In una casa privata sulla baia di San Francisco un’esclusiva degustazione di cannabis.In regime di semi-legalità essere raffinati conoscitori diventa un business.
DOLCE, ma con un retrogusto speziato. Con un fresco profumo di vite e un pungente bouquet floreale. Dall’aroma muschiato di sottobosco: su un lungo tavolo del tipo di quelli che si trovano nei refettori, alcuni piattini espongono profumati e, di solito, poco esibiti fiorellini. Tutto è pronto, in un salotto privato della San Francisco ‘liberal’, per un marijuana tasting, una vera e propria degustazione delle diverse specie di piantine di cannabis. Come fossero vini da collezione. Organizzatore Stephen De Angelo che ha voluto allestire la particolare ‘mostra-interattiva’ per far conoscere e apprezzare i diversissimi tipi di marijuana esistenti e iniziare gli appassionati come lui a una ‘estetica della cannabis’: “Una fragranza dolce può evocare il profumo del miele di montagna…e cosa ci evoca un profumo di menta? un profumo di rosa o di ciliegia?”.
Le foglioline portano con sè un profumo che parla, un aroma che racconta la terra in cui sono cresciute. E il gusto non è che l’ultimo dei sensi a essere stimolato. Il primo è la vista: non solo le foglie e i fiori, il loro colore, le sfumature ma anche il fumo, il percorso che segue dopo essere passato in uno speciale vaporizzatore che Stephen ha costruito apposta per le sue meditazioni. Il fatto che il vapore si espanda è sempre buon segno, preannuncia un’essenza speziata e aromatica.
E al San Francisco Chronicle che l’ha intervistato, Stephen, non senza un pizzico di autoironia, ha detto di definirsi un “cannassaurus”.
In un angolo d’America, la Bay Area di San Francisco, in cui la pratica della degustazione - dall’olio d’oliva al pane - è diventata un rito sociale, espressione di consapevolezza e di impegno, la cannabis si sta delineando come la nuova frontiera. In un angolo d’America che non è lontano dai vigneti della Napa Valley e che dell’organic food ha fatto un vero e proprio stile di vita, quelli che vogliono sapere come e dove è cresciuta l’erba che fumeranno - anche a scopo farmacologico - appartengono a un gruppo che va crescendo.
In California la cannabis è soggetta a un regime di semi-legalità: non c’è una normativa statale e non ci sono limiti fissi relativi alla quantità. Così si danno situazioni molto diverse. Ad esempio, secondo la Drug Enforcement Administration, il distretto di Marin County consente il possesso di 6 piantine, mentre nella confinante Sonoma County si possono coltivare fino a 99 piantine. Anche di più in caso di grave malattia e col consenso del medico. Usata per alleviare il dolore, stimolare l’appetito, trattare la nausea e l’insonnia la cannabis sta di fatto diventando un businnes. Così c’è chi, smitizzando un po’ l’evento organizzato da Stephen, sostiene l’assoluta impossibilità di riconoscere i diversi tipi di infiorescenza. Dale Gieringer, coordinatore dell’associazione per la riforma sulla normativa legata alla marijuana, raffredda gli animi e precisa che le sfumature di profumo e aspetto svaniscono una volta che il fiore della pianta è ridotto in polvere da fumarsi. Insomma, secondo qualcuno c’è solo puzza di soldi.
(23 aprile 2007)
Fonte: Repubblica.it
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Come abbiamo riscontrato più volte, i problemi derivanti dalla cannabis fumata, sono pressoché i problemi del fumo, fra cui l’inquinamento delle arterie e la conseguente difficoltà di circolazione sanguigna. Visto che il pene è un muscolo che aumenta di volume se irrorato, un intossicazione delle arterie, comporterebbe un minor flusso sanguigno e di conseguenza una difficoltà d’erezione.
Logicamente questo discorso vale anche per le sigarette.
C’è da dire però che nei fumatori cronici, si è riscontrata una diminuzione della concentrazione spermatica, ma le ricerche sono ancora contrastanti.
In Italia ultimamente si è resa nota una ricerca che attribuiva problemi di fertilità non solo ai fumatori cronici di “marijuana”, ma anche a quelli occasionali.
