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E’ esattamente quanto andiamo sostenendo da anni, e che abbiamo dettagliato il primo giorno della legislatura con due proposte di legge “gemelle” elaborate in collaborazione con l’Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori): una per legalizzare il consumo ed il commercio della cannabis, l’altra per proibire l’alcool ed il tabacco (1) Delle due l’una: o si prende atto che la politica proibizionista e repressiva non sta funzionando, legalizzando una sostanza come la cannabis; oppure si decide che il proibizionismo funziona e lo si applica fino in fondo, vietando sostanze infinitamente piu’ dannose come l’alcool ed il tabacco.
Quello che e’ certo e’ che oggi la strategia adottata contro le droghe e’ fortemente ambigua ed ipocrita. A fronte di zero morti causati dalla cannabis, l’alcool ed il tabacco producono ogni anno circa 130mila morti solo in Italia, oltre 5 milioni di decessi nel mondo. Nonostante cio’, si puo’ finire in carcere fino a 20 anni per il possesso di cannabis superiore a 0,5 grammi, mentre e’ possibile acquistare e consumare quantita’ illimitate di alcool e tabacco.
Legalizzando la cannabis:
- sarebbe eliminata una buona parte delle entrate su cui vivono le organizzazioni criminali che gestiscono i traffici;
- sarebbe possibile controllare la qualita’ della sostanza, evitando che i milioni di italiani che ne fanno uso fumino cannabis geneticamente modificata o peggio tagliata con altre sostanze sconosciute e talvolta letali (vedi il caso del giovane di Torino, il cui spinello conteneva crack cocaina).
- sarebbe separato il mercato della cannabis da quello delle droghe pesanti, evitando il facile contatto degli spacciatori coi milioni di giovani loro “clienti”, a cui vendere prodotti piu’ lucrosi perche’ creano dipendenza, tipo cocaina ed eroina.
(1) I nostri disegni di legge:
- legalizzazione cannabis: http://www.aduc.it/dyn/parlamento/arti.php?id=235099
* senatori Radicali- Partito Democratico
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02 agosto 2008
L’Italia e’ un paese che ha bisogno dei giovani, ai quali pero’ vanno dati nuovi strumenti e, soprattutto, nuovi spazi di aggregazione, lontani dalla cultura dello ’sballo’, che mettano al bando alcol, droga e violenza. Questo il senso del Ddl di riconoscimento e sostegno alle comunita’ giovanili, approvato ieri dal Consiglio dei ministri su proposta di Giorgia Meloni, che prevede anche la creazione di un ‘fondo’ ad hoc da 5 milioni all’anno e di un ‘Osservatorio’ nazionale e di un registro delle comunita’ giovanili. Iniziativa che ha avuto l’avvallo del premier Silvio Berlusconi, che ha parlato di ‘proposte che hanno tutte il marchio dell’innovazione’: ‘c’e’ bisogno in tante citta’ di questo, spero che ci sia una risposta entusiastica’.
‘Le comunita’ – ha spiegato il ministro della Gioventu’ – sono spazi di aggregazione dedicati ai giovani e organizzati da giovani che non abbiano superato i 35 anni. Luoghi reali nei quali sia possibile navigare in internet, leggere giornali, fare musica, teatro, cinema, sport, pittura, fotografia, poesia, ma anche riscoprire i saperi tradizionali. Spazi nei quali organizzare convegni, corsi, laboratori e dove maturare relazioni, attitudini personali e vocazioni’.
Il Ddl, composto da nove articoli, e’ finalizzato a promuovere la nascita di nuove comunita’ nonche’ a consolidare quelle gia’ esistenti, anche attraverso scambi altre realta’ nazionali e internazionali, con particolare riguardo allo sviluppo della comune identita’ culturale italiana e europea. I requisiti essenziali sono: perfetta democraticita’ nell’accesso alle cariche, la trasparenza del bilancio, assenza di qualunque discriminazione al loro interno. Nello statuto, inoltre, deve essere espressamente previsto ‘l’impegno degli associati a impedire, all’interno della comunita’ giovanile o in prossimita’ di essa, ogni forma di discriminazione o violenza, ovvero di promozione o esercizio di attivita’ illegali nonche’ l’uso di sostanze stupefacenti o l’abuso di alcool’.
