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25 settembre 2008

Nella risposta il sottosegretario si e’ limitato a ricordare che l’immissione in commercio dei farmaci spetti all’Aifa e che il Consiglio Superiore della Sanita’, a febbraio 2008, ha espresso parere negativo su alcune condizioni cliniche, compresa la sclerosi multipla. Fazio ha sostenuto che l’autocoltivazione e’ una pratica illegale, così come l’autoproduzione, e che non sarebbe ipotizzabile per una serie di motivi, tra cui l’assenza di indicazioni e procedure dettagliate che generalmente sono riportate in etichettatura.
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* senatrice Radicale-Partito Democratico
Fonte: aduc droghe
La somministrazione orale di dronabinolo, cioè di THC sintetico in capsule, allieva i sintomi del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività.E’ quanto risulta da uno studio pubblicato dall’IACM (International Association for Cannabis as Medicine), che ha sede ad Heidelberg.Secondo l’associazione internazionale per la cannabis terapeutica, che si basa su uno studio dell’Universita’ di Heidelberg pubblicato sulla rivista scientifica Archives of Criminology, fumare marijuana migliora nettamente le condizioni di chi è affetto dalla ADHD, riportando verso la normalità molte attività mentali.
fonte: Aduc droghe
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17 luglio 2008
LONDRA – Farsi una canna come terapia contro il cancro: a Londra i ricercatori medici della St.George University sono arrivati alla conclusione che la cannabis è in grado di rallentare sviluppo e riproduzione delle cellule tumorali. A loro avviso il THC, principale ingrediente della cannabis, può avere un effetto benefico su tutte le tipologie di tumore, ma specialmente per quello al polmone e al cervello, oltre alla leucemia: indebolirebbe le cellule tumorali, rendendo così più efficace la chemioterapia.
Studi precedenti avevano dimostrato come le proprietà delle cannabis potevano essere base per medicinali utili ai malati di cancro: come antidolorifico ma anche stimolanti dell’appetito e per la riduzione della nausea.
Tuttavia all’annuncio dei risultati ai quali sono arrivati i ricercatori della St.George University è seguito un ammonimento a proposito del fumo della droga, in quanto per ora l’unica versione “sicura” della cannabis a uso terapeutico è stata generata in laboratorio. “Non sto in nessun modo incoraggiando la gente ad assumere cannabis, ci potrebbero essere più danni che vantaggi. Tuttavia questo studio dimostra come la sostanza sia una valida arma nella battaglia contro il cancro: per autorizzarne la somministrazione siamo abbastanza vicini, ma abbiamo bisogno di ulteriori riscontri. Credo che in due o tre anni si potrà utilizzare regolarmente”, ha detto ai giornalisti il dottor Wai Man Liu, che ha partecipato alla ricerca.
La dottoressa Joanna Owens, del Centro ricerca sul Cancro del Regno Unito, ha affermato che studi simili vanno incoraggiati: “Rendere le cellule tumorali più vulnerabili a vantaggio della chemioterapia o la radioterapia è un’ottima idea, ma siamo soltanto agli inizi”.
SDA-ATS
Fonte: swiss info
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Il Parlamento austriaco ha ammesso che ai malati gravi sia concesso il consumo, dietro prescrizione medica, della marijuana.
La nuova legge permette la coltivazione della cannabis per fini terapeutici alla AGES, l’Agenzia per la salute e l’alimentazione.
Michael Bach, presidente dell’Associazione per lo studio del dolore OeSG, ha accolto felicemente la nuova legge.
“E’ benvenuta qualsiasi iniziativa che renda possibile lo sviluppo e l’utilizzo di nuovi medicinali. I derivati della cannabis sono sempre piu’ usati per fini terapeutici”.
Il possesso o la vendita della cannabis non per fini terapeutici e’ punito con sei mesi di detenzione
fonte: Aduc droghe
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In uno studio clinico, placebo controllato, condotto su 38 pazienti (d’età media di 46 anni) all’Università della California, USA, il fumo di cannabis è efficace nel ridurre il dolore neuropatico derivante da diversi fattori (diabete, lesione al midollo spinale, sclerosi multipla ed altre cause).
