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2 luglio 2008
Tratto da ELPAIS.com
La legislazione e l’azione della polizia non incidono sui comportamenti della popolazione in relazione alle droghe. Questa è una delle conclusioni di un metastudio (un lavoro basato sull’integrazione di altri già esistenti) elaborato da una équipe internazionale diretta da Louisa Degenhardt dell’Università del Nuovo Galles del Sud di Sidney (Australia).
Nell’articolo, pubblicato oggi su ‘PLOS’, si sono studiati i dati di 17 paesi molti diversi fra loro, come gli Usa, la Spagna, il Giappone e la Nigeria. Le conclusioni si concentrano sulle quattro sostanze più consumate: alcol, tabacco, cannabis e cocaina. A parte l’incidenza delle politiche repressive (ad esempio gli Usa sono in testa al consumo delle sostane illegali, sebbene le loro leggi siano più severe di quelle spagnole), si osserva una differenza fra i sessi (gli uomini assumono più sostanze delle donne), anche se questa differenza tende a diminuire.
In 16 dei 17 paesi più della metà della popolazione adulta ha bevuto alcol. La Nuova Zelanda è prima con il 94,8%. In Spagna la percentuale è del 86,4%. Il Sud Africa è ultimo con il 40,6%.
Anche relativamente al tabacco ci sono enormi differenze. I dati variano dal 16,8% di persone che hanno fumato in Nigeria, al 67,4% del Libano. In Spagna la cifra è del 53,1%.
Sostanze illegali
Fra le sostanze illegali il divario è minore. Per quanto riguarda il consumo di cannabis la percentuale più alta è data dagli Stati Uniti (42,4%), la più bassa dalla Cina (0,3%). La Spagna si trova a metà della lista (15,9%).
Gli Usa sono primi anche per il consumo di cocaina. L’ha provata il 16,2%. La Spagna è terza, con il 4,3%, dopo la Nuova Zelanda. In sette paesi la percentuale è inferiore all’1%.
Vi è anche un studio relativo all’età di inizio del consumo. Fra i 15 e i 21 anni c’è una percentuale maggiore di bevitori in Germania, Nuova Zelanda, Francia e Belgio (più del 60% in questi quattro paesi). In Spagna lo ha fatto il 52%. Gli ultimi della lista sono il Sud Africa e Israele.
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Malgrado abbiano leggi che puniscono severamente il consumo di droga, gli americani sono i piu’ grandi consumatori di cocaina e cannabis. Secondo uno studio pubblicato sul magazine scientifico PLoS Medicine, il 16,2% dei cittadini statunitensi ha provato almeno una volta la cocaina e il 42,4% la marijuana. In Olanda, dove esiste la legge piu’ peremissiva in materia di stupefacenti, solo l’1,9% ha provato la coca e il 19,8 per cento cannabis e suoi derivati.
Fonte: aduc salute
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2 luglio 2008
Pubblichiamo l’appello giuntoci da “Pazienti impazienti cannabis”:
Fabrizio Pellegrini, malato di artrite reumatoide in cura con la cannabis, è stato di nuovo arrestato e da lunedì sera si trova in carcere.
Per sette volte negli ultimi 7 anni la pubblica autorità ha perquisito la sua abitazione, ogni anno sequestrando qualche pianta di cannabis e una piccola quantità di erba già essiccata. Quest’ anno hanno scelto la sera del suo 40° compleanno per andarlo a trovare, sequestrargli le solite piantine e portarlo direttamente in carcere.
Che non sia uno spacciatore è evidente, nè in tutti questi anni è mai stato accusato di tale comportamento. Fabrizio è una risorsa per la sua comunità: diplomato al conservatorio in pianoforte (ha suonato alla settimana Mozartiana di Chieti, e da un anno è ancora in attesa del compenso pattuito) è anche un pittore di talento, che ha esposto in diverse mostre. E’ un artista sensibile, una persona fragile e minuta, un sognatore, ma nella sua città il suo talento gli permette a stento di sopravvivere, specialmente dal momento che ogni anno viene dipinto dai media locali come un criminale, il che nel lavoro non aiuta. E poi regolarmente per i vari lavoretti che gli richiedono non viene pagato, dovendo invece sostenere spese legali crescenti.
Così si è ritrovato col telefono staccato, niente connessione web nè soldi per ricaricare il suo cellulare, e le sue relazioni sociali si sono ancora ridotte. Il contrario di una vita da spacciatore, insomma.
Ma Fabrizio alla sua salute tiene moltissimo. L’ artrite reumatoide, per un musicista e un pittore è quanto di più invalidante e fastidioso si possa immaginare, e Fabrizio aveva scoperto da moltissimi anni che la cannabis gli elimina la rigidità ed i dolori delle articolazioni, così da poter lavorare in tranquillità.
Per questo, il suo medico nel 2006 gli aveva regolarmente prescritto il Bedrocan, i fiori di cannabis medicinale prodotti e commercializzati dal Ministero della Sanità d’ Olanda.
La procedura, basata sul D.M.11-2-97, si era rivelata lunga e complessa, essendo stati Fabrizio ed il suo medico i primi (e tuttora gli unici) a consegnare il modulo di richiesta d’ importazione per cannabinoidi alla Asl di Chieti, città che anche culturalmente non è certo una metropoli.
