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07 ottobre 2008
Il Governo potrebbe presto legalizzare la marijuana per uso terapeutico. La pianta, oggi usata dalle comunita’ indigene, potrebbe essere impiegata contro colesterolo, diabete, artriti. Non essendo legale, l’intenzione e’ di cambiare la legge.
Il ministero della Medicina Indigena vorrebbe che il Governo autorizzasse la coltivazione di 4 mila Kg l’anno per usarla nella medicina tradizionale. Il composto utilizzabile e’ una specie di burro quasi fluido.
La proposta e’ stata avanzata perche’ un crescente numero di esperti in medicina Ayurveda sostituisce quelli che praticano la medicina occidentale.
Questi medici usano la marijuana sequestrata dalla polizia, ma spesso e’ secca e non adatta. A loro serve quella fresca, in cui il “succo” e’ appena estratto
fonte: aduc salute
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Presto saranno pubblicati nella Phytotherapy Research i dati della ricerca che rivelano che l’estratto della pianta di cannabis da’ migliore sollievo ai dolori rispetto a quello fornito dai singoli componenti della pianta.
Per i ricercatori dell’universita’ di Milano, Dipartimento di farmacologia, sugli esperimenti compiuti su cavie l’efficacia dell’intera pianta si e’ rivelata maggiore. La somministrazione dei THC o CBD da’ minore effetto di quella dei componenti cannabinoidi multipli, insieme.
Due ricerche, autonome, hanno rivelato che l’inalazione della cannabis riduce significativamente il dolore provocato dall’Hiv, o quello delle lesioni al midollo spinale.
fonte: aduc droghe
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In accordo con i ricercatori dell’Università di Ottawa, Canada, l’uso di cannabinoidi può aiutare nel trattamento della perdita di appetito e nausea in pazienti affetti da epatite C sottoposti a cure con farmaci anti-virali. I dati dei pazienti affetti da epatite C che hanno ricevuto un trattamento con ribavirina ed interferone tra l’Agosto 2003 ed il Gennaio 2007, vengono rivisti. Dei 191 pazienti riconosciuti, 25 hanno ricevuto cannabinoidi e altri farmaci per via orale. Il trattamento con cannabinoidi è iniziato dopo tre settimane e mezzo dall’inizio del trattamento con antivirali. Il motivo dell’uso dei cannabinoidi è stato la perdita d’appetito (per il 72% del campione) e nausea (32%).
Il 64 % dei pazienti che hanno ricevuto cannabinoidi hanno manifestato un miglioramento nei sintomi. La media della perdita di peso prima della terapia era 4.5 kg. La perdita di peso si è stabilizzata dopo un mese dall’inizio del trattamento. La proporzione dei pazienti che hanno completato l’intera cura con anti-virali registrando un risultato positivo era maggiore nel campione trattato con cannabinoidi rispetto al gruppo di controllo.
(Fonte: Costiniuk CT, Mills E, Cooper CL. Evaluation of oral cannabinoid-containing medications for the management of interferon and ribavirin-induced anorexia, nausea and weight loss in patients treated for chronic hepatitis C virus. Can J Gastroenterol 2008;22(4):376-80.)
Fonte: iacm
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L’8 Aprile la GW Pharmaceuticals ha annunciato i risultati preliminari di uno studio di Fase III controllato con placebo del proprio estratto di cannabis “Sativex” su 339 pazienti con dolore centrale neuropatico dovuto a sclerosi multipla, i quali non avevano ottenuto risultati dalle esistenti terapie antidolorifiche. La principale conclusione dello studio è stata la proporzione dei pazienti il cui dolore fu ridotto di almeno il 30 per cento, come valutato su una scala numerica da 1 a 10. Il 50 per cento dei pazienti utilizzanti il Sativex ha sperimentato una riduzione del dolore di almeno il 30 per cento. Comunque, anche se la differenza fra il gruppo del Sativex e quello del placebo era fortemente in favore del Sativex, esso non è riuscito a raggiungere un significativo livello statistico a causa di una risposta inaspettatamente alta al placebo.