‘Le Comunita’ – ha spiegato Meloni – vengono promosse con pochi vincoli statutari, in particolare assenza di qualunque tipo di discriminazione. Vincoli essenziali per iscriversi al registro nazionale istituito presso il dipartimento della Gioventu’ e conseguentemente per usufruire dei contributi del fondo comunita’ giovanili, la cui dotazione e’ di 5 milioni di euro l’anno’. ‘Il Ddl prevede anche la nascita dell’Osservatorio nazionale sulle Comunita’ giovanili, istituito presso la presidenza del Consiglio, che ha il compito di promuovere e valorizzare il ruolo di sviluppo e integrazione sociale svolto dalle comunita’. L’obiettivo e’ offrire alle giovani generazioni degli spazi che rappresentino un’alternativa alla noia e al disimpegno, che spesso sono alla base di fenomeni di disagio, soprattutto nelle periferie delle grandi citta’ metropolitane e in alcune realta’ del meridione’. Sul provvedimento sara’ acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni.
fonte: aduc droghe
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30 luglio 2008
In Europa, le abitudini di consumo di droghe e alcol “ad alti livelli” da parte dei giovani incrementano le pratiche sessuali non sicure e “senza precuazioni”, rileva un’indagine condotta per la Rete europea di ricerca e prevenzione dei problemi dei giovani (IREFREA).
Allo studio hanno partecipato oltre 1.300 persone tra i 16 e i 35 anni di nove Stati, che hanno riconosciuto come l’assunzione di alcol e determinate droghe li porti ad “alterare le proprie decisioni” e ad avere rapporti sessuali “di cui dopo si pentono”. Malgrado cio’, il 28,6% degli intervistati ammette di bere alcol perche’ “facilita il contatto con un possibile partner sessuale”, mentre un consumatore di cocaina su quattro la usa “per prolungare il rapporto sessuale”, ha spiegato una delle autrici dello studio, Montse Juan, in dichiarazioni al Servizio d’informazione e notizie scientifiche (SINC) raccolte da Europa Press.
I ricercatori hanno trovato un legame tra consumo di droghe e sessualita’ in eta’ precoce: l’uso di alcol, cannabis, cocaina ed ecstasy prima dei sedici anni e’ infatti associato al fatto d’aver avuto rapporti sessuali prima di quell’eta’. Inoltre, il consumo di droghe dei partecipanti all’indagine si lega con l’avere piu’ partner sessuali. E’ emerso che, negli ultimi dodici mesi, i consumatori abituali di cocaina hanno avuto cinque volte piu’ probabilita’ d’avere cinque o piu’ compagni sessuali o d’aver “pagato per fare sesso”, ha spiegato l’esperta.
Di fronte a questi dati, gli autori concludono che si devono proporre programmi e strategie preventive, e continuare ad analizzare l’assunzione di droghe connessa agli aspetti sociali, psicologici e fisici legati alla sessualita’, partendo dall’esperienza viva dei giovani.
fonte: aduc droghe
Nonostante l’alcool causi il 30-50% degli incidenti stradali, si potra’ berlo (basta non essere alcolizzati) ed ottenere ugualmente la patente.
Tolleranza zero, invece, verso qualsiasi sostanza illegale. Bastera’ anche uno spinello fumato mesi prima per fallire l’esame di idoneita’ per la patente.
Lo precisa il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza Consiglio dei Ministri, che chiede “la collaborazione di tutti”.
“La sperimentazione proposta -si spiega nella nota di Palazzo Chigi- punta a valutare scientificamente se introducendo test tossicologici al momento della richiesta della patente di guida, si possa ridurre il numero di persone che ottengono la patente di guida (sia di motocicli che di auto) e utilizzano sostanze stupefacenti o abusano di alcol.
Il codice della strada prevede gia’ che per ottenere tale abilitazione debbano sussistere tutte le condizioni mediche e psichiche che connotino una idoneita’ alla guida e che queste debbano essere regolarmente certificate da personale medico abilitato a tale scopo.
Nulla di sorprendente quindi se non che per rilasciare tale certificazione si vuole introdurre una maggior attenzione e rigore nel formulare tale giudizio di idoneita’ utilizzando strumenti diagnostici, che gia’ il medico potrebbe utilizzare se volesse approfondire dubbi o sospetti, anche tramite la commissione patenti”.
