Hempyreum’s Weblog


CANAPA NE’ MONTI UN SUCCESSO

Domenica scorsa, 29 giugno, c’è stata a Felina la Festa della Canapa: né morti né feriti, come avrebbe lasciato attendere la forte campagna di contrasto alla festa e come probabilmente qualcuno avrebbe sperato. Invece niente, tutto tranquillo sul fronte del Parco Tegge.

Abbiamo partecipato al dibattito che abbiamo trovato vivace, partecipato e sconclusionato ma interessante.
Interessante la relazione del dr Belotherkovsky sull’olio dal seme (esatte le proporzioni fra gli omega 3 e 6) anche se ha dovuto insistere, almeno tre volte, sul fatto che nei semi non c’è contenuto in thc. Thc (tetraidrocannabinolo) che è invece contenuto in massima parte nelle vescicole delle brattee degli ovai della pianta, insieme al cbd (cannabidiolo), come ha ben spiegato il ricercatore dell’ISCI Salvatore Casano nella sua bella relazione agronomica sulla canapa.
Interessanti le posizioni dell’ass.re provinciale Giuliano Spaggiari che ha spinto per un’agricoltura di nicchia al servizio di una filiera (purtroppo inesistente) sia sul tessile e sulla carta che sull’energia da biomasse non alimentari. Due nicchie di mercato interessanti sia per la canapa che per la ricostruzione/diversificazione dell’agricoltura montanara. Peccato che si ce ne renda conto adesso che sono finite le misure comunitarie a sostegno della reintroduzione della canapa da fibra.
Tranquillizzante il contributo farmacologico di Chiara Roni che con Paul Armentano ci ha ricordato che con la presenza sul mercato del Marinol (canapa sintetica) si è liberalizzata la vitamina C e si sono vietate le arance, tutto naturalmente a favore della grandi industrie farmaceutiche.
Valdesalici e Battini si sono battuti per la libertà: Valdesalici per la libertà di accesso alla canapa terapeutica dei malati di AIDS, di SLA e di tutti coloro che per ragioni compassionevoli meritano almeno un interesse antispastico, antidolorifico, anticonvulsivante,..
Battini per la limitazione del danno e la libertà di scelta, con l’invito a mettere la testa in ciò che si fa, perché siano evitati inutili rischi, perché ci si riappropri della propria salute privata e collettiva e si ritorni ad essere registi del proprio destino.

I relatori e il pubblico hanno avuto modo di esprimere il proprio punto di vista molto serenamente e, purtroppo, il contrasto evidente che si poteva sperare di accendere in modo da inasprire il confronto affinché si rendessero evidenti le parti, il contrasto e il confronto tra posizioni radicalmente diverse purtroppo non c’è stato e ce ne dispiaciamo perché sarebbe servito a rappresentare nella realtà ciò che si era svolto fino al giorno prima sul palcoscenico dei mezzi d’informazione.
I banchetti che hanno esposto i prodotti derivati dalla canapa: tessile,cosmetici,alimentari, hanno risposto con pazienza alle domande delle persone interessate ad uno sviluppo ambientale eco sostenibile.
Molto interessante la mostra degli oggetti antichi per la lavorazione e la dimostrazione di tessitura della canapa che ha punto nel vivo i ricordi dei meno giovani,riportandoli indietro nel tempo,quando la canapa rappresentava una fonte di sostentamento rispettata da tutti.

Sereno il clima esterno espositivo-musicale. Buona la birra. Troppo dolce il canapino, come al solito!

Lo staff “Festa della Canapa”

notizie correlate:

Festa della Canapa è polemica

Fonte: Festa della Canapa



Fuoriluogo è a una svolta…

Cari amici e amiche siamo giunti al bivio

Da Fuoriluogo, di Grazia Zuffa - 29 giugno 2008

Fuoriluogo è a una svolta. O riesce a fare il salto e a diventare punto di riferimento per un network sociale più ampio, al di là di Forum droghe. Oppure cessa di esistere, senza mezzi termini. Un poco come accade al manifesto, fatte le differenze. D’altronde non potrebbe essere diversamente, considerati i dodici anni di convivenza. Fuoriluogo è cresciuto e maturato, grazie a e insieme con il manifesto: è parte della storia del giornale.
Veniamo ai fatti. Il recente rilancio editoriale del quotidiano ci obbliga a ripensare la nostra collocazione all’interno. C’è anche un problema economico. Attualmente le spese di Fuoriluogo sono ripartite più o meno a metà. Forum droghe sostiene completamente i costi redazionali, di grafica e di impaginazione, quelli di carta e stampa sono a carico del manifesto. D’ora in poi, ci viene chiesto l’autofinanziamento completo.
Non è solo una questione economica, comunque assai rilevante per noi; è innanzitutto una questione politica. Troppe cose sono accadute e stanno accadendo sui temi che ci stanno a cuore, è inevitabile che anche Fuoriluogo vada ridiscusso. Pensiamo alla mancata abrogazione della legge Fini Giovanardi, su cui aveva puntato il movimento di riforma della politica della droga; fino al crescendo pauroso della “sicurezza” declinata come paura/esecrazione/odio dei tanti “altri da sé”. Certo, se Fuoriluogo chiudesse, verrebbe a mancare una delle poche voci che cercano di contrastare la deriva e che si sforzano di agganciare il discorso sulle droghe ai fatti, alle evidenze, alla ragione. Ma non possiamo nasconderci che una delle nostre idee forti – la sicurezza intesa come l’arte di “gettare i ponti” con l’altro/l’altra da sé, nocciolo vero della riduzione del danno – si è eclissata dalla scena politica ed è impallidita nelle coscienze dei cittadini. Così come una delle nostre sfide più ambiziose – saper parlare ai policy makers offrendo spunti e prospettive internazionali – è in larga parte caduta nel vuoto. È vero che anche la riflessione sulla sconfitta sarebbe più difficile senza uno strumento come il nostro, specie pensando alla preoccupante afasia dei soggetti che operano nel sociale. Sulle droghe la frantumazione si avverte ancora di più: il movimento della canapa quale “non-droga” tende a separarsi da quello per la riduzione del danno (buono solo per le droghe-droghe, si dice); nel mezzo l’allarme cocaina (un tempo droga a metà, oggi la droga per eccellenza), che conquista un po’ tutti. Così, da qualsiasi parte ti giri è sempre la Sostanza (buona o maledetta) al centro: che il rischio (ma anche il piacere) dipendano solo in parte dalla chimica è verità troppo complicata per i nostri giorni, parrebbe.
Una impasse di questa portata necessita di una risposta all’altezza. C’è bisogno di un nuovo strumento che, ben oltre le droghe, sappia creare collegamenti stretti con altri settori del sociale, oggi in sofferenza. Abbiamo sempre cercato di mantenere una panoramica ampia, fra penale e sociale: ne è riprova questo stesso numero in gran parte dedicato all’immigrazione e all’integrazione degli stranieri, in Europa e in Italia. Non sempre ci siamo riusciti però. In ogni modo, ci aspetta una verifica. Se ci saranno altri soggetti, gruppi, associazioni disposti a lavorare con noi (con idee, con uomini e donne nuovi e qualche fondo), allora Fuoriluogo potrà ripartire in autunno da un nuovo progetto editoriale. Altrimenti, non c’è spazio per lo “speriamo che me la cavo”. Il giornale è uscito per tanti anni grazie all’impegno volontario di una redazione compatta e di collaboratrici e collaboratori generosi. Per parte nostra, vogliamo lavorare ancora. Ma non dipende solo da noi.



