbiamo letto ciò che vi è successo. È incredibile, anche perché c’è una perdita economica che nessuno tiene in considerazione.
Nel nostro caso, alla fine abbiamo vinto la causa, e ne siamo usciti giuridicamente rafforzati. Però in quattro siamo stati per due giorni in cella di isolamento, e abbiamo perso 17 chili e mezzo di marijuana – in base ai verbali della polizia – marijuana che essi stessi hanno valutato 6 mila euro al chilo, cosicché abbiamo perduto più di 100 mila euro.

Un’altra domanda riguarda la situazione dello stretto di Gibilterra (una zona molto problematica) e del traffico di hashish di cui il Marocco è un importante produttore.
Ebbene, ci sono sempre state accuse, che il Governo marocchino non ha potuto smentire, relative alle implicazioni delle autorità di quel paese per consentire la coltivazione ed il traffico su grande scala; e d’altra parte è chiaro, da molto tempo, come vi sia un elevato livello di corruzione fra le forze di polizia sia marocchine che spagnole e per questo motivo si lascia passare buona parte della produzione. Un’altra questione riguarda il fatto che lo Stretto di Gibilterra è un’area molto difficile da controllare; ci sono solo 14 chilometri fra Spagna e Marocco e moltissime imbarcazioni passano da lì e quindi è difficile controllare gli ingressi, per cui è ovvio che vi sia una notevole importazione di hashish. In Spagna, per molti anni, si trovava solo hashish marocchino; non si trovava hashish proveniente da altri paesi. Vi era un monopolio assoluto dell’hashish commerciale marocchino, ed era piuttosto sospetto che non arrivassero altri prodotti.

Adesso vorrei parlare più nello specifico di questioni strettamente politiche. Nel nostro sito internet abbiamo pubblicato articoli in cui il Psoe (Partito Socialista spagnolo) non ne esce molto bene relativamente alle politiche sulle droghe e ad una possibile legalizzazione. In questi quattro anni di governo socialista abbiamo visto cosa è accaduto e vorrei una tua opinione sui prossimi quattro anni del Governo Zapatero.
Il bilancio dei primi quattro anni del governo socialista è totalmente negativo rispetto alle politiche sulle droghe. La campagna della Piattaforma Nazionale sulle Droghe è stata la stessa, allarmista e irrazionale, di quando era al governo il Partito Popolare (di centro-destra). L’ex Ministro della Sanità Elena Salgado è stata un’autentica talebana (non lo diciamo noi; lo hanno detto esponenti politici di diversi partiti; è un’espressione che si utilizza molto spesso quando si parla di lei: la Ministra talebana!). Pensavamo che l’azione della Piattaforma Nazionale sulle Droghe sarebbe stata meno repressiva con il passaggio alle dipendenze del Ministero della Sanità, e invece no: le campagne hanno continuato ad essere allarmiste e l’azione della magistratura e della polizia è addirittura peggiorata. In questo momento in Spagna ci sono più detenuti che mai; e la maggior parte di queste persone sono in carcere per delitti legati alle droghe, o meglio, per traffico di droga oppure per reati minori al fine di procurarsi il denaro per la droga, reati commessi nell’ambito di ambienti marginalizzati. In sintesi, in questo momento le prigioni spagnole sono più sature rispetto a qualsiasi altro periodo delle nostra storia e annualmente vengono comminate più sanzioni pecuniarie per detenzione personale che nell’ultimo anno del Governo di centro-destra di Aznar. L’attuale Governo ci ha detto chiaramente che attualmente fra le sue priorità non vi è alcuna riforma delle politiche sulle droghe; c’è una pressione mediatica molto forte da parte degli organi di informazione più conservatori che cercano di raccogliere un certo consenso allarmista che l’esecutivo non ha intenzione di controbattere, ed il Governo ha lasciato intendere molto chiaramente che siamo noi quelli che dovranno mettere al centro dell’agenda politica la questione droghe affinché possa essere affrontata. Abbiamo poco tempo poiché ciò deve avvenire all’inizio della legislatura affinché l’esecutivo possa poi assorbire tutte le eventuali critiche, e affinché il tutto si stabilizzi e venga dimenticato quando il mandato del Governo volgerà al termine. Non faranno niente negli ultimi due anni di legislatura perché per loro si tratta di una questione di forte imbarazzo. Quindi questo lavoro va fatto ora. Purtroppo in questo momento non abbiamo sufficienti forze per riuscire a convincere il Partito Socialista a modificare la sua politica. Riponiamo maggiori aspettative nel campo giudiziario: siamo riusciti ad ottenere che i club siano accettati, ed è su questo fronte che speriamo di creare le basi, un po’ alla volta, per una regolamentazione di fatto, attraverso la giurisprudenza, dell’auto-coltivazione di cannabis che possa essere poi applicata anche alle altre sostanze; oppio e funghi. Anche per queste sostanze l’obiettivo è quello della coltivazione in un luogo privato, per un gruppo di persone maggiorenni già consumatrici e senza scopo di lucro. E questo può consentire di creare anche posti di lavoro, come già è avvenuto per i club della cannabis, con tutte le coperture assicurative esattamente come per qualsiasi altra occupazione; inoltre c’è la richiesta di alcune persone di poter costituire un club per il consumo di sostanze psicotrope varie con l’obiettivo di poter acquistare collettivamente sostanze difficili da reperire. Su questo fronte possiamo aspettarci qualche passo avanti, ma di sicuro il Governo spagnolo non sarà il promotore di nessuna riforma.