“Inoltre, che una persona che utilizza droghe o abusa di alcol, anche occasionalmente, possa essere definita ‘non idonea’ a condurre automezzi, crediamo sia fuori discussione stante le leggi attuali ma anche semplicemente il buon senso.
L’utilita’ dell’introduzione dell’uso di esami tossicologici al momento della visita di idoneita’ alla guida non sta solo nell’individuare le persone positive ma anche e soprattutto nello scoraggiare anticipatamente quelle persone che usano, anche occasionalmente, droghe o abusano di alcol, a presentarsi a tali esami, senza aver interrotto prima di richiedere l’abilitazione alla guida tale comportamento a rischio per la propria ed altrui salute”.
“Per quanto riguarda l’avviso ai genitori di condizioni di rischio individuate dai sanitari in persone minorenni esso non solo e’ opportuno ma doveroso nei confronti di chi esercita la potesta’ genitoriale ed e’ chiamato a provvedere obbligatoriamente provvedere alla tutela della salute dei figli.
Il medico non potra’ sottrarsi quindi, per i minorenni, dal comunicare ai loro genitori il rischio salute (sia fisica che psichica) che tali ragazzi corrono nell’usare droghe (anche occasionalmente) o nell’abusare di alcol”.
“Si specifica, inoltre, che questa iniziativa, di tipo sperimentale, andra’ ad affiancarsi ad altre iniziative (gia’ sperimentate con successo) di intensificare i controlli sulle strade pero’ con metodiche piu’ efficienti e sofisticate al fine di rendere piu’ efficaci le azioni delle forze dell’ordine soprattutto nei controlli notturni.
Ben vengano comunque tutti i contributi, anche quelli particolarmente critici per migliorare il protocollo di intervento”, conclude la nota.
fonte: Aduc droghe
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Prevista la revoca della patente, la confisca del veicolo e l’arresto fino a un anno. E’ la Polizia di Stato a ricordare, sul proprio sito ufficiale www.poliziadistato.it, le modifiche al codice della strada contenute nel decreto legge che fa parte del pacchetto sicurezza approvato dal Governo.
‘Nell’attesa di essere convertite in legge dal Parlamento (ci sono 60 giorni di tempo) le nuove norme sono comunque in vigore dal 27 maggio.Nello specifico: per chi guida con un tasso alcolico tra 0,8 e 1,5 grammi per litro si prevede l’arresto fino a 6 mesi, la sospensione della patente per un periodo di tempo compreso fra 6 mesi e 1 anno e un’ammenda da 800 a 3.200 euro. Chi supera anche il limite di 1,5 g/l -rileva la Polizia- puo’ stare in carcere pure per un anno, pagare una multa fino a 6.000 euro e in piu’ gli viene confiscata l’auto’.
Rifiutare di sottoporsi al test ‘comporta la multa da 1.500 a 6.000 euro e l’arresto da 3 mesi a 1 anno. Il pacchetto sicurezza inserisce anche alcune modifiche al codice penale in tema di omicidio colposo e lesioni colpose, elevando da 5 a 6 anni il massimo della pena detentiva, nel caso di omicidi commessi violando le norme sulla circolazione stradale (da 12 a 15 anni se muoiono piu’ persone). Viene innalzata la pena per chi, dopo aver provocato un incidente, non si ferma o non presta soccorso: da 6 mesi a 3 anni di reclusione per chi non si ferma, da 1 a 3 anni per chi non presta soccorso’.
Se una persona provoca un incidente stradale sotto effetto di alcool o droga ‘le sanzioni previste dal codice della strada (articoli 186 e 187 ) sono raddoppiate. Inoltre -continua la Polizia sul suo sito ufficiale- se lo stato di alterazione e’ provocato da un tasso alcolemico superiore a 1,5 gr/l o per l’uso di sostanze stupefacenti, sono in vigore specifiche sanzioni per i reati di omicidio colposo (reclusione da 3 a 10 anni) lesioni colpose gravi (e’ prevista la reclusione da 6 mesi a 2 anni) lesioni colpose gravissime (reclusione da 1 anno e 6 mesi fino a 4 anni). In piu’, con la sentenza di condanna, il giudice dispone il fermo amministrativo del veicolo per 90 giorni’.