Ma nella stessa ricerca si è voluto anche dimostrare che i cannabinoidi bloccano le cellule che producono e regolano il testosterone, da cui una diminuzione della libido da parte di fumatori cronici…per cui mi puzza di ricerca-propaganda! (come approfondiremo dopo)
Statisticamente, non risulta evidente alcuna tendenza alla sterilità da parte di fumatori di cannabis.
Anzi se devo dirvi la verità, personalmente conosco ragazzi che dalla cannabis ne hanno tratto giovamento anche sotto questo aspetto. Sembrerebbe che un uso metodico di cannabis possa aumentare la “potenza” degli spermatozooi, ma questo non ve lo posso dimostrare con ricerche.
Per quanto riguarda la libido, c’aveva visto meglio Aslinger, ma siccome, non aveva mai assunto cannabinoidi e non aveva fatto alcun test sperimentale, il “coglioncello” fece riferimento agli effetti dell’alcol (che sono diversi) amplificandoli all’inverosimile e creando un luogo comune (che è durato per decine d’anni) che mostrava i fumatori di cannabis in preda ad una voglia irresistibile di denudarsi e di fare l’amore in maniera selvaggia e promiscua.
C’è voluto un bel po’e tante testimonianze , per smentire questo assurda menzogna.
Tra gli effetti più frequentemente descritti dai consumatori, vi sono quelli di aumento del desiderio sessuale, di un orgasmo più coinvolgente ed intenso e di un maggior contatto fisico e spirituale.
E’ questo smentisce le recenti ricerche italiche…
Bisogna dire però che in genere, un aumento della libido avviene soprattutto a consumatori abituali, molto meno ai neofiti (non so dirvi il perché però).
La cannabis in genere è molto probabile che stimoli il desiderio sessuale, ma al contrario dell’alcol, non genera il “crollo” delle inibizioni…anzi, sviluppa una notevole intimità e spesso anche imbarazzo.
Vorrei concludere questa lezione pregando le donne in stato interessante, di non assumere alcuna sostanza psicoattiva durante la gravidanza.
Il feto non ha quasi nessuna protezione…quello che assumete voi, lo assumerà anche il vostro futuro figliolo…e a prescindere se faccia male o no, non mi sembra per niente giusto!!
E con questo concludo le mie lezioni…vabbè ci sarebbero da dire ancora un mare di cose…ma haimè il mio tempo è scaduto.
Non mi resta che salutarvi ed augurarvi tutto il bene del mondo…ve lo meritate, voi da sempre considerati tossici e pericolosi, voi additati, giudicati e biasimati dall’ignoranza pura, voi strumentalizzati e ridotti ad un manipolo di sovversivi-clandestini.
A voi va il mio più sincero augurio…di riprendersi una volta per tutte, i diritti che da anni continuano sistematicamente a negarvi.
Buona fortuna cari ragazzi!
Il professor Josè Tiacca
fonte: tiaccaciproduzioni.org
Archiviato in: Canapaterapia | Tag: Aslinger, cannabinoidi, cervello, droga, marijuana, schizofrenia, uso cronico
Quando asserisco che un uso (soprattutto smoderato o quanto meno cronico) di cannabinoidi in età adolescenziale è dannoso per l’organismo, dico una verità, ma certamente è assai lontana dalla definizione “ti fotte la vita”.
Un uso smoderato di inalanti tossici o di allucinogeni (specie di sintesi) ti possono fottere la vita, non la canapa.
Un uso cronico di sostanze alcaloidi che incidono notevolmente sulla degenerazione delle cellule cerebrali, ti fotte la vita…non la canapa.
Henry Aslinger, fu il primo a voler dimostrare che la cannabis portasse alla schizofrenia.
Ci fece anche un film (Refeer Madness)…e per un bel po’ di tempo la maggior parte della gente ci ha creduto.
Questo è stato uno dei pochi errori di zio Harry.