Un’ultima domanda sulla stampa. Quali sono i giornali spagnoli che, non dico appoggino, ma per lo meno non si schierano contro le posizioni antiproibizioniste?
La maggior parte dei mezzi di informazione più importanti hanno accordi con la Piattaforma Nazionale sulle Droghe per diffondere le sue campagne e per pubblicare determinate notizie. Per quello che riguarda la carta stampata a pagamento, solo ‘Publico’ (un piccolo quotidiano) ha una linea più o meno antiproibizionista senza però alzare troppo i toni. ‘El Pais’ è la “voce”del Governo. Gli altri ci sono pregiudizialmente contro. È curioso il fatto che ci appoggino i giornali gratuiti che vengono distribuiti per strada e nelle stazioni (‘20 minutos’, ‘Metro’, ‘ADN’, ecc) che sono diretti ad un pubblico più giovane, che sono molto diffusi nelle grandi città, e che in alcuni casi hanno una tiratura maggiore dei quotidiani tradizionali; ecco, questi di solito ci sostengono, parlano delle nostre iniziative e grazie a loro abbiamo buone possibilità di far sentire la nostra presenza.

E El Periodico de Catalunya e La Vanguardia che sono considerati giornali progressisti?
Il primo è un piccolo quotidiano a diffusione regionale che non si sbilancia troppo; mentre al secondo importa solo compiacere al potere, anche se magari pubblica qualche nostro comunicato. Ma entrambi non sono antiproibizionisti. Sono stati favorevoli alla cannabis terapeutica ma niente di più.