Sono stati 10.942 i controlli effettuati sulle strade italiane nei due weekend seguiti all’entrata in vigore delle misure contenute nel decreto legge che compone il ‘pacchetto sicurezza’. Le cifre relative alle verifiche delle forze dell’ordine fanno registrare una percentuale dell’8,58% di automobilisti trovati positivi ai test per verificare i casi di guida in stato di ebbrezza.
Nel corso dei servizi di prevenzione e contrasto delle ’stragi del sabato sera’ effettuati dalla Polizia stradale e dai Carabinieri nei due fine settimana seguiti all’approvazione del decreto, altri 33 automobilisti sono stati scoperti alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Sono stati in tutto 162 i veicoli sequestrati ai fini della confisca dalle forze dell’ordine.
In tema di sicurezza stradale, ‘Non ti bere la vita. Esci con Bob’ e’ una delle iniziative di maggior successo della Polizia Stradale. All’ingresso delle discoteche viene consegnato un braccialetto di gomma blu. Il ragazzo e’ scelto dal proprio gruppo come la persona che non berra’ alcolici per tutta la serata. Il Bob di turno, mantenendo il suo impegno, potra’ guidare l’auto in modo sicuro, riaccompagnare gli amici a casa e ricevere in premio una maglietta.
‘Non berti la vita!’: questo lo slogan dell’iniziativa realizzata dalla Polizia di Stato insieme alla Fondazione Ania per la sicurezza stradale e al Silb (associazione degli imprenditori dei locali da ballo) che ha l’obiettivo di combattere la guida in stato di ebbrezza. Lo scopo e’ soprattutto quello di prevenire gli incidenti causati dall’alcol che secondo le stime dell’istituto superiore di Sanita’ costituiscono il 30 per cento degli incidenti gravi.
Favorire comportamenti piu’ corretti alla guida da parte dei giovani consente di lavorare sul futuro, cercando di far capire ai giovani che e’ possibile divertirsi senza rischiare. Al termine della campagna 2006 ai ragazzi risultati negativi alla prova dell’etilometro sono stati consegnati oltre 3600 ingressi omaggio per le discoteche.
‘In generale dopo aver bevuto qualcosa di alcolico le persone tendono a sentirsi comunque perfettamente in grado di guidare, ma non e’ cosi’. I sintomi che esprime chi ha nel sangue 0,5 grammi/litro sono sicuramente poco evidenti rispetto a chi ne ha 0,8 ma in entrambi i casi comunque il sistema centrale nervoso risulta compromesso o alterato. Studi scientifici -si legge sulle pagine web istituzionali della Polizia- dimostrano infatti che una percentuale anche piccola di alcol nel sangue rallenta i riflessi e dunque i tempi di reazione’.
‘Si riduce il campo visivo; diminuisce anche del 30/40 per cento la capacita’ di percezione degli stimoli sonori e luminosi e quindi la capacita’ di reazione cosi’ come la percezione del rischio.
Peso, sesso ed eta’ -fa notare la Polizia- influenzano il metabolismo dell’alcol e possono quindi anche essere determinanti nel raggiungimento o meno del limite previsto dalla legge’.
E’ comunque provato che 12 grammi di alcool, che comportano una concentrazione di 0,2 grammi di alcol nel sangue in una persona di circa 60 chili di peso a stomaco pieno, corrispondono in linea di massima a: 1 bicchiere da 125 ml di vino; 1 lattina da 330 ml di birra; 1 bicchierino da 40 ml di superalcolico; 1 bicchiere da 80 ml di aperitivo. ‘Per superare i limiti massimi -viene rilevato- dunque basta poco. Ancora meno per le donne, la cui costituzione fisica le rende piu’ vulnerabili all’alcool’.