In principio riuscì a tritare tutti i documenti che in qualche maniera scagionavano il THC, ma poi s’imbatté in alcuni medici/ricercatori che riuscirono a smentirlo con delle prove…e ne vennero fuori tre cose:
1 Un’indagine sulla canapa commissionata dalla città di New York (trattato La Guardia)
2 La base per ulteriori studi sui cannabinoidi e le malattie mentali (Lester Grinspoon)
3 Una ricca figura di merda per Aslinger. (ma comunque non si arrese)
Stando alle ultime ricerche, gli studiosi sospettano fortemente che la schizofrenia sia genetica (manca solo di individuare il gene che la trasmette).
Per cui, a puttane tanti anni di propaganda contro la cannabis.
Non esistono casi evidenti di grossi scompensi (fotterti la vita) dovuti all’assunzione cronica di cannabinoidi…ma…
Studi recenti, hanno messo in evidenza, un’incidenza notevole da parte dei cannabinoidi, sul S.N.C. (sistema nervoso centrale).
Il recettore principale a cui si lega il THC (cannabinoide psicoattivo ) si trova anche nell’ipotalamo (CB1).
Nell’ipotalamo, risiedono i punti nevralgici che regolano tantissime funzioni (fame, temperatura corporea, sete, ritmi cardiaci) del nostro organismo …fra cui l ‘umore.
Quando siamo pischelli, il nostro cervello è in fase di “costruzione”…vi faccio un esempio:
Fate conto che, quando nascete, il vostro cervello è un cantiere aperto…ci sono i muratori che stanno costruendo e c’è un architetto che dirige i lavori.
I lavori procedono secondo il progetto originale.
A questo punto, l’architetto (che non ha mai fumato prima d’ora) si fa un cannone.
All’architetto s’incasina il progetto originale…e comincia a far un po’ di testa sua…alcune cose le sistema per benino…altre le incasina…allontanandosi dal progetto originale.
Risultato? Una casa che, certo, sta su ed è abitabile, ma non rispetta il progetto originale (creato dal Grande Architetto) …e a lungo andare gli inquilini di quella casa se ne renderanno conto.
Ciò si traduce in una predisposizione, da parte di fumatori precoci, al manifestarsi di ansia cronica o attacchi di panico, quando cresceranno.(iperstimolazione umore)
Molto probabilmente, saranno lenti nelle associazioni mentali, rispetto alla media, o avranno difficoltà a ricordare le cose, ma siamo ancora molto lontani dal fotterti la vita.
Ma questo capita anche quando l’architetto si fa una canna, mentre i lavori sono ancora alle fondamenta (donna incinta che assume cannabinoidi).
Poi, un’ ipertimolazione di quelle zone, all’adulto “serve” per ritornar pischello…al pischello non serve…ha dentro di se ancora la “droga” endogena primordiale, che ahinoi…quasi per tutti andrà pian piano spegnendosi…e la! si che potete accendere i cannoni!!!
Per cui se siete pischelli, desistete…se conoscete pischelli, convinceteli a desistere…però spiegategli il perchè…non gli ditegli solo di non farlo e basta!…
Alla prossima lezione!
Ah dimenticavo…
Ma quanto durano i lavori? cioè, quando è che possiamo assumere cannabinoidi senza interferire con il lavoro di costruzione?
Non si sa con certezza…o è talmente individuale, che non può far statistica. Uno studio molto recente (non ricordo se australiano o statunitense) ha ipotizzato che la soglia che determina il cessato pericolo per tutti… è 40 anni.
Caspita, aspettare 40 anni per farsi una canna?…Sarà!…comunque personalmente, empiricamente, didatticamente, mi sento di dire…Lontani da tutte le forme di iperstimolazione almeno fino ai 16 anni! (alcol compreso…anzi soprattutto)
Poi certo varia molto da caso a caso…ma ricordate (per ora) che se davvero non volete aver nessun tipo di “problema”, ma proprio nessuno, incominciate a 40 anni.
In conclusione…tenete sempre bene a mente cosa dice il vecchio saggio:
“E’ la dose che fa il veleno”…di tutte le cose…e questo vale anche per gli adulti.
a cura del professorTiacca
fonte: tiaccaciproduzioni.org
Archiviato in: Canapaterapia | Tag: arterie, arteriosclerosi, cannabinoidi, cannabis, cuore, recettori, thc
Oggi parleremo degli effetti dei cannabinoidi sul cuore e sulle arterie in genere.
Dovete sapere, che tutti gli esperimenti vengono eseguiti su topi.