EMCDDA diffonde uno studio con una prospettiva a suo dire liberale

l’EMCDDA diffonde uno studio con una prospettiva a suo dire liberale

giovedì 26 giugno 2008EMCDDA

L’EMCDDA, ovvero il Centro di monitoraggio sulle droghe della comunità europea, con sede a Lisbona, ha pubblicato ieri uno studio sull’uso di cannabis negli stati dell’Unione Europea. Settecento pagine in cui si tenta di rispondere ad una semplice domanda, da molti punti di vista: “come trovare informazione di qualità sull’uso di cannabis, tra la selva di studi ed opinioni che circolano sull’argomento?”.

Molto spazio è dedicato all’uso terapeutico della cannabis, mentre un capitolo approfondisce e descrive i mutamenti occorsi con l’allargamento dell’Unione nel 2005. Studi ed approfondimenti dedicati alle politiche, strategie e ai controlli legislativi sull’uso di cannabis da cui emerge che in Europa tra la popolazione adulta una persona su cinque ha fatto uso di marijuana o hashish e che “oltre 13 milioni di Europei ne ha fatto uso nel mese scorso”.

Lo studio sul campo non manca di fare il paragone tra i prezzi medi di un grammo di cannabis: da 1,4 euro in Spagna fino a 21,5 euro in Norvegia. Il rapporto sottolinea anche le disparità presenti tra i vari stati a livello legale: se nel 2000 il Portogallo ha allentato le sanzioni, altri paesi come Danimarca ed Italia hanno invece inasprito le loro leggi.

D’altronde, proprio in Danimarca si trova Christiania, il quartiere che secondo il magazine Time è una delle ultime comuni d’Europa, a Copenaghen. Lì c’era la celebre Pusher Street, chiusa definitivamente, con l’intervento delle forze dell’ordine, nel marzo 2004. “Questo capitolo è scritto con una prospettiva liberale” si legge nell’introduzione al capitolo del rapporto EMCDDA dedicato alle vicende di Christiania “allo scopo di illustrare come un inasprimento della legge possa trovare resistenza ad ogni tentativo di rompere una prestabilita tolleranza.

Il capitolo documenta gli sforzi considerevoli fatti per chiudere un mercato della droga stabilito da lunga data. Questi sforzi hanno avuto successo, anche se secondo l’autore è stata usata una mano troppo pesante e non sono stati raggiunti tutti i benefici sperati nel ridurre l’uso di cannabis”. Lo studio sulle cifre mercato delle droghe, basato soprattutto sui dati forniti dall’UNODC (United Nations Office on Drugs), dall’Interpol e dall’Organizzazione Mondiale delle dogane, rileva che la coltivazione mondiale di cannabis è cresciuta nel corso degli anni ‘90, e fino al 2004, al passo con la crescente domanda. L’Europa resta il mercato maggiore per i consumatori di resine di cannabis, grazie ai rifornimenti del Marocco, la cui importanza sta però decrescendo.

Nel complesso, lo studio dell’EMCDDA, pubblicato non a caso nella Giornata Internazionale dell’Unione Europea contro l’Abuso di Droghe e contro il Traffico Illecito, descrive la situazione attuale senza propendere né per la legalizzazione né per il ricorso a sanzioni più pesanti rispetto a quelle attualmente in vigore in molti paesi.

MANUELA PIEMONTE



La politica anti-droghe di Giovanardi
Giugno 26, 2008, 5:42 pm
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Droghe e diritti umani 25/06 Roma

Comunicato stampa: Droghe e diritti umani

Verso la revisione delle strategie Onu sulla droga: la sfida di Vienna 2009
in occasione della giornata mondiale sulla droga

Sala stampa del Senato
Roma, Corso Rinascimento
Mercoledì 25 giugno 2008, ore 11.30-12.30

Mercoledì 25 giugno si terrà presso la sala stampa del Senato (ore 11.30-12.30) un incontro sul tema Droghe e diritti umani. Verso la revisione delle strategie Onu sulla droga: la sfida di Vienna 2009.
Promuove l’incontro l’associazione Forum Droghe in collaborazione con i senatori radicali del gruppo Pd e con: Antigone; Arci; Cnca Lazio; Cgil nazionale, Dipartimento welfare e diritti; Comunità San Benedetto al Porto di Genova; Gruppo Abele; Itaca Europa; Lia; Parsec.
Per adesioni: Marina Impallomeni mimpallomeni@fuoriluogo.it Nel corso dell’incontro le associazioni promotrici presenteranno una piattaforma di riforma delle politiche internazionale sulle droghe che abbiano come fulcro il superamento delle violazioni dei diritti umani, ad iniziare dalla abolizione della pena di morte per reati di droga.

Quest’anno la giornata internazionale di contrasto alla droga cade infatti mentre è in corso il processo di valutazione del piano decennale antidroga delle Nazioni Unite, approvato nel 1998 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla droga a New York. Nel 2009, a Vienna, verrà lanciato il nuovo piano dell’Onu.

Interverranno:

Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo RC-Sinistra Europea; Stefano Anastasia, Forum Droghe; Rita Bernardini, Segretaria Radicali Italiani; Giuseppe Bortone, Cgil nazionale, Franco Corleone, Segretario Forum Droghe; Toni Dall’Olio, Gruppo Abele; Carlo De Angelis, Presidente Cnca Lazio; Patrizio Gonnella, Presidente Antigone; senatore Marco Perduca, Lia; Edo Polidori, Itaca Europa; senatrice Donatella Poretti, radicali-Pd; Fabio Scaltritti, Comunità S. Benedetto al Porto di Genova; Marco Solimano, Arci nazionale; Ingo Stockel, Parsec.

La piattaforma programmatica

La giornata internazionale del 2008 cade mentre è in corso il processo di valutazione del piano decennale antidroga delle Nazioni Unite, lanciato nel 1998 all’Assemblea Generale Onu sulla droga di New York. Il processo di valutazione è iniziato nel marzo 2008 nella sede Onu di Vienna e lì si concluderà nello stesso mese del 2009, alla presenza dei ministri e capi di governo di tutto il mondo.

E’ ormai chiaro che l’obiettivo, stabilito a New York, di “eliminare o almeno significativamente ridurre entro dieci anni” la produzione delle principali sostanze illegali, non è stato raggiunto e il mercato illegale delle droghe non ha subito contrazioni; emergono invece i danni di un approccio internazionale fortemente centrato sulla repressione delle coltivazioni, del traffico e del consumo anche a scapito di diritti umani fondamentali.