Dopo che furono annunciati i risultati negativi, le quotazioni della GW Pharmaceuticals persero più di un quarto del loro valore in un giorno. Questo studio è uno dei tre di Fase III sul Sativex eseguiti nel 2008, ciascuno dei quali mira a una diversa applicazione. L’altro studio EURopeo di Fase III per la spasticità della SM, richiesto l’anno scorso dal regolatore Britannico con lo scopo di raggiungere l’approvazione su questa applicazione, dovrebbe comunicare i risultati entro quest’anno. Stando al comunicato stampa la strategia di regolazione della GW è approvare la registrazione del Sativex per la spasticità da SM, in EURopa; e come antidolorifico nel cancro, negli Stati Uniti.
(Fonti: comunicato stampa della GW Pharmaceuticals del 8 Aprile
2008, Independent del 9 Aprile 2008 )
Fonte: iacm
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I ricercatori di Berlino, Germania, hanno riportato all’American Journal of Psychiatry, due casi di disordine ossessivo-compulsivo trattati con successo con THC orale. Entrambi i pazienti, una donna di 38 anni ed un uomo di 36, erano refrattari ai trattamenti convenzionali quali neurolettici ed antidepressivi. Dopo che il primo paziente informò i medici che fumare la cannabis alleviava i suoi sintomi, furono aggiunti al trattamento con clomipramina, 10 mg di THC tre volte al giorno, il che portò in soli 10 giorni ad una significativa diminuzione dei sintomi.
Il secondo paziente ricevette dronabinol, che fu gradualmente aumentato fino alla dose di 10 mg THC due volte al giorno, sempre in aggiunta al piano terapeutico seguito. Una significativa riduzione dei sintomi fu osservata nelle successive due settimane. Il disordine ossessivo-compulsivo è un disturbo psichiatrico da ansia, di solito caratterizzato da pensieri ossessivi, stressanti, intrusivi e legati a gesti compulsivi (compiti o “rituali”) con i quali cercare di neutralizzare l’ossessione. Molti pazienti non rispondono bene alle terapie convenzionali che inoltre possono portare a seri effetti collaterali. Basandosi sull’osservazione che il THC è efficace nel trattamento dei tic della Sindrome di Tourette e sull’osservazione che la Sindrome di Tourette possa essere geneticamente collegata ad un disordine ossessivo-compulsivo, i ricercatori hanno ipotizzato che il THC possa ridurre anche questi sintomi.
Il breve articolo (una lettera all’editore) è disponibile su:
<ajp.psychiatryonline.org/cgi/content/full/165/4/536?maxtosh>
(Fonti: Schindler F, Anghelescu I, Regen F, Jockers-Scherubl M. Improvement in refractory obsessive compulsive disorder with dronabinol. Am J Psychiatry. 2008 Apr;165(4):536-7.)
Fonte: iacm
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Il 9 Aprile il governo della Catalogna ha pubblicato i risultati positivi del suo programma pilota per valutare il Sativex, estratto di cannabis – per via orale, come terapia su vari gruppi di pazienti.
Secondo la documentazione quasi la metà dei pazienti che hanno ricevuto il Sativex hanno risposto bene confermando il miglioramento dei loro sintomi. Un totale di 207 pazienti con le seguenti indicazione terapeutiche sono stati inclusi nello studio: 32 con dolore neuropatico dovuto a sclerosi multipla; 54 con spasticità dovuta a SM; 47 con dolore neuropatico dovuto a diverse condizioni mediche (diverse da SM); 41 con diagnosi di sindrome anoressia-cachessia dovuta a tumore o AIDS; 33 con nausea e vomito dovuta a trattamento chemioterapico.
Il programma pilota cominciò nel Gennaio 2006 su ordine del Capo del Dipartimento della Sanità Catalano e terminò nel Dicembre 2007. Il progetto ha visto la partecipazione di oltre 40 medici in 6 ospedali dell’area di Barcellona. Secondo Marina Geli, il Capo del Dipartimento della Sanità Catalano, nel caso di pazienti affetti da anoressia-cachessia associata ad AIDS, oltre il 53 per cento di essi ha riacquistato l’appetito. Il numero di pazienti presenti nel programma ed affetti da sclerosi multipla passati da dolori intollerabili a sopportabili è passato dal 66 per cento al 35 per cento.
Ulteriori notizie su:
<production.investis.com/gwp/pressreleases/currentpress/20>;
<www.420magazine.com/forums/international-cannabis>;-
(Fonti: Conferenza Stampa della GW Pharmaceuticals del 9 Aprile 2008,
www.420magazine.com <www.420magazine.com>; del 11 Aprile 2008 )
Fonte: iacm
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Per la seconda volta nel giro di sette mesi, gli elettori di Hailey, Idaho, sono chiamati ad approvare o a bocciare una normativa municipale di stampo antiproibizionista.