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Archiviato in: News dall'Italia e dal mondo | Tag: alcol, botellon, danni, etanolo, spagna, tossicodipendenza, vino
L’attuale modello di consumo d’alcol tra i giovani puo’ provocare un deficit d’attenzione, una diminuzione della memoria e problemi d’apprendimento, ha spiegato la Consigliera per la Sanita’ e il Consumo di Valencia, Lourdes Bernal, inaugurando il primo incontro del ciclo “Dibattiti sulle tossicodipendenze”. E Consuelo Guerri, direttrice del laboratorio di patologia cellulare del Centro di Ricerche Principe Felipe, ha aperto il ciclo delle conferenze che si ripeteranno a cadenza trimestrale, con una relazione proprio sull’attuale consumo d’alcol. Davanti a una cinquantina di operatori a vario livello nel campo delle tossicodipendenze, la signora Guerri, biologa e ricercatrice in Spagna e Stati Uniti, ha spiegato che i giovani spagnoli copiano le modalita’ d’assunzione d’alcol dei Paesi anglosassoni, e che quel tipo di consumo nell’adolescenza “puo’ causare danni cerebrali irreversibili in una fase in cui il cervello e’ ancora in formazione”. Bere grandi quantita’ d’alcol in poche ore, senza accompagnarlo con del cibo -fenomeno noto come botellon-, e’ piu’ neurotossico di un’assunzione media prolungata, giacche’ aumenta a livelli molto alti il tasso alcolico nel sangue e nel cervello. I “picchi” d’etanolo possono essere molto rischiosi per i consumatori, soprattutto prima dei 21 anni, quando il cervello e’ ancora in fase di formazione. “I danni neuronali che si producono in questa tappa della maturazione e dello sviluppo sono irreversibili”, ha spiegato la biologa. Da esperimenti fatti, risulta che la maggiore neurotossicita’ dovuta all’assunzione concentrata di alcol si produce nelle regioni cerberali implicate nella memoria e nell’apprendimento (ippocampo e regione prefrontale), per cui gli adolescenti con quel modello di consumo possono avere problemi in ambito scolastico. La signora Guerri ha riconosciuto che un consumo moderato d’alcol puo’ avere effetti benefici nelle malattie cardiovasciolari, ma ha avvertito che l’abuso e le nuove modalita’ di consumo diffuse tra i giovani possono creare grossi problemi di dipendenza da alcol e altre droghe. Le dosi massime raccomandate per un consumo moderato sono 20-30 grammi al giorno (2-3 bicchieri di vino) per l’uomo e 10 grammi (un bicchiere) per la donna. Donne incinte, persone affette da epatopatie ed ex-alcolisti dovrebbero rinunciarvi completamente.
Nel corso del dibattito e’ stata ribadita la necessita’ d’informare i giovani sulle conseguenze di quel tipo di consumo, l’obbligo di condurre un’attivita’ preventiva efficace non solo nelle unita’ di prevenzione e centri d’assistenza, bensi’ anche in altri ambiti (medicina di base, pediatria, ginecologia) e la necessita’ d’individuare nuove strategie di prevenzione per rendere consapevoli, senza allarmare, di quel genere di consumo.
fonte: aduc.droghe
Archiviato in: News dall'Italia e dal mondo | Tag: alcol, canna, droga, droga leggera, droga pesante, Muccioli, San Patrignano, Squisito, superalcolici, tossicodipendenza, vino
di Pietro Yates Moretti
Per San Patrignano, indiscutibilmente un punto di riferimento dell’attuale politica sulle droghe, non esiste differenza fra droghe pesanti e droghe leggere. Una canna fumata per rilassarsi una tantum pone lo stesso rischio alla salute individuale e collettiva di una iniezione di eroina. Cosi’ come chi condivide uno spinello con un amico e’ da perseguire (per cessione di stupefacenti) alla stregua di uno spacciatore di eroina. Questa filosofia e’ stata fatta propria dalla legge attuale sulle droghe, la cosiddetta Fini-Giovanardi, che non distingue ai fini delle sanzioni, anche penali, il consumo o possesso di qualsiasi sostanza illegale, dalla cannabis all’eroina.
Indipendentemente dal giudizio che possiamo dare su questo approccio -il nostro e’ estremamente negativo- appare evidente che anche San Patrignano qualche eccezione alla regola la fa. E la fa per una sostanza che, ancorche’ legale, e’ oggi una delle piu’ letali al mondo, seconda solo al tabacco: l’alcool. Vediamo…
“Prodotti enogastronomici, vini pregiati, degustazioni, lezioni con chef stellati, convegni e l’ area ‘goodfood’ con le coltivazioni in alternativa alla droga sono protagonisti di ‘Squisito’, manifestazione inaugurata a San Patrignano e dedicata all’enogastronomia. ‘San Patrignano – dice Andrea Muccioli, responsabile della comunita’ – luogo di rieducazione e di recupero per i ragazzi non e’ un posto isolato, ma un luogo che dialoga col mondo. E ‘Squisito’ e’ un’occasione importante per raccontare questa realta’ e l’impegno dei ragazzi tutti direttamente coinvolti nella organizzazione di questo evento. ‘Squisito’ permette ad esperti del gusto e della gastronomia di confrontarsi con i ragazzi che stanno diventando professionisti nei vari comparti agroalimentari’. (Da un lancio dell’agenzia Ansa)
Ma il vino, si obietta, non e’ un superalcolico e lo si puo’ bere in maniera responsabile. Uhmmm… allora qualche differenza fra droga leggera e droga pesante c’e’. O no? Infatti, tutte le argomentazioni che comunemente vengono portate contro la legalizzazione della cannabis sono molto, ma molto piu’ calzanti nel caso del vino:
- dicono: la cannabis porta al consumo di sostanze piu’ pesanti. Anche il vino, specialmente perche’ la sostanza stupefacente in questo caso e’ la stessa identica dei superalcolici, anche se diluita.