Come organizzazioni impegnate nella riforma della politica della droga e nella difesa dei diritti, poniamo al centro della ricorrenza internazionale del 2008 il tema dei diritti umani quale fulcro di nuove strategie sulla droga più razionali e umane.

Le attuali politiche antidroga violano i diritti umani con:

- La pena di morte per reati di droga. Nonostante diminuisca il numero degli stati che applicano la pena capitale, si è esteso il numero dei paesi che la applicano per reati di droga. Più di 30 paesi hanno la pena di morte per reati di droga, compreso il possesso. Negli anni recenti ci sono state esecuzioni per droga in Cina, Egitto, Indonesia, Iran, Kuwait, Malesia, Arabia Saudita, Singapore, Tailandia e Vietnam.

- L’eradicazione forzata delle coltivazioni illegali con l’impoverimento e l’abbandono dei terreni e delle case da parte di migliaia di contadini. Il piano antidroga lanciato a New York dieci anni fa, nello sforzo di “eliminare” le coltivazioni ha promosso strategie centrate sull’eradicazione forzata, costate miliardi di dollari, a scapito di programmi di sviluppo alternativo. E’ stato pagato un prezzo umano e sociale altissimo a fronte di risultati infimi: lo stesso rapporto ufficiale del direttore dello Unodc, Antonio Costa, presentato nel marzo 2008, riconosce che “la coltivazione di oppio e coca è rimasta largamente immutata nei dieci anni passati”.

- La criminalizzazione degli usi tradizionali di alcune sostanze nelle culture indigene. La persecuzione della secolare tradizione della masticazione della foglia di coca in Sud America costituisce una discriminazione delle minoranze e viola il loro diritto a preservare la loro identità culturale.

- La inadeguata difesa della salute dei consumatori. Se in molti paesi mancano o sono fortemente carenti programmi di scambio siringhe, altrettanto si può dire per la prevenzione delle overdose, mentre è spesso negato ai consumatori di droghe l’accesso alle cure per l’infezione da HIV. Più in generale, la stigmatizzazione e la criminalizzazione dei consumatori costituiscono un ostacolo a programmi efficaci di tutela della salute.

Tra gli obiettivi prioritari che il governo italiano dovrebbe sostenere al prossimo meeting Onu indichiamo:

- stabilire che la pena di morte per reati di droga è contraria alla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici.

- stabilire che la repressione dei reati di droga avvenga nel rispetto delle regole dello stato di diritto e della proporzionalità delle pene.

- porre fine all’eradicazione forzata e aumentare l’assistenza allo sviluppo. Promuovere programmi alternativi quali l’utilizzo della produzione di oppio afghana a scopo medico.

- rimuovere la foglia di coca dalla Tabella I della Convenzione internazionale sulle droghe narcotiche del 1961

- riequilibrare l’attenzione e le risorse finanziarie dalla legge penale alla tutela della salute. Questo obiettivo vale per tutti gli stati membri, compresa l’Europa e l’Italia. (Nel 2006, in Italia, i costi socio-sanitari sono stati di 1 miliardo e 743 milioni di euro, mentre la repressione penale ha assorbito quasi il doppio delle risorse, 2 miliardi e 798 milioni di euro).



Italia. Rinasce il Dipartimento antidroga
Giugno 17, 2008, 1:04 pm
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Rinasce il Dipartimento antidroga

Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento delle dipendenze di Verona, sara’ il direttore del nuovo Dipartimento antidroga che il governo Berlusconi vuole ripristinare dopo l’abolizione fatta dal precedente esecutivo.
Lo ha confermato all’agenzia Ansa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, che ha anche preannunciato che entro la fine di giugno presentera’ la Relazione annuale al Parlamento sulle dipendenze.
‘Ho scelto Serpelloni -ha spiegato Giovanardi- perche’ e’ un personaggio prestigioso, una persona di grandi competenze e di esperienza amministrativa’. Molto attivo sul fronte delle dipendenze, il 53.enne medico internista -che e’ anche direttore del Centro di medicina preventiva e del Reparto di Medicina delle Dipendenze/Alcologia della Ulss 20 di Verona- ha fra l’altro diretto un gruppo di studio internazionale sulle reazioni del cervello alle sostanze stupefacenti e coordina il progetto sperimentale di un sistema di allerta e risposta rapida contro il dilagare del consumo di droghe tra i giovani. Ha inoltre coordinato uno studio preliminare di fattibilita’ per la sperimentazione del ‘vaccino’ anti-cocaina.
Durante la scorsa legislatura, Serpelloni fu chiamato dal ministro Paolo Ferrero a far parte della Consulta degli esperti sulle tossicodipendenze del Ministero della Solidarieta’ Sociale, e dal ministro Livia Turco a far parte della Commissione consultiva in materia di dipendenze patologiche del Ministero della Salute. Con l’attuale governo, Serpelloni ha sicuramente in comune una netta presa di posizione rispetto alle droghe cosiddette ‘leggere’: ‘l’Italia -ha detto poco tempo fa- dovrebbe seguire l’esempio della Gran Bretagna e considerare la cannabis come droga altamente pericolosa’. E, ancora: ‘e’ necessario come istituzioni dare un messaggio chiaro e inequivocabile alle giovani generazioni sulle sostanze stupefacenti, che sono tutte tossiche per il nostro cervello e in grado di alterare anche permanentemente le normali funzioni psichiche della persona. Sulla base di questo si devono creare condizioni di tutela della salute dei cittadini, soprattutto se minorenni, che ne vietino esplicitamente l’uso e la circolazione’.
Serpelloni sara’ in un primo tempo a capo di una ’struttura di missione’, un organismo provvisorio -con le stesse funzioni del Dipartimento- previsto dal Decreto legislativo 303, la cui creazione richiede tempi meno lunghi rispetto all’istituzione del Dipartimento. La struttura di missione lascera’ poi il posto, appena possibile, al nuovo Dipartimento.

‘Aver scelto per un compito cosi’ importante, come la guida della struttura di coordinamento delle politiche sulla droga, un dirigente di una struttura pubblica, e’ un fatto rilevante’: cosi’ Alfio Lucchini, presidente di Federserd, la federazione del servizi pubblici delle dipendenze, commenta la notizia che il prossimo direttore del Dipartimento nazionale antidroga sara’ Giovanni Serpelloni.
‘Siamo certi - dice Lucchini - che Serpelloni sara’ in grado di valorizzare la realta’ e l’esperienza del Servizio pubblico e di intervento in una fase cosi’ delicata dell’azione antidroga’. Delicata perche’, spiega, in questo periodo sono in atto ‘cambiamenti importanti dei fenomeni che riguardano il consumo e le dipendenze, e che richiedono forti investimenti nel sistema di intervento, a cominciare proprio dai Sert’. E Serpelloni, che ’si e’ distinto per aver favorito la costituzione dei dipartimenti delle dipendenze come luoghi territoriali del trattamento e della cura, potra’ cercare di costruire le giuste sinergie per affrontare questi fenomeni’.
‘Nel momento in cui un professionista come lui assume un compito cosi’ rilevante - conclude Lucchini - sapra’ commisurare le attivita’, tenendo conto di tutte le opinioni. E Federserd sapra’ interloquire con il capo del nuovo Dipartimento nel modo piu’ costruttivo possibile’.

http://www.giovanniserpelloni.it/index.php?pa=2



Intervista a Martin Barriuso

INTERVISTA A MARTIN BARRIUSO

LE INTERVISTE DI TURKO®
audio Ascolta l’intervista a Martin Barriuso

Intervista e traduzione a cura di Andrea “Turko” Turchetti
Martin Barriuso
BOLOGNA, 31 maggio 2008 - Mi trovo a Bologna con Martin Barriuso, il Presidente della FAC (Federazione spagnola delle Associazioni della Cannabis), che gli utenti del nostro sito internet probabilmente già conoscono poiché abbiamo pubblicato alcuni articoli relativi alla sua attività in Spagna.