I partecipanti hanno ricevuto cannabis con concentrazioni diverse in THC (3.5% o 7%) o placebo (senza THC) in tre differenti momenti con una distanza minima da una somministrazione all’altra di tre giorni. In ogni seduta, i pazienti hanno assunto lo stesso numero di inalazioni per ogni sigaretta, seguendo una procedura standardizzata, al fine di assicurare uniformità nella dose assunta ad ogni livello di concentrazione.
Tutti i partecipanti avevano fatto in passato, uso di cannabis, ma avevano sospeso la somministrazione di cannabis o marinol 30 giorni prima dell’inizio dello studio clinico. 31 pazienti usavano oppiacei ed hanno continuato l’uso durante lo studio. Entrambe le concentrazioni di cannabis hanno ridotto il dolore per diverse ore, non riscontrando significative differenze nell’effetto tra le due concentrazioni di cannabis. I ricercatori hanno osservato che “l’effetto psicoattivo era minimo e ben tollerato, ma l’indebolimento neuropsicologico è stato problematico, particolarmente con l’uso di cannabis contenente alte concentrazioni di pricipi attivi.
(Fonte: Wilsey B, Marcotte T, Tsodikov A, Millman J, Bentley H, Gouaux B, Fishman S. A randomized, placebo-controlled, crossover trial of cannabis cigarettes in neuropathic pain. J Pain. 2008 Apr 8 [Epub ahead of print])
Fonte: iacm
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2 luglio 2008
Pubblichiamo l’appello giuntoci da “Pazienti impazienti cannabis”:
Fabrizio Pellegrini, malato di artrite reumatoide in cura con la cannabis, è stato di nuovo arrestato e da lunedì sera si trova in carcere.
Per sette volte negli ultimi 7 anni la pubblica autorità ha perquisito la sua abitazione, ogni anno sequestrando qualche pianta di cannabis e una piccola quantità di erba già essiccata. Quest’ anno hanno scelto la sera del suo 40° compleanno per andarlo a trovare, sequestrargli le solite piantine e portarlo direttamente in carcere.
Che non sia uno spacciatore è evidente, nè in tutti questi anni è mai stato accusato di tale comportamento. Fabrizio è una risorsa per la sua comunità: diplomato al conservatorio in pianoforte (ha suonato alla settimana Mozartiana di Chieti, e da un anno è ancora in attesa del compenso pattuito) è anche un pittore di talento, che ha esposto in diverse mostre. E’ un artista sensibile, una persona fragile e minuta, un sognatore, ma nella sua città il suo talento gli permette a stento di sopravvivere, specialmente dal momento che ogni anno viene dipinto dai media locali come un criminale, il che nel lavoro non aiuta. E poi regolarmente per i vari lavoretti che gli richiedono non viene pagato, dovendo invece sostenere spese legali crescenti.
Così si è ritrovato col telefono staccato, niente connessione web nè soldi per ricaricare il suo cellulare, e le sue relazioni sociali si sono ancora ridotte. Il contrario di una vita da spacciatore, insomma.
Ma Fabrizio alla sua salute tiene moltissimo. L’ artrite reumatoide, per un musicista e un pittore è quanto di più invalidante e fastidioso si possa immaginare, e Fabrizio aveva scoperto da moltissimi anni che la cannabis gli elimina la rigidità ed i dolori delle articolazioni, così da poter lavorare in tranquillità.
Per questo, il suo medico nel 2006 gli aveva regolarmente prescritto il Bedrocan, i fiori di cannabis medicinale prodotti e commercializzati dal Ministero della Sanità d’ Olanda.
La procedura, basata sul D.M.11-2-97, si era rivelata lunga e complessa, essendo stati Fabrizio ed il suo medico i primi (e tuttora gli unici) a consegnare il modulo di richiesta d’ importazione per cannabinoidi alla Asl di Chieti, città che anche culturalmente non è certo una metropoli.