- dicono: la cannabis e’ una sostanza che fa ’sballare’. Anche il vino. Provate a berne anche solo un bicchiere a stomaco vuoto
- dicono: la cannabis potrebbe creare dipendenza. Il vino la puo’ creare senza ombra di dubbio. Negli Stati Uniti un buon 15-20% degli alcolizzati lo e’ divenuto con birra e vino durante i party universitari.
- dicono: la cannabis potrebbe far male alla salute. Anche il vino, senza alcun dubbio
Chi fra voi lettori e’ contrario alla legalizzazione della cannabis e al contempo un appassionato degustatore di vini (lo e’ anche il sottoscritto, tempo e portafogli permettendo), non potra’ non aver pensato: tutto dipende dall’uso che se ne fa! Una cosa e’ bere un bicchiere di vino a cena, un’altra e’ sgolarsene tre bottiglie la mattina a colazione. E poi, solo una piccolissima parte di chi beve vino diventa un alcolizzato!
Siamo d’accordo, d’accordissimo. E’ una questione di uso ed abuso. Il problema e’ che queste (giustissime) affermazioni valgono anche per la cannabis. Chi fuma uno spinello non lo fa necessariamente per sballarsi, sfuggire alla realta’, per isolarsi dall’umanita’. Magari lo fa per rilassarsi alla fine della giornata, preferendola alla mezza bottiglia di vino che altri scelgono per lo stesso motivo. Cosi’ come solo una piccolissima parte di chi si fa una canna finisce nel tunnel della dipendenza da droghe pesanti. Basti pensare che secondo alcune stime, circa la meta’ dei giovani italiani ha provato la cannabis almeno qualche volta, ed un quarto di loro fuma spinelli con una qualche regolarita’. Davvero ci dobbiamo aspettare mezza generazione di eroinomani ed alcolizzati?
Quel che e’ sicuro e’ che oggi diversi produttori industriali di una sostanza alcolica come il vino vengono premiati da una comunita’ di recupero dalla tossicodipendenza. Al contrario, quello che si coltiva qualche piantina di cannabis sul terrazzo per uso esclusivamente personale, viene incarcerato e condannato ad una vita da ex galeotto.
Questa, anche per i piu’ ottusi, non puo’ non apparire per quello che e’: una incolmabile contraddizione. Contraddizione che ogni anno a San Patrignano si celebra in occasione di ‘Squisito’.
fonte: aduc.droghe
Archiviato in: Legge e uso personale | Tag: alcol, carcere, decreto legge 92, droga, Fini - Giovanardi, multa, polizia stradale, ritiro patente, sanzioni guida ubriaco, stupefacenti, ubriaco
di Giulio Manfredi *
Martedì 27 maggio, è entrato in vigore il Decreto Legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica.), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 122 del 26 maggio 2008.
L’art. 4 del decreto legge modifica per l’ennesima volta gli artt. 186 e 187 del Codice della Strada (D. Lgs. 285/92). Una parte delle modifiche è giusta, opportuna e noi radicali la chiedevamo dall’agosto scorso: è stata eliminata la possibilità per il guidatore ubriaco perso o strafatto di evitare il carcere semplicemente rifiutando di sottoporsi all’ accertamento delle sue condizioni da parte degli agenti della Polizia stradale; la pura e semplice sanzione amministrativa prevista in precedenza è stata ora trasformata in sanzione penale; il carcere era già previsto, ricordiamolo, per chi si sottoponeva al test ed risultava con un tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro (g/l) o risultava aver assunto sostanze stupefacenti.
