Archiviato in: News dall'Italia e dal mondo | Tag: Consumatrice di marijuana morta in operazione antidroga, informatrice per evitare di scontare quattro anni
28 luglio 2008
di Katia Moscano
La 23enne Rachel Hoffman, trovata dalla polizia di Tallahassee in possesso di una borsa con della marijuana, e’ stato chiesto di diventare un’informatrice per evitare di scontare quattro anni di detenzione La ragazza, laureatasi alla Florida State University, e’ stata uccisa due mesi fa, durante un’incauta missione che le fu affidata. Anche il programma televisivo ABC 20/20 ha parlato del suo caso.
“Combattere le droghe significa proteggere le persone, mentre sembra che questo obiettivo non venga rispettato”, ha dichiarato Lance Block, legale della famiglia Hoffman.
Il ministro della Giustizia dello Stato ha assicurato che controllera’ le procedure seguite dalla polizia. Ma il caso ha riaperto i dubbi sulle leggi federali e statali sul possesso di marijuana.
“La definisco una criminale”, ha dichiarato alla ABC Dennis Jones, commissario di Tallahassee, aggiungendo che per il suo Dipartimento sia i consumatori che gli spacciatori sono considerati criminali.
Per la legge statale, il possesso di oltre 20 grammi di marijuana e’ un crimine.
La ragazza fu trovata in possesso anche di due pastiglie di ecstasy, che per lo Stato e’ un crimine, indipendentemente dalle quantita’, e la polizia sospettava che vendesse anche, non fosse solo una consumatrice. “Il mio compito e’ arrestare i criminali e tenerli lontani dalle strade”, ha aggiunto Jones.
Questo caso porta alla luce anche i modi con i quali la polizia ingaggia e usa i collaboratori. La Hoffman non fu addestrata prima di compiere la missione, ossia andare a comprare un grande quantitativo di droghe da due sospetti, uno dei quali l’ha poi colpita a morte.
Fonte: aduc droghe
Archiviato in: News dall'Italia e dal mondo | Tag: cannabis, cassazione, droghe leggere, hashish, marijuana
28 luglio 2008
Le droghe leggere, in piccole quantita’, si possono portare fuori dalla propria abitazione e il loro possesso, da parte di chi ne fa uso, non puo’ essere scambiato come indizio di spaccio in quanto non vi e’ nessuna ‘massima di esperienza’ che imponga di affermare che ‘portare fuori casa hashish e marijuana non ha altro senso se non quello di spacciare’. Lo sottolinea la Cassazione che ha assolto un giovane milanese condannato a nove mesi di reclusione e 4.500 euro di multa dopo essere stato sorpreso in macchina con gli amici con un grammo di hashish e uno di marijuana. La Suprema corte ha accolto il ricorso di Dario D.V., di 32 anni. In casa del giovane, inoltre, era stato trovato un altro grammo di marijuana e 9 grammi di hashish. Sia in primo sia in secondo grado era stato condannato per spaccio. Ma gli Ermellini – con la sentenza 31441 della IV Sezione penale – hanno accolto la tesi difensiva in base alla quale aver portato fuori casa la droga non significava che Dario fosse un pusher. In proposito la Cassazione osserva che sulla scia di ‘inesistenti massime di esperienza’ i giudici di merito avevano condannato il giovane milanese sottolineando che i ‘progetti serali di natura ‘commerciale’, anziche’ di mero svago’ erano dimostrati dalla mancanza di strumenti per fumare subito gli spinelli e dal fatto che la droga fosse stata portata fuori di casa. A giudizio di Piazza Cavour non e’ ’significativa’ dell’attivita’ di spaccio la ‘mancanza di strumenti per il consumo diretto’, come le cartine o il tabacco. Inoltre gli Ermellini aggiungono che ‘non e’ dato comprendere sulla base di quale massima di esperienza sia possibile affermare che portare fuori casa quella droga non aveva altro senso se non quello di destinarla allo spaccio’. Anche gli amici di Dario avevano piccole quantita’ di droga leggera. Anche la procura di Piazza Cavour aveva chiesto l’assoluzione di Dario.
fonte: aduc droghe
Archiviato in: Proibizionismo/Antiproibizionismo | Tag: droga, illegale, narcomafie, profitti, Proibizione, proibizionismo
Che i politici ci prendano in giro perché siamo come bambini di undici anni, e nemmeno troppo svegli, è dimostrato da molte cose, tra cui le leggi sulle droghe, la più grande follia collettiva della storia, le leggi più assurde e controproducenti mai inventate.