I punti principali sono due e vanno nello stesso senso: da una parte legalizzare l’uso dei derivati della canapa indiana a scopo terapeutico e dall’altra porre la lotta al narcotraffico all’ultimo posto tra gli obiettivi della polizia.
fonte: Aduc droghe
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Domenica scorsa, 29 giugno, c’è stata a Felina la Festa della Canapa: né morti né feriti, come avrebbe lasciato attendere la forte campagna di contrasto alla festa e come probabilmente qualcuno avrebbe sperato. Invece niente, tutto tranquillo sul fronte del Parco Tegge.
Abbiamo partecipato al dibattito che abbiamo trovato vivace, partecipato e sconclusionato ma interessante.
Interessante la relazione del dr Belotherkovsky sull’olio dal seme (esatte le proporzioni fra gli omega 3 e 6) anche se ha dovuto insistere, almeno tre volte, sul fatto che nei semi non c’è contenuto in thc. Thc (tetraidrocannabinolo) che è invece contenuto in massima parte nelle vescicole delle brattee degli ovai della pianta, insieme al cbd (cannabidiolo), come ha ben spiegato il ricercatore dell’ISCI Salvatore Casano nella sua bella relazione agronomica sulla canapa.
Interessanti le posizioni dell’ass.re provinciale Giuliano Spaggiari che ha spinto per un’agricoltura di nicchia al servizio di una filiera (purtroppo inesistente) sia sul tessile e sulla carta che sull’energia da biomasse non alimentari. Due nicchie di mercato interessanti sia per la canapa che per la ricostruzione/diversificazione dell’agricoltura montanara. Peccato che si ce ne renda conto adesso che sono finite le misure comunitarie a sostegno della reintroduzione della canapa da fibra.
Tranquillizzante il contributo farmacologico di Chiara Roni che con Paul Armentano ci ha ricordato che con la presenza sul mercato del Marinol (canapa sintetica) si è liberalizzata la vitamina C e si sono vietate le arance, tutto naturalmente a favore della grandi industrie farmaceutiche.
Valdesalici e Battini si sono battuti per la libertà: Valdesalici per la libertà di accesso alla canapa terapeutica dei malati di AIDS, di SLA e di tutti coloro che per ragioni compassionevoli meritano almeno un interesse antispastico, antidolorifico, anticonvulsivante,..
Battini per la limitazione del danno e la libertà di scelta, con l’invito a mettere la testa in ciò che si fa, perché siano evitati inutili rischi, perché ci si riappropri della propria salute privata e collettiva e si ritorni ad essere registi del proprio destino.
I relatori e il pubblico hanno avuto modo di esprimere il proprio punto di vista molto serenamente e, purtroppo, il contrasto evidente che si poteva sperare di accendere in modo da inasprire il confronto affinché si rendessero evidenti le parti, il contrasto e il confronto tra posizioni radicalmente diverse purtroppo non c’è stato e ce ne dispiaciamo perché sarebbe servito a rappresentare nella realtà ciò che si era svolto fino al giorno prima sul palcoscenico dei mezzi d’informazione.
I banchetti che hanno esposto i prodotti derivati dalla canapa: tessile,cosmetici,alimentari, hanno risposto con pazienza alle domande delle persone interessate ad uno sviluppo ambientale eco sostenibile.
Molto interessante la mostra degli oggetti antichi per la lavorazione e la dimostrazione di tessitura della canapa che ha punto nel vivo i ricordi dei meno giovani,riportandoli indietro nel tempo,quando la canapa rappresentava una fonte di sostentamento rispettata da tutti.
Sereno il clima esterno espositivo-musicale. Buona la birra. Troppo dolce il canapino, come al solito!
Lo staff “Festa della Canapa”
notizie correlate:
Fonte: Festa della Canapa
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2 luglio 2008
Pubblichiamo l’appello giuntoci da “Pazienti impazienti cannabis”:
Fabrizio Pellegrini, malato di artrite reumatoide in cura con la cannabis, è stato di nuovo arrestato e da lunedì sera si trova in carcere.
Per sette volte negli ultimi 7 anni la pubblica autorità ha perquisito la sua abitazione, ogni anno sequestrando qualche pianta di cannabis e una piccola quantità di erba già essiccata. Quest’ anno hanno scelto la sera del suo 40° compleanno per andarlo a trovare, sequestrargli le solite piantine e portarlo direttamente in carcere.