La prima domanda riguarda la situazione legislativa spagnola in materia di droghe.
In Spagna il Codice Penale, come in tutti i paesi europei, sanziona la produzione, il possesso e la cessione, quando sono a scopo di lucro, come reato di traffico di droga; la cannabis viene considerata dalla legge una droga a basso rischio, mentre le altre sostanze sono ritenute ad alto rischio. Per la cannabis le pene vanno da uno a tre anni di carcere (che di solito, se si è incensurati, non vengono scontati perché le condanne al di sotto dei due anni di detenzione non sono eseguite), mentre per le altre droghe le pene vanno dei tre ai nove anni di detenzione, che possono essere aumentati in caso di aggravanti quali l’ingente quantità, lo spaccio in locali pubblici o nei pressi di scuole. Con una condanna a tre anni si finisce in galera, e ci sono molti casi di persone che scontano tre o quattro anni di detenzione per una riga di eroina. Invece la produzione e il possesso che non siano destinati alla vendita, bensì al proprio consumo personale, non sono considerati reato; quando si tratta di possesso e consumo in luogo privato non è prevista alcuna sanzione (se per esempio veniamo accusati di spaccio dalla polizia perché ci viene sequestrata una pianta e poi, in sede processuale, l’accusa viene archiviata non viene comminata alcuna sanzione) ma solo il sequestro; mentre per il possesso e per il consumo in luogo pubblico è prevista una sanzione pecuniaria da 300 a 6.000 euro e la confisca della sostanza. Teoricamente vi sono limiti quantitativi (125 grammi di hashish, 625 grammi di marijuana, e mi sembra 5 grammi di eroina o di cocaina) al di sotto dei quali si presume si tratti di possesso ai fini di consumo, a meno che non ci siano prove o indizi di spaccio. Questa, più o meno, è la legislazione spagnola.

Un’altra domanda, sempre sulla legislazione spagnola: mi sembra che la legge deleghi un elevato grado di discrezionalità sia ai giudici che alle forze di polizia, no?
La legge è assai poco concreta. E di fatto è la Corte di Cassazione che ha determinato gran parte della casistica relativa al reato di traffico di droga: cos’è una droga pericolosa, cos’è una droga meno pericolosa, quali sono gli ingenti quantitativi al fine applicare le sanzioni corrispondenti, ed ha dovuto determinare anche i quantitativi per stabilire quando vi sia la semplice detenzione. Per cui adesso, per esempio, in Spagna non c’è un limite chiaro per la coltivazione della canapa; non si sa quante piante si possano possedere, ed è la polizia, molto spesso, che decide se effettuare un sequestro o meno quando trova una piantagione. Quindi, di fatto, i giudici hanno un enorme potere discrezionale nel determinare si vi sia o meno un reato di traffico, e perciò vengono emesse sentenze molte diverse fra loro che danno origine ad una notevole incertezza giuridica. Inoltre non essendoci un limite legale stabilito chiaramente, soprattutto per l’auto-coltivazione collettiva, le associazioni e i gruppi per la coltivazione personale non sanno mai ciò che potrà loro succedere. E per questo motivo ci sono stati diversi sequestri da parte della polizia nei confronti di club e di associazioni legalmente costituite che avevano una coltivazione privata, per poi alla fine vedere archiviato il caso, così come è accaduto a noi; ed anche se poi ci sono state restituite le piante che ci aveva sottratto la polizia, siamo rimasti senza marijuana perché dopo un anno e mezzo, chiuse in scatole di cartone, le piante erano rovinate.

Abbiamo letto ciò che vi è successo. È incredibile, anche perché c’è una perdita economica che nessuno tiene in considerazione.
Nel nostro caso, alla fine abbiamo vinto la causa, e ne siamo usciti giuridicamente rafforzati. Però in quattro siamo stati per due giorni in cella di isolamento, e abbiamo perso 17 chili e mezzo di marijuana - in base ai verbali della polizia – marijuana che essi stessi hanno valutato 6 mila euro al chilo, cosicché abbiamo perduto più di 100 mila euro.

Un’altra domanda riguarda la situazione dello stretto di Gibilterra (una zona molto problematica) e del traffico di hashish di cui il Marocco è un importante produttore.
Ebbene, ci sono sempre state accuse, che il Governo marocchino non ha potuto smentire, relative alle implicazioni delle autorità di quel paese per consentire la coltivazione ed il traffico su grande scala; e d’altra parte è chiaro, da molto tempo, come vi sia un elevato livello di corruzione fra le forze di polizia sia marocchine che spagnole e per questo motivo si lascia passare buona parte della produzione. Un’altra questione riguarda il fatto che lo Stretto di Gibilterra è un’area molto difficile da controllare; ci sono solo 14 chilometri fra Spagna e Marocco e moltissime imbarcazioni passano da lì e quindi è difficile controllare gli ingressi, per cui è ovvio che vi sia una notevole importazione di hashish. In Spagna, per molti anni, si trovava solo hashish marocchino; non si trovava hashish proveniente da altri paesi. Vi era un monopolio assoluto dell’hashish commerciale marocchino, ed era piuttosto sospetto che non arrivassero altri prodotti.