Il decreto legge ha introdotto, però, una grave disparità di trattamento fra alterazione psico-fisica da alcool e alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti: mentre rispetto alla prima sia le sanzioni penali che amministrative aumentano all’aumentare del tasso alcolemico, per quanto riguarda l’assunzione di sostanze stupefacenti è indifferente il tipo di sostanza utilizzato e la quantità, e la pena prevista è quella massima comminata al guidatore ubriaco: arresto da tre mesi a un anno e ammenda da 1.500 a 6.000 euro.
In buona sostanza, il governo ha fatto di tutta l’erba un fascio, con grande coerenza, poiché la legge “Fini-Giovanardi” attualmente in vigore equipara tutte le sostanze stupefacenti; così facendo, però, ha aperto la strada ad auspicabili ricorsi in via incidentale, attraverso i tribunali, alla Corte Costituzionale per palese violazione dell’art. 3 della Costituzione (trattamento sanzionatorio uguale di situazioni palesemente dissimili).
* Giulio Manfredi e’ membro della Giunta di segreteria Radicali Italiani
fonte: aduc droghe
Archiviato in: Canapaterapia | Tag: alcol, canapa, cocaina, Freud, Gessa, oppio, proibizionisti, Tabacco
Cita Sigmund Freud, fra i primi a provare e studiare gli effetti della cocaina, per spiegare perche’ meriti il titolo di “regina delle droghe” e riesca a stregare in breve tempo chi ne fa uso: produce “una sensazione esilarante”, scriveva il fondatore della psicanalisi, e un’euforia durevole che non presenta alcuna differenza da quella di un individuo normale…innamorato”. Il farmacologo e neuroscienziato di fama mondiale Gian Luigi Gessa, professore emerito dell’universita’ di Cagliari e fino al 2003 direttore del centro d’eccellenza “Neurobiologia delle dipendenze” del ministero dell’Universita’ nell’ateneo cagliaritano, a 76 anni, ha sintetizzato in un libro di 134 pagine (edito da Rubbettino) “Cocaina”, le sue conoscenze su una droga che gli uomini consumano da 4.000 anni. Se gli si chiede se l’amore puo’ essere un antidoto alla cocaina, Gessa risponde senza esitazioni: “Assolutamente. L’amore, non dico per chi e per che cosa. L’amore in senso assoluto. Infatti, nelle comunita’ di recupero il segreto – quando riesce – e’ far innamorare gli ospiti di nuovo della vita. Addirittura far capire – questo e’ lo stimolo maggiore – che riescono a vivere se uccidono il drago e a vincere la droga”. Per studiare l’effetto delle droghe sul cervello degli uomini, Gessa ha disatteso – come ama ricordare anche nel suo libro – l’anatema di Cartesio “guai a chi pensa che l’anima delle bestie sia come quella dell’uomo” e si e’ servito dei ratti da laboratorio. Ma l’ha anche provata su di se’. Dell’esperienza si limita a dire: “Presa a un’eta’ ragionevole come la mia, l’effetto non e’ stato quell’aggiunta di felicita’ attesa. Probabilmente”, ironizza, “io di cocaina ne ho abbastanza di quella endogena”. “Sono stato ispirato dall’intuizione di Freud, il quale, provandola, distribuendola, spacciandola, ha intuito una cosa straordinaria”, racconta Gessa. ‘Mi da’ una felicita’, scriveva Freud, ‘che e’ indistinguibile da quella naturale’. Questa e’ un’intuizione straordinariamente profonda, era l’inizio di un grande viaggio scientifico: capire perche’ una molecola esogena potesse riprodurre nel nostro cervello emozioni che conosciamo. Freud ne ha dato alla fidanzata e agli amici. Ha detto anche una cosa che non ho citato nel libro: ‘Finalmente la felicita’ si puo’ spedire per posta’. Idea che ha preceduto di un secolo le attuali bustine.
“Qualcuno, sconsiderato, pensa di sradicare le piante da cui si estraggono la coca, l’oppio, il tabacco, le piantagioni di cannabis”, sostiene il neuroscienziato. “Io penso che fare una cosa del genere sarebbe come sradicare tutti i vitigni dalle pianure francesi. L’alcol e’ la droga piu’ pesante, secondo me. Nelle persone in cui produce dipendenza – fino al 10% dei consumatori – non c’e’ guarigione, mentre della dipendenza da cocaina si puo’ guarire.