Che non sia uno spacciatore è evidente, nè in tutti questi anni è mai stato accusato di tale comportamento. Fabrizio è una risorsa per la sua comunità: diplomato al conservatorio in pianoforte (ha suonato alla settimana Mozartiana di Chieti, e da un anno è ancora in attesa del compenso pattuito) è anche un pittore di talento, che ha esposto in diverse mostre. E’ un artista sensibile, una persona fragile e minuta, un sognatore, ma nella sua città il suo talento gli permette a stento di sopravvivere, specialmente dal momento che ogni anno viene dipinto dai media locali come un criminale, il che nel lavoro non aiuta. E poi regolarmente per i vari lavoretti che gli richiedono non viene pagato, dovendo invece sostenere spese legali crescenti.
Così si è ritrovato col telefono staccato, niente connessione web nè soldi per ricaricare il suo cellulare, e le sue relazioni sociali si sono ancora ridotte. Il contrario di una vita da spacciatore, insomma.
Ma Fabrizio alla sua salute tiene moltissimo. L’ artrite reumatoide, per un musicista e un pittore è quanto di più invalidante e fastidioso si possa immaginare, e Fabrizio aveva scoperto da moltissimi anni che la cannabis gli elimina la rigidità ed i dolori delle articolazioni, così da poter lavorare in tranquillità.
Per questo, il suo medico nel 2006 gli aveva regolarmente prescritto il Bedrocan, i fiori di cannabis medicinale prodotti e commercializzati dal Ministero della Sanità d’ Olanda.
La procedura, basata sul D.M.11-2-97, si era rivelata lunga e complessa, essendo stati Fabrizio ed il suo medico i primi (e tuttora gli unici) a consegnare il modulo di richiesta d’ importazione per cannabinoidi alla Asl di Chieti, città che anche culturalmente non è certo una metropoli.
Alla fine, arrivata alla Asl l’ autorizzazione del ministero italiano per l’ importazione della sua medicina, la stessa chiedeva il pagamento anticipato del costo totale della pratica, quasi mille euro per un mese. La maggior parte delle Asl italiane fanno lo stesso (solo alcune forniscono il farmaco al paziente senza spese, con evidente disparità di trattamento anche all’ interno della stessa città), ma quella di Chieti si era impegnata verbalmente a far fronte alla spesa, dopo lettere e richieste in tal senso da parte di Fabrizio. Il quale non capiva proprio perchè alcune Asl consentivano ai malati di curarsi senza spese mentre lui, residente in Italia come gli altri, avrebbe dovuto rinunciare alla terapia, alla salute ed al lavoro solo perchè il suo reddito non gli permetteva di pagare il conto alla Asl.
La solidarietà di altri pazienti, tramite l’ organizzazione di una sottoscrizione nazionale, è riuscita in quella circostanza a permettergli di pagare la fattura e quindi ricevere la sospirata cannabis medicinale, e lui sembrava aver ripreso fiducia in se stesso e nell’ umanità. Era di nuovo in grado ed impegnato a lavorare.
Alla successiva richiesta presentata dal medico alla Asl per tre mesi di Bedrocan, non c’è stato nulla da fare: quasi 2000 euro anticipati o niente.
Chiedere ad un paziente come Fabrizio di rinunciare alla cura che si è rivelata la più efficace, e di tornare senza una ragione plausibile ai suoi dolori e contrazioni muscolo-scheletriche, una forma di sadico menefreghismo orientato al profitto ai suoi occhi, si è ovviamente rivelato inutile.
Fabrizio non rinuncerà mai alla possibilità di non soffrire, e non capisce perchè mai dovrebbe subire conseguenze penali per questo. Non dà fastidio a nessuno, fa del bene a se stesso, chi si permette di entrargli in casa e sconquassare la vita sua e della madre pensionata, per questo? Se davvero vogliono impedire a Fabrizio di curarsi, dovranno tenerlo in carcere finchè vive.
Come è possibile che utilizzare i fiori femminili di una pianta come cura sia lecito se si hanno soldi per pagare ma porti al carcere se la stessa pianta la si coltiva per uso terapeutico personale? E’ vero, lo scorso 24 aprile la Cassazione ha stabilito che coltivare anche un solo germoglio di cannabis è reato penale, esponendo così anche gli auto-coltivatori casalinghi alle apocalittiche sanzioni previste dalla L.309 modificata in senso ultra-repressivo dalla 49/2006 di Fini e Giovanardi, smentendo così la giurisprudenza precedente che, tendendo ad equiparare la coltivazione per uso personale di poche piante al possesso per uso personale, di fatto escludeva la rilevanza penale di tale pratica.