Adesso vorrei parlare più nello specifico di questioni strettamente politiche. Nel nostro sito internet abbiamo pubblicato articoli in cui il Psoe (Partito Socialista spagnolo) non ne esce molto bene relativamente alle politiche sulle droghe e ad una possibile legalizzazione. In questi quattro anni di governo socialista abbiamo visto cosa è accaduto e vorrei una tua opinione sui prossimi quattro anni del Governo Zapatero.
Il bilancio dei primi quattro anni del governo socialista è totalmente negativo rispetto alle politiche sulle droghe. La campagna della Piattaforma Nazionale sulle Droghe è stata la stessa, allarmista e irrazionale, di quando era al governo il Partito Popolare (di centro-destra). L’ex Ministro della Sanità Elena Salgado è stata un’autentica talebana (non lo diciamo noi; lo hanno detto esponenti politici di diversi partiti; è un’espressione che si utilizza molto spesso quando si parla di lei: la Ministra talebana!). Pensavamo che l’azione della Piattaforma Nazionale sulle Droghe sarebbe stata meno repressiva con il passaggio alle dipendenze del Ministero della Sanità, e invece no: le campagne hanno continuato ad essere allarmiste e l’azione della magistratura e della polizia è addirittura peggiorata. In questo momento in Spagna ci sono più detenuti che mai; e la maggior parte di queste persone sono in carcere per delitti legati alle droghe, o meglio, per traffico di droga oppure per reati minori al fine di procurarsi il denaro per la droga, reati commessi nell’ambito di ambienti marginalizzati. In sintesi, in questo momento le prigioni spagnole sono più sature rispetto a qualsiasi altro periodo delle nostra storia e annualmente vengono comminate più sanzioni pecuniarie per detenzione personale che nell’ultimo anno del Governo di centro-destra di Aznar. L’attuale Governo ci ha detto chiaramente che attualmente fra le sue priorità non vi è alcuna riforma delle politiche sulle droghe; c’è una pressione mediatica molto forte da parte degli organi di informazione più conservatori che cercano di raccogliere un certo consenso allarmista che l’esecutivo non ha intenzione di controbattere, ed il Governo ha lasciato intendere molto chiaramente che siamo noi quelli che dovranno mettere al centro dell’agenda politica la questione droghe affinché possa essere affrontata. Abbiamo poco tempo poiché ciò deve avvenire all’inizio della legislatura affinché l’esecutivo possa poi assorbire tutte le eventuali critiche, e affinché il tutto si stabilizzi e venga dimenticato quando il mandato del Governo volgerà al termine. Non faranno niente negli ultimi due anni di legislatura perché per loro si tratta di una questione di forte imbarazzo. Quindi questo lavoro va fatto ora. Purtroppo in questo momento non abbiamo sufficienti forze per riuscire a convincere il Partito Socialista a modificare la sua politica. Riponiamo maggiori aspettative nel campo giudiziario: siamo riusciti ad ottenere che i club siano accettati, ed è su questo fronte che speriamo di creare le basi, un po’ alla volta, per una regolamentazione di fatto, attraverso la giurisprudenza, dell’auto-coltivazione di cannabis che possa essere poi applicata anche alle altre sostanze; oppio e funghi. Anche per queste sostanze l’obiettivo è quello della coltivazione in un luogo privato, per un gruppo di persone maggiorenni già consumatrici e senza scopo di lucro. E questo può consentire di creare anche posti di lavoro, come già è avvenuto per i club della cannabis, con tutte le coperture assicurative esattamente come per qualsiasi altra occupazione; inoltre c’è la richiesta di alcune persone di poter costituire un club per il consumo di sostanze psicotrope varie con l’obiettivo di poter acquistare collettivamente sostanze difficili da reperire. Su questo fronte possiamo aspettarci qualche passo avanti, ma di sicuro il Governo spagnolo non sarà il promotore di nessuna riforma.

Un’ultima domanda sulla stampa. Quali sono i giornali spagnoli che, non dico appoggino, ma per lo meno non si schierano contro le posizioni antiproibizioniste?
La maggior parte dei mezzi di informazione più importanti hanno accordi con la Piattaforma Nazionale sulle Droghe per diffondere le sue campagne e per pubblicare determinate notizie. Per quello che riguarda la carta stampata a pagamento, solo ‘Publico’ (un piccolo quotidiano) ha una linea più o meno antiproibizionista senza però alzare troppo i toni. ‘El Pais’ è la “voce”del Governo. Gli altri ci sono pregiudizialmente contro. È curioso il fatto che ci appoggino i giornali gratuiti che vengono distribuiti per strada e nelle stazioni (’20 minutos’, ‘Metro’, ‘ADN’, ecc) che sono diretti ad un pubblico più giovane, che sono molto diffusi nelle grandi città, e che in alcuni casi hanno una tiratura maggiore dei quotidiani tradizionali; ecco, questi di solito ci sostengono, parlano delle nostre iniziative e grazie a loro abbiamo buone possibilità di far sentire la nostra presenza.

E El Periodico de Catalunya e La Vanguardia che sono considerati giornali progressisti?
Il primo è un piccolo quotidiano a diffusione regionale che non si sbilancia troppo; mentre al secondo importa solo compiacere al potere, anche se magari pubblica qualche nostro comunicato. Ma entrambi non sono antiproibizionisti. Sono stati favorevoli alla cannabis terapeutica ma niente di più.

Si ringrazia PIC (Pazienti Impazienti Cannabis) per la collaborazione



Se la Cannabis arrivasse dallo spazio, i Dogon e Sirio
Maggio 22, 2008, 10:56 am
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MALI, SIRIO, CANNABIS E EVOLUZIONE

Dall’inizio della civilizzazione, gli individui hanno capito che vivere in gruppo o in tribù aumentava le loro possibilità di sopravvivenza e la loro qualità di vita. Sicuramente, le tribù e i popoli raggruppano generalmente delle persone di una stessa regione geografica, di una stessa religione o di uno stesso sistema di valori. È l’appartenenza. Ad un certo punto, le tribù erano di fatto composte più da gruppi di predatori che altro. E noi potremmo praticamente dire la stessa cosa delle nostre “tribù moderne”, anche chiamate governi e nazioni, che si combattono costantemente tra di loro. La maggior parte delle tribù antiche sono ora scomparse o sono state industrializzate e ora fanno parte della società moderna. Tuttavia, in certi continenti, ma particolarmente in Africa, in America del sud o in altre regioni meno “commercialmente corrotte” del globo, certe tribù vivono ancora in isolamento, nello stesso modo in cui vivevano i loro antenati. La maggior parte di queste tribù non sono conosciute dalla “civilizzazione”, o sono state dimenticate.