Alla fine, arrivata alla Asl l’ autorizzazione del ministero italiano per l’ importazione della sua medicina, la stessa chiedeva il pagamento anticipato del costo totale della pratica, quasi mille euro per un mese. La maggior parte delle Asl italiane fanno lo stesso (solo alcune forniscono il farmaco al paziente senza spese, con evidente disparità di trattamento anche all’ interno della stessa città), ma quella di Chieti si era impegnata verbalmente a far fronte alla spesa, dopo lettere e richieste in tal senso da parte di Fabrizio. Il quale non capiva proprio perchè alcune Asl consentivano ai malati di curarsi senza spese mentre lui, residente in Italia come gli altri, avrebbe dovuto rinunciare alla terapia, alla salute ed al lavoro solo perchè il suo reddito non gli permetteva di pagare il conto alla Asl.
La solidarietà di altri pazienti, tramite l’ organizzazione di una sottoscrizione nazionale, è riuscita in quella circostanza a permettergli di pagare la fattura e quindi ricevere la sospirata cannabis medicinale, e lui sembrava aver ripreso fiducia in se stesso e nell’ umanità. Era di nuovo in grado ed impegnato a lavorare.
Alla successiva richiesta presentata dal medico alla Asl per tre mesi di Bedrocan, non c’è stato nulla da fare: quasi 2000 euro anticipati o niente.
Chiedere ad un paziente come Fabrizio di rinunciare alla cura che si è rivelata la più efficace, e di tornare senza una ragione plausibile ai suoi dolori e contrazioni muscolo-scheletriche, una forma di sadico menefreghismo orientato al profitto ai suoi occhi, si è ovviamente rivelato inutile.
Fabrizio non rinuncerà mai alla possibilità di non soffrire, e non capisce perchè mai dovrebbe subire conseguenze penali per questo. Non dà fastidio a nessuno, fa del bene a se stesso, chi si permette di entrargli in casa e sconquassare la vita sua e della madre pensionata, per questo? Se davvero vogliono impedire a Fabrizio di curarsi, dovranno tenerlo in carcere finchè vive.
Come è possibile che utilizzare i fiori femminili di una pianta come cura sia lecito se si hanno soldi per pagare ma porti al carcere se la stessa pianta la si coltiva per uso terapeutico personale? E’ vero, lo scorso 24 aprile la Cassazione ha stabilito che coltivare anche un solo germoglio di cannabis è reato penale, esponendo così anche gli auto-coltivatori casalinghi alle apocalittiche sanzioni previste dalla L.309 modificata in senso ultra-repressivo dalla 49/2006 di Fini e Giovanardi, smentendo così la giurisprudenza precedente che, tendendo ad equiparare la coltivazione per uso personale di poche piante al possesso per uso personale, di fatto escludeva la rilevanza penale di tale pratica.
Ma, l’ intervento della Corte di Cassazione non riguardava affatto l’ uso medico comprovato di tale pianta, su cui la Cassazione stessa non è stata mai chiamata ad esprimersi, nè il diritto sancito dall’ art.32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” .
La salute del cittadino è un diritto senza confini. Nell’atto costitutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è riconosciuta quale diritto fondamentale dell’Uomo:
“il godimento del miglior stato di salute raggiungibile costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche, condizione economica o sociale”.
Nel caso specifico di malati, il nostro ordinamento prevede che il fatto illecito (coltivazione) non venga considerato antigiuridico perchè, qualora sia accertato l’ uso terapeutico, il diritto alla salute ed alla vita sono considerati valori assoluti ed insuperabili;
Il Codice Penale, infatti, all’ art. 51 recita: “L’ esercizio di un diritto … esclude la punibilità”. Chi, nell’esercizio di un diritto legittimo, abbia a compiere atti o fatti che integrino una fattispecie preveduta dalla legge come reato, non può essere punito per questo.
Nel punire un paziente che fa uso terapeutico di cannabis come Fabrizio, poi, viene meno anche un’ altro aspetto costituzionale, quello dell’ art. 25 della Costituzione, cioè del ‘recupero del condannato’, che in teoria è una delle finalità della pena.
Come si può pretendere di mantenere forzatamente un cittadino in condizione di malattia o addirittura in carcere, rovinandogli la vita, allo scopo di recuperarlo da che?