Ma, l’ intervento della Corte di Cassazione non riguardava affatto l’ uso medico comprovato di tale pianta, su cui la Cassazione stessa non è stata mai chiamata ad esprimersi, nè il diritto sancito dall’ art.32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” .
La salute del cittadino è un diritto senza confini. Nell’atto costitutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è riconosciuta quale diritto fondamentale dell’Uomo:
“il godimento del miglior stato di salute raggiungibile costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche, condizione economica o sociale”.
Nel caso specifico di malati, il nostro ordinamento prevede che il fatto illecito (coltivazione) non venga considerato antigiuridico perchè, qualora sia accertato l’ uso terapeutico, il diritto alla salute ed alla vita sono considerati valori assoluti ed insuperabili;
Il Codice Penale, infatti, all’ art. 51 recita: “L’ esercizio di un diritto … esclude la punibilità”. Chi, nell’esercizio di un diritto legittimo, abbia a compiere atti o fatti che integrino una fattispecie preveduta dalla legge come reato, non può essere punito per questo.
Nel punire un paziente che fa uso terapeutico di cannabis come Fabrizio, poi, viene meno anche un’ altro aspetto costituzionale, quello dell’ art. 25 della Costituzione, cioè del ‘recupero del condannato’, che in teoria è una delle finalità della pena.
Come si può pretendere di mantenere forzatamente un cittadino in condizione di malattia o addirittura in carcere, rovinandogli la vita, allo scopo di recuperarlo da che?
Entro venerdì prossimo ci sarà l’ udienza di convalida, dove l’ avvocato chiederà che Fabrizio almeno torni a casa in attesa di presentare la documentazione medica. Vi terremo aggiornati. telegrammi cartoline e lettere si possono spedire a:
Fabrizio Pellegrini
era molto depresso questo periodo, e dopo questo bel regalo di compleanno è importante che non si senta solo.Sarebbe bello se ricevesse tanti messaggi di solidarietà, anche perchè così le autorità locali capirebbero che Fabrizio ha migliaia di amici che seguiranno da vicino la vicenda.
FABRIZIO LIBERO !
I Pazienti Impazienti Cannabis
roma@pazienticannabis.org
Fonte: aduc droghe
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ALESSANDRA VIAZZI
Ho quasi 30 anni, sono laureata in psicologia e vorrei poter fare la coltivatrice. Di che cosa? Di cereali, verdure, legumi e cannabis. Le prime tre come nutrimento e l’ultima come medicina: mi ha permesso di risolvere un serio problema di salute. Circa nove anni fa ho scoperto questa meravigliosa pianta e il suo potere curativo. L’incontro con essa (peraltro del tutto casuale) lo devo ad un compagno di università che con altri amici mi offrì di fumare dell’erba raccolta nell’Orto Botanico di Torino. Proprio qualche settimana prima avevo preso la decisione di sospendere definitivamente l’assunzione di Gardenale (un barbiturico) che, ahimè, accompagnava la mia esistenza da 12 anni per un problema di epilessia. Avevo deciso di rischiare di avere delle crisi piuttosto che subire gli effetti collaterali che il farmaco mi causava. Circa un mese dopo l’episodio ebbi l’ultima crisi. Passarono poco più di 20 giorni ed ecco che mi si ripresenta l’occasione di fumare: nel paese di villeggiatura dove mi ero ritirata per studiare scoprii che quasi tutti i giovani fumavano hashish. Quella sostanza sconosciuta non mi creò nessun problema, anzi mi faceva stare bene, senza distorgliermi dai miei impegni. Non ne acquistai neanche un grammo, ma fumai tutti i giorni. Una volta tornata a Torino mi resi conto, con sorpresa, che anche nell’ambiente universitario era una pratica diffusa e ciò mi permise di continuare a fumare pressoché quotidianamente. Qualche mese dopo eccomi apparire davanti agli occhi un libricino di Giancarlo Arnao (Cannabis: uso e abuso, ed. Stampa alternativa) che mi illuminò sugli usi terapeutici e non della cannabis. Si parlava di epilessia, di barbiturici, di alcol, molte cose mi furono chiare, ma volli approfondire sia con la lettura di altri testi sia con medici e/o altri