Si ringrazia PIC (Pazienti Impazienti Cannabis) per la collaborazione



Italia. La crociata dell’Udc contro la fiera della canapa

Vedere, toccare e parlare di tutto quello che ruota all’universo della canapa. E’ questo l’ obiettivo che si sono posti gli organizzatori di ‘Cannabis tipo forte’, la mostra-convegno sulla canapa in programma da ieri a domenica al Palanord di Bologna. Un’iniziativa al centro delle polemiche, alla quale ha gia’ dichiarato guerra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla droga, Carlo Giovanardi, che ha proposto di vietare questo tipo di iniziative, e al centro di interpellanze parlamentari e di consiglieri regionali presentate dall’Udc. Gli organizzatori hanno respinto le polemiche, sottolineando che tutto si svolge nella massima legalita’, presentando una serie di obiettivi e invitando a parlare nei loro convegni gli esponenti politici che li criticano. ‘Noi parliamo soprattutto di uso medico della canapa – ha spiegato il vicepresidente dell’associazione, Michele Dagres – e dei suoi usi nella terapia del dolore. In Italia sono riconosciuti e autorizzati, ma e’ vietata la coltivazione. Noi siamo contrari alla cultura dello sballo e non siamo certo quelli che dicono che drogarsi fa bene. Anzi combattiamo, anche all’interno della fiera, quelli che lucrano sul proibizionismo, bloccando gli spacciatori in accordo con la polizia e i carabinieri, che qui a Bologna stanno facendo un lavoro splendido, con controlli discreti, tesi a individuare ed arrestare gli spacciatori. Insomma, in qualche modo, con la nostra attivita’, anche noi combattiamo la mafia’. In mostra, fra i padiglioni della fiera bolognese, ci sono articoli per fumatori, le piu’ importanti banche dei semi europee e tutto quello che serve per la coltivazione domestica. Ma ci sono anche esempi dell’uso industriale della canapa, soprattutto in ambito tessile ed energetico. Grande curiosita’, da quest’anno, per alcune aziende che producono generi alimentari con la farina di canapa: dai biscotti alla birra, dal pesto al basilico, fino alla cioccolata. ‘Cannabis tipo forte’ ha poi lanciato quest’anno l’idea della costituzione di ‘Medical cannabis social club’, per far ottenere la licenza adeguata a gruppi di malati, per le piantagioni collettive, sul modello di quanto avviene in Spagna e in Olanda.

La mostra ‘Cannabis tipo forte’ in corso a Bologna e’ “apparentemente border line ma, opportunamente verificata, potrebbe essere oltre i limiti della legalita’”. A denunciarlo il capogruppo dell’Udc in Regione Emilia Romagna e consigliere comunale, Silvia Noe’, che fa sapere di essere stata anche quest’anno a visitare la manifestazione “per verificarne il reale svolgimento rispetto allo scopo scientifico e terapeutico che si ripropone”. “La mia percezione – fa sapere Noe’- e’ che c’e’ poco di terapeutico e molto invece di commerciale e di cultura dello sballo. Sono presenti espositori italiani ed internazionali che vendono bevande eccitanti, semi di piante illegali, attrezzature sofisticate per coltivare in casa piante e funghi, kit completi per sniffare cocaina e su richiesta anche ‘qualcosa d’altro’”. “Per questa ragione martedi’ portero’ il caso in consiglio comunale, sempreche’ non venga ulteriormente censurata, ma nel frattempo invito Cofferati che ha autorizzato questa mostra di cui oggi si dichiara preoccupato, a visitarla e a rendersi conto di persona”.

Secondo il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini non e’ nient’altro che un appuntamento per ‘favorire la cultura dello sballo e veicolare l’idea che drogarsi non solo non fa male, ma e’ bello’. Casini, insieme al deputato dell’Udc Gian Luca Galletti, si e’, infatti, rivolto con un’interpellanza urgente al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro del’Interno per sottolineare ‘l’inopportunita’ di ospitare una fiera come questa’ in ‘uno spazio pubblico’. I due parlamentari ricordano poi come l’ideatore dell’evento Fabrizio Cinquini sia ‘agli arresti domiciliari per la seconda volta’ con l’accusa di ‘coltivazione e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti’. L’ufficio stampa del Comune di Bologna fa sapere, comunque, di non essere a conoscenza di questa protesta dell’Udc e di non aver ricevuto lamentele da parte di cittadini o istituzioni per lo svolgimento dell’evento dedicato alla ‘Cannabis’.