Entro venerdì prossimo ci sarà l’ udienza di convalida, dove l’ avvocato chiederà che Fabrizio almeno torni a casa in attesa di presentare la documentazione medica. Vi terremo aggiornati. telegrammi cartoline e lettere si possono spedire a:
Fabrizio Pellegrini
era molto depresso questo periodo, e dopo questo bel regalo di compleanno è importante che non si senta solo.Sarebbe bello se ricevesse tanti messaggi di solidarietà, anche perchè così le autorità locali capirebbero che Fabrizio ha migliaia di amici che seguiranno da vicino la vicenda.
FABRIZIO LIBERO !
I Pazienti Impazienti Cannabis
roma@pazienticannabis.org
Fonte: aduc droghe
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tratto da: circolodellaliberta.it
“Vogliamo dire basta alla cultura della droga. E per farlo vogliamo introdurre nell’ordinamento una norma che impedisca di fare propaganda, anche indiretta, a tutte le droghe, comprese quelle cosiddette leggere”.
Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, in vista della manifestazione “Cannabis tipo forte 2008″, interamente dedicata al mondo della cannabis e in programma dal 30 maggio al 1 giugno a Bologna, a pochi giorni di distanza dal caso di Roma, dove un tossicodipendente ha investito con l’auto e ucciso due giovani fidanzati, e di Milano, dove i carabinieri hanno sgominato una banda di spacciatori adolescenti che al termine delle lezioni rifornivano i propri compagni di scuola. “È evidente che verso le droghe c’è una leggerezza preoccupante – ha spiegato Giovanardi – favorita negli ultimi anni da condizioni politiche e culturali che hanno fatto passare in secondo piano i danni irreversibili, e scientificamente dimostrati, che subisce chiunque faccia un uso precoce di stupefacenti”.
Proprio per questo motivo, “oltre a insistere su prevenzione e formazione, e ad avere invitato prefetti e questori a vigilare e attivarsi con determinazione per contrastare queste irresponsabili iniziative – ha proseguito il sottosegretario – ci impegneremo a trovare gli strumenti normativi più idonei per non permettere più che manifestazioni propagandistiche come la tre giorni sulla canapa a Bologna possano svolgersi liberamente. E lo faremo con il consenso dell’opinione pubblica, perché questi falsi profeti dello sballo non sono la maggioranza, ma solamente una minoranza rumorosa della popolazione”.
Quanto all’ipotesi di una maggiore severità nei confronti dei consumatori, Giovanardi ha spiegato che il decreto legge sulla sicurezza “ha inasprito le pene per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’influsso di sostanze psicotrope, e abolito la norma che sollevava dal penale chi si rifiutava di fare l’etilometro, introducendo dei deterrenti forti. Per il resto, l’intenzione è quella di mantenere la Fini-Giovanardi, che è una legge equilibrata per cui lo spacciatore va in carcere mentre il consumatore, che viene considerato una vittima, va incontro solo a sanzioni amministrative”.
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‘Una manifestazione che viola la legge non puo’ beneficiare di alcuna autorizzazione. Quello del ‘Cannabis tipo forte’ di Bologna e’ un evento diseducativo che qualcuno vorrebbe far passare per ’scientifico’. In realta’ si tratta di puro marketing a servizio del business della droga’. Lo afferma il deputato Udc Gianluca Galletti, che ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno per denunciare i contenuti della quarta mostra convegno ecotecnologica della cannabis medicinale e industriale ‘Cannabis tipo forte’ prevista al Palanord di Bologna a fine maggio.
‘Non e’ pensabile – sottolinea l’esponente centrista – che una struttura pubblica possa ospitare una mostra dai contenuti diseducativi, peraltro ideata da un medico-chirurgo gia’ per la seconda volta agli arresti domiciliari per coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Il Governo assuma tutte le iniziative del caso per contrastare la cultura dello sballo e ricordi, specie ai piu’ giovani e alla stessa amministrazione comunale di Bologna, che coltivare, produrre e detenere in Italia sostanze simili e’ ancora un reato’.
fonte: aduc.droghe
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Agosto 5, 2007
Jonas Elia*, Dany Belotherkovsky**
*dott. Jonas Elia, medico chirurgo specialista in pediatria e neuropsichiatria infantile.