Se infatti il motivo della proibizione è che «le droghe fanno male, le droghe uccidono», ebbene, non c’è il minimo dubbio che le droghe illegali, prodotte e distribuite senza controlli, fanno infinitamente più male delle droghe «di farmacia», pure e controllate.
Se il motivo è «la guerra alle mafie del narcotraffico», per favore, diciamo forte e chiaro che queste mafie esistono solo perché qualcuno ha avuto la bella pensata di proibire le droghe. Chi parla di narcotraffico, se non è un completo idiota, non può non capire che è solo la proibizione a regalare alla mafia una gallina dalle uova d’oro, immensi profitti con cui potrà corrompere a ogni livello (come pensate che viaggino per il mondo tonnellate di sostanze proibite?), e soprattutto inserirsi a forza nell’economia legale. Nessuno sa quante e quali imprese, mezzi di comunicazione, immobili siano in mano a prestanome della mafia. La proibizione delle droghe si è di fatto tradotta in un gigantesco «aiuto pubblico» proprio ai delinquenti che i politici ci raccontano di voler combattere.
Se infine si vuole sostenere che la proibizione è utile perché lo Stato non può favorire comportamenti «immorali», è bene ricordare che uno stato deve perseguire i reati, non i peccati. E che mentre i reati sono in fondo tutti riconducibili al «non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te», i peccati sono assai mutevoli nel tempo e nello spazio. Mangiar carne di maiale, bere alcolici, far l’amore senza essere sposati, divorziare, avere relazioni omosessuali, lavorare il sabato, lavorare la domenica, sono tutti «peccati» per qualcuno. Se uno stato dovesse perseguire tutti i peccati indicati da questo o quel gruppo, la vita sociale diventerebbe impossibile; mentre, se persegue solo alcuni peccati ma non altri, si macchia di grave ingiustizia.
Ma se è così, perché mai queste leggi restano in vigore?
Perché purtroppo ai politici va molto bene unire il popolo contro un nemico e scaricare le colpe delle cose che non vanno su dei capri espiatori, e forse anche perché l’immenso giro di soldi della droga «proibita» a qualcuno, alla fin fine, fa comodo.
di Claudio Cappuccino
Fonte: Fuoriluogo.it
Archiviato in: Proibizionismo/Antiproibizionismo | Tag: abusi di potere dell' esercito in messico, guerra alla droga, proibizionismo
27 luglio 2008
Onjinaga, che si estende lungo il Rio Grande, città di confine tra il Messico e il Texas, si ritiene oltremodo ferita dalla guerra alla droga. E non è l’unica. Mentre la Commissione nazionale per i diritti umani ha già registrato 600 abusi da quando Calderon ha inviato 20 mila soldati lungo il territorio messicano per combattere i trafficanti di droga, il Procuratore Generale del Messico è convinto che questi casi siano solo degli episodi isolati. Un sondaggio pubblicato il 30 giugno dal quotidiano El diario of Ciudad Juarez riporta che soltanto il 18% di quanti vi vivono approvano la presenza dell’esercito in città. Due mesi fa, avrebbe risposto di sì il 65% degli intervistati. “So soltanto che le forze armate sono arrivate qua semplicemente per combattere il narcotraffico, e noi siamo d’accordo con tale obiettivo” si limita a dire il sindaco Cesar Carrasco, speranzoso “che tutte le autorità continuino a rispettare i diritti individuali di ogni cittadino di Ojinaga”.
Eppure varie testimonianze di aggressioni e perquisizioni improvvise da parte di soldati col passamontagna sono state raccolte dall’Associated Press durante una manifestazione contro la presenza dell’esercito. L’agenzia riporta ad esempio il racconto di Roberto, fermato ad un posto di blocco assieme ad altri 6 uomini. Roberto sostiene di essere stato picchiato, legato, bendato e trasportato ad una base militare dove, subendo varie torture, si è sentito ripetere ossessivamente la domanda: “dove hai nascosto la droga? dove hai nascosto la droga?”. Al dipartimento per i diritti umani dello Stato di Chihuahua non è stato concesso di rilasciare commenti, così come naturalmente agli ufficiali della base di Ojinaga.
Fonte: aduc droghe