fonte: aduc.droghe



Giovanardi: “Tolleranza zero….” (L’intervento)

tratto da: circolodellaliberta.it

“Vogliamo dire basta alla cultura della droga. E per farlo vogliamo introdurre nell’ordinamento una norma che impedisca di fare propaganda, anche indiretta, a tutte le droghe, comprese quelle cosiddette leggere”.
Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, in vista della manifestazione “Cannabis tipo forte 2008″, interamente dedicata al mondo della cannabis e in programma dal 30 maggio al 1 giugno a Bologna, a pochi giorni di distanza dal caso di Roma, dove un tossicodipendente ha investito con l’auto e ucciso due giovani fidanzati, e di Milano, dove i carabinieri hanno sgominato una banda di spacciatori adolescenti che al termine delle lezioni rifornivano i propri compagni di scuola. “È evidente che verso le droghe c’è una leggerezza preoccupante – ha spiegato Giovanardi – favorita negli ultimi anni da condizioni politiche  e culturali che hanno fatto passare in secondo piano i danni irreversibili, e scientificamente dimostrati, che subisce chiunque faccia un uso precoce di stupefacenti”.
Proprio per questo motivo, “oltre a insistere su prevenzione e formazione, e ad avere invitato prefetti e questori a vigilare e attivarsi con determinazione per contrastare queste irresponsabili iniziative – ha proseguito il sottosegretario – ci impegneremo a trovare gli strumenti normativi più idonei per non permettere più che manifestazioni propagandistiche come la tre giorni sulla canapa a Bologna possano svolgersi liberamente. E lo faremo con il consenso dell’opinione pubblica, perché questi falsi profeti dello sballo non sono la maggioranza, ma solamente una minoranza rumorosa della popolazione”.
Quanto all’ipotesi di una maggiore severità nei confronti dei consumatori, Giovanardi ha spiegato che il decreto legge sulla sicurezza “ha inasprito le pene per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’influsso di sostanze psicotrope, e abolito la norma che sollevava dal penale chi si rifiutava di fare l’etilometro, introducendo dei deterrenti forti. Per il resto, l’intenzione è quella di mantenere la Fini-Giovanardi, che è una legge equilibrata per cui lo spacciatore va in carcere mentre il consumatore, che viene considerato una vittima, va incontro solo a sanzioni amministrative”.



ALLARME CENSURA. Giovanardi: parlare o manifestare per la legalizzazione della cannabis deve essere vietato

Una legge per dire basta alle manifestazioni pubbliche che si trasformino in una sorta di sagra della droga, anche se leggera. L’intenzione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, e’ quella di “introdurre strumenti normativi per non permettere piu’ che manifestazioni propagandistiche, come la tre giorni sulla canapa (terapeutica, ndr) a Bologna, in programma dal 30 maggio al 1 giugno, possano svolgersi liberamente”. Intervistato dal sito dei ‘Circoli della Liberta’ di Michela Vittoria Brambilla, Giovanardi spiega: “Vogliamo dire basta alla cultura della droga. E per farlo vogliamo introdurre nell’ordinamento una norma che impedisca di fare propaganda, anche indiretta, a tutte le droghe, comprese quelle cosiddette leggere”. “Questo anche alla luce dell’eccessiva e preoccupante leggerezza nei confronti delle droghe, che ha contribuito a creare le condizioni per casi quali quello di Roma, dove un tossicodipendente ha investito con l’auto e ucciso due giovani fidanzati, e quello di Milano, dove una banda di spacciatori adolescenti, sgominata dai carabinieri, riforniva di droga i propri compagni di scuola”.

fonte: aduc.droghe



Italia. Giovanardi invita i prefetti a denunciare ‘eventuali reati’ e accusa associazioni e smart shop
Maggio 25, 2008, 10:36 am
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‘Ho invitato prefetti e questori delle localita’ interessate ad attivarsi con la massima determinazione in via amministrativa per contrastare queste irresponsabili iniziative se in contrasto con la legislazione vigente e, nel caso, denunciando all’autorita’ giudiziaria reati eventualmente consumati’. Lo ha annunciato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, riferendosi sia ai fatti di Roma, che ad alcuni casi legati al consumo di cannabis in Emilia- Romagna.