E’(ufficialmente) vietato sperimentare terapie che potrebbero causare dolore o gravi scompensi ad un essere umano o anche siano solo “cose sconosciute”.. e visto che, (ne ero sicuro) il topo è abbastanza simile all’uomo (come il porco)..si sperimenta su cavie.
Recentemente, uno studio svizzero, ha messo in evidenza la possibilità che la cannabis potrebbe evitare la causa principale di malattie ed attacchi cardiaci.
Vi spiego in termini semplici semplici, cosa avviene:
Ebbene, il THC sembrerebbe interferire con uno dei processi fondamentali dell’arteriosclerosi.
Il THC, legandosi a dei recettori (CB2) presenti in grosse quantità nella milza e nelle cellule immunitarie, evita la chiamata generale delle cellule immunitarie, utili alla battaglia contro le infiammazioni, ma che vanno ammucchiandosi sulle pareti arteriose restringendole. (che fa molto male)
Anche a dosi straordinariamente basse (da non raggiungere lo sballo) il THC agisce in questi termini.
Certo, questa ricerca non va interpretata nel senso che fumare “marijuana” faccia bene al cuore, ma si è scoperto che i cannabinoidi hanno notevoli proprietà capaci di proteggere i vasi sanguigni dalle occlusioni.
N.B. Al fine di non cadere in inutili polemiche o fraintendimenti, bisogna assolutamente discernere i due concetti fondamentali. Assumere Cannabinoidi e Fumare Cannabinoidi.Tutto quel che è stato esposto da me fino ad ora, riguarda l’assunzione di cannabinoidi …dimenticatevi per ora il fumare.
I danni del fumo sono molteplici, ma come abbiamo visto appena ora…e riprenderemo in seguito, fumare cannabinoidi ha un doppio effetto: Uno negativo (fumare) e uno positivo (fumare cannabinoidi) cioè in qualche modo, ci facciamo un danno e ci proteggiamo alla stessa maniera.
Ma anche i danni del fumo sono assai soggettivi (questione di enzimi) per cui potrete incontrare facilmente, nella vostra vita, vecchi fumatori di nicotina cronici ,che arrivano a 80 anni (certo con un catarro e una tosse della madonna e i polmoni in mano)…ma vivi.
Andiamo avanti…
A quanti di voi, almeno una volta nella vita, dopo una canna, il cuore ha cominciato a battere come un tamburo suonato da un pazzo?
Tutti siamo subito propensi a pensare che la cannabis agisca direttamente su questo straordinario organo. Invece non avviene. Certo chi ha problemi cardiaci seri, è meglio che s’astenga, soprattutto dal fumare (anche sigarette)…ma, ad esempio, per chi ha un soffio al cuore, il THC non ha nessuna controindicazione.
Ora vi do una notizia fresca fresca.
Secondo i risultati di una sperimentazione fatta in Israele, la somministrazione di delta-9-THC protegge i muscoli del cuore dal danno causato da ipossia (deficienza di ossigeno nel sangue).
“Lo studio conferma la capacità del THC di proteggere cellule cardiache esposte all’ipossia.”
Passiamo ora ad un aspetto, per altro, tanto affascinante quanto misterioso.
Innumerevoli volte ho udito asserire, da fumatori abituali di cannabis, che il THC non è altro che un amplificatore di stati d’animo.
Fondamentalmente è vero! In pratica il THC agisce in vari modi e in varie parti del nostro cervello.
Agisce in punti nevralgici, dove si “lavora” per mantenere un equilibrio interno…vi spiego…
Alcuni nostri neuroni, non sanno contenersi!…subito si scaldano…vanno in agitazione per un nonnulla.
Rispondono in maniera esagerata alla minima cazzata (stimolo esterno), ma per fortuna esistono degli endocannabinoidi che regolano questa euforia, addormentando subdolamente i neuroni.
Ed è importante…v’immaginate che spreco d’energia ci sarebbe?