Mali
I Dogon sono una di loro, e possiede un sistema di credenze e di valori molto specifico e particolare. Vivono in Mali nel continente africano, a sud del deserto del Sahara, vicino a Timbuctù. La scienza moderna è venuta a conoscenza dell’esistenza di questo popolo probabilmente nel 1931, in seguito ad un spedizione francese guidata dagli antropologi Dr. Marcel Griaule e Dr. Germane Dieterlen. Da allora questa tribù affascina gli scienziati di tutto il mondo.
Una breve presentazione Non si sa in quale epoca precisa si è formata la tribù. Secondo certi scienziati ed archeologi erano egiziani che si erano stabiliti a sud, dalla Libia verso il Mali, nell’Africa occidentale. La scoperta di artefatti vecchi di circa 4500 anni, sembra indicare che vivono in Mali circa dal 2200 avanti Cristo.
Si tratta di una regione desertica , circondata dalle montagne Homburi, specialmente sui pendii Biandagara. Le falde della catena Homburisono un sito protetto dal programma di conservazione del patrimonio mondiale dell’UNESCO. La temperatura è molto arida e la vegetazione particolarmente scarsa. La pioggia cade irregolarmente da giugno a settembre. La sola risorsa d’acqua nella regione è il fiume Niger, alcune centinaia di chilometri a nord. I Dogon vivono in case fabbricate in blocchi di fango che sembrano dei giganteschi castelli di sabbia. La popolazione della tribù è stimata in circa 10000 individui, principalmente agricoltori e preti, loro guide filosofiche e religiose. Isolati topograficamente e culturalmente dal resto del mondo da innumerevoli secoli, la loro comprensione della vita e le loro percezioni sono considerevolmente diversi dalle nostre. Anche se la maggior parte dei Dogon praticano unicamente il loro “cammino spirituale” così particolare, alcuni di loro sono musulmani, altri cristiani. Attualmente la più grande minaccia per i Dogon e la loro cultura è il turismo improvvisato nella regione, che sconvolge in maniera considerevole il loro ambiente ed il loro sistema “non-economico”
Le loro conoscenze Da quando gli archeologi hanno scoperto Bandiagara, il principale villaggio della regione, hanno rapidamente cominciato a studiare la popolazioni e le loro conoscenze. A quanto pare, erano profondi conoscitori dell’astronomia e del “comportamento della terra”. All’epoca (gli anni ’30) queste informazioni sembravano tanto impossibili quanto l’idea, prima della scoperta di Galileo, che la terra fosse sferica. I Dogon sostenevano che la terra è unita al resto dell’universo da un legame molto speciale con una stella, SIRIO, che è considerata come una sorta di “parente”, o di “gemello” della Terra. Per localizzare questa stella bisogna trovare la cintura di Orione, le tre stelle allineate, e seguire questa linea scendendo verso sinistra, dove si può trovare una stella molto brillante, Sirio. Se si segue questa linea verso l’alto (e verso destra) per una distanza circa doppia, si possono scorgere le Pleiadi. I Dogon conservano e possiedono ancora dei dati molto specifici, particolari e ancora sconosciuti sulla natura e composizione di Sirio. Questa stella è a 46000000000 km. (8,6 anni luce) dalla terra.
I Dogon avevano da lungo tempo delle conoscenze astronomiche impressionanti: - La stella Sirio ha in orbita attorno ad essa un’altra piccola stella che chiamano ”Po” e che si considera essere composta dalla materia più pesante dell’universo. Rappresentazioni di queste stelle appaiono su numerosi artefatti dogon, tra l’altro su una statua che si pensa avere almeno 500 anni, esaminata da scienziati americani. I dogon riproducevano l’orbita ellittica della piccola stella e potevano dire il tempo esatto che impiegava per completarla (circa 50 anni ). Celebravano questo avvenimento come noi facciamo per il nuovo anno. La piccola stella in orbita attorno a Sirio è stata scoperta dalla scienza moderna attorno al 1862 dall’astronomo americano Alvan Clark, che, con un telescopio molto potente si accorse di una piccola luce attorno alla prima stella. Gli studi successivi hanno dimostrato che Sirio B (il nome dato dagli scienziati alla seconda stella) completa la sua orbita attorno a Sirio in 50 anni ed è 100000 volte più piccola. Così piccola, infatti, che non può essere vista ad occhio nudo. Nel 1926, la scienza moderna occidentale ha identificato Sirio B come una nana bianca, una categoria di stelle caratterizzata dalla loro alta densità. Gli astronomi hanno stimato che un solo metro cubo della materia di Sirio B pesa circa 20000 tonnellate. La prima fotografia della stella è stata scattata soltanto nel 1970.

La conoscenza precisa delle quattro lune maggiori di Giove. La conoscenza che i pianeti del nostro sistema solare orbitano attorno al sole. Possiedono già , e da circa 1000 anni, quattro calendari molto precisi; uno per il Sole, uno per la Luna, uno per Venere ed uno per Sirio. I Dogon descrivono anche una terza stella nel sistema di SIRIO, che chiamano “Emme Ya”. In orbita attorno a questa stella si trova un altro satellite. (Emme Ya è stata scoperta solo nel 1995 dai nostri astronomi N.D.T.) I Dogon affermano anche che quando l’orbita di Sirio B la fa avvicinare a Sirio, le due diventino più brillanti del solito, e che Sirio B impiega un anno ad effettuare una rotazione completa sul proprio asse. Questo non ha potuto, fino ad oggi, essere stato provato dalla scienza.

Le “Petroforme”

Le “Petroforme” (Petroforms) sono delle pietre con una disposizione misteriosa ma precisa. Possono essere comparate a dei circoli di pietre “celtiche”, o tutt’altre disposizioni di materiale precedente lasciato dalle civilizzazioni passate. Si può fra l’altro accennare ad una similitudine fra i famosi “cerchi nel grano” e le Petroforme. Alcune sono state ritrovate nella parte occidentale dell’Africa, nella terra dei Dogon, ma anche in altre parti del mondo. Niente, tuttavia, collega direttamente le petroforme ai Dogon, ma comparando l’immagine di una petroforma con l’orbita particolare delle stelle Sirio e Sirio B, si constata una strana somiglianza.

L’acquisizione delle conoscenze, un racconto fiabesco? Può sembrare irrazionale, per non dire impossibile, che tante informazioni, da così lungo tempo, siano detenute da una tribù così primitiva . Ma prima bisogna chiarire che non tutti gli individui della tribù Dogon possiedono tutte queste conoscenze, e la maggior parte non fa che praticare uno stile di vita e delle cerimonie nel rispetto dei valori dei loro antenati, molto incentrate sull’astronomia, e particolarmente verso Sirio. Le persone incaricate di conservare queste informazioni, e apparentemente di conservare altre informazioni segrete per il momento, sono i preti. Il solo posto dove la tribù conserva le tracce di tutte queste affermazioni è una grotta nei pendii di Biandagar, dove dei disegni sui muri raccontano tutta la loro storia. Questa grotta è protetta dal sacerdote della tribù giorno e notte. La tribù lo nutre e se ne prende cura, ma nessuno lo può toccare o avvicinarlo. Quando muore, un altro sacerdote prende il suo posto. Le rappresentazioni sulle pareti sono state testate al carbonio 14 e si è stabilito che la loro età è di almeno 700 anni. Su un lato della grotta si trovano tutte le informazioni astronomiche che possiedono. Delle mappe del sistema solare, delle informazioni su Sirio e anche dei disegni di sistemi planetari sconosciuti (fino ad ora).Dall’altro lato della grotta, si trova tutta la storia che racconta come hanno ricevuto tali informazioni. I disegni di questa sezione mostrano dei “dischi volanti”, molti altri oggetti volanti e delle grandi creature marine metà uomini/ metà pesci, che qualcuno crede siano l’origine della storia delle sirene.