‘La tragica morte dei due fidanzati di Roma, travolti da un tossicodipendente, i ripetuti episodi di giovani colpiti da malore dopo aver fumato uno spinello dimostrano le devastanti conseguenze dell’uso di droghe pesanti o leggere che siano, per chi le consuma e per gli altri’. Secondo il sottosegretario, gli spacciatori hanno tutto l’interesse ad allargare il mercato.

‘In questo tentativo vengono oggettivamente aiutati da manifestazioni come quella in programma a Bologna dal 30 maggio denominata ‘Cannabis tipo forte 2008′, ideata e organizzata dal dottor Fabrizio Cinquini, medico con numerosissimi precedenti penali per reati concernenti gli stupefacenti e attualmente sottoposto alla misura degli arresti domiciliari. E come la diffusione nelle scuole di Modena di volantini pro-cannabis relativi ad una festa che si dovrebbe tenere stasera presso un noto locale cittadino. A queste iniziative si aggiunge il proliferare di negozi che propongono le cosiddette ‘legal drugs’, con ambigui ed ammiccanti inviti ad avvicinarsi al mondo della droga’.

Da qui l’ invito alle autorita’ a contrastare queste iniziative e a denunciare eventuali reati.



Italia. Bologna Per l’Udc, la cannabis terapeutica e’ ‘business della droga’

‘Una manifestazione che viola la legge non puo’ beneficiare di alcuna autorizzazione. Quello del ‘Cannabis tipo forte’ di Bologna e’ un evento diseducativo che qualcuno vorrebbe far passare per ’scientifico’. In realta’ si tratta di puro marketing a servizio del business della droga’. Lo afferma il deputato Udc Gianluca Galletti, che ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno per denunciare i contenuti della quarta mostra convegno ecotecnologica della cannabis medicinale e industriale ‘Cannabis tipo forte’ prevista al Palanord di Bologna a fine maggio.
‘Non e’ pensabile – sottolinea l’esponente centrista – che una struttura pubblica possa ospitare una mostra dai contenuti diseducativi, peraltro ideata da un medico-chirurgo gia’ per la seconda volta agli arresti domiciliari per coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Il Governo assuma tutte le iniziative del caso per contrastare la cultura dello sballo e ricordi, specie ai piu’ giovani e alla stessa amministrazione comunale di Bologna, che coltivare, produrre e detenere in Italia sostanze simili e’ ancora un reato’.

fonte: aduc.droghe



Italia. Bologna. Udc contro fiera sulla cannabis terapeutica e industriale
Maggio 20, 2008, 10:59 am
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La quarta edizione della mostra-convegno ecotecnologica della cannabis medicinale e industriale, che si terra’ al Palanord di Bologna dal 30 maggio al 1 giugno prossimi, finisce nel mirino della consigliera comunale de La Tua Bologna ed esponente dell’Udc Silvia Noe’, intervenuta oggi in aula a Palazzo D’Accursio con un intervento contro la scelta dell’amministrazione di concedere (peraltro per la seconda volta) la tensostruttura del Parco Nord agli organizzatori della fiera.

“E’ incredibile e irresponsabile che un soggetto pubblico metta a disposizione spazi pubblici per lo svolgimento di manifestazioni che, celandosi sotto pretesi contenuti scientifici ed effetti terapeutici della cannabis, in realta’ promuovono e favoriscono la cultura dello sballo e veicolano l’idea che drogarsi non solo non fa male, ma e’ bello” sostiene Noe’ ricordando anche che il Comune “non puo’ ignorare che l’ideatore dell’evento e’ agli arresti domiciliari, per la seconda volta, per coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”.

“Ospitare una manifestazione che si muove si’ nelle pieghe della legalita’, ma in realta’ promuove il marketing della droga e il business dello sballo e’ pericoloso” avverte la consigliera che gia’ lo scorso anno aveva posto il problema alla giunta con un appello che, si rammarica, “e’ stato completamente ignorato”. Ma Noe’ non si limita a rinnovare l’invito all’amministrazione affinche’ “valuti l’opportunita’ di ospitare una fiera che si presta principalmente a veicolare un messaggio diseducativo piuttosto che scientifico”.