“Uh…guarda un fiore!”…e tutti i neuroni ad agitarsi come i pazzi…
“Uh…guarda una nuvola!”…e via… tutti i neuroni a zompare in preda all’agitazione…
“Uh…guarda una “bella donna”!…non ve lo dico proprio
I cannabinoidi si “inseriscono” in questo lavoro di regolamentazione….e a volte capita che sotto l’effetto del THC, siamo più sensibili (de core) e può anche capitarvi allora di assistere ad uno spettacolo “insignificante” come un fiore e di…agitarvi (meravigliarvi) come i vostri neuroni.
In pratica…quando siamo lucidi…tutto il nostro corpo s’affanna e i nostri neuroni sono prevalentemente a riposo…quando ci facciamo una canna…siamo prevalentemente a riposo e ci godiamo lo spettacolo dei neuroni che liberi si agitano, curiosano in giro, si meravigliano per un fiore…e gli piace fare all’ammore!
Ma i cannabinoidi agiscono anche nei pressi della nostra “cassaforte”…dove noi teniamo ben chiusi tutti i nostri ricordi, che in qualche maniera abbiamo voluto riporre per dimenticare e non star male.
A volte capita che un cannabinoide curioso apra la cassaforte…e rovisti fra i ricordi…e se nella “cassaforte” ci sono cose che era meglio bruciare piuttosto che riporre, aahh…una fitta al core vi trapasserà da parte a parte…
a cura del professorTiacca
fonte: tiaccaciproduzioni.org
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… che è nata prevalentemente per cercare di chiarire il ruolo dei cannabinoidi sullo stimolo della fame, sul dispendio energetico ed il conseguente accumulo di grassi.
Ma, partiamo con una piccola premessa:
Modalità d’assunzione dei cannabinoidi.
Sostanzialmente, esistono tre modi d’assunzione. La cannabis può essere:
Fumata, ingerita, inalata.
Siamo a conoscenza del fatto che in alcune tribù del Marocco, esiste una pratica di assunzione tramite iniezione di hashish, ma non è una pratica diffusa e la sconsigliamo vivamente.
Fumata. Con l’ausilio di una cartina, un filtro e spesso del tabacco, la canapa viene fumata dalla stragrande maggioranza dei consumatori.
I principi attivi vengono assorbiti attraverso le vie respiratorie e raggiungono il flusso sanguigno, e successivamente il cervello entro 5-10 minuti dall’assunzione e permane mediamente per 1-3 ore.
Ingerita. Per far si che la molecola del THC si attivi, c’è bisogno di un solvente naturale o chimico o di una combustione. Accertato che il THC è liposolubile(si scioglie nel grasso), viene spesso utilizzato come una vera e propria spezia in tantissime ricette culinarie, dagli antipasti ai dolci .
L’assorbimento da parte dell’organismo avviene gradualmente attraverso la digestione; gli effetti cominciano 1-2 ore dopo l’ingestione e possono durare anche fino a 10-12 ore.
Inalata. Numerosi pazienti, assumono le infiorescenze di cannabis, inalandole tramite un vaporizzatore. Così facendo evitano i danni del fumo.
Detto questo passiamo al tema principale della lezione.
Prima di tutto, vi siete mai chiesti il perché dopo una canna vi viene fame? (fame chimica)
Alcuni ricercatori statunitensi, hanno scoperto che il desiderio di cibo attiva le stesse aree cerebrali (ipotalamo) collegate alle emozioni, alla memoria e alla ricompensa che vengono attivate dal desiderio di “droghe”. Secondo il principale autore dello studio, i risultati sono consistenti con l’ipotesi che tutti i tipi di desiderio umano, che siano verso il cibo, le droghe o i capi di abbigliamento alla moda, condividano meccanismi comuni”.
Insomma il CB1 (recettore Cannabinoidi e endocannabinoidi) è un importante regolatore dei meccanismi che controllano l’assunzione del cibo e i dati confermano l’eminente ruolo del
sistema cannabinoide nel controllo dei meccanismi di bilancio energetico.
I più attenti di voi, avranno sicuramente sentito parlare in questi giorni di un “farmaco anti-fame”
Il RIMONABANT (così si chiama) agisce come un cannabinoide, ma al contrario del THC, inibisce l’assunzione di cibo e, come alcuni cannabinoidi, è causa di un aumento del dispendio
energetico e un’azione diretta sul metabolismo dei grassi.