malati. Altri libri ne trovai, ma persone con cui confrontarmi nessuna: i tempi non erano maturi.Il mio primo anno di università si concluse con 7 esami sostenuti ed un netto miglioramento delle mie condizioni psicofisiche. I disturbi dovuti all’assunzione di Gardenale si manifestavano sia a livello fisico (cefalee fulminanti ogni due giorni, disturbi intestinali, compromissione del ritmo sonno-veglia, anemia, osteomalacia, attività del fegato e dei reni, etc…) sia a livello psicologico (la malattia era tenuta nascosta come una vergogna) e comportamentale (attacchi di ira e aggressività nei miei e negli altrui confronti, tolleranza estrema al dolore, assoluta inavvertenza dei pericoli per il mio corpo nonché profondi stati di apatia e depressione). Già dalla prima volta che lessi il foglietto illustrativo del Gardenale (1985) espressi la volontà di sospenderne l’assunzione, anzi lo feci di nascosto contro il parere medico. Ebbi una crisi, ma non mi rassegnai: abbassai la dose a 100 mg e feci i miei esperimenti. Mi resi conto che le crisi insorgevano esclusivamente durante il sonno e in coincidenza con il ciclo mestruale. Sperimentai quindi l’assunzione di Gardenale solo pochi giorni al mese con eccellenti risultati (la media delle crisi non cambiò), fino alla decisione di smettere definitivamente.
In questi ultimi nove anni non sono mai tornata indietro, ma soprattutto non ho mai più avuto crisi, pochissime cefalee, il mio livello di aggressività è decisamente calato, e la mia parte creativa ha potuto emergere. Prima di un esame, di una partita a pallone (sono un discreto portiere) o di un qualsiasi evento importante riesco a ridurre l’ansia da prestazione e a dare il meglio se fumo. Riesco a dormire e a svegliarmi senza problemi (prima facevo fatica ad addormentarmi e soprattutto a svegliarmi autonomamente), ho imparato a prendermi cura di me stessa e a gestire il tono dell’umore.
Forse l’unico problema che mi si è posto in questi anni è il reperimento della sostanza. Ho avuto la fortuna di frequentare sempre o quasi persone che fumavano ludicamente e che mi hanno permesso di non dover investire dei capitali per accedere alla mia “terapia”. I prezzi al mercato nero sono proibitivi per uno studente e la qualità è tutta da verificare. L’autocoltivazione è punita penalmente come lo spaccio e quindi altrettanto rischiosa, ma la ritengo il modo più coraggioso ed educativo per riappropriarsi di una pianta che qualcuno ha deciso che doveva sparire dalla faccia della terra, e che adesso potrebbe essere rivalutata per un proficuo business e fatta diventare oggetto di brevetti e monopoli come molte altre piante e spezie con poteri curativi, senza dimenticarne il potenziale industriale e alimentare.
Ci sono moltissime altre persone che già beneficiano della cannabis e ancora di più che potrebbero trovare miglioramento utilizzandola terapeuticamente. Tutti coloro che quest’anno pianteranno anche un solo seme (per poi consegnarlo il 5 maggio) contribuiranno alla liberazione di questa pianta. La mia speranza è che si arrivi al più presto ad una soluzione e sono disposta a rischiare ancora perché non posso che essere grata a questa pianta e alle sue proprietà.
Negli ultimi mesi ho scoperto di non essere sola, di poter raccontare la mia storia senza sconvolgere nessuno, ma ricevendo solidarietà e comprensione da persone sconosciute o a cui avevo sempre nascosto che fumavo e dando ad altri “malati” la speranza di potersi curare con una sostanza del tutto naturale e priva dei molteplici effetti collaterali distruttivi che la maggior parte dei farmaci moderni possiede. Questi sono alcuni dei motivi per cui mi sono autodenunciata, ringrazio tutti coloro che sosterranno questa campagna e tutti i coltivatori consapevoli sparsi per il mondo. Un grazie particolare ai miei genitori che solo da un paio di mesi sono venuti a conoscenza della realtà, hanno accettato la mia “medicina” e non mi hanno in nessun modo osteggiato, anzi si stanno interessando ad una pianta che sicuramente i loro genitori conoscevano molto bene.
Fonte: fuoriluogo