L’esponente dell’Udc conclude infatti il suo intervento con “un appello al Ministro dell’Interno Roberto Maroni perche’ in collaborazione con questa amministrazione, verifichi che questo tipo di manifestazioni si svolgano nel pieno rispetto della legge”. Sul tema, non a caso, il deputato dell’Udc Gian Luca Galletti ha gia’ preparto un’interrogazione parlamentare.

fonte: aduc.droghe



Cannabis social club: Una proposta di pace nella guerra contro la natura
Maggio 14, 2008, 12:07 pm
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Discorso tenuto da Bas Tielens (ENCOD) alla fiera “CannabisTipoForte”, Bologna 1-3giugno 2007

Come le persone vanno in un bar quando vogliono consumare alcolici, ci dovrebbe essere un posto dove sia possibile avere cannabis. Ci dovrebbe essere un sistema per la produzione di cannabis e la sua distribuzione ai consumatori che possa causare meno inconvenienti, difficoltà e costi. Ci dovrebbe essere un posto dove la cannabis possa essere gustata in un modo responsabile. Ci dovrebbero essere (in maggior numero) dei Cannabis Social Club.

I Cannabis Social Club sono associazioni di cittadini che vogliono organizzare la coltivazione di un quantitativo limitato di cannabis per soddisfare i loro bisogni personali in una maniera trasparente che sia controllabile dalle autorità. Queste persone stabiliscono la quantità che è necessaria per li loro uso personale in accordo con gli standard legali che sono in vigore nei loro paesi, e organizzano un circuito chiuso di produzione, distribuzione e consumo senza che debba essere intrapresa alcuna attività commerciale.
I Cannabis Social Club possono essere pienamente controllabili dalle autorità. Le autorità dovrebbero avere la possibilità di monitorare le condizioni di salute, sanitarie e di sicurezza di un Cannabis Social Club durante l’intero processo, dalla coltivazione al consumo.
I C. S. C. possono usare i margini legali che i governi nazionali hanno in accordo con le convenzioni internazionali per organizzare il circuito per il consumo personale come lo considerano più conveniente. Questi sono i margini che L’Olanda ha sempre usato per giustificare l’esistenza dei coffee shop. Gli stessi margini comprendono una soluzione per il dilemma attuale, in cui il consumo di cannabis è permesso, ma la produzione o la distribuzione non lo sono.
Dipendendo tutto dalla legislazione e dalle politiche nei singoli stati i C. S. C. possono essere istituiti in vari e forme. Possono generare posti di lavoro ufficiali e acquisti di considerevoli quantità di beni e servizi che possono essere tassati. Oggigiorno i C. S. C. stanno funzionando in Spagna e in Belgio, mentre in Svizzera sono attivi dei Medical Cannabis Club, così come negli Usa e in Canada, sebbene qui i modi di lavorare sono meno trasparenti. In altri paesi si stanno prendendo iniziative per elaborare un modello simile.
In un C. S. C., la coltivazione verrà svolta secondo i più recenti standard dell’agricoltura biologica. Non si potrà mai riscontrare un’alterazione del prodotto finale con altre sostanze per aumentare il suo peso (una pratica tipica delle organizzazioni criminali coinvolte nella coltivazione illegale ), siccome il progetto sarà supervisionato da un’associazione di consumatori.
La coltivazione potrà anche svolgersi in accordo con le regole di sicurezza. In particolare in paesi dove le persone coltivano in interni questo potrà ridurre comportamenti rischiosi relazionati alla coltivazione di cannabis come il furto di elettricità.
La distribuzione potrebbe avvenire in aree dove l’associazione può stabilire un’efficace politica di prevenzione e trattamento dell’uso problematico di cannabis. La partecipazione all’associazione in principio sarà accessibile solo agli adulti. Nei C. S. C. può essere promossa informazione sui metodi di consumo di cannabis meno rischiosi per la salute, mentre possono essere organizzate attività sociali per rinforzare il network sociale attorno al consumatore. Questo network è un fattore cruciale nel prevenire problemi.