C’e’ una specie di apologo, che voglio citare. I proibizionisti, non sapendo come fare per estirpare la cocaina, si rivolsero al Creatore, il Grande spacciatore, che rispose: ‘Abbiate fiducia, ci riusciremo. Magari non sara’ durante la mia esistenza’”.
“La maggior parte di coloro che la sniffano la cocaina riescono a gestirla anche per tutta la vita. Alcuni di questi diventano dipendenti, tossicomanici, addicted. Ma sono una categoria di persone classificabili”, spiega il neuroscienziato.
Chi e’ vulnerabile a diventare addicted? “Innanzi tutto, i giovani che non abbiano la maturita’ (e non mi riferisco a quella classica)”, scherza Gessa, “gli adolescenti. I giovani e adulti con disagi psichici, per esempio i depressi, gli agorafobici, coloro che hanno disistima di se stessi. Tutti quelli per i quali la cocaina ha un fascino irresistibile.
Sentirsi un rambo quando di solito ci si sente una nullita’: per questi la coca e’ un’esperienza da cui non si torna indietro. Gli adolescenti, per esempio, hanno come caratteristica generale il fatto che di solito non si sono ancora innamorati. Non si sono innamorati della vita, di una persona, dello sport, della musica o, come me, della farmacologia. Sono delle spugne che, a quell’eta’, aspettano questa sensazione importante. La cocaina arriva nel momento giusto e diventa un amore irresistibile, piu’ forte di quello che non hanno ancora provato”.
“Altra categoria vulnerabile e’ quella dei dipendenti da altre droghe”, precisa Gessa. “Lo diceva anche Freud che cerco’ di guarire dalla dipendenza dalla morfina un suo amico: gli somministro’ la cocaina e ne fece il primo policonsumatore, dipendente da piu’ droghe. Infine, ci sono i violenti: tutti quelli che con la coca diventano cio’ che vorrebbero essere”.
Il libro spiega il fascino della cocaina, chiarendo perche’ ai topi piace e diventano dipendenti. “Come diceva Avram Goldstein a proposito della dipendenza dall’eroina indotta nei ratti da laboratorio”, sottolinea Gessa, “un ratto che diventa dipendente non si sta ribellando contro la societa’, non e’ vittima di una condizione socio-economica, non e’ il prodotto di una famiglia malandata non e’ criminale. Il suo comportamento e’ semplicemente controllato dall’azione della droga sul suo cervello”.
“Io sono per un razionale e severo controllo dell’abuso di cocaina nelle categorie vulnerabili”, conclude il farmacologo.
“Per esempio, per i giovani. Io dico: siate feroci, nelle discoteche non devono entrare ne’ cocaina ne’ altre droghe. Ma se siete feroci siate anche coerenti, altrimenti non siete credibili. Per esempio, l’alcol e’ una droga piu’ pesante della cocaina. Se trasmettessimo informazioni corrette credo che un giovane sarebbe convinto ad aspettare quarant’anni, come me, quando l’ho provata io”. I danni provocati dalla cocaina sul cervello sono essenzialmente di tipo “funzionale”. “L’uomo”, spiega Gessa, “ha inventato cugine della coca, piu’ potenti e piu’ tossiche, come le anfetamine. Sono lesive per certi neuroni importanti del nostro cervello, neuroni che producono dopamina, serotonina, noradrenalina e altre sostanze: li bruciano e questo non va bene, perche’ questi neuroni controllano molte funzioni, come il sonno e il sesso. Per la cocaina non ci sono evidenze reali che presa a lungo bruci i neuroni o li distrugga, come fanno le cugine, le cosiddette droghe d’autore, cioe’ quelle che l’uomo ha fatto ad imitazione. Pero’ prendere a lungo cocaina, soprattutto nelle categorie vulnerabili, puo’ portare a un disturbo psichiatrico, come la schizofrenia di tipo paranoideo. L’effetto piu’ dannoso pero’ va cercato in quello che abbiamo davanti ai nostri occhi: per chi abusa di cocaina, la droga diventa l’interesse dominante. Uno non pensa che a questo. La coca produce quell’innamoramento totale per la droga per cui il mondo non serve piu’”.(Agi)
fonte: aduc droghe