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NON SI PUO’ DEMONIZZARE UNA SOSTANZA, FAVORIRE L’AUTODERMINAZIONE
Luglio 12, 2008, 2:33 am
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Roma, 10 luglio 2008 – “Finalmente una sentenza che non demonizza una sostanza”. Don Andrea Gallo, fondatore e animatore della comunita’ di San Benedetto al Porto di Genova, plaude alla sentenza della Cassazione che da’ l’ok al consumo di ‘erba’ per gli adepti della religione rastafari. “Il fatto e’ che non si puo’ continuare a demonizzare una sostanza – afferma il sacerdote che aiuta i giovani con problemi di tossicodipendenza e nel disagio sociale -. C’e’ da rispettare un principio di autoderminazione. E’ da trent’anni che favoriamo l’offerta di sostanze stupefacenti demonizzandole, mentre ora la Suprema Corte ha capito che demonizzare una sostanza in quanto tale non e’ la strada giusta. Si deve colpire l’abuso, non l’uso”. Don Gallo dice: “pensiamo allo zucchero: in se’, se non se ne abusa, non e’ certo dannoso, ma se si esagera si rischia il diabete. E’ tutta una questione di autoderminazione.” Un esempio che a don Andrea serve per affermare che “l’obiettivo e’ la legalizzazione delle droghe, non la liberalizzazione. Insomma, bisogna darsi delle regole nuove che rispettino il principio di autoderminazione e bisogna distinguere tra uso e abuso, tra spaccio e uso. Questo dovrebbe tenere presente una legge. Percio’ ringrazio i giudici della Cassazione perche’ offrono uno spiraglio in questa direzione”, conclude don Gallo.

Fonte: adnkronos



Italia. Rasta e marijuana, la Cassazione: nessuna novita’
Luglio 12, 2008, 1:10 am
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11 luglio 2008

‘La Corte di Cassazione non muta giurisprudenza sulla marijuana’: lo precisa in una nota a proposito della sentenza della sesta sezione penale sul possesso di marijuana da parte di un seguace della religione rasta. Sentenza in cui la Corte ‘era chiamata a valutare la decisione del giudice di merito che, dando esclusivo rilievo alla quantita’ di droga detenuta, aveva per cio’ solo, ritenuto che l’imputato la detenesse a fini di spaccio e non, come questi aveva dichiarato, per uso personale’. Annullando quella decisione con rinvio, la Cassazione ha chiesto al giudice di merito di ‘valutare anche- come e’ doveroso fare al fine di stabilire se la detenzione sia a fini di spaccio o per uso personale- le circostanze di tempo, luogo e modalita’ comportamentali dell’imputato e tra queste anche la giustificazione dallo stesso data di appartenenza alla religione rasfatariana’.   

Fonte: aduc droghe