In realtà la comunità Dogon dichiara di aver ricevuto queste conoscenze da extraterrestri (organismi viventi provenienti da altre parti che non la terra). Spiegano che dopo aver raggiunto collettivamente una specie di “paradiso sulla terra” vivendo in armonia con la terra, e sentendo un amore incondizionato verso tutti gli aspetti dell’universo avrebbero raggiunto un punto di comunicazione dove la telepatia è diventata possibile. Sarebbero in seguito entrati in “comunione” con il popolo di Sirio, chiamato i NOMMOS. Secondo i Dogon, in una sera di luna piena è apparso nel cielo un vascello spaziale molto particolare ed è atterrato nelle pianure. I visitatori avrebbero allora scavato un enorme buco nel sole e l’avrebbero riempito d’acqua. L’avrebbero attraversato e si sarebbero avvicinati alla riva per prendere contatti con i Dogon. Questo incontro avrebbe avuto luogo un 23 luglio, il giorno in cui la Terra, il Sole e Sirio sono allineati. Affermano anche che le sfingi e molti templi egizi antichi sono costruiti su questo asse. Bisogna anche sapere che l’antica cultura egiziana celebrava il suo “nuovo anno” il 23 luglio.
I Dogon credono che questo “contatto” sia stato effettuato con l’intento di portare i popoli della terra a comprendere la loro vera natura divina, e per aiutarli a ritrovare la loro “unità” globale che li porti, lentamente ma sicuramente alla comunione e alla comprensione di Dio. Affermano anche che i NOMMOS ad un certo punto torneranno sulla terra.

La connessione cannabica
L’aiuto che i Nommos avrebbero voluto darci per effettuare questa grande evoluzione, avrebbe preso la forma di una visita per trasmettere dapprima un messaggio di speranza e di felicitazioni ai Dogon per il loro agire, ma può darsi anche per diversificare il nostro ecosistema.
I Dogon affermano che i semi della pianta di canapa sarebbero stati portati sulla terra dai Nommos per aiutare la gente ad evolversi. Si tratterebbe di un mezzo utilizzato in altri tempi e in altri luoghi e ridato ai Dogon , tra l’altro perché lo conservassero. La maggior parte delle cerimonie Dogon contempla l’uso o la combustione della pianta. Il THC, il principio attivo della Cannabis, è una molecola molto complessa, per esempio molto più dello zucchero raffinato, che è prodotto artificialmente. Il THC è naturale. Come per il sistema di Sirio, la scienza moderna ha impiegato molto tempo a capire il funzionamento delle molecole presenti nella Cannabis.

Come nella filosofia Rastafarian, i Dogon associano molto chiaramente l’uso della canapa con una “comunione divina”. Certi spiriti cartesiani sostengono che forse certe conoscenze dei Dogon siano arrivate sul pianeta dall’esterno, oppure siano frutto del caso… è una possibilità, ma ciò non toglierebbe nulla al popolo Dogon e al loro sistema di valori, al quale le “tribù moderne” avrebbero vantaggio ad ispirarsi.

Fonte: www.wipeoutlifestyle.com



Olio di canapa: Prevenzione e terapia delle malattie cardiovascolari

Agosto 5, 2007

Jonas Elia*, Dany Belotherkovsky**
*dott. Jonas Elia, medico chirurgo specialista in pediatria e neuropsichiatria infantile.
** Belotherkovsky Dany, diplomato in Riflessologia ed in Medicina Omeopatica, attualmente studente nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi “La Sapienza” in Roma.

Le cause per cui si esplicita una malattia cardiovascolare sono molteplici e non tutte ancora ben chiare.

I principali fattori di rischio attualmente conosciuti consistono: alti livelli ematici di colesterolo non HDL (VLDL,IDL,LDL), basse livelli di HDL (colesterolo buono), aumento dei valori dei trigliceridi,  ipertensione e sovrappeso.

Il possibile precoce sviluppo dell’ aterosclerosi può provocare eventi cardiaci, trombosi ed ictus cerebrali, mentre l’ipertensione ed il sovrappeso aumentano l’incidenza del diabete di tipo 2, che complica il quadro principale comportando l’incremento d’incidenza delle malattie cardiovascolari.

Si sospetta che possano esserci anche altre cause, in particolare di natura infettiva e la sclerosi (indurimento) della parete arteriosa che compare con l’avanzare  dell’età.

Questi termini ormai sono diventati di uso quotidiano, visto che nell’arco della vita di quasi il 60 percento della popolazione,  si manifestano  sintomi di malattie cardiovascolari.

L’aterosclerosi è considerata una malattia infiammatoria cronica che ha origine dall’infiammazione delle parete interna (intima) dei vasi sanguigni; tale processo  può creare le placche contenenti colesterolo, e insieme all’aggregazione piastrinica  può quindi provocare l’ostruzione dei vasi - in particolar modo delle arterie coronarie che portano il sangue (e quindi l’ossigeno) al muscolo cardiaco (l’occlusione delle arterie coronarie è la prima causa di infarto cardiaco).

La terapia farmacologia attualmente offerta dalla medicina moderna consiste nell’uso di farmaci che abbassano i livelli ematici del colesterolo (statine), altri che diminuiscono la pressione sanguigna (Calcio-antagonisti e nitrati) e altri che sono farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS), come l’aspirina, che diminuiscono l’aggregazione piastrinica; di solito per protocollo si prescrivono tutti gli agenti farmacologici in dosi diverse (a secondo del quadro clinico) per combattere i principali fattori di rischio.

Il problema della terapia con questi farmaci sintetici è dato dagli effetti collaterali, abbastanza significativi e talora gravi: problemi della funzionalità epatica, miopatie (la cerivastatina è stata ritirata dal commercio nel 2001 proprio per questo), rallentamento del battito cardiaco e senso di affaticamento, problemi a  livello gastrico, e molti altri ancora (leggere il foglio illustrativo per ogni farmaco).

Quindi, le soluzioni adottate dalla medicina moderna consistono nell’utilizzo di composti sintetici che inibiscono le attività enzimatiche o bloccano i recettori specifici, situazione in cui l’organismo cerca di superare gli ostacoli sintetici attraverso l’attivazione di vie metaboliche alternative,  fatto che spiega l’aumento costante delle dosi dei farmaci nel tempo.

Da studi più recenti su esseri umani e su modelli animali, è risultato che la somministrazione dell’olio di semi di canapa:

* Abbassa i livelli ematici di colesterolo non HDL.³-4
* Abbassa i livelli ematici dei trigliceridi.³-4
* Diminuisce il grado di aggregazione piastrinica.6
* E cardioprotettiva dopo un danno al miocardio.

L’olio di canapa contiene1,7 componenti attivi come gli acidi grassi essenziali omega-3 e 6 che sono costituenti importanti ed essenziali delle membrane delle cellule che rivestono le pareti dei vasi sanguigni ed hanno il ruolo di mantenere la corretta funzionalità cellulare.

Il rapporto e la forma chimica di tali acidi grassi essenziali, permette all’organismo di metabolizzarli in composti piu attivi, per usarli come mediatori o ligandi specifici solo quando richiesto dall’omeostasi (equilibrio) senza però ostacolare o bloccare le vie metaboliche; oltre al fatto che l’olio di canapa contiene la vitamina E, i fitosteroli, il canabidiolo (CBD: canabinoide non psicoattivo), mircelene, clorofilla e molti altri composti naturali che funzionano in sinergia, aumentando gli effetti benefici.