** Belotherkovsky Dany, diplomato in Riflessologia ed in Medicina Omeopatica, attualmente studente nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi “La Sapienza” in Roma.
Le cause per cui si esplicita una malattia cardiovascolare sono molteplici e non tutte ancora ben chiare.
I principali fattori di rischio attualmente conosciuti consistono: alti livelli ematici di colesterolo non HDL (VLDL,IDL,LDL), basse livelli di HDL (colesterolo buono), aumento dei valori dei trigliceridi, ipertensione e sovrappeso.
Il possibile precoce sviluppo dell’ aterosclerosi può provocare eventi cardiaci, trombosi ed ictus cerebrali, mentre l’ipertensione ed il sovrappeso aumentano l’incidenza del diabete di tipo 2, che complica il quadro principale comportando l’incremento d’incidenza delle malattie cardiovascolari.
Si sospetta che possano esserci anche altre cause, in particolare di natura infettiva e la sclerosi (indurimento) della parete arteriosa che compare con l’avanzare dell’età.
Questi termini ormai sono diventati di uso quotidiano, visto che nell’arco della vita di quasi il 60 percento della popolazione, si manifestano sintomi di malattie cardiovascolari.
L’aterosclerosi è considerata una malattia infiammatoria cronica che ha origine dall’infiammazione delle parete interna (intima) dei vasi sanguigni; tale processo può creare le placche contenenti colesterolo, e insieme all’aggregazione piastrinica può quindi provocare l’ostruzione dei vasi – in particolar modo delle arterie coronarie che portano il sangue (e quindi l’ossigeno) al muscolo cardiaco (l’occlusione delle arterie coronarie è la prima causa di infarto cardiaco).
La terapia farmacologia attualmente offerta dalla medicina moderna consiste nell’uso di farmaci che abbassano i livelli ematici del colesterolo (statine), altri che diminuiscono la pressione sanguigna (Calcio-antagonisti e nitrati) e altri che sono farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS), come l’aspirina, che diminuiscono l’aggregazione piastrinica; di solito per protocollo si prescrivono tutti gli agenti farmacologici in dosi diverse (a secondo del quadro clinico) per combattere i principali fattori di rischio.
Il problema della terapia con questi farmaci sintetici è dato dagli effetti collaterali, abbastanza significativi e talora gravi: problemi della funzionalità epatica, miopatie (la cerivastatina è stata ritirata dal commercio nel 2001 proprio per questo), rallentamento del battito cardiaco e senso di affaticamento, problemi a livello gastrico, e molti altri ancora (leggere il foglio illustrativo per ogni farmaco).
Quindi, le soluzioni adottate dalla medicina moderna consistono nell’utilizzo di composti sintetici che inibiscono le attività enzimatiche o bloccano i recettori specifici, situazione in cui l’organismo cerca di superare gli ostacoli sintetici attraverso l’attivazione di vie metaboliche alternative, fatto che spiega l’aumento costante delle dosi dei farmaci nel tempo.
Da studi più recenti su esseri umani e su modelli animali, è risultato che la somministrazione dell’olio di semi di canapa:
* Abbassa i livelli ematici di colesterolo non HDL.³-4
* Abbassa i livelli ematici dei trigliceridi.³-4
* Diminuisce il grado di aggregazione piastrinica.6
* E cardioprotettiva dopo un danno al miocardio.
L’olio di canapa contiene1,7 componenti attivi come gli acidi grassi essenziali omega-3 e 6 che sono costituenti importanti ed essenziali delle membrane delle cellule che rivestono le pareti dei vasi sanguigni ed hanno il ruolo di mantenere la corretta funzionalità cellulare.
Il rapporto e la forma chimica di tali acidi grassi essenziali, permette all’organismo di metabolizzarli in composti piu attivi, per usarli come mediatori o ligandi specifici solo quando richiesto dall’omeostasi (equilibrio) senza però ostacolare o bloccare le vie metaboliche; oltre al fatto che l’olio di canapa contiene la vitamina E, i fitosteroli, il canabidiolo (CBD: canabinoide non psicoattivo), mircelene, clorofilla e molti altri composti naturali che funzionano in sinergia, aumentando gli effetti benefici.