Questo sistema è anche un mezzo per ridurre la disponibilità di cannabis ai minorenni. I membri dell’associazione dovrebbero essere persone di almeno 18 anni (dopo un certo periodo l’età potrebbe essere ridotta a 16 anni, in qualche modo con diritti (quantità) limitati per i più giovani).
È ovvio che una volta che sia accettata questa forma di regolazione del mercato della cannabis, si inizi un dibattito ragionevole sulle applicazioni della canapa industriale, sarà più facile ottenere licenze, intraprendere ricerche, ecc..
Nei paesi dell’EU ci sono decine di milioni di consumatori di cannabis. Se soltanto una piccola parte di loro si organizzasse in associazioni per promuovere questo tipo di iniziative, l’impatto politico sarebbe immenso. Dunque l’ENCOD chiede a tutti i consumatori di cannabis in Europa di avviare un CSC nella loro area.
I CSC sono la proma concreta uscita della “Freedom to Farm Campaign” (Campagna per la Libertà di Coltivare), che ha avuto inizio nel 2005, e che vuol essere la nostra proposta al prossimo Summit Mondiale sulle Politiche sulle Droghe, che si svolgerà a Vienna nel 2008. In questo summit, i governi di tutto il mondo dovranno spiegare perché la loro strategia globale per eradicare la cannabis, la coca e l’oppio dalla faccia della terra sia da bocciare e basata su presupposti sbagliati.
Ogni gruppo dovrebbe naturalmente stabilire le proprie regole e metodi di lavoro. Devono essere d’accordo con le leggi e le condizioni locali. Comunque pensiamo che organizzando un CSC locale alcune regole generali possano essere rispettate:
1. *Comunicate*- in anticipo se possibile – con le autorità e con i media locali intorno alle vostre azioni. Fate loro sapere che non avete intenzioni commerciali, il grado del vostro progetto, che siete esclusivamente membri adulti… E chiarite bene che volete dar loro l’opportunità di controllare le condizioni di salute, igieniche e sanitarie durante l’intero processo, dalla coltivazione al consumo.
2. *Preparate* bene la vostra azione, istituite la vostra associazione in modo ufficiale, con statuti che siano riconosciuti dalle autorità (le amministrazioni locali delle associazioni). In questo modo sarà difficile per ogni giudice sciogliere le associazioni, poiché avete il diritto costituzionale di associarvi. Mostrate questi statuti ad un avvocato locale che sia specializzato sulla materia e che possa consigliarvi su cone gli statuti debbano essere scritti. Se desiderate possiamo fornirvi dei modelli di statuti di CSC in Spagna o in Belgio.
3. Negli statuti dei club, è bene ricordare che i vostri scopi sono di più che la sola coltivazione. Che aspirate in particolare ad aumentare la conoscenza per evitare sistemi pericolosi di produrre e consumare cannabis. Assicuratevi che quanto è prodotto nel club sia soltanto per il consumo dei membri di quel club. Le attività commerciali possono essere tenute in conto per i prossimi stadi, ma è priorità dimostrare che “un uso personale e responsabile” è possibile.
4. Assicuratevi di *non ostacolare* altri con la vostra azione. Come principio a nessuno dovrebbero capitare inconvenienti per (l’uso o la coltivazione di) cannabis. Quindi preoccupatevi di non provocare gli altri, così che non possano dire che volete soltanto promuovere il consumo.
5. Gli elementi psicoattivi nella cannabis causano un cambiamento nel modo in cui nel modo in cui viene percepita la realtà. I CSC dovrebbero essere percepiti anche dai non consumatori, da persone che non sono famigliari con gli effetti della cannabis, come una proposta realistica. Quindi è bene confrontare i vostri progetti, prima di presentarli ai media, ai *non consumatori* che sono ben disposti verso la proposta, così che possano aiutarvi ad elaborare la versione definitiva. Ognuno, consumatore, o no, dovrebbe essere in grado di appoggiare una proposta realistica per la distribuzione di cannabis a consumatori adulti.