Empiricamente, si è propensi a ipotizzare che un consumo assiduo e cronico di cannabinoidi, determini la riduzione del peso corporeo.
A meno che il soggetto, non sia predisposto ad ingrassare (coporatura grossa, ossa grosse), un assuntore cronico di costituzione normale, difficilmente potrà dirsi grasso…addirittura obeso.
Infatti è rara, per un “normale”, una tendenza ad ingrassare notevolmente, nonostante i quotidiani saccheggi del frigorifero in preda alla “fame chimica”.
Cosa leggermente diversa accade a chi mangia compulsivamente per disturbi patologici e non assume cannabinoidi, è molto più facile che ingrassi…fino a diventare obeso.
Ma qui le ricerche sono appena cominciate…stanno lavorando per noi (o per loro?)
Ritornando allo stimolo della fame, c’è da dire due cose abbastanza importanti:
Primo. Ormai si è quasi certi che è il cannabinoide Delta9 THC, il maggior responsabile dello stimolo della fame, come anche è merito suo, la netta proprietà antiemetica, e che anzi, in un composto sintetico con prevalenza altri cannabinoidi (CBN CBD e non il THC) si è riscontrato addirittura l’effetto contrario, cioè una riduzione dell’appetito.
Secondo. Proprio per queste due capacità, la cannabis è caldamente consigliata a chi deve fare i conti perennemente con l’inappetenza o la nausea.
Ma una cannabis controllata nei valori di THC, CBD CBN sempre uguali e a portata di tutti coloro che ne facciano richiesta.
Non avendo la possibilità di coltivarla, chi si cura con la canapa, deve obbligatoriamente ricorrere al mercato nero, e di conseguenza viene a contatto con un prodotto che cambia ogni volta.
La canapa ha vari “strain” o qualità , che variano assai in percentuale di cannabinoidi (le sative sono assai diverse dalle indiche).
Poi, il THC se mal conservato si degrada facilmente e diventa CBN (che va meglio per i dolori nevralgici o muscolari) e lo “spaccino” che ve lo vende, l’ultima cosa a cui fa attenzione, è la conservazione del prodotto…e poi è normale che il paziente non ci capisce più una beata mazza!…oppure deve fumare come una ciminiera per raggiungere l’effetto che avrebbe avuto fumando UNA sola canna di cannabis controllata in percentuale di THC CBD e CBN.
Ma per ora, nel nostro paese, è utopia pura…
Esistono dei farmaci di sintesi, ma sono poco incisivi, non hanno le stesse proprietà della cannabis naturale…e hanno un sapore di merda!!
Per ora vi saluto e vi do appuntamento alla prossima lezione che avrà come titolo:
“Cannabinoidi nel cuore”…parleremo sia dell’amplificazione emotiva che i cannabinoidi stimolano, che del ruolo del THC come protettore del cuore e delle arterie.
Vorrei aggiungere una cosa.
Dovete sapere che in genere capita così:
Un committente (quasi sempre grossa azienda farmaceutica) commissiona una ricerca specifica su alcune proprietà dei cannabinoidi.
I ricercatori scoprono delle importanti interazioni fra i cannabinoidi e il nostro organismo nello specifico.
Arrivati a questo punto il committente commissiona la messa a punto di un prodotto di sintesi che abbia le stesse caratteristiche del naturale.
Non ci si riesce e si abbandona il progetto.
Poi si riprende (perché questi sono infami, ma non coglioni), cercando sempre di “creare” un prodotto sintetico del tutto simile all’originale.
Prendiamo il Sativex della G.W. pharmaceutical ad esempio.
E’ uno spry sublinguale dal sapore schifoso. Ma questo non è importante. Non ha gli stessi effetti benefici della cannabis…e addirittura è stato capace di farci scappare il primo morto per assunzione di cannabinoidi di sintesi (una signora inglese).
Bravi!…le avessero permesso di coltivarsi il prodotto fuori al balcone…non sarebbe successo.
Ma questo per ora non ci riguarda…noi adesso stiamo imparando…vedrete una volta che abbiamo imparato tutto per benino e abbiamo acquistato consapevolezza, come la Storia cambierà!! (forse)
a cura del professorTiacca
fonte: tiaccaciproduzioni.org