Con l’uso quotidiano di olio di canapa possiamo prevenire in buon parte la progressione di aterosclerosi agendo direttamente sui fattori di rischio, mantenendo piu elastiche le pareti dei vasi senza avere gli effetti collaterali, se invece è già in atto la terapia con farmaci l’olio di canapa puo dare ulteriore miglioramento del quadro clinico, sempre consultando il medico curante.
Gli studi menzionati sopra sono a favore di tale concezione e siamo certi che in futuro studi simili e piu ampi confermeranno gli effetti benefici dell’olio di canapa sia nelle malattie cardiovascolari sia in altre patologie .
Bibliografia e Versione stampabile (PDF).
fonte: Modin
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UTILIZZO TERAPEUTICO DELLA CANNABIS NELLA MEDICINA ARABA
di Indalecio Lozano
Gli scienziati arabi spiegavano le proprietà curative della canapa secondo i principii della teoria degli umori tramandata dai greci. Come è noto, secondo questa teoria ogni erba medicinale possiede un temperamento specifico, determinato dai gradi di calore, umidità, freddo e secchezza. Inoltre, gli arabi accettavano in linea di massima l’opinione di Galeno sul potere riscaldante e rinsecchente del seme di canapa. Ciò nonostante, alcune autorità riverite avevano opinioni divergenti e spiegavano che i semi di canapa sono di natura fredda oppure una miscela di parti calde e fredde.8 Ancora maggiore è il disaccordo nella determinazione dei gradi di calore e secchezza della pianta dal momento che i medici arabi parlano di gradi che vanno dal primo al terzo. Non è però tanto strano visto che non potevano trovare informazioni in materia nelle opere di Galeno o Dioscoride e che il concetto di temperamento e relativi gradi non ammette una valutazione empirica paragonabile a quella dei metodi scientifici odierni.
Le parti della pianta più usate in terapia erano i semi e in minor misura le foglie. La preparazione variava a seconda della malattia, e si usavano l’olio ricavato dai semi e il succo estratto dalle foglie o dai semi verdi.
Veniva poi somministrata per uso topico in forma di pomata, per via nasale, orale, instillata nelle orecchie oppure ingerita in forma liquida o solida. È raro che siano citate le dosi specifiche del trattamento, anche se sembra che fosse usata di solito come semplice medicazione.
1. Trattamento delle infezioni auricolari
Il primo utilizzo terapeutico della canapa documentato nella letteratura araba risale ai secoli VIII-IX, agli anni di Yuhanna b. Masawayh (161-243/777-857), il quale sostiene che l’olio ricavato dal seme di canapa instillato nell’orecchio prosciuga l’“umidità” (rutuba) generata all’interno dell’organo, una proprietà che i medici successivi attribuiranno invece al succo dei semi medesimi. Negli stessi anni di Ibn Masawayh venivano tradotte in arabo le opere di Galeno e Dioscoride, da cui i medici arabi avrebbero imparato l’utilità del succo dei semi della canapa verde nel trattamento dei dolori auricolari causati dall’ostruzione del canale. In conformità a questa tradizione Ishaq b. Sulayman al-Isra’ili (morto dopo il 341/953 ) afferma che l’olio di semi di canapa seda il dolore all’orecchio causato dal “freddo” (bard) e dall’umidità nell’organo, e ci riferisce anche per la prima volta le sue doti fluidificanti per facilitare la liberazione del canale ostruito. Nel XII secolo il botanico di Malaga Ibn al-Baytar (morto nel 1248 ) prescrive l’olio di semi di canapa per curare i “gas” (rih) nell’orecchio. Un secolo dopo un altro andaluso, il poligrafo di Granada Lisan al-din b. al-Jatib (713-776/1313-1374) raccomanderà l’uso di questo olio misto a “galbano” (una resina aromatica giallognola estratta da alcune piante asiatiche della famiglia del sedano e del prezzemolo) per sedare il “dolore rovente” (al-waya al-harr) associato al tinnitus aurium. Verso la fine del XVI secolo Dawud al-Antaki (morto nel 1008/1599) parla del modo in cui le foglie della “canapa anatolica” (al-qinnab al-rumi), come la definisce, uccide i vermi entrati nell’orecchio, aggiungendo che queste foglie hanno proprietà evacuative, e se le si usa per imbottire l’orecchio ogni materia estranea in esso annidata sarà espulsa.