Con l’uso quotidiano di olio di canapa possiamo prevenire in buon parte la progressione di aterosclerosi agendo direttamente sui fattori di rischio, mantenendo piu elastiche le pareti dei vasi senza avere gli effetti collaterali, se invece è già in atto la terapia con farmaci l’olio di canapa puo dare ulteriore miglioramento del quadro clinico, sempre consultando il medico curante.

Gli studi menzionati sopra sono a favore di tale concezione e siamo certi che in futuro studi simili e piu ampi confermeranno gli effetti benefici dell’olio di canapa sia nelle malattie cardiovascolari sia in altre patologie .

Bibliografia e Versione stampabile (PDF).

fonte: modin.org



Dott. Jonas Elia, specialista in Olio di Canapa

Dott. Jonas Elia, Medico Chirurgo
Specialista in pediatria e neuropsichiatria infantile
MOEL delle Comunità Ebraiche d’Italia

dal forum: tiaccaciproduzioni.info
Ai miei pazienti grandi e piccini
Dott Jonas Elia
Sono ormai 34 anni (luglio 2006) che esercito la professione in qualità di medico occidentale tradizionale per formazione e pratica, ed è dal 1990 circa che ho iniziato a curare in maniera allargata, usando quella che era la medicina popolare dei miei antenati ebrei vissuti in Libia per circa duemila anni.
Come voi sapete, la spinta forte è venuta dal sogno di mia figlia, sofferente di asma bronchiale di media gravità per circa dieci anni in cura senza successo prima da una famosa allergologa e poi da un grande omeopata.
Nel sogno lei sarebbe guarita mangiando i frutti di canapa, antica colazione invernale degli ebrei di Libia, e così infatti è successo.
Dal 1999 ho trovato, finalmente in Italia, prima i frutti e poi l’olio di canapa.
All’inizio prescrissi la canapa agli asmatici guarendoli, poi a tutti coloro che soffrivano di vie respiratorie, poi a paziente con eczema, poi con malattia fibrocistica del seno e così via, avendo in mano un “farmaco” miracoloso di cui avevo scoperto il ruolo nel processo infiammatorio.
Oggi l’Umanità è in una fase storica particolare (non posso divulgarmi) per cui l’infiammazione esasperata è la caratteristica fondamentale di ogni individuo. L’Atopia è la condizione di esaltata infiammabilità che è alla base della malattia.
L’infiammazione normalmente è una condizione essenziale per la salvaguardia del singolo organismo dalla aggressione di agenti esterni ed interni. Ad esempio: se io esco fuori svestito e mi ammalo vuol dire che devo stare attento a come mi espongo, così nei confronti del sole, delle escursioni termiche, dell’assunzione di cibi e pietanze nuove e sconosciute; l’infiammazione ci salvaguarda dall’estinzione.
Oggi però l’infiammazione è salita a livelli eccessivi.

Esistono varie concause: uno stile di vita errato, un’alimentazione incongrua, abitudini sessuali esasperate, la mancanza di un credo religioso, portano ad uno stato infiammatorio esasperato che si ripercuote per primo su quelli che sono gli organi ed apparati geneticamente e costituzionalmente più fragili.
Alla nascita lo stato atopico può avere tre modalità di espressione: a carico

1) del distretto cutaneo (dermatite atopica etc.);

2) del distretto respiratorio (adenoidi, tonsilliti, otiti, asma etc.);

3) del distretto gastrointestinale (con reflusso gastroesofageo, vomito e patologie varie intestinali d’intolleranza e malassorbimento).

Questi tre gruppi di manifestazioni non sono entità separate, ma possono coesistere mescolate in varie maniere anche in un singolo individuo.
Il latte materno contiene gli acidi grassi essenziali che permettono il graduale passaggio dall’ambiente uterino a quello esterno, proteggendo dai disturbi nefasti di tipo respiratorio, cutaneo e gastrointestinale.
Quando il latte materno è scarso o assente o il grado di atopia (del neonato) è elevato, allora iniziano i problemi.
Al di fuori del latte materno non ci sono validi sostituti. Si possono utilizzare latti idrolisati parziali (meno allergici del latte artificiale normale) di riso, di riso e carrube, ultimo di soia per la sua allergenicità. L’alto costo dei latti idrolisati spinti è controindicazione al loro uso immediato. L’introduzione alla nascita dei frutti di canapa (come decotto) permette di riportare l’Atopia a livelli accettabili in breve tempo.
Il frutto di canapa contiene in quantità valida gli acidi grassi essenziali presenti, nel latte materno.
Per ragioni non ancora perfettamente chiare (importante è il fatto che le mucche vengono nutrite per legge con soia) il latte vaccino e derivati tutti; e le uova di galline (anch’esse per legge allevate con soia, fra l’altro) accendono il fuoco dell’Atopia.
Quindi per una crescita ottimale del neonato è fondamentale il latte di mamma più a lungo possibile, almeno 6 mesi come unico cibo, evitando alla mamma latte vaccino e derivati, specie il formaggio grana e parmigiano che per la loro ricchezza di proteine sono dannosi in questa fase.
La carne di mucca e pollo nel bambino allattato al seno con supplemento di frutti di canapa, non pone problemi nel divezzamento.
Per i derivati lattei, il primo che si può introdurre è lo yogurt che non dà assolutamente fastidio, poi i formaggi freschi, poi il latte vaccino trattato termicamente (a lunga conservazione per i bambini) in cui il trattamento termico riduce l’allergenicità dell’alimento, poi il latte vaccino pastorizzato del commercio ed ultimo, con tranquillità, il parmigiano e il grana.
La comparse di fenomeni atopici deve essere l’indicazione per una saggia retromarcia, aspettando tempi migliori. Lo stesso comportamento prudente vale per il pomodoro e il pesce.
La somministrazione dei frutti di canapa (come decotto nel neonato come olio con la pappa) permette di ridurre in maniera soddisfacente lo stato di esagerata infiammabilità; è chiaro che proprio per lo stato deficitario, nel primo anno non si sospende d’estate, come negli anni successivi.
E l’adulto? L’adulto è un bimbo atopico sofferente da tempo, che essendo “acceso” ha avuto modo di sperimentare su di sé i vari tipi d’espressione dell’atopia a seconda dell’età: acne comedonica, cisti del seno, ovariche, endometriosi, e poi tumori e flogosi d’organo.
Anche l’infarto miocardio ha la flogosi alla sua base.
L’assunzione di canapa riporta la flogosi a livelli soddisfacenti, per un buon livello qualitativo di vita.
In linea di massima nell’estate torrida è sconsigliata la canapa proprio per il discorso che il corpo ha bisogno di infiammarsi; solo chi è malato deve assumere canapa anche d’estate fino a raggiungere un giusto equilibrio. Per quanto riguarda anche gli altri antichi medicamenti, quanto io ho scritto in questi fogli è frutto di consolidata mia esperienza e verifica scientifica.

Trasmissione Radiofonica Dott Jonas Elia su Radiosei

Come era trasmessa il Il Giovedi 10 Gennaio 2008 alle 12:30

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Trasmissione televisiva Dott. Jonas

9 maggio 2007

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