Alla fine, arrivata alla Asl l’ autorizzazione del ministero italiano per l’ importazione della sua medicina, la stessa chiedeva il pagamento anticipato del costo totale della pratica, quasi mille euro per un mese. La maggior parte delle Asl italiane fanno lo stesso (solo alcune forniscono il farmaco al paziente senza spese, con evidente disparità di trattamento anche all’ interno della stessa città), ma quella di Chieti si era impegnata verbalmente a far fronte alla spesa, dopo lettere e richieste in tal senso da parte di Fabrizio. Il quale non capiva proprio perchè alcune Asl consentivano ai malati di curarsi senza spese mentre lui, residente in Italia come gli altri, avrebbe dovuto rinunciare alla terapia, alla salute ed al lavoro solo perchè il suo reddito non gli permetteva di pagare il conto alla Asl.
La solidarietà di altri pazienti, tramite l’ organizzazione di una sottoscrizione nazionale, è riuscita in quella circostanza a permettergli di pagare la fattura e quindi ricevere la sospirata cannabis medicinale, e lui sembrava aver ripreso fiducia in se stesso e nell’ umanità. Era di nuovo in grado ed impegnato a lavorare.
Alla successiva richiesta presentata dal medico alla Asl per tre mesi di Bedrocan, non c’è stato nulla da fare: quasi 2000 euro anticipati o niente.
Chiedere ad un paziente come Fabrizio di rinunciare alla cura che si è rivelata la più efficace, e di tornare senza una ragione plausibile ai suoi dolori e contrazioni muscolo-scheletriche, una forma di sadico menefreghismo orientato al profitto ai suoi occhi, si è ovviamente rivelato inutile.
Fabrizio non rinuncerà mai alla possibilità di non soffrire, e non capisce perchè mai dovrebbe subire conseguenze penali per questo. Non dà fastidio a nessuno, fa del bene a se stesso, chi si permette di entrargli in casa e sconquassare la vita sua e della madre pensionata, per questo? Se davvero vogliono impedire a Fabrizio di curarsi, dovranno tenerlo in carcere finchè vive.
Come è possibile che utilizzare i fiori femminili di una pianta come cura sia lecito se si hanno soldi per pagare ma porti al carcere se la stessa pianta la si coltiva per uso terapeutico personale? E’ vero, lo scorso 24 aprile la Cassazione ha stabilito che coltivare anche un solo germoglio di cannabis è reato penale, esponendo così anche gli auto-coltivatori casalinghi alle apocalittiche sanzioni previste dalla L.309 modificata in senso ultra-repressivo dalla 49/2006 di Fini e Giovanardi, smentendo così la giurisprudenza precedente che, tendendo ad equiparare la coltivazione per uso personale di poche piante al possesso per uso personale, di fatto escludeva la rilevanza penale di tale pratica.
Ma, l’ intervento della Corte di Cassazione non riguardava affatto l’ uso medico comprovato di tale pianta, su cui la Cassazione stessa non è stata mai chiamata ad esprimersi, nè il diritto sancito dall’ art.32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” .
La salute del cittadino è un diritto senza confini. Nell’atto costitutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è riconosciuta quale diritto fondamentale dell’Uomo:
“il godimento del miglior stato di salute raggiungibile costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche, condizione economica o sociale”.
Nel caso specifico di malati, il nostro ordinamento prevede che il fatto illecito (coltivazione) non venga considerato antigiuridico perchè, qualora sia accertato l’ uso terapeutico, il diritto alla salute ed alla vita sono considerati valori assoluti ed insuperabili;
Il Codice Penale, infatti, all’ art. 51 recita: “L’ esercizio di un diritto … esclude la punibilità”. Chi, nell’esercizio di un diritto legittimo, abbia a compiere atti o fatti che integrino una fattispecie preveduta dalla legge come reato, non può essere punito per questo.
Nel punire un paziente che fa uso terapeutico di cannabis come Fabrizio, poi, viene meno anche un’ altro aspetto costituzionale, quello dell’ art. 25 della Costituzione, cioè del ‘recupero del condannato’, che in teoria è una delle finalità della pena.
Come si può pretendere di mantenere forzatamente un cittadino in condizione di malattia o addirittura in carcere, rovinandogli la vita, allo scopo di recuperarlo da che?
Entro venerdì prossimo ci sarà l’ udienza di convalida, dove l’ avvocato chiederà che Fabrizio almeno torni a casa in attesa di presentare la documentazione medica. Vi terremo aggiornati. telegrammi cartoline e lettere si possono spedire a:
Fabrizio Pellegrini
era molto depresso questo periodo, e dopo questo bel regalo di compleanno è importante che non si senta solo.Sarebbe bello se ricevesse tanti messaggi di solidarietà, anche perchè così le autorità locali capirebbero che Fabrizio ha migliaia di amici che seguiranno da vicino la vicenda.
FABRIZIO LIBERO !
I Pazienti Impazienti Cannabis
roma@pazienticannabis.org
Fonte: aduc droghe