2. Vermicida e vermifugo
Le proprietà vermicide e vermifughe della pianta sono citate per la prima volta nella letteratura medica araba da Abu l-Hasan Isa b. Hakam, più noto come Masih al-Dimasqi (morto dopo il 225/840), il quale spiega che la canapa uccide i vermi (al-didan) che crescono nel corpo. Tra l’XI e il XII secolo l’autore anonimo dell’Umdat al-tabib sostiene che chiunque abbia i vermi nell’ano dovrebbe assumere i semi di canapa visto che i loro gusci si riempiranno di parassiti che saranno quindi espulsi con le feci. Due secoli dopo, il lessicografo Muhammad b. Yaqub al-Firuzabadi (729-817/1329-1415) afferma che i semi della pianta, se ingeriti o spalmati sul ventre sotto forma di unguento, uccideranno gli ascaridi (habb al-qar).
3. Trattamento delle infezioni della pelle
Ibn Masawayh ha anche il merito di essere stato il primo a parlare dell’utilità della canapa nel trattamento delle infezioni della pelle, sostenendo che si rivela utile quando si desidera rimuovere la forfora dalla testa e dalla barba, per il quale scopo consiglia di lavare la parte affetta con il succo ottenuto schiacciando le foglie della pianta. Comunque non era questa l’unica parte della pianta usata per questa terapia, e nel X e XI secolo Ibn Sina (370-428/980-1037) raccomanda allo stesso scopo l’olio dei semi. Tre secoli dopo, al-Firuzabadi sostiene che i semi sono utili per il trattamento della vitiligine (al-bahaq) e della lebbra (al-baras).
Per quanto riguarda la cura delle infezioni della pelle a metà tra la dermatologia e la cosmetica, dovremmo ricordare che al-Razi (251-313/865-925) è stato il primo a consigliare le foglie di canapa come sostituto dell’azadirajt (Melia azadirachta L.) per stimolare la crescita dei capelli. Le foglie dovrebbero essere messe a mollo in acqua prima di venire applicate alla radice dei capelli, come indicato da Yahya Ibn Yazla (morto nel 493/1100).
4. Depurativo
Le prime notizie sulle proprietà depurative della canapa risalgono al summenzionato al-Dimasqi, secondo il quale il succo dei semi di canapa somministrato per via nasale sarebbe un depurativo del cervello. Questo uso è citato anche da Tabit b. Qurra al-Harrani (219-288/834-901), che inserisce la canapa tra i semplici strumenti per la purificazione della porzione superiore del fegato dato che eliminerebbe le eventuali ostruzioni dell’organo. A questo scopo consiglia l’assunzione di semi di canapa con un metical di “ojimiel” (in spagnolo arcaico, indica una medicina con il miele).
5. Diuretico
La prima menzione delle proprietà diuretiche della canapa risale al IX secolo ed è dovuta a Ishaq b. Imran (morto nel 294/907), che anticipa di undici secoli le scoperte della farmacologia moderna. Secondo il già citato Ishaq b. Sulayman, questa proprietà dei semi della canapa sarebbe dovuta al suo potere riscaldante.
6. Antiepilettico
I medici e farmacisti arabi anticiparono di parecchi secoli anche le attuali scoperte riguardanti il potenziale terapeutico della canapa nel trattamento dell’epilessia. Sappiamo che tra il X e l’XI secolo esso è citato da Ali b. al-Abbas al-Mayusi (morto attorno al 400/1010), che per il trattamento di questo morbo consiglia la somministrazione per via nasale del succo estratto dalle foglie. Tuttavia nel Quattrocento al-Basri riporta nel suo Rahat al-arwah un caso (che sostiene di citare dall’al-Mansuri di al-Razi) in cui le foglie di canapa sono introdotte come rimedio pertinente la cura diretta dell’epilessia. Tuttavia, data la natura della fonte che riporta l’episodio, abbiamo motivo di dubitare dell’autenticità dell’attribuzione ad al-Razi.