Esempi:
In Spagna un CSC Basco, chiamato “Pannagh” fu invaso dalla polizia durante il raccolto nell’ottobre del 2005. Sei mesi più tardi, la Corte Provinciale di Vizcaja archiviò il caso, riconoscendo che la *associazione legalmente costituita* non ha niente a che fare con un’organizzazione criminale dedita al traffico di droghe, la piantagione collettiva fu intesa per il loro proprio consumo personale. Nell’aprile 2007, la Pannagh ha anche ottenuto la restituzione della cannabis confiscata.
In Belgio un’altra variante del CSC, “Draw up your Plant”, fu fondata lo scorso anno. Nonostante i loro sforzi di comunicare i loro intenti apertamente e onestamente, le autorità locali sequestrarono la piantagione nel settembre 2006. Nell’aprile 2007 il giudice riconobbe l’*associazione legalmente costituita, ma fece riferimento alla legge che ancora proibisce la cannabis. La sentenza fu soltanto simbolica: multe di 15 euro per ogni membro, e anche la condizionale per quelli incensurati.
Guardatevi i nostri progetti per promuovere l’idea di organizzare l’autocoltivazione per consumatori registrati, una proposta dei cittadini per ottenere un minimo di pace nella guerra alle droghe, nei prossimi mesi e anni. Questa ed altre iniziative saranno preparate ed organizzate nell’assemblea generale dell’ENCOD, che si svolgerà dal 22 al 24 giugno, e dove siete tutti i benvenuti.
I migliori saluti a tutti, grazie

ENCOD – Joep Oomen and Bas Tielens
EUROPEAN COALITION FOR JUST AND EFFECTIVE DRUG POLICIES
Lange Lozanstraat 14 – 2018 Antwerpen – Belgium
Tel. 0032 (0)3 293 0886 – Mob. 0032 (0)495 122644
E-mail: info@encod.org
Website: www.encod.org

fonte: www.cannabistipoforte2008.com



CANNABIS TIPO FORTE 2008: gli espositori
Maggio 13, 2008, 7:22 pm
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Si fa presto a dire: “stand da tutta Europa” (e non solo)!

Nell’accogliente cornice del Palanord di Bologna, sarà veramente presente il Gotha della scena cannabinica mondiale!
Molti dei pionieri che hanno scritto la storia della cannabis in Europa hanno dato la disponibilità ad essere presenti Gli Dei della cannabis scenderanno quindi dal loro profumatissimo Olimpo per incontrare tutti voi!

Inoltre, pittoreschi stands provenienti da tutta l’Unione Europea illustrano il mercato globale della canapa: dall’oggettistica per fumatori alle moderne soluzioni per il giardinaggio ecologico ed alternativo.
Cannabis Tipo Forte può veramente dire di vedere rappresentate le molteplici scene locali europee: ovviamente a farla da padrone sarà la scena olandese (che ha regalato al pianeta l’esistenza dei “coffeshop” nonché la chiara dimostrazione del fallimento di ogni teoria proibizionista) ma non meno interessanti sono le realtà inglesi, spagnole, tedesche, francesi, svizzere e portoghesi (una gradita “new entry”, grazie ad una legge decisamente all’avanguardia).
Inoltre, accogliamo con entusiasmo realtà territorialmente lontane come India e Cina, ma che vedono protagoniste persone mosse da una passione comune alla nostra. Si può veramente dire che l’amore per la cannabis riesce ad unire persone da tutti i continenti!

Per tre giorni, tutto questo potrà accadere realmente, proprio davanti ai vostri occhi

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